254. Visita pastorale del vescovo della diocesi Belluno – Feltre alle comunità di gelatieri bellunesi presenti in Germania

Il vescovo davanti alla gelateria Alpago. Le tradizioni – si sa – è bene mantenerle, almeno quelle sane. Tuttavia più che una consuetudine ormai stanca e consumata, si è trattato veramente di una felice esperienza la visita del Vescovo Renato alla Famiglia dei Bellunesi presenti nella regione tedesca del Reno-Vestfalia avvenuta nei recentissimi giorni del 22-25 di settembre. È certamente stato un avvenimento “tradizionale” dato che ormai da decenni questo viaggio pastorale ha coinvolto ogni vescovo che si è succeduto alla guida della nostra Chiesa diocesana, ma assolutamente inedito e fresco è stato il gusto dell’incontro, della conoscenza reciproca, della scoperta di un contesto nuovo, a maggior ragione fuori dai confini d’Italia. Il gusto… è un termine non certo inappropriato: ormai da generazioni i nostri connazionali – sarebbe meglio dire “compaesani” – danno lustro alla Provincia dalla quale provengono attraverso la loro professionalità artigianale e imprenditoriale, proprio col gusto, davvero speciale, del gelato da loro prodotto.E’ allora giusto e – perché no? – “gustoso”, dare conto di questa visita attraverso una piccola cronaca che non vuole esaurire tutto ciò che avvenuto nei minimi dettagli – aspetto che renderebbe il testo alquante tedioso – ma dare conto della varia ricchezza degli incontri e delle cose viste in solo tre ma – come si potrà intendere – piuttosto intense giornate.Frutto di un caloroso invito fatto ormai da due anni ma realizzatosi solo ora, questo “viaggio pastorale” è partito da Colonia, celebre capoluogo culturale ed economico della Renania, la sera di domenica scorsa. A seguito del pernottamento nella vicina Bergischgladbach, la visita del duomo ha inaugurato la giornata: capolavoro del gotico tedesco, l’imponente e celebre costruzione – cantiere durato ben seicento anni e tuttora in corso – è stata illustrata da don Giovanni, prete friulano della locale Missione cattolica di Germania insieme al Stefano Da Rin Zanco, “nostro” seminarista del Cammino Neocatecumenale, studente a Bonn. Il feltrino Adriano Maccagnan di Arina ha poi accolto con calorosa accoglienza nella sua gelateria in centro l’intera comitiva che ha poi pranzato in periferia, nel popoloso centro di Möheim am Rhein, da un bellunese: Walter D’Incà, originario di Levego. Si è successivamente proceduto a Nord visitando nel pomeriggio lo zoldano Fausto Santin a Xanten, caratteristica cittadina, ultimo avamposto dell’Impero romano e scrigno di un inaspettatamente celebre duomo; la famiglia Bortoluzzi di Tambre nella vicina Weeze e, nel distretto urbano di Rheinhausen, un altro cittadino dell’Alpago, Romeo Saviane di Spert con i suoi familiari. La mattina successiva è stata riempita interamente dalla visita ad Aquisigrana (Aachen): situata nel cuore dell’Europa, questo importante centro, scelto da Carlo Magno come capitale del suo impero, è caratterizzata dalla presenza di molti monumenti tra cui spicca la famosa Cappella Palatina, unico mirabile esempio di arte bizantina a Settentrione delle Alpi, visitata dal Vescovo e dai gelatieri in compagnia di Franco Da Pian, proveniente da Alleghe e attivo ormai da anni in città. In questo lembo di Germania, posto all’intersezione di quattro nazioni, è stato semplice sconfinare nel vicino Belgio, ad Eupen, per far visita ad un altro gelatiere zoldano, Egidio Panciera. Il ritorno verso Colonia – come si è capito i mezzi per affrontare piuttosto velocemente le affollate autostrade tedesche non mancavano – è stato segnato dalla visita a Giuliana Della Lastra che con suo figlio Luca da Farra d’Alpago lavorano a Merkstein Herzogenrath e ad Alan Rumach, giovane discendente dei Scardanella di Fusine di Zoldo Alto, stabilito nella vicina Kerpen, per la cronaca città natale di M. Schumacher. La piovosa serata all’ombra delle guglie gotiche della cattedrale di Colonia è stata allietata dal ritrovo alla Früh kölsch, storica e affollatissima birreria della città, con Dario Olivier, presidente dell’Unione nazionale gelatieri italiani (UNITEIS). La visita del Vescovo, che finora – a dirla tutta – non sembra aver avuto momenti prettamente “ufficiali”, è in qualche modo culminata con la celebrazione della s. Messa presso il santuario di Maria Laach, abbazia posta sulle rive della Mosella, nella Renania-Palatinato: i vissuti, l’esperienza, le fatiche e le soddisfazioni del “pane quotidiano” raccolte col lavoro e testimoniate dalla calorosa accoglienza ricevuta non sono certo un altro cosa rispetto a ciò che, insieme al ricordo di chi non c’è più con noi, sono diventati preghiera e rendimento di grazie, in un contesto significativo di spiritualità, di cultura e di arte romanica. Ormai verso la fine della visita, scendendo le anse della Mosella, un’ultima sosta a Cochem presso la famiglia zoppedina di Fausto Bortolot che, con i figli Stefano e Dario, hanno accolto il gruppo in modo squisito e preceduto il ritorno in aereo da Francoforte… offrendo ancora una volta – con, in più, il gusto dell’amicizia accumulata- davvero un buon gelato. 

253. L’editoriale di “Bellunesi nel mondo” di ottobre. «Incontriamoci. Ed è subito comunità»

Riportiamo l’editoriale di Dino Bridda, direttore responsabile di “Bellunesi nel mondo”, pubblicato nel numero di ottobre. «I Dal Farra e i Deon a Cirvoi, i Sacchet a Podenzoi, i Pasuch a Sedico, ma anche i Benvegnù e i Bortoluzzi oltre oceano. Al dire il vero l’elenco è di certo più lungo. Di che cosa si tratta? Di una bella consuetudine che si è fatta strada in questi ultimi anni e vede riuniti centinaia di persone che, dimorando ormai in luoghi diversi e anche lontani dal paese dove partì il loro ceppo originario, trovano un motivo di legame nel cognome comune.È un fenomeno di costume che attraversa anche la nostra Associazione, poiché molti provengono da vari Paesi del mondo dove sono emigrati. Ciò ci pone subito una domanda: «Che cosa li spinge ad un viaggio di migliaia di chilometri per partecipare a questi mega raduni, alcuni dei quali si sono ripetuti più volte?». Al di là di qualsiasi facile retorica si intuisce immediatamente che la molla che li spinge a ritrovarsi è principalmente il senso di appartenenza ad un territorio comune che ha generato i loro avi e che li richiama ad assaporare – per taluni è la prima volta – una certa “aria di casa” fatta di sapori, suoni, umori, dialetti, usi, tradizioni, costumi che appartengono alla propria famiglia, ma che si possono riscontrare anche in altre famiglie discendenti dal medesimo ceppo.Sin qui possiamo rilevare come tutto ciò sia un fenomeno positivo, poiché non è facile avere voglia di incontrarsi in questo mondo moderno dove la globalizzazione, al contrario del voler unire, assemblare sino ad omologare tutto e tutti, ha ottenuto ormai da tempo l’effetto di marcare nuove e pesanti solitudini, se non divisioni, indifferenze, insofferenze e via dicendo che si riscontrano pure sul pianerottolo di casa.È un fenomeno positivo anche perché offre una grande opportunità a migliaia di persone che non si conoscono, non hanno mai saputo alcunché della reciproca esistenza, sono nate e vivono in luoghi tra loro distanti sulla scacchiera complessa di tutti i continenti. L’opportunità alla quale alludiamo è quella di mettere tali persone l’una accanto all’altra, nonché di mettere a confronto la diversità multiforme di culture, storie familiari, esperienze di vita, vissuti del passato e prospettive diverse. Ne esce un panorama che assomiglia tanto ad una tavolozza multi cromatica che porta il cognome comune e dove ciascuno può così apporre la propria personale tessera ad un grande mosaico che parla più lingue.Le domande più ricorrenti, nel corso di tali incontri, sono certamente: «Tu di chi sei figlio? Da quale paese è partito tuo nonno?». Le risposte a queste due domande aprono il dialogo tra i vari interlocutori stimolando in loro un non facile gioco della memoria fatto di nomi, date, luoghi, mestieri che mirano a dare una definizione precisa delle tante “foglie” che stanno sui rami dell’albero genealogico di ciascun ceppo. Uno dei risultati più importanti di tale operazione è quello di offrire, a chi è capace, ha voglia di farlo ed ha dimestichezza con la ricerca storica, la possibilità di ricostruire vari segmenti della storia dei nostri paesi. In questi casi la microstoria familiare diventa preziosa per catturare nero su bianco il passato di un villaggio, di una frazione, di una vallata intera.Torniamo ora al concetto di appartenenza ad un determinato territorio e ad alcuni aspetti che ci riguardano da vicino, poiché facenti parte della missione dell’Abm. I flussi migratori che si sono succeduti in modo massiccio nei secoli scorsi in tutte le vallate della nostra provincia hanno inevitabilmente inciso delle “ferite” nel tessuto sociale dei nostri paesi. È una triste operazione dalla quale non è possibile tornare indietro e nemmeno sperare di ricucire gli strappi: quei paesi, quelle vallate, hanno dovuto cambiare volto e nel corso dei decenni assumere fisionomie nuove che portano la “firma” di chi è rimasto. La storia  non è fatta di se e di ma, bensì soltanto di quanto è accaduto: è andata così, punto e basta. Però ciò non significa separare del tutto le vicende della comunità dei rimasti dalla comunità degli espatriati, poiché nemmeno il passare del tempo può cancellare del tutto il dna delle persone e delle famiglie. Date loro un’opportunità di accendere i riflettori su tale dna e vedrete che potremo individuare un altro motivo per il quale si svolgono questi imponenti raduni delle persone dallo stesso cognome. Una “lettura” attenta di tali raduni, poi, ci induce a rilevare un altro aspetto importante del fenomeno, ovvero il ricrearsi del senso di comunità che in passato era forte e rappresentava il collante dei paesi e delle vallate, poi scioltosi al sole cocente della globalizzazione. È positivo, pertanto, e molto importante che si riscopra il senso del fare comunità e la testimonianza dei succitati raduni sembra quasi una lezione, magari anche un monito per noi stessi e per le attuali comunità residenti. In questi festosi incontri si respira un’aria di ottimismo e di fiducia nel futuro che unisce varie generazioni all’insegna della comune origine.Tutto ciò ci appare anche come una sorta di specchio riflesso della storia della nostra Associazione. Anche l’Abm, infatti, ha sempre avuto per obiettivo la volontà di riunire i Bellunesi sparsi nel mondo in nome proprio della comune origine. Infine, come i succitati raduni continuano a svolgersi nell’ambito di ciò che profondamente significa la parola “famiglia”, così l’Abm ha chiamato “Famiglie” i suoi nuclei nel mondo. Parallelo pressoché perfetto».

252. A Sovramonte uno spettacolo dedicato all’emigrazione bellunese con la compagnia teatrale “I fuori di quinta”

La locandina dello spettacolo“A zercar fortuna”, questo il titolo dello spettacolo teatrale in un unico atto, dedicato all’emigrazione italiana del secondo dopoguerra, che andrà in scena sabato 26 ottobre alle ore 20.30 nella Sala della Dottrina di Sorriva di Sovramonte.

Testi e regia sono del gruppo teatrale “Fuori di Quinta” con la partecipazione di dieci attori e tre tecnici audio/luci.

L’ingresso è libero e l’evento è a cura dell’Associazione teatrale “Fon Teatro” con il patrocinio dell’Associazione Bellunesi nel Mondo e la collaborazione dell’archivio fotostorico Feltrino e della Famiglia ex emigranti di Sovramonte.

251. Appuntamento a Sospirolo con l’emigrazione, grazie all’iniziativa della Famiglia ex emigranti “Monte Pizzocco”

La locandina dedicata all’evento organizzato dalla Famiglia Ex emigranti “Monte Pizzocco”“Per non perdere la memoria” è il titolo dell’iniziativa organizzata dalla Famiglia Ex emigranti “Monte Pizzocco”, che ha l’obiettivo di trasmettere alle future generazioni la storia e il sacrificio vissuti da decine di migliaia di Bellunesi che sono stati costretti a fare le valigie ed emigrare per dare un futuro migliore alle proprie famiglie. L’iniziativa prevede due eventi: il primo sabato 18 ottobre, alle ore 20.30 a Sospirolo, nella sala teatro della parrocchia, con lo spettacolo, in ricordo dei minatori, della compagnia teatrale “I Fuori di quinta” dal titolo “Son tornà” (ingresso libero); il secondo, sempre a Sospirolo, domenica 20 ottobre, con il seguente programma ore 10.00 Santa Messa nella chiesa parrocchiale, seguirà un omaggio floreale al monumento degli emigranti; alle ore 12.30-13.00 pranzo comunitario alla “Birreria” di Pedavena. «La nostra Famiglia è attiva da oltre trent’anni – il pensiero del presidente Marco Perot –  e non ci stancheremo mai di scrivere sulla pietra la storia della nostra emigrazione, una storia che ha coinvolto, e continua a coinvolgere, tutti i bellunesi». Per prenotarsi al pranzo contattare Marco Perot al numero 0437 888594.

250. Successo per l’evento “Il turismo delle radici a Montreal” organizzato dall’Unaie con la partecipazione dell’Abm

Grande partecipazione di pubblico per l’evento organizzato dall’Unaie dal titolo “Il turismo delle radici a Montreal” svoltosi venerdì 4 ottobre alla Casa d’Italia di Montreal. Oltre duecento persone hanno avuto modo di scoprire e riscoprire le bellezze rappresentate dalle Dolomiti, dalla Lucchesia e dalla città di Trieste. Tre i momenti della giornata. Al mattino un workshop con gli interventi del fotografo della National Geographic, Georg Tappeiner, del sindaco di Pescaglia, Andrea Bonfanti e del vice presidente dei Giuliani nel Mondo, Eugenio Ambrosi. Numerose le autorità presenti. Tra queste l’ambasciatore di Ottawa, Claudio Taffuri, il Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie Gian Maria Vignali con il consigliere Giovanni De Vita, la console di Montreal Silvia Costantini, i rappresentanti delle associazioni Bellunesi nel Mondo, Trentini nel Mondo, Lucchesi nel Mondo, Giuliani nel Mondo, Friulani nel Mondo, il Comites con la sua presidente Giovanna Giordano e diverse comunità italiane presenti in Canada.

Nel pomeriggio l’evento è seguito con l’inaugurazione del progetto “Meraviglie italiane”, con la partecipazione diretta del fotografo Georg Tapeinner. «Ringrazio il Ministero degli Esteri per avere creduto in questo primo progetto pilota realizzato dall’Unaie»: sono le parole della presidente Ilaria De Bianco, «di certo bisogna investire sul Turismo delle radici e sulle opportunità che offre anche il sistema Italia. Grazie al nostro associazionismo si possono concretizzare opportunità economiche, che daranno beneficio al nostro Paese». Parole di apprezzamento sono giunte anche dal Direttore generale Gian Maria Vignali, che si è espresso in modo positivo sulla collaborazione tra associazioni in emigrazione rappresentanti di diverse zone del territorio italiano e che operano in tutto il mondo.

Il presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, Oscar De Bona, per promuovere il territorio delle Dolomiti, si è così espresso: «Cortina, la perla delle Dolomiti, è pronta ad ospitare i Mondiali di Sci alpino nel 2021 e, assieme a Milano, le Olimpiadi invernali 2026. L’Italia quindi è pronta ad affrontare due importanti sfide, di certo il nostro associazionismo deve fare la sua parte».

Sono intervenuti anche Ambrosi per i Giuliani del Mondo, Maistri per i Trentini nel Mondo e Papais per i Friulani. Quest’ultimo ha messo in evidenza come sia importante che gli italiani all’estero promuovano i prodotti del made in Italy, condannando i truffatori che spacciano cibo fasullo come italiano.

A proposito di prodotti sono stati offerti al numeroso pubblico il formaggio Piave della Lattebusche di Belluno, il prosciutto San Daniele del Friuli, lo spumante Rotary del Trentino e i dolci della pasticceria Ulcigrai di Trieste.

L’evento si è concluso con il concerto “Da Puccini all’operetta” a cura del Teatro del Giglio di Lucca. 

Un progetto che porterà dei frutti? Sembra proprio di sì: l’Associazione Bellunesi nel Mondo è già pronta a organizzare un soggiorno in Italia rivolto alle comunità venete presenti a Montreal.

249. L’Abm incontra a Toronto e Montreal le comunità venete

La voce del Veneto si sente forte in Canada. Ne sono una dimostrazione le visite che l’Associazione Bellunesi nel Mondo ha fatto alle comunità venete di Toronto e di Montreal, rispettivamente nelle giornate di mercoledì 2 e giovedì 3 ottobre. La comitiva bellunese, guidata dal presidente Abm Oscar De Bona, è stata ospite al Veneto Club di Toronto con la presenza del Consultore Sandro Zoppi e il direttore della Famiglia Bellunese locale Wanda Viecili con il suo presidente Anne Marie Bombassaro. «Siamo davvero onorati di essere qui con voi questa sera», sono le parole del presidente Abm Oscar De Bona, «Sappiamo che il vostro presidente Angaran è in Italia, ma voglio complimentarmi per quello che fate e per mantenere alto il nome del Veneto. Di certo da parte dell’Abm ci sarà sempre la massima collaborazione». Il giorno successivo, giovedì 3 ottobre, è stata la volta della comunità veneta di Montreal, presso la Casa del Veneto (sede dei Trevisani nel mondo, ndr). Ad accogliere il gruppo proveniente da Belluno il consultore Gianni Dolfato e diversi rappresentanti delle Associazioni venete in emigrazione, tra cui Francesca Faoro in rappresentanza della Famiglia Bellunese di Montreal. Un rinfresco “alla veneta” ha accolto il presidente Abm Oscar De Bona e il suo gruppo. «Grazie a Gianni per quello che fai per la Regione Veneto», ha sottolineato De Bona nel suo intervento, «Siete il motore dell’Associazionismo e di certo sapete che potete contare sull’Associazione Bellunesi nel Mondo».
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