«Vogliamo aprire gli asili nido». Questo l’appello dei Sindaci bellunesi alla Regione Veneto

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I sindaci bellunesi lanciano un appello alla Regione Veneto affinché provveda alla riapertura degli asili nido: l’ordinanza regionale n. 50 dello scorso 23 maggio – che al punto A, lettera d) riporta: “dal 1° giugno 2020 è ammessa la ripresa della seguente attività nel rispetto delle corrispondenti schede dell’allegato 1: servizi per l’infanzia e adolescenza 0-17 anni” (attività organizzate da soggetti pubblici e privati per la socialità e il gioco a carattere diurno per bambini e adolescenti) -, ha indotto in errore numerose famiglie, illudendole che i servizi nido fossero stati riaperti e spingendole a rivolgersi ai Sindaci per sollecitarli.

«Sono arrivate in questi giorni ai Comuni le “Linee di indirizzo per la riapertura dei servizi per infanzia e adolescenza 0-17 anni”, elaborate dalla Direzione Prevenzione della Regione del Veneto, recepite con l’ordinanza n.55 di venerdì che però non riapre ancora gli asili nido, generando ancora più confusione. – spiega il Presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 1 Dolomiti, Jacopo Massaro, che ha affrontato il tema insieme al collega di Feltre e Vicepresidente Paolo Perenzin – La lettera di accompagnamento, a firma dell’Assessore regionale Manuela Lanzarin, precisa che “anche se le Linee di indirizzo includono già le indicazioni relative anche alla fascia 0-3 anni, allo stato attuale è possibile attivare solamente i servizi rivolti ai bambini con età superiore ai 3 anni. I servizi per la prima infanzia verranno attivati a partire da una data che sarà successivamente indicata, anche a seguito delle interlocuzioni in corso con le Strutture nazionali di riferimento”. È chiaro quindi che i Comuni e tutti i soggetti, pubblici o privati che siano, che erogano il servizio educativo rivolto ai bambini da 0 a 3 anni non potranno riavviare le attività a partire da lunedì 1 giugno».

Da qui la richiesta di Massaro e Perenzin: «La Regione riapra questi servizi: è comodo rivendicare autonomia nelle scelte, ma evitare di esercitarla quando si richiede l’assunzione di responsabilità. Capiamo che la Regione preferirebbe poter attendere alcune indicazioni nazionali sugli aspetti operativi per togliersi delle responsabilità, ma ricordiamoci che è la Regione che fissa gli standard per l’erogazione di questi servizi. Invitiamo quindi la Regione a prendere in mano al più presto la questione degli asili nido. Non lo chiediamo solo noi, ma lo chiedono le famiglie, che dall’inizio di questa emergenza non solo avrebbero avuto bisogno di un sostegno nella gestione familiare, ma hanno giustamente sottolineato l’enorme valore educativo che questi servizi producono nei confronti dei bambini della fascia 0-3; lo chiedono i gestori dei servizi, ormai fermi da tre mesi, che vedono sempre più difficoltà a garantire la ripresa del servizio e i posti di lavoro; lo chiedono anche i comuni, che spesso si trovano anche a dover pagare un servizio pur senza poterlo erogare alle famiglie».

C’è poi la questione risorse: «Sicuramente vi sarà la necessità di incrementare gli educatori, il personale di supporto e probabilmente anche  gli spazi dedicati, comportando un’impennata nelle spese. – continuano i primi cittadini – Prendiamo atto che il Governo ha già stanziato 150 milioni di euro per questa emergenza, che non sono tantissimi, ma almeno sono un inizio; ora attendiamo segnali fattivi anche da parte della Regione. Ne abbiamo davvero bisogno».

Bollettino socio-economico del Veneto. Edizione straordinaria sull’impatto della pandemia COVID-19

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Nell’attuale scenario internazionale di incertezza, dominato dall’emergenza sanitaria, viene prevista una brusca contrazione del PIL veneto, -7,1%, nell’anno 2020.
Le attività produttive con permesso di apertura in Veneto nel momento di maggiore sospensione delle attività (DPCM 22/03/2020) sarebbero il 41% del totale; a livello economico contribuirebbero al 44,5% del fatturato del settore imprenditoriale privato e circa al 49% del valore aggiunto.
Essendo il Veneto una delle regioni italiane ad alta propensione all’export, si potrebbe ipotizzare che il lockdown del solo mese di marzo possa incidere per una buona parte del fatturato estero mensile realizzato dalle imprese venete, pari a circa 5,3 miliardi di euro.

Il Veneto è la prima regione italiana per presenze turistiche e gli effetti della pandemia si sono registrati fin dal mese di febbraio: -7,6% degli arrivi rispetto allo stesso mese del 2019 (dati parziali e provvisori).
Da fonte Veneto Lavoro risulta che nel periodo tra il 23 febbraio 2020, giorno in cui sono entrate in vigore le prime misure di contrasto alla diffusione del coronavirus, e il 6 maggio 2020, l’impatto dell’emergenza sanitaria da Covid-19 ha determinato in Veneto una perdita di posizioni di lavoro dipendente, rispetto a quanto osservato nel corrispondente periodo del 2019, attorno alle 55.000 unità (quasi 6.000 posizioni a settimana), un valore prossimo al 3% dell’occupazione dipendente in regione. Nei primi giorni di maggio, quando sono iniziate ad attenuarsi le misure di lockdown, si rilevano segnali di arginamento della caduta occupazionale. Il comparto delle attività turistiche risulta il più esposto agli effetti della pandemia e, da solo, spiega il 45% della contrazione occupazionale.

La chiusura di molte attività produttive si riflette, già dal giorno seguente, sul calo dei consumi elettrici: mercoledì 1 aprile il consumo finale di energia elettrica si ferma a 1.598 GW, contro i 2.274 del primo mercoledì di aprile dell’anno precedente, ovvero il 29,8% in meno.

I dati sul traffico stradale evidenziano cali rilevanti della mobilità dei veicoli leggeri.
L’approvvigionamento di prodotti conservabili dal 17 febbraio 2020 al 15 marzo ha fatto registrare in Veneto un aumento di spesa pari al +20%.

L’edizione straordinaria del Bollettino socio-economico del Veneto è stata realizzato ai fini di fornire elementi di conoscenza utili per la programmazione di strategie e interventi alla luce dello shock causato dal virus Covid 19 sul sistema economico e sociale del Veneto.

Fotografa il contesto del territorio veneto e mostra i primi dati sull’impatto economico e sociale della pandemia. Vengono riportate le previsioni del PIL 2020 per il Veneto e l’Italia, la situazione del panorama imprenditoriale, i dati relativi all’export, al turismo, al mercato del lavoro, le variazioni nei consumi di energia, nella mobilità stradale e nei consumi alimentari.
A tal fine sono stati utilizzati i dati di statistica ufficiale o altre fonti attendibili disponibili al 15 maggio 2020.

I dati relativi alla previsione del PIL e dei conti economici relativi all’anno 2020 sono di fonte Prometeia. La scelta di utilizzare le stime e previsioni dell’Istituto Prometeia per il Veneto deriva, oltre che dalla riconosciuta competenza in materia, anche dalla possibilità di avere informazioni coerenti e confrontabili per tutto il territorio nazionale. Si sottolinea che le previsioni si basano sulle informazioni disponibili al 16 aprile sugli interventi governativi, passibili di modifiche, quindi sono da utilizzare prevalentemente per individuare la tendenza del fenomeno.

Le ipotesi sugli effetti del Covid 19 relative agli altri ambiti, nella I parte del documento, si basano o su rilevazioni relative ai primi mesi del 2020 o su dati e tendenze evidenziate negli anni precedenti.

Le elaborazioni sulle attività produttive potenzialmente aperte si basano sull’elenco delle attività economiche indicate dal DPCM 22/03/2020 e successiva integrazione DM MISE 25/03/2020, senza considerare che le attività produttive sospese possono comunque proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile; inoltre non sono state considerate le attività autorizzate dalla Prefettura all’apertura in deroga ai decreti suddetti. Sono stati utilizzati i dati di fonte Istat sulle unità locali, ossia i luoghi operativi o amministrativi subordinati alla sede legale (ad esempio: un laboratorio, officina, stabilimento, filiale, agenzia, ecc.) in quanto ritenuti più rappresentativi della realtà territoriale rispetto le sedi d’impresa. Alcune
informazioni sono datate, ma essendo la struttura imprenditoriale veneta complessivamente stabile, i risultati strutturali sono da considerarsi attuali.

L’assessore regionale Cristiano Carazzari incontra gli assessori allo sport dei capoluoghi veneti per discutere sulla “Fase 2”

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Un momento della videoconferenza

Le difficoltà delle società sportive, le iniziative della Regione Veneto e le richieste dei Comuni: questi i temi al centro della videoconferenza che questa mattina ha visto partecipare l’assessore regionale allo sport, Cristiano Corazzari, gli assessori allo sport dei comuni capoluogo del Veneto, e i presidenti di Coni Veneto e Cip Veneto. Per il Comune di Belluno ha partecipato l’assessore Marco Bogo.

«Quella di oggi è stata l’occasione per presentare all’assessore Corazzari le richieste e le osservazioni del Comune e delle società sportive, che abbiamo raccolto durante i confronti in modalità remota che si sono tenuti nelle scorse settimane. – spiega Bogo – Abbiamo evidenziato le tematiche che per noi necessitano di maggior attenzione e i settori nei quali sono necessari investimenti e finanziamenti».

Tra i temi, quello della sanificazione dei locali, delle spese per le utenze, dei mancati introiti da sponsorizzazioni, dei costi delle gestioni delle strutture sia per le associazioni che per le società partecipate.
C’è poi la questione delle strutture, «pensiamo ad esempio agli spogliatoi: – evidenzia Bogo – dove oggi si cambia una squadra di calcio, con le nuove norme potranno cambiarsi pochi atleti, per cui pensiamo sia necessario pensare a bandi che consentano interventi per adeguamenti strutturali».

Da parte della Regione, l’assessore Corazzari ha evidenziato come sia già stata approvata una variazione di bilancio da un milione di euro per finanziare la graduatoria relativa agli interventi sugli impianti sportivi – «attendiamo di verificare se rientrerà in questi finanziamenti anche il nostro progetto relativo ai bagni pubblici al Palasport», commenta Bogo – e ha proposto un’altra variazione per introdurre dei voucher per sostenere l’attività sportiva delle famiglie e per aiutare le società nelle operazioni di sanificazione. Altra questione sollevata dai rappresentanti dei comuni è stata quella del possibile aumento dei costi per le visite medico-sportive, legato al rispetto di tutte le nuove norme: le visite, infatti, sono obbligatorie per la ripresa dell’attività, e sarebbe quindi importante un sostegno anche per queste spese.

«È stato un incontro positivo, che ha visto la collaborazione da parte di tutti. – conclude Bogo – La Regione aveva già chiare alcune problematiche e sta lavorando all’individuazione di linee guida per tutti. Oggi abbiamo potuto portare alla loro attenzione anche le richieste e le sollecitazioni del territorio; ci siamo anche accordati per rivederci presto e vedere come agire, alle luce delle nuove norme nazionali e regionali attese per i prossimi giorni».

I sindaci dei Comuni capoluogo del Veneto chiedono un incontro urgente con il premier Giuseppe Conte

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Uno degli incontri in videoconferenza con i Sindaci dei Comuni capoluogo del Veneto
Uno degli incontri in videoconferenza con i Sindaci dei Comuni capoluogo del Veneto

I sindaci delle Città capoluogo di Provincia del Veneto, Presidente Anci Veneto Mario Conte (Treviso), Luigi Brugnaro (Venezia), Sergio Giordani (Padova), Federico Sboarina (Verona), Francesco Rucco (Vicenza), Jacopo Massaro (Belluno) e Edoardo Gaffeo (Rovigo), all’esito della riunione in videoconferenza di questa mattina, esprimono preoccupazione sui contenuti del piano adottato dal Governo per il “dopo Coronavirus”: «A distanza di due settimane dalla prima richiesta di confronto con il Presidente del Consiglio, ora abbiamo l’urgente necessità di essere ascoltati. Siamo molto preoccupati: le misure contenute nella bozza del “Decreto rilancio” non forniscono strumenti e risorse sufficienti ai sindaci e così come i provvedimenti per la scuola o il rilancio di turismo e cultura ci sembrano ancora lontani dai bisogni concreti delle realtà territoriali. Chiediamo al Premier Conte di essere ricevuti e ascoltati. È assolutamente necessario tenere aperto il dialogo e trovare le forme per uscire insieme dalla crisi. Non c’è più tempo da perdere».

Ospedale da campo donato al Veneto dal Qatar: al via l’allestimento

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È in fase di allestimento a Schiavonia l’Ospedale da campo donato alla Regione Veneto dal Qatar.

«Una volta finita l’emergenza coronavirus – spiega l’assessore regionale alla Protezione Civile Gianpaolo Bottacin – diventerà un patrimonio fisso da utilizzare in altre situazioni emergenziali o da inviare ovunque ve ne sarà bisogno».   

Il montaggio della struttura è affidato agli addetti della Protezione Civile del Veneto, coadiuvati dall’Aeronautica Militare Italiana e da alcuni ingegneri qatarioti. 

«Il cronoprogramma – sottolinea ancora Bottacin – prevede la conclusione dell’allestimento ai primi di maggio».

Per maggiori informazioni: www.regione.veneto.it

Lucia Busatta. Una giurista bellunese nel nuovo Comitato regionale di Bioetica

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Lucia Busatta
Lucia Busatta

Insediato il nuovo Comitato regionale di Bioetica, organismo di grande importanza, riconosciuta anche all’interno del Piano socio-sanitario veneto, la cui missione istituzionale consiste nella consulenza etica per l’amministrazione, nel supporto alla programmazione regionale e nel coordinamento della Rete bioetica a livello di Aziende Ulss.

Fra i compiti del Comitato regionale vi è quello di formulare pareri e indicare soluzioni volte ad affrontare i problemi di natura etica e giuridica che emergono con il progredire della scienza e con l’emergere  di nuove applicazioni in campo clinico.I componenti del Comitato – presieduto dall’anatomopatologo prof. Massimo Rugge – sono stati nominati con decreto del presidente della Giunta regionale e sono suddivisi in due categorie: area sanitaria e area non sanitaria. Fra loro, anche la giurista bellunese Lucia Busatta, che ha già fatto parte del Comitato etico della preesistente Ulss 1 Belluno.

Lucia è cresciuta a Belluno, ha frequentato il Liceo-ginnasio “Tiziano” e si è laureata all’Università di Trento. Abilitata all’insegnamento di Diritto costituzionale, tiene incarichi all’Università di Bolzano (Istituzioni di diritto pubblico) e all’Università di Padova (Legislazione e organizzazione dei servizi alla famiglia). Fa parte del gruppo di lavoro in materia di Biodiritto dell’Università di Trento.

Portando al rinnovato Comitato i saluti del presidente Zaia, l’assessore regionale Manuela Lanzarin  si è detta certa che ognuno dei componenti garantirà, con le proprie personali conoscenze, il miglior supporto possibile alle decisioni da prendere in un settore delicatissimo come la bioetica, in una fase storica nella quale sono molte le discussioni, e anche le polemiche, sui temi etici legati alla salute.«Particolarmente significativo – ha aggiunto l’Assessore – il fatto che, tra i componenti, la maggioranza sia composta da donne: 14 contro 13. Un equilibrio di genere utilissimo nell’affrontare questioni delicate com’è la bioetica».

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