Riduzione dei parlamentari: al Senato il secondo via libera. Gli eletti all’estero passerebbero da 18 a 12

Approvato in seconda deliberazione al Senato il ddl costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari. 180 i voti favorevoli, 50 quelli contrari. Il testo, che prevede la riduzione dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200, torna ora alla Camera per l’approvazione definitiva. Modifiche anche per quanto riguarda la rappresentanza degli italiani nel mondo, con gli eletti nella Circoscrizione estero che passerebbero da 12 a 8 alla Camera e da 6 a 4 in Senato.

Carta d’identità elettronica anche per gli italiani nel mondo

Ricardo MerloIl sottosegretario agli esteri Ricardo Merlo ha dichiarato in un post su Facebook: “Carta d’identità elettronica anche per gli italiani nel mondo: finalmente! Un’altra risposta concreta da parte del nostro governo alle richieste dei nostri italiani all’estero”.

“La sperimentazione partirà a settembre in tre sedi consolari, Vienna, Atene e Nizza. La carta – ricorda Merlo – verrà prodotta in Italia e mandata direttamente all’indirizzo del connazionale. Il Consolato si farà tramite della raccolta dei dati e dell’istruzione della pratica. Avviata la sperimentazione, l’obiettivo sarà quello di lavorare per fornire la carta d’identità elettronica a tutta la rete europea entro il 2020”.

“Quello della carta d’identità elettronica per gli italiani all’estero è un altro punto a favore di questo governo quando si parla di italiani nel mondo. Continuiamo a lavorare senza pause – assicura il sottosegretario Merlo in conclusione – per migliorare la qualità di vita dei nostri connazionali, dalle Americhe all’Australia passando per l’Europa, ovunque ci sia un italiano nel mondo”.

Istat. Prosegue il calo della popolazione

Sono 60.359.546 i residenti in Italia al 31 dicembre 2018. Meno 0,2% rispetto al 2017, ossia, in termini assoluti, un calo di oltre 124 mila soggetti. Ancora più marcato il decremento rispetto a quattro anni prima, con la perdita di 400 mila individui. A riportare i dati è l’Istat, l’Istituto nazionale di Statistica.
La diminuzione della popolazione residente – rileva l’Istat – si trascina dal 2015, configurando per la prima volta negli ultimi novant’anni una fase di declino demografico. La riduzione è interamente attribuibile alla popolazione italiana, che scende, al 31 dicembre 2018, a 55 milioni 104 mila unità, 235 mila in meno rispetto all’anno precedente (-0,4%). «Rispetto alla stessa data del 2014 – rileva l’Istituto – la perdita di cittadini italiani residenti in Italia è pari alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677 mila). Si consideri, inoltre – prosegue l’Istat – che negli ultimi quattro anni i nuovi cittadini per acquisizione della cittadinanza sono stati oltre 638 mila. Senza questo apporto, il calo degli italiani sarebbe stato intorno a 1 milione e 300 mila unità». Nel quadriennio, infatti, è il contemporaneo aumento di oltre 241 mila unità di cittadini stranieri ad aver permesso di contenere la perdita complessiva di residenti.
Al 31 dicembre 2018 i cittadini immigrati sono 5.255.503, circa l’8,7% della popolazione; dato in aumento, rispetto al 2017, di 111 mila unità (+2,2%).
Per quanto riguarda le regioni di residenza, nel 2018 la distribuzione della popolazione per ripartizione geografica resta stabile rispetto agli anni precedenti. Le aree più popolose del Paese sono il Nord-ovest (dove risiede il 26,7% della popolazione complessiva) e il Sud (23,1%), seguite dal Nord-est (19,3%), dal Centro (19,9%) e dalle Isole (11,0%).
«La popolazione italiana – rileva l’Istat – ha da tempo perso la sua capacità di crescita per effetto della dinamica naturale, quella dovuta alla “sostituzione” di chi muore con chi nasce». Solo nel corso dell’ultimo anno la differenza tra nati e morti (saldo naturale) è risultata pari a -193 mila unità. Il saldo naturale della popolazione complessiva è negativo ovunque. Fa eccezione la provincia autonoma di Bolzano. «A livello nazionale – spiega ancora l’Istat – il tasso di crescita naturale si attesta a -3,2 per mille e varia dal +1,7 per mille di Bolzano al -8,5 per mille della Liguria. Anche Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Molise presentano decrementi naturali particolarmente accentuati, superiori al 5 per mille».

Corsi di Dottorato all’Università di Udine. Domande entro il 10 luglio

Pubblicato dall’Università di Udine un bando di concorso per l’ammissione ai corsi di dottorato di ricerca nell’anno accademico 2019/20. La scadenza per candidarsi è fissata alle ore 14.00 di mercoledì 10 luglio.
Dieci i corsi attivati, per 84 posti complessivi, di cui 72 coperti da borse di studio finanziate dall’Ateneo, dalle sedi convenzionate (Università di Trieste, Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, Fondazione Bruno Kessler) e da soggetti pubblici e privati.
Di seguito, i corsi e i relativi posti attivati: Alimenti e salute umana, 7 posti di cui 6 con borsa di studio; Scienze biomediche e biotecnologiche, 11 posti con borsa di studio; Scienze e biotecnologie agrarie, 10 posti di cui: 7 con borsa di studio, 2 riservati a borsisti di stati esteri; Informatica e Scienze matematiche e fisiche, 12 posti di cui 10 con borsa di studio; Ingegneria industriale e dell’informazione, 8 posti di cui 7 con borsa di studio; Scienze dell’ingegneria energetica e ambientale, 5 posti con borsa di studio; Scienze manageriali e attuariali, 7 posti con borsa di studio; Scienze giuridiche, 8 posti di cui: 6 con borsa di studio, 1 riservato a laureati all’estero; Studi linguistici e letterari, 10 posti di cui: 8 con borsa di studio, 1 riservato a borsisti di stati esteri e 1 riservato a borsisti in specifici programmi di mobilità internazionale; Storia dell’arte, Cinema, Media audiovisivi e Musica, 6 posti di cui: 5 con borsa di studio, 1 riservato a borsisti di stati esteri.
Possono presentare domanda di partecipazione al concorso, senza limitazioni di cittadinanza, coloro che sono in possesso di un titolo di laurea specialistica o magistrale o laurea vecchio ordinamento, nonché titoli accademici, italiani o stranieri, equiparati. Possono inoltre partecipare al concorso coloro che conseguono tali titoli di studio entro il 31 ottobre 2019.
Per maggiori informazioni: www.uniud.it

179. Quale futuro per la rivista “Bellunesi nel mondo”? Tra i continui ritardi di Poste italiane nella consegna del mensile e la mannaia del sottosegretario all’Editoria Crimi sui contributi alle riviste si prospetta un futuro incerto. De Bona: «Questa sarà un’altra battaglia, ma per vincerla dobbiamo essere tutti uniti e quindi lancio un appello a tutte le testate giornalistiche che si trovano nella nostra stessa situazione: uniamoci e lottiamo assieme»

Il centralino degli uffici dell’Associazione Bellunesi nel Mondo non smette di squillare. Sono numerose le telefonate di lamentela da parte dei soci per il ritardo, o la mancata consegna, della rivista “Bellunesi nel mondo”. Un esempio? Il numero di giugno della storica testata Abm, spedita a inizio mese, è arrivata oggi ai soci residenti a Trento. «Poco più di cento chilometri in venti giorni», sono le parole di un amareggiato Oscar De Bona, presidente Abm, «davvero ormai siamo senza parole. Eppure tutti i mesi paghiamo sempre in anticipo il servizio a Poste italiane e questa è la loro risposta, un continuo disservizio». Pochi mesi fa l’Associazione Bellunesi nel Mondo avevo organizzato un incontro con alcuni dirigenti di Poste italiane per capire le problematiche e risolverle. Sembre proprio che la soluzione non sia ancora stata trovata e quindi il disservizio continua a essere presente e la faccia la mette l’associazione.

Come se non bastasse ormai è certo che il Governo eliminerà i contributi all’editoria, una volontà del Sottosegretario all’Editoria Crimi. «Il 18 maggio, in occasione della nostra Assemblea generale, avevamo chiesto a Cinzia Dal Zotto, in rappresentanza del Movimento 5 stelle, di chiedere un interessamento dell’on. Federico D’Incà, affinché questo taglio non venisse perpetrato», le parole del presidente Abm Oscar De Bona, «le conseguenze infatti sarebbero disastrose, non solo per il nostro settore specifico rivolto agli italiani all’estero, ma anche alle centinaia di testate locali come per esempio “L’Amico del Popolo”».
«Purtroppo la risposta di D’Incà, giunta sempre dalla Dal Zotto», continua De Bona, «è stata negativa, o meglio, D’Incà non condivide l’azione del sottosegretario Crimi, ma non può intervenire». Si prospetta un futuro incerto per la rivista “Bellunesi nel mondo”? Purtroppo i presupposti ci sono, ma di certo l’Associazione Bellunesi nel Mondo non si arrenderà. «In oltre mezzo secolo di storia l’Abm ha intrapreso numerose battaglie», conclude De Bona, «questa quindi sarà un’altra battaglia, ma per vincerla dobbiamo essere tutti uniti e quindi lancio un appello a tutte le testate giornalistiche che si trovano nella nostra stessa situazione: uniamoci e lottiamo assieme». L’Associazione Bellunesi nel Mondo si è già attivata con l’Unaie e la Fusie.

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