La rassegna stampa di venerdì 23 ottobre 2020

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La rassegna stampa di Radio ABM, la web radio dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, dedicata alla lettura delle edizioni di oggi – venerdì 23 ottobre 2020 – dei quotidiani bellunesi il “Corriere delle Alpi” e “Il Gazzettino”.
Le notizie in primo piano: “Covid-19. Record di contagi e altri tre morti nel bellunese”; “Allarme infermieri nelle case di riposo. Ci serve aiuto”; “Covid-19. Il Vescovo blocca tutte le processioni”; “Dagli smartglasses a Mediobanca. La sfida miliardaria di Del vecchio”.

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World Polio Day, insieme per sconfiggere la malattia. Il Rotary Club Belluno, in occasione della giornata del 24 ottobre, sensibilizza sul tema con la testimonianza di Loris Paoletti

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I.O.E. Istitito Ortopedico Elioterapico. Località Santa Fosca, comune di Selva di Cadore. Anni ’60 / ’70
I.O.E. Istitito Ortopedico Elioterapico. Località Santa Fosca, comune di Selva di Cadore. Anni ’60 / ’70

Il Rotary è impegnato a eradicare la polio da oltre 30 anni. Sembrava un obiettivo impossibile ma, con l’aiuto di altri partner internazionali, in primo luogo l’OMS, le agenzie per la prevenzione delle malattie di alcuni Stati e la Bill e Melinda Gates Foundation, il traguardo è sempre più vicino.

Certo non bisogna abbassare la guardia. Se tutti gli sforzi volti all’eradicazione si fermassero oggi, entro dieci anni la polio potrebbe paralizzare fino a 200.000 bambini ogni anno.

Ecco quindi che sono importanti la sensibilizzazione, la comunicazione e la raccolta fondi. La giornata da segnare sul calendario è quella di sabato 24 ottobre, il World Polio Day.

Una lotta, quella contro la poliomielite, che in questi ultimi anni si sta combattendo principalmente in Oriente, ma che ha interessato per diversi decenni anche la provincia di Belluno, provocando gravi danni a molti bambini e, tra questi, anche molte vittime.

Chi si ricorda dello IOE – Istituto Ortopedico Elioterapico? Fu costruito nel 1952 a Santa Fosca, comune di Selva di Cadore, sopra i resti di un’antica frana, e rimase operativo fino al 1974. In questa struttura venivano curati i bambini colpiti dalla polio. Tra questi anche Loris Paoletti: «Sono nato nel 1956 e a soli sei mesi è arrivata l’infausta diagnosi: paralisi di entrambi gli arti inferiori dovuta alla poliomielite». «La mia infanzia e tutta la mia adolescenza – racconta sempre Loris – l’ho passata in istituti come lo IOE di Santa Fosca. Ho studiato all’interno di queste strutture, perché come pazienti eravamo sottoposti a continui interventi chirurgici e la scuola era all’interno».

Loris Pauletti
Loris Paoletti

Nell’arco della sua vita Loris ha subito ben diciotto interventi e purtroppo non sa cosa significhi camminare. «Questa malattia ci ha fatto diventare subito adulti», spiega ancora, «anche perché non si sapeva il significato di saltare o di correre, ma conoscevamo solo le parole sofferenza e dolore».

La polio è un virus e la situazione di oggi causata dal Covid 19 porta Loris a ricordare i tempi della terapia intensiva o anche del “famoso” polmone d’acciaio.

In Italia i sopravvissuti alla poliomelite sono circa 70mila. Tra questi anche Loris, che non smette di ringraziare il concreto impegno messo in atto dal Rotary. «Se oggi ci sono meno bambini che soffrono di questa terribile malattia lo dobbiamo proprio a tutti i rotariani», sottolinea, «che in questi trent’anni si sono spesi, a livello mondiale, con molteplici iniziative e raccolte fondi per la capillare diffusione del vaccino».

La giornata del 24 ottobre è importante proprio perché bisogna parlare della polio e sconfiggerla.

«Io credo che ogni donazione che viene fatta contro la polio è una lacrima in meno per una mamma e un papà», sottolinea Loris. «Siamo dovuti diventare dei guerrieri. Abbiamo imparato tanto da questa malattia, soprattutto il senso dell’esistenza e penso che la cosa più bella della vita è poter aiutare gli altri».

Il 24 ottobre, in tutto il mondo, si parlerà della polio. Ed è necessario parlarne anche in provincia di Belluno in cui, agli sguardi più attenti, non possono sfuggire i segni lasciata da questa terribile malattia. Negli stessi cimiteri bellunesi, le tombe dei bambini sono per la maggior parte una conseguenza triste della poliomelite, che tanto ha flagellato anche il nostro territorio.

Eppure è ancora viva e presente una comunità dei sopravvissuti. «Ogni anno, da quarant’anni», conclude Paoletti, «noi sopravvissuti alla Polio ci incontriamo per un pranzo proprio a Santa Fosca, nel Comune di Selva di Cadore». Proprio in quel luogo che li ha visti crescere, soffrire assieme, ma anche sperare assieme. Vittime di un virus, testimoni di una lotta, che il Rotary porta avanti da sempre.

«Sabato 24 ottobre invito tutti a sostenere la “World Polio Day”», le parole di Mariachiara Santin, presidente del Rotary Club Belluno. «Basta visitare il sito www.endpolio.org e dare il proprio sostegno, raccontare la propria storia, armarsi di solidarietà per sconfiggere un male che è curabile».

Ricercato in tutta Europa: arrestato dalla Polizia di Stato nella stazione ferroviaria di Belluno

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Stazione ferroviaria di Belluno
Stazione ferroviaria di Belluno

La Polizia Ferroviaria di Belluno, nel corso dei servizi per la prevenzione e la repressione dei reati in ambito ferroviario, ha arrestato di un latitante 28enne.

Il giovane, di nazionalità romena, è stato fermato dai poliziotti mentre si aggirava nello scalo ferroviario. Sottoposto a controllo è emerso che lo stesso era ricercato con un mandato di arresto europeo, emesso dal suo paese di origine, per guida senza patente e in stato di ebbrezza e, condannato alla pena detentiva di tre anni e quattro mesi di reclusione. Al termine degli adempimenti di rito, l’uomo è stato accompagnato presso la locale Casa Circondariale.

La collaborazione internazionale di Polizia, grazie a piattaforme che rendono sempre aggiornato lo scambio di dati, risulta particolarmente importante ed efficace nei casi in cui un ricercato cerchi di sfuggire alla condanna, varcando i confini nazionali.

A Cancia è arrivata la briglia “Sabo dam”: entro fine anno l’installazione

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Lavori a Cancia, Belluno
Lavori a Cancia, Belluno

Lavori in dirittura d’arrivo a Borca di Cadore. Nei giorni scorsi è arrivata la struttura componibile della briglia “Sabo dam”, l’opera principale dell’imponente lavoro di messa in sicurezza della frana di Cancia. Tra qualche settimana è prevista l’installazione, sul blocco di cemento armato realizzato negli ultimi mesi. Dopodiché mancheranno solo i dettagli per il completamento del primo stralcio del progetto.

Il cantiere è cominciato nel settembre del 2019, con una previsione d’intervento di circa 630 giorni di lavori. «In realtà, grazie alla ditta che sta operando sul canalone di Cancia, siamo riusciti a ridurre sensibilmente i tempi, per il momento. Se non ci saranno intoppi e il meteo ci aiuterà, si potrà concludere entro il mese di dicembre – spiega il direttore dei lavori, l’ingegner Simone Carraro -. La “Sabo dam” sarà installata nel giro di qualche settimana. È la briglia frangicolata di tecnologia giapponese che dovrà trattenere la parte solida della colata, più di 50mila metri cubi. Nel frattempo è stato quasi concluso anche il canale per la parte liquida, con la vasca di dissipazione in fondo, chiamata a rallentare la forza dell’acqua in discesa dal pendio dell’Antelao».

Negli ultimi mesi il canalone di Cancia è stato interessato anche da altre due importanti operazioni. La prima ha riguardato la rimozione dei detriti accumulatisi nel vascone di contenimento a seguito degli eventi meteo di fine agosto (circa 5mila metri cubi di ghiaia e sassi che hanno richiesto due settimane di interventi). La seconda, invece, è consistita nel ripristinare il funzionamento della scogliera a monte del ponte, che nella sponda destra è stata profondamente erosa dagli ultimi eventi meteorologici. Due lavori complessivamente da 330mila euro.

«Ringrazio le maestranze che stanno operando da un anno sull’Antelao e l’ufficio di difesa del suolo, che si è impegnato fin dall’inizio in questa grande operazione, anche monitorando costantemente i lavori – commenta il consigliere Bortoluzzi -. Quello di Cancia è il cantiere più importante e complesso che abbiamo attivato negli ultimi anni, un’opera fondamentale per assicurare l’abitato da un problema annoso, frutto del grande impegno dei nostri tecnici. Il progetto di mitigazione del rischio relativo all’Antelao ha richiesto anni di preparazione da parte dei tecnici della Provincia e oggi finalmente cominciamo a vedere la conclusione».

Abitare ai tempi del Covid-19. Numeri e grafici per capire il Veneto

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Abitazione ai tempi del Covid-19

L’emergenza dell’epidemia di Covid-19 e i conseguenti provvedimenti di confinamento al proprio domicilio hanno messo in evidenza l’importanza del luogo che abitiamo: ci siamo chiesti se viviamo in un’abitazione adeguata alle nostre esigenze, sufficientemente spaziosa, confortevole e dotata dei servizi necessari. In Veneto le abitazioni godono in genere di buone forniture di base ma, tra i problemi che le famiglie esprimono con più frequenza, si annovera il non fidarsi di bere l’acqua del rubinetto e vivere in un’abitazione umida o priva di spazi esterni, come un giardino o un terrazzo che avrebbero alleviato il tempo del confinamento. La conformità spaziale dell’abitazione è una caratteristica che dipende dalla numerosità della
famiglia; in Veneto nel 2018 troviamo in media 2,4 persone per metro quadro, un po’ meno della media italiana
(2,6).

Quando l’affollamento dell’abitazione è tale da superare certi parametri1, si parla di sovraffollamento, che in Veneto
riguarda il 21,8% delle persone, un fenomeno in crescita, dato che 10 anni fa era il 15%. In Italia il sovraffollamento è il 27,8%, uno tra i più alti valori a livello europeo (15,5% media UE28). In particolare, sono le famiglie in affitto a scontare con più frequenza problemi di sovraffollamento poiché, avendo disponibilità economiche limitate, hanno accesso ad abitazioni meno spaziose e attrezzate: in Veneto vive il sovraffollamento il 37,5% delle famiglie affittuarie contro il 18,4% delle famiglie proprietarie.

In Veneto le famiglie in affitto sono il 18,1% (20,8% in Italia). Pur rimanendo la proprietà della casa la modalità prevalente, negli ultimi dieci anni, a causa della diminuzione dei redditi e delle restrizioni dei mercati finanziari alla concessione di prestiti, le famiglie che hanno fatto ricorso all’affitto sono cresciute del 21% mentre quelle in proprietà del 2%.

“Capacitandosi”: il Comune di Ponte nelle Alpi è capofila di un progetto sui giovani

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Il vice sindaco di Ponte nelle Alpi Lucia Da Rold

Il Comune di Ponte nelle Alpi è capofila del progetto “Capacitandosi” per il biennio 2020-2021. Progetto che si inserisce nella programmazione dei Piani di intervento in materia di Politiche giovanili della Regione Veneto. Lo scopo è quello di favorire la partecipazione attiva dei giovani dai 14 ai 19 anni, residenti nel territorio dell’Alto Bellunese. Oltre a Ponte nelle Alpi, partecipano al piano altri dieci Comuni: Belluno, Soverzene, Alpago, Val di Zoldo, Longarone, Limana, Agordo, Calalzo, Auronzo e Lorenzago. Senza considerare il partenariato dell’Ulss 1 Dolomiti.

Ogni Comune proporrà degli interventi educativi ai ragazzi, i primi beneficiari delle varie azioni progettuali messe in campo. Qualche esempio? Si va dalle attività occupazionali a quelle di primo approccio al mondo del lavoro, passando per il volontariato, le attività formative e di prevenzione per arginare il fenomeno delle dipendenze, fino agli “educatori di strada”. 

Allo stesso tempo, i giovani diventeranno interlocutori per la definizione dei propri bisogni e, conseguentemente, degli interventi in un’ottica di crescita, dialogo, scambio generazionale e cittadinanza attiva.

«In più – spiega la vice sindaca di Ponte nelle Alpi, Lucia Da Rold – si vuole promuovere un’azione in grado di unire tutti i Comuni che hanno aderito al progetto. Abbiamo pensato quindi di avviare una serie di laboratori diretti da artisti (fotografi, pittori…) che consentano a chi risiede in zone diverse, e distanti, di condividere proiezioni sul futuro, attraverso la propria creatività». 

È così che si supera il distanziamento territoriale: «I giovani saranno uniti in un percorso comune di valorizzazione del proprio contesto di vita e delle proprie emozioni – conclude Lucia Da Rold – attraverso l’espressione artistico-creativa e l’allestimento di una mostra itinerante».

Il finanziamento complessivo per svolgere la progettualità è di 32.600 euro.

Attraverso queste risorse, i dieci Comuni potranno proseguire, ampliare e ripensare dei progetti rivolti ai ragazzi, con l’obiettivo di prevenire il disagio giovanile, favorire lo scambio generazionale e far sì che gli stessi giovani possano sentirsi centrali nella comunità, con uno sguardo al futuro sull’intero territorio provinciale. 

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