Elena De Vallier. Da Feltre a Laste passando per il Sudafrica

Come un uccello migratore, quando arrivano i mesi più freddi, Elena lascia la sua casa a Laste di Rocca Pietore per raggiungere il caldo del Sudafrica: un volo di circa dieci ore, poco impegnativo se paragonato al suo primo viaggio là, fatto con la nave e durato ben tre settimane! Ma è meglio raccontare la sua storia dall’inizio.

Originaria di Celarda di Feltre, dopo due anni di lavoro all’ospedale cittadino, all’età di diciotto anni Elena Boschet decide di emigrare in Svizzera, dove conosce quasi subito Adelio De Vallier, originario di Laste, emigrante nella zona di Neuchatel come operaio meccanico specializzato. È il 1947. Dopo un anno sono già sposati e dopo due hanno la loro prima figlia, Diana, a cui farà presto compagnia il secondogenito, Walter. Dopo quattro anni in terra elvetica, Adelio decide che vuole andarsene dall’Europa e raggiungere il Sudafrica; ottiene quasi subito un contratto di lavoro. Elena però è incinta e quindi decide di partorire prima il terzo figlio, Gianni, e di affrontare poi il viaggio da sola, senza il marito. Nel settembre 1958, dunque, Elena si imbarca ad Amsterdam sulla nave Duncan con i tre figli per raggiungere il marito a Vanderbijlpark, città situata nella zona nordorientale del Paese. Qui si sistemano inizialmente in una casetta in affitto ed Elena ricorda la felicità di vivere in un clima caldo, dove i bambini possono giocare all’aria aperta per buona parte dell’anno. Per la formazione dei figli decide di mandarli in una scuola privata, dove perfezionano il loro inglese. Dopo alcuni anni si trasferiscono a Johannesburg, dove nasce l’ultimo figlio, Patrick. Presto Elena e Adelio riescono a costruirsi la loro casa. Elena ricorda di aver avuto sempre ottimi rapporti con la popolazione nera: per un certo periodo, quando i ragazzi cominciano a frequentare l’università, lavora in un supermercato, dove è a capo del personale che è costituito perlopiù da uomini e donne di colore, dai quali ha sempre avuto rispetto e collaborazione. E dopo più di quarant’anni di Sudafrica, nel 1999 Adelio e Elena decidono di tornare definitivamente a Laste, pur con l’intenzione di ritornare di tanto in tanto a Johannesburg, dove risiedono Walter e Gianni con le loro famiglie; Diana invece si è stabilita a Londra e Patrick a Brisbane, Australia. Purtroppo però, poco dopo il ritorno, Adelio si ammala di un male incurabile ed Elena rimane vedova. Dei suoi anni in Sudafrica, Elena ha un ricordo bellissimo: una vita fatta di lavoro e qualche sacrificio, ma ricompensata da quattro figli tutti con un’ottima occupazione lavorativa e ora da bravi nipoti e pronipoti con un promettente futuro, che non le fanno mai mancare il loro affetto.

Dolcezza, umiltà e grande spirito di adattamento sono tratti caratteristici di questa donna straordinaria, un’altra espressione di laboriosità e dedizione alla famiglia, tipica della nostra emigrazione.

Lady Maria DoloresTranquillo Montgomery

Maria Dolores è nata in Somalia, anzi fu la prima italiana nata dopo che l’Italia assunse l’amministrazione fiduciaria del Paese. A due anni e mezzo si trasferì, con la famiglia ovviamente, nell’allora Rhodesia del Nord. Qui con ottimo profitto frequentò elementari, medie e superiori. A proposito di elementari: stava frequentando la terza quando è venuta in ferie in Italia, e al ritorno, dopo tre mesi, la preside la mise in quarta, dove secondo lei avrebbe ripetuto l’anno, ma non fu così: fece gli esami e fu promossa in quinta; così ha fatto tre mesi di terza e tre mesi di quarta.

Le superiori le fece in un collegio diretto da suore domenicane, sempre con ottimi risultati. Qui cominciò la sua vita di volontariato: assieme ad un’amica zambiana, con il permesso della Preside, per tre pomeriggi alla settimana, facevano scuola a dei bambini locali che non potevano permettersi, data la povertà, di frequentare la scuola; insegnavano loro la lingua inglese e nozioni di aritmetica. Per questo ha avuto i ringraziamenti sia dal Vescovo che dal Ministro dell’Educazione.

Nell’ ultimo anno fu promossa head girl (capo degli studenti), cosa abbastanza insolita dato che lei era l’unica ragazza italiana tra le 400 studentesse, quasi totalmente inglesi. A proposito di Italiano, chiese alla preside di poter dare la maturità anche in italiano; al rifiuto di questa, non ci pensò due volte e scrisse al Ministero dell’Educazione, il quale mandò un professore solo per lei. Ha preso la maturità in tutte le dodici materie di studio (o levels), più l’italiano, quando per essere promossi ne bastavano cinque.(…)

Finite le scuole superiori, venne in Italia e avrebbe voluto studiare Legge, ma a Padova, oltre ai documenti scolastici d’iscrizione, avrebbero voluto la tessera del partito (lasciamo perdere quale); così mandò tutti a quel paese, emigrò in Inghilterra, decisa a iscriversi alla facoltà di Legge alla London University. Dato che aveva un paio di mesi, prima dell’inizio dei corsi, decise di fare un corso di informatica. A quei tempi il computer era una specie di mostro, al quale serviva sia la giusta temperatura che il grado di umidità. A lei piacque subito ed ottenne in breve tempo il diploma; non solo, ma le venne offerto un posto come docente, cosa che accettò e fece per diversi anni. L’evoluzione dell’informatica, con l’introduzione di nuovi modelli di computer, era diventata una cosa troppo semplice, così, continuando a cooperare con il London Computer Center, si iscrisse alla Facoltà di Psicologia di Oxford, dove si laureò “with honoris”. Per potersi pagare le rate di facoltà, oltre il lavoro di correzione con la scuola londinese, ha fatto per un po’ di tempo la commessa. A quei tempi aiutava gratuitamente anche una povera e vecchia signora italiana rimasta sola. Dopo essersi laureata, faceva volontariato in un riformatorio. Qui conobbe Lord David John Montgomery, un coetaneo, anche lui laureato in psicologia e volontario. Si era appena congedato dall’esercito con il grado di Maggiore. Per farla breve, si sono sposati e David, che ha uno spiccato senso di umorismo, il giorno delle nozze disse: “Io, la moglie l’ho trovata in prigione!”. Dopo il matrimonio ha fatto aggiungere allo stemma dei Montgomery il leone di San Marco, per dimostrare a Dolores l’affetto che ha per il suo Paese. (…)

Data la passione di Dolores per gli animali, insieme a David ha aperto una scuola di psicologia e di comportamento animale on line, seguito da migliaia di studenti in giro per il mondo: generalmente veterinari, direttori di zoo ed anche semplici amanti di animali. Impiegano una dozzina di docenti e la scuola va molto bene (…).Tante volte vengono all’improvviso in Italia a trovare i parenti, ma essendo il loro tempo a disposizione poco, non si fermano più di tanto. Tuttavia, malgrado sia parecchio occupata, Dolores trova sempre il tempo per fare tutti i giorni una telefonata o due al padre e alla sorella. I motivi di orgoglio per me che sono suo padre sono stati e sono tanti, e le auguro di vivere felicemente ancora molto sfide.

 221. LA GRANDE DIXENCE TORNA PROTAGONISTA A SANTA GIUSTINA

Grande DixanceUn video sulla Grande Dixence. Il 28 novembre 2014 alle ore 20.30 presso il Centro Culturale di Santa Giustina, verrà proiettato il documentario “Grande Dixence”, un approfondimento sulla diga più alta d’Europa, eretta anche grazie alla fatica di tanti bellunesi nella Val d’Hérens (Canton Vallese). L’evento, organizzato dal Comune di Santa Giustina in collaborazione con la Famiglia ex emigranti “Monte Pizzocco” e l’Associazione Bellunesi nel Mondo, ha lo scopo di ricordare e onorare il lavoro dei nostri emigranti. La serata è a ingresso libero e gratuito.

Grande Dixance

UNA CANZONE SUI MINATORI

Moreno De Zaiacomo da Rovereto, dove vive, ci ha inviato un bellissimo ricordo del padre emigrante minatore in Belgio, che pubblicheremo su “Bellunesi nel Mondo” di novembre 2014. Inoltre, il sign. De Zaiacomo canta in un coro, il Vallagarina , e ha anche scritto alcuni testi che riguardano la nostra terra bellunese , tra cui “Le campane de Longaron”, presentato in un concerto tenutosi a Longarone ancora alcuni anni fa in occasione dell’inaugurazione del Museo del Vajont. Ora il coro si sta impegnando nell’imparare la canzone “Minatori”, ispirata ad un’ emozione provata da lui, bambino, all’imboccatura della miniera, il giorno di Santa Barbara del 1958. La canzone ci è piaciuta molto e ne pubblichiamo qui il testo.

Minatori! ( Belgio 1958 )

Guarda là! Guarda là!
E’ arrivato il tuo papà!
Col rumore del metallo sta salendo l’ascensore,
dal profondo della terra sta salendo verso il cielo.
Sono i figli della guerra, son gli schiavi della terra,
tutti neri, pelle nera, del colore del carbone.

Guarda là! Guarda là!
Ma qual è il mio papà?
Cigolare di metallo mette in vista i loro volti,
volti neri, tutti uguali, del colore del carbone.
Denti bianchi. Il sorriso della luna, una luce,
un sorriso, dentro il buio della notte.

Guarda là! Guarda là!
Forse è quello il tuo papà?
Sì è quello il mio papà! Ha il colore del carbone!
Non ha il buio dentro il nero della pelle!
La sua pelle, nera pelle, ha la luce della luna!
Pelle nera, tutti uguali, del calore del carbone.
Minatori!.. Minatori!…  Sono tutti il mio papà!

Moreno De Zaiacomo

“Annegati di terra”. Nuovo spettacolo al teatro comune di Belluno

Come sono morti veramente i fratelli Bisaglia? Per quale motivo in entrambi i casi la magistratura non è stata messa in condizione di svolgere indagini adeguate ed esaustive? Nessuna autopsia, dichiarazioni contrastanti, ricostruzioni improbabili dei fatti e “non luoghi a procedere” ne fanno uno dei misteri più impenetrabili del Belpaese.

Come è morto davvero Toni Bisaglia, noto esponente della Democrazia Cristiana tra il 1972 e il 1980, tre volte ministro della Repubblica nei governi Moro, Andreotti, Cossiga e Forlani e coinvolto in clamorosi scandali? Secondo la versione ufficiale muore il 24 giugno 1984 a Santa Margherita Ligure, cadendo in mare dallo yacht Rosalù, di proprietà della moglie Romilda Bollati di Saint Pierre, forse in seguito ad un’onda anomala mentre veleggiava nel golfo. Ma la versione ufficiale lascia perplessa la magistratura e sono molte le incongruenze che affiorano analizzando le deposizioni dei presenti a bordo dello yacht. E come è morto don Mario Bisaglia, fratello del ministro? Ritrovato cadavere nel lago di Centro Cadore a Domegge, in provincia di Belluno. Nella prima ipotesi è suicidio per asfissia da annegamento, ma ad un successivo esame risulterà deceduto prima di cadere in acqua. Da qualche tempo sosteneva di aver ricevuto alcune rivelazioni sulla morte del fratello…

Annegati di terra è uno spettacolo che racconta un mistero inquietante e poco conosciuto: un intreccio di interessi e scandali, che non si conclude solo con la morte dei due fratelli ma che miete molte vittime anche all’interno dell’entourage del ministro. Molti, anzi tutti, morti in circostanze poco chiare o poco verosimili.

INFO e PRENOTAZIONI 0437-950555
Posto unico euro 10,00

VENEZIA, IERI E OGGI – Mostra, conferenze e documentari- Dal 7 agosto al 12 ottobre 2014 – Montreal – Canada

Fino al 12 ottobre 2014, nella Casa d’Italia di Montreal, Canada, sarà possibile visitare l’esposizione “Venezia, ieri e oggi” e partecipare alle conferenze e documentari su Venezia e le sue eccellenze, organizzati dall’Associazione Veneziani nel Mondo e Amici di Venezia di Montreal, con il contributo e la collaborazione dell’Associazione Veneziani nel Mondo.

L’esposizione presenta gli splendidi costumi della Serenissima e della Commedia dell’Arte, i capolavori artistici ed artigianali Made in Venice, quali lavorazioni in merletto di Burano, oggetti di vetro artistico di Murano, forcole veneziane,  nonché una varietà di foto esclusive su pannelli realizzate dalla Provincia di Venezia (Arch. Mario Fletzer). Di forte interesse é il ciclo di conferenze organizzato e tenuto dalla Presidente della nostra consorella canadese Prof.ssa Concetta Voltolina e dal Vice Presidente sig. Antonio Gasparini, centrato sulla storia della Serenissima, Goldoni, la musica, l’artigianato, le tradizioni veneziane.

Foto e programma su: www.casaditalia.org

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