Un secolo di storia bellunese

maryQuesta è una storia che poteva durare un secolo, ma per cause di forza maggiore si è fermata a 92 anni e mezzo. Correva da poco il primo ventennio del 1900 quando una coppia di Bellunesi, entrambi di Fonzaso, con un cognome italianissimo per antonomasia, Bianchi , Antonio lui e Rina lei, da poco emigrati in Canada e residenti a Glace Bay nell’isola di Cape Breton in Nuova Scozia, decisero di mettere su famiglia. Fu così che già il 27 febbraio del 1923 nasceva la loro primogenita che chiamarono Mary che fu la prima di un fratello e di ben altre quattro sorelle perché questa era la realtà della maggioranza delle famiglie italiane di inizio secolo scorso. Nel 1936 tutta la famiglia Bianchi rientra in Italia, rientro che avviene naturalmente nel paese di origine, Fonzaso e pochi anni dopo vivono il tragico evento dello scoppio della seconda guerra mondiale. Mary è un’adolescente ma con una marcia in più, oltre che caratterialmente anche per il fatto di essere in possesso di un invidiabile bilinguismo che in quegli anni era davvero insolito e raro che gli permette di comunicare usando due idiomi completamente diversi. Ed è proprio grazie alla lingua inglese ed anche certamente al suo fascino, che conosce  Albert “Lofty” Shipp, un soldato inglese di stanza in Italia a causa del conflitto mondiale. E’ il classico colpo di fulmine, si innamorano perdutamente ed alla fine della guerra si sposano e vanno ad abitare in Inghilterra, ad Haverhill nel Suffolk. Al momento dell’ingresso nel Regno Unito Mary rischia di essere scambiata per la Mata Hari del dopoguerra. E’ in possesso di ben tre passaporti che innocentemente esibisce alla dogana, quello canadese essendo nata in Canada, quello italiano essendo figlia di italiani, quello inglese, essendo coniugata appunto con un britannico. Si susseguono telefonate alle varie ambasciate finchè tutto viene a fatica chiarito e da quel momento Mary opta per l’uso esclusivo del passaporto canadese per evitare guai peggiori! Nel 1954, dopo pochi anni trascorsi in Inghilterra, Mary e suo marito decidono che il Canada, che lei conosce benissimo, è un grande paese e sicuramente c’è il posto giusto anche per loro. Scelgono l’est dove parlano inglese, una zona vicina al confine con gli Stati Uniti dove Mary aveva altri parenti, ma non una zona qualunque: si stabiliscono a Niagara Falls, forse uno dei luoghi più suggestivi del mondo e da dove non si muoveranno  più per il resto della loro vita. Mary Bianchi Shipp è a Niagara un punto di riferimento per tutti gli emigranti italiani del dopoguerra in quella zona, la sua innata competenza per iter burocratici, fiscali e contabili la portano ad occupare impieghi di prestigio senza mai trascurare di impiegare parte del suo tempo a problematiche relative all’immigrazione, sempre attenta e disponibile a trarre d’impaccio chi ne avesse bisogno, tanto da essere la storica fondatrice della famiglia bellunese di Niagara Falls. La sua vita sempre impegnata le ha permesso di occuparsi di una folta schiera di nipoti figli delle sorelle che la hanno sempre considerata non tanto la zia Mary quanto una seconda mamma e l’hanno circondata di un affetto che lei ha sempre ricambiato in toto. Ha  perennemente ospitato nella sua casa parenti lontani, amici pressoché sconosciuti trattando tutti con un garbo, una gentilezza ed una disponibilità fuori dal comune. Circa 10 anni fa l’improvvisa scomparsa di Lofty l’aveva duramente provata, ma anche in quell’occasione seppe reagire serrando i denti e facendo appello alla sua grande forza superò il momento triste, occupandosi come sempre di tutto e di tutti. A 92 anni suonati amava sedersi di fronte al computer, navigare su internet, spedire e-mail ad amici e parenti, collegarsi con loro anche attraverso videochiamate e soprattutto non aveva mai perso il vezzo di dialogare talvolta in dialetto bellunese, talvolta in italiano sempre con una proprietà di linguaggio assolutamente perfetta. Ha assistito con amore la mamma Rina che ha tenuto in casa con lei per lunghi anni sino alla morte, con lo stesso amore ha seguito la sorella Adelina gravemente ammalata deceduta qualche anno fa. Mary Bianchi si è spenta il giorno 8 ottobre 2015, la piangono il fratello Quinto residente in California, le sorelle Elda e Maria Josè che vivono a Toronto, un gruppo davvero nutrito di nipoti e pronipoti sparsi tra gli Stati Uniti e l’Ontario Canadese e tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere ed apprezzare una donna davvero eccezionale. Nello stesso giorno le campane di Fonzaso hanno suonato per lei, per rendere doveroso omaggio ad una figlia lontana che ha tenuto alto il senso di appartenenza al ceppo bellunese onorandone i principi e le tradizioni: nell’alto del cielo, lanciando lo sguardo oltre il campanile verso il monte Avena durante i rintocchi qualcuno giura di aver visto un sorriso tra le nuvole: di certo Mary era lì ed ascoltava felice.

“Quattro elementi” – un video che parla di Belluno

Video realizzato per il progetto Postcards from Belluno promosso dalla Provincia di Belluno con partner Csv Belluno, Scuole in Rete per un mondo di solidarietà e pace e Consorzio Dolomiti con il coordinamento del Centro Studi Ricerca e Progettazione del Csv Belluno. L’iniziativa è co-finanziata nell’ambito del bando “Be@ctive” promosso dall’Unione delle Province d’Italia e finanziato dall’Agenzia Nazionale Giovani.

Un pensiero a Ginetto Zatta

Ci ha lasciato in Sud Africa un altro emigrante esempio di laboriosità e imprenditorialità Bellunese nel mondo: Ginetto Zatta .

Nato nel 1924 a Lentiai dovette partire per la Naja e dopo 8 settembre fu internato nel ‘Koncentrazionen Lager Dora’ (Polonia) ,dove trascorse un periodo lavorando per i tedeschi, fino all’arrivo degli Alleati.

Ritornato nella sua Lentiai pensò subito di lasciare l’Italia per raggiungere il fratello di sua moglie in Sud Africa che aveva avviato assieme a quattro soci un’attività edile. Molte famiglie nel dopoguerra si trasferirono a Johannesburg. Si imbarcò a Venezia nell’Agosto 1948 e nello stesso anno, fu accettata la sua residenza permanente in Sud Africa.

Acquistò nel 1969 un terreno in una zona isolata di quattro ettari e vi costrui un capannone dove poneva gli attrezzi e i macchinari della sua Impresa.

A Linmeyer quartiere di Johannesbug dove risiedono una ciquantina di famiglie italiane, tutti i venerdì nella sua grande casa, assieme alla moglie Rita, si ritrovavano gli Italiani per grigliate e feste e per raccontare le varie esperienze e ricordi di emigranti.

Tutti a Lentiai lo ricordano per la sua gentilezza e buon umore e ospitalità. Con le sue frequenti telefonate si informava sempre sugli avvenimenti di Lentiai concludendo sempre con la frase: ‘Saludème al campanil’…!!!

Cronaca di un ritrovamento

Foto del ritrovo dei Tormen in Brasile

Gli incontri, quelli che ricordiamo davvero, sono attimi in cui la vita, nostra e spesso di chi ci sta intorno, si colora di una nuova sfumatura. Da quel preciso istante in cui conosciamo una persona, qualcosa che fino a prima non ci apparteneva fa breccia nel nostro pensiero e nella nostra storia. D’ora in avanti farà parte di noi.

E fu proprio uno di questi incontri quello che avvenne nell’estate del 2009, anticipato da una telefonata della Prof.ssa Dina Vignaga.

La Prof.ssa Dina Vignaga era una insegnante delle scuole medie ed ora trascorre la sua pensione negli archivi parrocchiali di Trichiana, Limana e Castion: a chi le chiede notizie storiche della propria famiglia, gentilmente si dedica anima e corpo alla ricerca. Anch’io un giorno le chiesi se mi potesse aiutare a trovare notizie della mia famiglia, cosa che lei fece, e continua a fare.

Nella telefonata mi disse che c’era una persona che cercava di risalire alle origini della propria famiglia ed aggiunse che probabilmente, grazie a questa persona, si poteva finalmente capire che fine avesse fatto Basilio, un fratello di mio nonno, la cui discendenza era sconosciuta.

Non fu possibile rintracciare la persona misteriosa subito e dovetti contattare il giorno seguente Giorgio Fornasier, che per primo l’aveva sentita e indirizzata a Trichiana. Le informazioni che riesce a darmi sono preziose: mi dice che alloggia a Belluno ed ha anche il suo numero di cellulare.

Provai a chiamare subito e mi rispose un donna.

Le spiegai che ero la persona che stava cercando e che l’avrei raggiunta a Belluno, l’appuntamento era per le 15 in piazza Duomo. Non aggiunsi altro.

Puntualmente io e mia moglie Silvana raggiungemmo la piazza, deserta sotto il sole cocente nel pomeriggio, solo una donna era seduta all’ombra del Duomo. Non sembrava la persona che stavamo cercando, infatti questa era una bella ragazza giovane, sicuramente bellunese, mentre noi ci aspettavamo una donna di mezza età. Non c’era dubbio che non fosse lei.

Così entrammo nel Duomo, deserto come la piazza e uscendo sempre e solo quella ragazza seduta. Iniziai a pensare che forse sarebbe potuta essere lei e mi venne in mente che potrei provare a chiamarla al cellulare, così se dovesse muoversi per prendere il telefono l’avrei capito subito. Ma nella fretta sbagliai numero.

Dopo un po’ di attesa l’unica cosa che rimase era provare di persona.

Si presentò: Maria Aparecida Tormen e con lei aveva il certificato di nascita e di matrimonio di Basilo Tormen e Vittoria Merlin. Ormai non c’era più nessun dubbio che quella ragazza fosse una discendente della nostra famiglia.

Passammo con lei il resto del pomeriggio bevendo qualcosa al bar e ci dette le prime informazioni della sua famiglia in Brasile soffermandosi in particolare su suo cugino Maximino, che più volte aveva cercato proprio a Belluno le loro radici, ma sempre era stato indirizzato nel Castionese visto che è la zona di origine dei Tormen e dove ci sono ancora diverse famiglie.

Più avanti avremmo avuto il grande piacere di incontrare e conoscere Maximino: Basilio era il suo bisnonno e grazie anche al coraggio che ebbe il suo avo di partire verso quel paese sconosciuto, oggi lui e la sua famiglia possiedono diverse attività industriali nel settore della carta e alimentare con la produzione della “evramate”, una specie di tè molto diffuso nel Sud America.

Il pomeriggio è ormai finito e nel lasciarci le chiedo se ci sarebbe stata occasione per un altro incontro prima del suo rientro a casa e con soddisfazione Maria ci disse di dover andare in Germania, ma al suo ritorno si sarebbe fermata volentieri se l’avessimo ospitata due o tre giorni.

E così fu. In quei tre giorni le facemmo visitare Trichiana, poi una gita fino alla  Marmolada per vedere per la prima volta nella sua vita la neve e infine, l’ultimo giorno, la Messa e la cena con i parenti e la chitarra di Giorno Fornasier al ristorante da Canton.

Questo è stato il primo contatto con i nostri parenti d’oltreoceano, un incontro di quelli che si ricordano davvero, soprattutto perché ha dato il via a svariate visite negli anni successivi.

E fu proprio durante una di queste viste, nel 2012, che Maximino e sua moglie Inez ci invitarono alla festa che si sarebbe tenuta nel gennaio 2013 a Fagundes Varela, la città brasiliana in cui vivevano i suoi antenati, nella regione di Rio Grade do Sul. Sulle prime un viaggio così impegnativo non raccolse subito un gran numero di partecipanti, ma con il tempo e la curiosità che man mano cresceva, il giorno della partenza per il Brasile ci ritrovammo in 20 persone.

La partenza era fissata per il 22 gennaio. Ad attenderci all’arrivo a Rio de Janeiro, dove sosteremo per i primi tre giorni del viaggio, ci sono Maria, Milton e i coniugi Centenaro Luiz e Simone. Ospitati come dei vecchi amici nella fazenda di Joao Mendez, un amico di Maximino, in un posto fantastico a 40 km da Rio, visitiamo in quei tre giorni i posti più caratteristici della città: le spiagge di Copacabana, Ipanema, il Corcovado , il Sambodromo, la nuova e vecchia cattedrale .

Il giorno 25 partiamo in aereo per Porto Alegre, dove arriviamo in serata e dopo una rapida visita anche a questa città, ci attende il pullman che ci porterà a Caxias. Lì si inizia a sentire la presenza dei coloni di fine Ottocento soprattutto quando visitiamo il museo, dove andò anche il Presidente della Repubblia  Luigi Gronchi e dove sono conservati attrezzi, sementi e lettere che i migranti si scambiavano. Anche le porte della cattedrale parlano italiano, infatti sono state scolpite dal Murer e anche la via crucis che si trova all’interno è davvero suggestiva.

Nel pomeriggio è prevista la partenza per Villa Flores dove ad attenderci ci sono Maximino, Inez ed altri oltre alle campane suonate a festa e ai petardi sparati per accoglierci. Un momento inaspettato ed emozionante, bagnato anche dalle prime lacrime in terra brasiliana. Alla sera partecipiamo al Filò: una rappresentazione delle serate di un tempo, dove si racconta la storia della grande emigrazione in Brasile di fine Ottocento. Assaggiamo i poveri cibi di allora a base di polenta ed i “pignai”, semi delle pigne di arocaria .

E finalmente il giorno più importante, quello della vera e propria Festa dei Tormen, è giunto. Il 27 gennaio si apre con l’arrivo alla cappella di S. Joao dove si terrà la messa, proprio nella chiesa che frequentavano Basilio e Vittoria. Nel sagrato c’è un banchetto per la registrazione dove comunicare il nome dei propri genitori e il ramo della famiglia da cui discendono, e la chiesetta è colma di persone da non riuscire nemmeno a contenerle tutte. Un altro momento davvero toccante. E poi iniziano i festeggiamenti con la foto ufficiale e nel salone adiacente per assaporare il churrasco e per lo scambio dei doni. E’ ancora presente anche in questa comunità l’impianto classico dei primi insediamenti dei coloni: la chiesa, il salone delle feste e la scuola.

Per finire questa giornata importantissima visitiamo il cimitero dove sono sepolti Basilio e Vittoria.

Nei giorni seguenti visitiamo Erechim, città in cui vivono Maximino, Maria e altri Tormen e con orgoglio entriamo in alcune aziende tra cui la cartiera e la fabbrica di evramate che esporta i propri prodotti prevalentemente in Cile e Argentina, e altre realtà manifatturiere come Cavalletti che costruisce sedie e poltrone e che fornisce anche delle compagnie aeree.

Il viaggio si conclude il 31 gennaio con la visita alle cascate di Iguazu e alla grande centrale idroelettrica di Itaipu sempre accompagnati da un folto gruppo di brasiliani.

Si ritorna in Italia. Anche il tempo, sempre rimasto bello per tutto il periodo, alla nostra partenza sta volgendo al brutto.

Chi ha la sfortuna di aver la famiglia spezzettata per varie parti del mondo, sa quanto questo possa tramutarsi in una fortuna nell’istante del ritrovamento, perché le emozioni e le esperienze che ci si scambia sono una ricchezza inestimabile e da rincorrere con tutte le forze che abbiamo.

Anche se questo significa arrivare quasi fino alla fine del mondo.

Oreste Tormen

Foto del ritrovo dei Tormen in Brasile

Foto del ritrovo dei Tormen in Brasile

AFRICA-ITALIA.
SCENARI MIGRATORI
a cura di Maria Paola Nanni, Franco Pittau
Africa-italiaRoma: IDOS, stampa 2010

Il 1960 è l’anno simbolo dell’emancipazione dell’Africa dalla dipendenza coloniale. Dopo mezzo secolo, quale è il posto dell’Africa nel nuovo scenario globale e il ruolo della diaspora africana? E quali sono le caratteristiche e i percorsi dei migranti africani in Italia?
Su questi interrogativi, come anche sul futuro dell’Africa, senza dimenticare il suo passato, si è confrontato un folto gruppo di italiani e di migranti africani recatisi in viaggio studi a Capo Verde

Disponibile presso la Biblioteca dell’emigrazione “Dino Buzzati”, anche attraverso il sistema di interprestito.
biblioteca.emigrazione@bellunesinelmondo.it
facebook: bibliotecaemigrazione
Tel. + 39 0437 941160

 

I GELATIERI VENETI IN GERMANIA

I GELATIERI VENETI IN GERMANIA.
UN’INDAGINE SOCIO-LINGUISTICA
I gelatieri veneti in Germaniadi Laura Campanale
Frankfurt am Main, P. Lang 2006

Un’indagine sul fenomeno dell’emigrazione stagionale dei gelatieri veneti in Germania, dal punto di vista storico e dal punto di vista sociolinguistico.
Un libro che attraverso una serie di interviste offre delle importanti testimonianze di memoria orale. Testimonianze che permettono di descrivere l’emigrazione stagionale veneta in Germania attraverso due secoli.
Si delineano così le caratteristiche peculiari di un fenomeno tipico delle valli montane dell’Italia nordorientale (Bellunese e Alto Trevigiano), evidenziandone la singolarità in quanto processo che oscilla tra tradizione e innovazione.

Lo trovi presso la Biblioteca dell’emigrazione “Dino Buzzati”, anche attraverso il sistema di interprestito.
biblioteca.emigrazione@bellunesinelmondo.it
facebook: bibliotecaemigrazione
Tel. + 39 0437 941160

 

 

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