Studiare paga. Pubblicato il nuovo report della Regione Veneto “Statistiche flash”

statistiche flashSi studia per accrescere la propria cultura, per approfondire i propri interessi. Ma soprattutto si studia per avere un buon lavoro, per avere più opportunità di entrare e restare nel mercato. Da certi punti di vista, l’istruzione può essere considerata come un investimento: costa fatica, impegno e risorse, ma una volta concluso il percorso, produce i risultati sperati. A conferma di ciò, i dati Istat sulle forze lavoro dicono proprio questo: studiare paga. Nel 2018 in Veneto il tasso di occupazione di una persona con al più la licenza media è del 33%: questo è la base da cui partire. Aggiungendo un gradino nel percorso scolastico, i balzi in avanti si fanno importanti: per chi ottiene la licenza media, si tocca il 52,5% e per chi prosegue fino al diploma il 73,8%. Infine, per quelli che fanno uno sforzo ulteriore affrontando un percorso universitario e raggiungendo una laurea, il tasso di occupazione supera l’83%. I dati parlano chiaro!
Se volessimo poi portare ulteriori prove per la nostra tesi, il tasso di disoccupazione della popolazione veneta nel 2018 è pari al 6,4%, un valore di per sé positivo rispetto al totale italiano che supera il 10%. Si tratta, comunque, di un valore medio e come tutti i valori medi c’è chi sta peggio e chi sta meglio. Nel nostro caso, chi sta meglio sono proprio i laureati per i quali il tasso di disoccupazione supera di poco il 4%. I diplomati registrano un valore simile a quello medio, 6,2%, mentre le persone con al massimo la licenza media rappresentano il gruppo di quelli “che stanno peggio”: il tasso raggiunge l’8,4%, valore più che doppio rispetto ai laureati.

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271. Da Verona e dall’Olanda per visitare il MiM Belluno, Longarone e la diga del Vajont

Mim Longarone Olanda VeronaIl MiM Belluno, Museo interattivo delle Migrazioni, è davvero un museo non convenzionale. Sì, perché la visita può andare oltre le mura dello stesso. È successo a una classe di un liceo scientifico “Girolamo Fracastoro” di Verona e una del liceo omonimo presente nella città di Gouda (Olanda) che, attraverso il progetto Erasmus +, hanno avuto modo di conoscere il fenomeno migratorio veneto, con un approfondimento alla tragedia del Vajont. Martedì 19 novembre, accompagnati dai rispettivi professori, gli studenti sono stati portati alla diga dal direttore Abm Marco Crepaz e dalla “civilina”, nonché interprete, Giulia Francescon. Il racconto degli attimi dopo il 9 ottobre 1963 è stato portato dalla testimonianza diretta di Gioachino Bratti, presidente onorario dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, già sindaco di Longarone e superstite di questa immane tragedia. L’incontro si è tenuto all’interno della chiesa di Longarone. «Non parlo facilmente di quanto accaduto il 9 ottobre del 1963», sono state le parole di Bratti, «Ho un ricordo indelebile di scene strazianti, momenti terribili, ma è giusto parlare con voi, ragazzi, di quanto è successo».

Una testimonianza che ha colpito sia i ragazzi veronesi, sia quelli olandesi. E dalla quale si sono succedute numerose domande, tra le quali quelle di una ragazza che ha chiesto se, nel dopo Vajont, Bratti avesse un ricordo piacevole. Questa è stata la risposta: «Uno dei ricordi più belli di certo è stato il rientro a scuola, a sette giorni dalla tragedia, dei nostri alunni. Da insegnante questo è stato il chiaro segnale che si voleva e si doveva andare avanti».

La tragedia del Vajont colpì profondamente anche gli emigranti bellunesi e di questo vi è stato un approfondimento anche con la visita al MiM Belluno. Una visita che ha portato gli studenti a conoscere e a riscoprire quell’emigrazione veneta che portò, alla fine dell’Ottocento, oltre un milione e ottocento mila veneti all’estero in cerca di fortuna.

268. Una presa in giro! Continua il disservizio di Poste italiane per la distribuzione di “Bellunesi nel mondo”. La consegna della rivista, a volte, è un miraggio

Nello scorso mese di maggio la rivista “Bellunesi nel mondo” riferiva di un incontro avvenuto ai primi di aprile nella sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo tra i vertici locali e regionali di Poste Italiane e la direzione ABM sull’inefficienza  del servizio postale nella spedizione e nel recapito ai nostri soci della rivista, lamentandone ritardi e disservizi. In quell’occasione Poste Italiane nello scusarsi  assicurò il miglioramento del servizio e la fine delle disfunzioni. Da allora sono passati otto mesi e nulla è cambiato; anzi da ripetute segnalazioni che ci arrivano il servizio è peggiorato: ritardi, mancate consegne, recapiti sbagliati, ecc., continuano purtroppo a distinguerlo, suscitando il risentimento degli associati. Quindi una presa in giro!

Questa situazione si inserisce nel quadro del generale degrado del servizio postale, iniziato alcuni anni fa e da noi sempre puntualmente denunciato e stigmatizzato: chiusura di uffici nei paesi di montagna, code infinite negli uffici postali  sopravvissuti, soppressione di cassette postali, il famigerato recapito della posta “a giorni alterni”, difficoltà del ritiro della posta non recapitata,  recapiti sbagliati, eliminazione  di fondamentali servizi, anche finanziari, ecc., e, in più, il contemporaneo costante aumento delle tariffe postali. La trasformazione delle Poste in azienda anziché farne crescere funzionalità ed efficienza l’ha impoverita in quello che dovrebbe essere il suo compito fondamentale (appunto, essere servizio postale) ed anche, di conseguenza, nell’attenzione e nel rispetto del cittadino e della comunità.

È stato così distrutto e disperso il patrimonio di esperienze e di professionalità che da sempre distingueva il nostro servizio postale e vanificato il lavoro dei suoi operatori. E questo, purtroppo, tutto si è svolto e si svolge con il tacito assenso delle Istituzioni, tranne la voce isolata dei nostri sindaci e di qualche parlamentare, in particolare del Governo e del Parlamento. Scrivevamo tempo fa che il servizio postale in Italia era sceso ai livelli di terzo mondo. Oggi non è più così: siamo più in basso.

Veneto-Brasile, legami sempre più stretti: 25 leoni di San Marco nel Rio Grande do Sul

Il Veneto oltreoceano con 25 Leoni di San Marco. Il simbolo di Venezia verrà portato nello stato brasiliano del Rio Grande do Sul attraverso un progetto della Regione Veneto e dell’Associazione Veneti nel Mondo. L’iniziativa nasce da un’idea del COMVERS, il Comitato Veneto di Rio Grande do Sul, regione brasiliana dal fortissimo legame con il Veneto. Il primo Leone è stato già collocato nella località San Marcos di Arzvorezinha. Gli altri 24 verranno prossimamente installati nelle comunità di Jaguari, Monte Belo do Sul, Nova Prata e Vale Veneto.

“Innovazione e ricerca per un Veneto più competitivo”. Aperto il bando regionale per gli assegni di ricerca 2019

«Sostenere l’occupabilità di giovani ricercatori all’interno del tessuto imprenditoriale veneto, stimolando la cooperazione tra sistema accademico e sistema produttivo regionale». Questo l’obiettivo del bando indetto dalla Regione del Veneto che finanzia con un totale di 5 milioni di euro assegni di ricerca a favore dei ricercatori di Atenei o Centri di ricerca veneti.
Il bando, in scadenza il 20 dicembre 2019, è rivolto a giovani laureati under 35 disoccupati interessati a mettere in atto progetti in grado di rendere il Veneto più competitivo. Le caratteristiche dell’iniziativa sono state presentati a Padova, nell’auditorium dell’Orto Botanico, con una giornata-evento organizzata dalla Regione assieme alle quattro università venete e Fondazione Univeneto. Il progetto regionale ha lo scopo di rafforzare la ricerca applicata al sistema produttivo nei settori strategici per il Veneto: agroalimentare, meccatronica e robotica, nuove tecnologie per la casa e l’abitare e l’industria creativa.

Tutti i dettagli sono disponibili su: bandi.regione.veneto.it

“Memorie Venete”. Un nuovo sito racconta la presenza Veneta nel Victoria

“Memorie Venete” in Australia: presentato il sito internet attraverso il quale conservare e valorizzare la cultura e l’identità veneta nel Victoria. Il progetto, sviluppato dalla Federazione delle Associazioni Venete del Victoria, ha preso ufficialmente il via domenica 27 ottobre al Veneto Club di Melbourne. Testi e fotografie narranti la presenza, le attività, i traguardi e l’influenza dei nostri corregionali e dei loro discendenti sono ora disponibili online sul portale: www.venetoclubmelbourne.com.au.
«In specifiche sezioni – spiegano i promotori dell’iniziativa – è possibile consultare il materiale digitalizzato che consiste in tutte le edizioni della Relazione Annuale del Veneto Club Melbourne, quasi tutte le edizioni della pubblicazione de L’Eco del Veneto e più di mille fotografie delle Associazioni costituenti la Federazione. In questo modo viene fornita un’ideale panoramica della collettività veneta del Victoria negli ultimi cinquant’anni».
Parzialmente finanziata dalla Regione del Veneto, la progettualità “Memorie Venete” è stata realizzata – sottolinea la Federazione delle Associazioni Venete del Victoria – «grazie all’impegno, al lavoro, alla determinazione e allo spirito unitario che ancora oggi perdura all’interno della comunità veneta del Victoria. Comunità che incessantemente, giorno dopo giorno, continua nell’opera di mantenimento e trasmissione della propria identità con programmi, manifestazioni, eventi e celebrazioni a tema durante tutto l’arco dell’anno».

 

I rappresentanti delle associazioni che compongono la Federazione. Da sinistra: Sergio Povolo, Vicentini Melbourne, Davide Gottardello, Padovani Melbourne, Giuseppe Bolzonello, Trevisani Melbourne, Giorgia Rizzato, Comunità Montana dei Sette Comuni, Armando Pasquali, Trevisani Myrtleford, Renzo Zanella, Veronesi Melbourne, Sonya Velo-Johnstone, Veneto Club Melbourne, Fabio Sandonà, Consultore, Paola Girardi, Veneto Club Melbourne.

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