15. Brasile, Nova Prata. Apre lo studio dentistico “Bellunesi odontologia”

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Da sinistra Miguel Molardi e Giovanna Castagna
Da sinistra Miguel Molardi e Giovanna Castagna

Necessitate di una visita dentistica e volete un dentista bellunese? Sappiate che a oltre 15mila chilometri da Belluno, precisamente a Nova Prata, Brasile, è presente la “Bellunesi odontologia”.

Nel 2019 Miguel Molardi e sua moglie Giovanna Castagna Molardi hanno infatti aperto questo studio dentistico nel cuore di Nova Prata, Rio Grande do Sul, Brasile. Un omaggio al sangue italiano e alla terra natia dei loto avi, il Bellunese.

L’entrata di “Bellunesi odontologia” con i tre abeti che richiamano anche il logo Abm
L’entrata di “Bellunesi odontologia” con i tre abeti che richiamano anche il logo Abm

Miguel, laureato in odontoiatria, e specialista in impiantologia, è pronipote di Antonio Molardi e Rosa Corbani, nati a Soncino. Giovanna, odontoiatra specializzata in parodontologia, è la pronipote di Giovanni Umberto Ben e Giovanna Lena, nati a Taibon Agordino. La clinica offre servizi specializzati in tutti i settori dell’odontoiatria, come impiantologia, parodontologia, protesi, trattamenti estetici. Il nome “Bellunesi”, così come i tre abeti che decorano la facciata della clinica, esprimono un sentimento di nostalgia e gratitudine all’amata Belluno, oltre ad essere un riferimento per l’Associazione Bellunesi nel Mondo, di cui Miguel e Giovanni sono soci attivi.

«Bravi ragazzi – le parole del presidente Abm Oscar De Bona – siete davvero l’orgoglio di Belluno e grazie per il vostro amore per terra che ha dato i natali ai vostri avi».

14. È uscito “Bellunesi nel mondo” di marzo

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Sta per arrivare nelle case dei soci Abm il numero di marzo della rivista “Bellunesi nel mondo”. La copertina è un omaggio ai due ministri bellunesi presenti nel Governo di Mario Draghi: Daniele Franco, ministro dell’economia, e Federico D’Incà, ministro rapporti con il Parlamento.

E l’articolo di fondo, a firma di Dino Bridda, si focalizza appunto sul nuovo governo del premier Draghi: «Le riforme sul tavolo di Draghi. C’è anche quella della politica».
Le pagine in primo piano sono dedicate ai Mondiali di sci alpino di Cortina 2021, mentre quelle di attualità spaziano dalla vaccinazione anti-Covid – con un’intervista al dott. Cinquetti -, al censimento dell’Istat nel Bellunese; dalla “fuga” del personale medico italiano all’estero, all’arrivo nel Bellunese del treno elettrico.

Presenti come sempre le rubriche fisse di “Bellunesi nel mondo” come “Briciole di storia”, a cura di Paolo Doglioni, “Il nostro dialetto”, a cura di Gioachino Bratti, “Riflessioni linguistiche” a cura di Raffaele De Rosa. Solo per citarne qualcuna.

In questo numero verrà inoltre ricordato il bellunese Alfredo Zardini, a cinquant’anni dalla sua morte avvenuta barbaramente in Svizzera.

13. Coronavirus. Il Veneto torna in zona arancione. Il MiM Belluno – Museo interattivo delle Migrazioni chiude nuovamente

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MiM Belluno

Dopo nemmeno un mese dalla riapertura, sebbene limitata ai giorni feriali, il MiM Belluno – Museo interattivo delle Migrazioni torna a chiudere le porte di ingresso. Un obbligo dovuto al fatto che da lunedì 8 marzo il Veneto, a causa dell’aumento dei contagi da Covid-19, rientra in zona arancione e questo vuol dire la chiusura completa dei musei.

«Il momento è davvero difficile per chi gestisce un museo – le parole del presidente Abm Oscar De Bona – abbiamo fatto diversi investimenti nel 2020 e continueremo a farli anche nel 2021 puntando ovviamente anche alla parte multimediale e con accesso a diverse piattaforme on line».

Il personale del MiM Belluno sta infatti predisponendo una serie di percorsi digitali, che prossimamente saranno pubblicati nel sito istituzionale del Museo.

Emigrazione dalle Dolomiti nel corso del Novecento. 
Storie di esodo da Colle Santa Lucia, 
Livinallongo e Rocca Pietore
. Presentato il nuovo volume edito da “Bellunesi nel mondo – edizioni” ed “Istituto Culturale Ladino – Cesa de Jan”

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Emigrazione dalle Dolomti nel corso del Novecento

“Emigrazione dalle Dolomiti nel corso del Novecento. Storie di esodo da Colle Santa Lucia, Livinallongo e Rocca Pietore” è il titolo della nuova pubblicazione, a firma di Luciana Palla, edita da “Bellunesi nel mondo – edizioni” e “Istituto Culturale Ladino – Cesa de Jan”.

Già una trentina di anni fa era iniziato il lavoro di raccolta delle prime storie di emigrazione. Avvertendo l’importanza di quei racconti per ricostruire una parte ancora poco nota della storia delle comunità ladine, si era deciso di iniziare una ricerca che riguardasse l’esodo dalla montagna, ma solo un paio d’anni fa il progetto ha cominciato concretamente a prendere piede. Nel frattempo molte cose erano cambiate: i testimoni di allora erano quasi tutti ormai scomparsi e parecchi studi erano stati fatti sulle vicende migratorie di molte comunità del Bellunese, del Veneto, del Trentino. Il momento per la ricerca però era giusto, perché bastava pronunciare la parola emigrazione, e subito c’era una reazione: o di ricordi del passato, o di commento del presente in senso lato sui fenomeni mondiali di spostamenti di popolazione che stiamo vivendo. E così il progetto è partito.
È stato scelto un territorio geograficamente limitato – principalmente i comuni fra loro confinanti, o comunque vicini, dell’Alto Agordino: Livinallongo, Colle Santa Lucia e Rocca Pietore – per poter approfondire l’argomento a tutto campo e in profondità, con comparazione delle fonti più diverse raccolte sia negli archivi che fra la popolazione locale.

Il fenomeno migratorio varia per modalità, tempi e destinazioni, da valle a valle, da paese a paese. Dal comune di Rocca Pietore si parte in massa già negli ultimi decenni dell’Ottocento verso le Americhe, ma soprattutto verso Svizzera e Germania. Livinallongo e Colle Santa Lucia sono comuni ladini austriaci fino alla prima guerra mondiale: la loro organizzazione economica e politica è diversa che sotto il Regno d’Italia e differenti sono i movimenti di popolazione. Ma non sempre – come vedremo – i confini politici dell’epoca sono così decisivi nell’orientare i flussi di entrata ed uscita dal paese: molti altri fattori incidono sulle scelte del rimanere o del partire.

L’arco di tempo considerato è il Novecento; il progetto iniziale riguardava il periodo dal 1945 ad oggi, ma poi, nel corso della ricerca, parlando con le persone, scandagliando gli archivi privati che le stesse ci mettevano così gentilmente a disposizione, l’attenzione si concentrava sempre più sulla prima metà del Novecento fino agli anni sessanta, perché da lì venivano le storie più note, le fotografie conservate con più cura. È nata così l’idea di concentrarsi al momento sull’emigrazione di tipo tradizionale, argomento di cui è stato scritto molto finora toccando però solo marginalmente i comuni oggetto di questo studio.
Dal materiale così interessante (fotografie, lettere, documenti) è scaturita come primo risultato concreto una mostra, che dall’estate 2019 è stata esposta in varie parti (Colle Santa Lucia, Bolzano, Arabba) con grande partecipazione ed interesse, purtroppo poi bloccata nei successivi progetti di allestimento dalle conseguenze del Covid 19. Approfittando della disponibilità e della capacità narrativa incontrate è stato prodotto anche un filmato, con quattro interviste di persone anziane, che nel loro breve racconto riescono ad esprimere in modo molto efficace, anche sul piano emotivo, quella che fu l’esperienza dell’emigrazione che esse hanno vissuto direttamente o tramite le vicende dei loro parenti. Raccontano di chi partiva, ma anche di chi aveva scelto di rimanere. Perché la partenza di tanti fu vissuta talvolta da chi restava come un tradimento, un abbandono, una sfiducia nelle possibilità che la propria terra poteva offrire.

Questo volume è stato costruito senza pretese di completezza, valorizzando quanto è stato messo a disposizione dalle comunità locali. Non è quindi una “storia dell’emigrazione”, ma sono tante storie, ognuna diversa, di persone che hanno lasciato traccia di sé o in epistolari, o in fotografie, o nei racconti orali giunti fino a noi. A una prima parte introduttiva di inquadramento storico del fenomeno migratorio nel tempo e nello spazio relativamente soprattutto alla provincia di Belluno e all’Agordino, segue una sezione antologica suddivisa per zone di emigrazione, in cui si dà spazio alle parti più organiche e strutturate di alcuni epistolari, con l’accompagnamento di altrettanto significativi scatti fotografici. Le fonti si incrociano: nelle immagini si appare spesso sorridenti e sereni, ma nelle lettere si leggono i sentimenti più contrastanti, che ci riportano ad una realtà che nelle fotografie si vuole forse nascondere anche a se stessi.
La comunicazione per lettera era allora l’unica possibile, per cui gli emigranti potevano affidare solo allo scritto tutto ciò che volevano o dovevano far sapere ai loro destinatari in patria. Nelle lettere che nei modi più diversi sono arrivate fino a noi dopo decenni, o addirittura dopo un secolo e più, c’è perciò un po’ di tutto: in una forma di italiano legata alle proprie condizioni di alfabetizzazione spesso molto avanzate per l’epoca, o con espressioni dialettali usate per esprimersi in maniera più libera e spontanea, si dà voce ai sentimenti più vari. Vi si legge molto timor di Dio, rassegnazione, un affidarsi alla provvidenza, condivisione con i propri cari lontani delle reciproche difficoltà, consigli sia pratici che di tipo morale.

Vi sono però anche espressioni astiose e risentimenti personali soprattutto quando si percepisce che in propria assenza sono stati calpestati diritti riguardo alla proprietà e all’eredità di famiglia. C’è talvolta molta amarezza per il comportamento di chi è rimasto a casa, per le dicerie e le maldicenze di paese che comunque arrivano all’altro capo del mondo, perché gli emigranti in genere sono a gruppi, e l’uno non manca di riferire all’altro anche le cattiverie di cui è venuto a conoscenza. Emergono anche tristi osservazioni sulla vita in loco degli emigranti stessi: c’è chi si comporta male, perde il controllo di sé, beve, si ubriaca e si trova coinvolto in zuffe. Pure all’interno della comunità degli emigranti, anche se di essa fanno parte conoscenti e parenti, i rapporti sono spesso affatto armonici e il conflitto è dovuto soprattutto al riflesso di litigi tra le famiglie al paese.

Qualche plico di corrispondenza è stato conservato per il suo intrinseco interesse legato a fatti ed emozioni vissute, come quella di Andrea Lezuo, del tutto straordinaria come storia di vita. Gran parte dei documenti invece è arrivata fino a noi grazie a qualche appassionato della storia della famiglia e del paese, che ha conservato lettere e fotografie trovate in casa o consegnategli da parenti. In genere queste sono lettere “pulite”. Altri piccoli pacchi di missive ci sono giunti in maniera del tutto singolare: o attraverso lo spoglio di un fondo cartaceo passato da una famiglia all’altra tanto che è ben difficile oggi risalire all’identità degli autori, oppure sono rimasti in un cassetto e sono stati scoperti per puro caso, un po’ mangiati dai topi, un po’ rovinati dall’umidità. Gli epistolari sono materiale importantissimo per noi oggi, per capire cosa fu l’esperienza migratoria sia per chi partì sia per chi rimase a casa, ma sono una fonte delicatissima per tutti i riferimenti personali che contengono.
Qui per discrezione e per rispetto della riservatezza non ci si è addentrati in questi drammi personali, ma ci si è soffermati solo su quanto poteva essere riportato senza ledere la dignità delle persone. Si è cercato di entrare in punta di piedi nell’intimità che si riversa nelle lettere, scritte con l’idea che si sarebbero fermate al destinatario e non sarebbero state divulgate ad altri – qualcuno anzi chiedeva espressamente che il suo scritto venisse bruciato dopo averlo letto -, desiderio che evidentemente allora non è stata esaudito.
Dagli anni settanta del Novecento finisce l’emigrazione di tipo tradizionale dal Bellunese e dal Veneto, che viene qui documentata. Negli ultimi decenni poi, i movimenti migratori cambiano del tutto in destinazione e tipologia e cambia anche il tipo di fonte: ad esempio l’uso della fotografia e della lettera è molto inferiore, fino a scomparire, si comunica ormai in altro modo.

Nel prossimo futuro ci si propone di riprendere il discorso da dove è stato lasciato con questo volume. L’intenzione è di continuare la ricerca con studi sul secondo dopoguerra fino ad oggi, sui movimenti di popolazione in uscita dalla montagna, ma anche in entrata man mano che si afferma il turismo: raccontare insomma i movimenti di espulsione dalla montagna, ma anche di attrazione, a seconda dell’opportunità economiche che vengono offerte nel tempo ai suoi abitanti.

La pubblicazione è stata realizzata grazie all’Istituto Culturale Ladino “Cesa de Jan” che fin dall’inizio ha approvato e finanziato il progetto, e grazie all’Associazione Bellunesi nel Mondo che ha sostenuto in ogni modo concreto l’iniziativa sia della mostra, che del presente volume.

12. Presentato dal canale YouTube dell’Associazione Bellunesi nel Mondo il “Rapporto Italiani nel Mondo 2020”. Focus sulle cause dell’emigrazione odierna dei giovani veneti

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Presentazione del RIM 2020 all'ABM

La pandemia e l’impossibilità di muoversi a proprio piacere non impedisce di parlare ancora di mobilità e di emigrazione. L’Associazione Bellunesi nel Mondo ha avuto l’onore di festeggiare in casa propria, anche se a distanza, 15° compleanno del Rapporto Italiani nel mondo, con lo “Speciale province d’italia 2020”. L’incontro, con il patrocinio della Regione del Veneto, della Provincia di Belluno e della Fondazione Migrantes, ha fornito – grazie ai suoi ospiti – preziosissime informazioni sulla mobilità e l’emigrazione dalle province di Belluno, Vicenza e Verona, comparando in alcuni casi l’emigrazione del passato con il presente e indagando circa le cause di questi nuovi spostamenti. Ad aprire l’incontro, un panorama delle attività dei servizi offerti dall’Abm grazie all’intervento del presidente Oscar De Bona; a seguirlo, l’intervento del diacono Francesco d’Alfonso, delegato diocesano della Fondazione Migrantes e direttore della Caritas di Belluno, il quale si è focalizzato sulle attività svolte nel suo ufficio, quindi comprensione ed empatia nei confronti delle persone che arrivano in Italia, sottolineando infine parole importanti come “solidarietà”, “accoglienza”, “diritti umani”.

Dopo questa introduzione, il dibattito è entrato nel vivo.

Il filone principale sembra sia stata proprio quello di cercare di comprendere le cause dell’emigrazione odierna. La mobilità non deve essere malata, deve esserci libertà, ma c’è libertà quando è la persona a decidere di emigrare per scoprire, conoscere e sperimentare e non costretta e obbligata dal un Paese che non la valorizza. 

È ciò che Delfina Licata, referente dell’Area ricerca e Documentazione della Fondazione Migrantes nonché caporedattrice del Rapporto italiani nel mondo, ha citato nel suo discorso. Il suo intervento ha offerto una panoramica dell’emigrazione dal Veneto, regione simbolo dell’emigrazione italiana, con una ricerca volta a comprendere le vere cause della mobilità moderna per sfatare miti e “frasi fatte” e concentrarsi sulla verità. Nemmeno Belluno poteva sottrarsi a questo fenomeno, tanto che Dino Bridda, giornalista, e Diego Cason, sociologo, hanno esposto il loro saggio dedicato alla mobilità bellunese dall’Unità d’Italia ad oggi sottolineando le caratteristiche delle nostra emigrazione, raccontando i mestieri dei bellunesi e sottolineando le conseguenze del fenomeno, come lo spopolamento, il quale dovrebbe essere un campanello d’allarme per i piani alti, in quanto le aree montane non sono sempre facili ed è necessario adottare delle politiche specifiche per valorizzare le possibilità che offre. Riccardo Giumelli sociologo, si è spostato nella zona del veronese raccontando dei suoi viaggi all’estero e dei riferimenti alla sua città che ha trovato nelle comunità di discendenti italiano oltreoceano. Un elemento curioso ed affascinante che fa comprendere quanto le nuove generazioni di origine italiana siano legate al Paese dei loro nonni o bisnonni. Anch’egli riflette sull’importanza di lasciare liberi i giovani di partire e non è questo fattore l’errore del nostro Paese, bensì non dare l’opportunità di ritornare e di rimanere. Infine, Giuseppe Casarotto, sociologo e psicoterapeuta conclude fornendo una panoramica sulla situazione di Vicenza, creando un paragone tra emigrazione passata e presente. Nella prima l’italiano costretto a partire per non morire di fame; nella seconda il paradosso di una città come Vicenza, città ricca che offre lavoro, con basso tasso di disoccupazione che vede però i suoi giovani partire. Passare un periodo all’estero significa diventare adulti, conoscere, scoprire e per i vicentini c’è la necessità di partire nonostante un lavoro stabile. A volte, però, tornare è traumatico e non sempre si sentono valorizzati al massimo come nel periodo trascorso altrove.
Come conclusione, a ricapitolare tutte queste preziose informazioni, il membro del commissione scientifica RIM, Toni Ricciardi, ha riassunto alla perfezione il dibattito, argomentando e prendendo spunto da tutti gli interventi.

Un incontro, moderato da Giulia Francescon – coordinatrice del Gruppo giovani Abm -pieno di spunti di riflessione e di informazioni, necessarie per conoscere ancora di più un fenomeno che fa parte da secoli della nostra storia, un campanello d’allarme per svegliare le coscienze e scavare in fondo nella speranza di trovarne le cause e adottare delle misure per risolvere affinché la mobilità non sia costretta, ma desiderata.

È possibile rivedere la presentazione del RIM. Clicca QUI

Rapporto Italiani nel Mondo 2020 – Speciale province d’Italia

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L’Associazione Bellunesi nel Mondo, con il patrocinio della Regione del Veneto, della Provincia di Belluno e della Fondazione Migrantes, ha organizzato sabato 20 febbraio un incontro on line dedicato allo “Speciale province d’Italia 2020” contenuto nel Rapporto Italiani nel mondo 2020 (Rim). In questo appuntamento l’attenzione si è focalizzata sulle province venete interessate a questo speciale ovvero Belluno, Verona e Vicenza. Presenti gli autori dei rispettivi capitoli: Dino Bridda e Diego Cason per il Bellunese; Riccardo Giumelli per il Veronese; Giuseppe Casarotto per il Vicentino.

Hanno portato inoltre il proprio contributo Delfina Licata, caporedattrice del RIM, Toni Ricciardi, membro della commissione scientifica del RIM e Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo. A moderare l’incontro Giulia Francescon, coordinatrice del Gruppo Giovani Abm.

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