da Redazione ABM | Ott 13, 2016 | ABM NEWS, ABM NEWS ESPAÑOL, ASSOCIAZIONE, DOCUMENTI, EMIGRAZIONE, FARNESINA, ITALIA, LIBRI, MONDO, POESIE e..., PROVINCIA BELLUNO, RADIO ABM, REGIONE VENETO, RICETTE, STORIE..., VIAGGI
La CAVES (Confederazione della Associazioni Venete in Svizzera), in collaborazione con il Comites di Zurigo, organizza un convegno indirizzato soprattutto ai giovani e a tutti i soggetti interessati alle prospettive sul lavoro del futuro. Il lavoro è l’aspetto fondamentale di ogni persona.
Il convegno, dal titolo “Il lavoro di domani” si terrà sabato 5 novembre 2016 dalle ore 10.30 alle ore 12.30 presso la Casa d’Italia di Zurigo (ERISMANNSTRASSE 6, 8004),
È necessario che i giovani siano prepararti a una nuova forma di flessibilità lavorativa e di professione.
In questa occasione vi sarà la partecipazione di due illustri studiosi: il prof. Lino Guzzella, presidente del Politecnico di Zurigo (ETHZ) e il prof. Sandro Cattacin, direttore dell’Istituto di ricerche sociologiche dell’Università di Ginevra.
Saranno inoltre presenti l’ambasciatore d’Italia Marco Del Panta Ridolfi e il Console Generale di Zurigo Giulio Alaimo.
Questo il programma:
- ore 10.00 Apertura del salone Pirandello
- ore 10.30 Inizio dei lavori, presentazione relatori e autorità da parte del Presidente CAVES e Comites Cav. Uff. Luciano Alban.
- Saluto dell’Ambasciatore d’Italia in Svizzera Marco Del Panta Ridolfi.
- Saluto dell’Assessore della Regione Veneto on. Manuela Lanzarin
- Lino Guzzella dialoga con Sandro Cattacin sul lavoro di domani
- Domande da parte del pubblico giovanile e dei formatori scolastici
- ore 12.30 Conclusione dei lavori
- Seguirà un rinfresco
Per eventuali informazioni rivolgersi a:
- Luciano Alban +41(0)44 740 04 07 / +41 (0)79 175 42 72 / e-mail: luc_alban@hotmail.com
- Saverio Sanvido +41(0)44 810 55 97 / +41(0)79 450 89 07 / e-mail: sanvido@hispeed.ch
Come arrivare:
Stazione Centrale HB, Bus nr. 31, fermata Güterbahnhof
Stazione Hardbrücke, a piedi 10 min. o con il Bus nr. 33 fino a Hardplatz
ERISMANNSTRASSE 6, 8004 ZÜRICH
da Redazione ABM | Mag 9, 2016 | ABM NEWS, ABM NEWS ESPAÑOL, ASSOCIAZIONE, DOCUMENTI, EMIGRAZIONE, FARNESINA, ITALIA, LIBRI, MONDO, POESIE e..., PROVINCIA BELLUNO, RADIO ABM, REGIONE VENETO, RICETTE, STORIE..., VIAGGI
SALE NERO.
STORIE CLANDESTINE
di Valentina Loiero; con un intervista a Andrea Camilleri; prefazione di Laura Boldrini
Roma: Donzelli, 2007
Il difficile percorso di una giornalista del Tg5 che inizialmente per caso e quasi controvoglia è costretta a raccontare i viaggi, le storie, i drammi di un’umanità invisibile, eppure tanto vicina. Le storie di traversate e naufragi che diventano man mano drammi vissuti in prima persona da chi era lì per tenere il conto degli sbarchi e finisce travolta da una tempesta di emozioni, quando mese dopo mese quei numeri diventano volti e quindi vite. Sullo sfondo, le mille contraddizioni di Lampedusa: paradiso delle vacanze che gli abitanti vorrebbero proteggere a tutti i costi dai “turchi”, da coloro cioè che potrebbero rappresentare un pericolo per il turista. Sullo sfondo anche l’altra sponda: la Libia e i suoi trafficanti. Non solo storie ma anche riflessioni e analisi su un fenomeno in evoluzione.
Disponibile presso la Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”, anche attraverso il sistema di interprestito.
Per info e contatti:
biblioteca.migrazioni@bellunesinelmondo.it
Facebook: bibliotecaemigrazione
Tel. + 39 0437 941160
da Redazione ABM | Apr 6, 2016 | STORIE...
Franco Dal Mas è un signore di 65 anni, residente a Trichiana da sempre, il quale ha acconsentito a rendersi disponibile per un’intervista e a raccontarci la sua storia. Franco è partito nel 1968, a 18 anni per la Nuova Zelanda. Ha deciso come tutti, di partire per la mancanza di lavoro in Italia. Così, tramite una ditta di Milano ed essendo agevolato avendo il padre che già abitava in Oceania, decise di intraprendere questo viaggio e di cercare lavoro per guadagnarsi i soldi non solo per vivere, ma anche da spedire a casa per la sua famiglia. Lavorò per due anni come aiuto cuoco da contratto lavorativo, il quale prevedeva anche un mese e mezzo di ferie. Guadagnava 230.000 lire al mese. Essendo un uomo dall’animo vivace e senza timidezza si integrò subito con la popolazione (nonostante fosse poco abitata e risieduta da Maori e Scozzesi) e non ebbe problemi nel parlare la lingua. Il tempo libero veniva occupato andando a caccia, andando a pescare oppure giocando con gli amici a pallone. Successivamente avrebbe dovuto decidere se rinnovare il contratto o meno, ma dovendo fare il Servizio Militare obbligatoriamente, fu costretto a rientrare in Italia. Finiti gli impegni, trovò la fidanzata. Successivamente nel 1974 andò in Libia a lavorare per sette anni nei cantieri, in cucina e portò con se’ la moglie, la quale lavorava in lavanderia, lasciando i figli dai nonni.
“La Nuova Zelanda è un’ esperienza che rifarei, li’ ci ho lasciato il cuore”, ci risponde. L’esperienza in Nuova Zelanda fu la più positiva, ritornerebbe volentieri in quel Paese, anche immediatamente, descrivendo ciò come il suo sogno.
da Redazione ABM | Apr 4, 2016 | STORIE...
“Avevo quindici anni, andavo in cerca di frasche, cioè di bastoni per la crescita dei fagioli, erano i primi di giugno. Mi sedetti all’ombra di un cespuglio, mettendo la mano sull’erba fresca, era così fresca che vi appoggiai anche la guancia e mi fece così bene che mi adagiai. Ad un tratto sentii qualcosa scendere sulle guance e mi accorsi che stavo piangendo: perché? Stavo pensando: l’anno prossimo non sarò più qua! Difatti l’anno dopo, a metà di marzo, prendevo per la prima volta a Longarone il treno per Cremona; era l’anno 1948, l’anno che io da sempre conto come inizio della mia migrazione. A Cremona c’è, se non sbaglio, la più alta torre d’Italia. Appena ebbi occasione vi salii: volevo se era possibile vedere all’orizzonte un po’ di bianco, i monti. Guardai da tutti i lati, di monti niente; ci tornai più volte, ma quel che cercavo non lo vidi mai. Ai primi di settembre si mise a piovere, e dissi: la stagione è finita, presi la palla al volo e ritornai al mio amato paese. L’anno dopo però ritornai al paese dopo 19 mesi, perché avevo voluto fare qualcosa anche nei mesi invernali : andavo al mulino, e almeno mi guadagnavo da vivere e così fu anche per gli anni dopo. A 22 anni e 6 mesi andai militare, mi feci mettere autista, la patente l’avevo già, ma volevo imparare a fare il camionista. Pensavo: quando torno a casa avrò un lavoro, così rimarrò a Zoldo. All’inizio andavo bene, avevo un camion e trasportavo truppe, materiali, ma dopo poco ebbi un guasto al motore. Ero diciamo disoccupato, ma proprio in quei giorni l’autista del vice comandante del reggimento si ammalò e chiamarono me a sostituirlo. Alla fine della prima uscita, il ten. col. mi disse: da oggi sei a mia disposizione, e così fu il resto della naia. Provai più volte a farmi rimandare con il camion, niente da fare, tornai a casa sì con la patente, ma mi mancava la pratica. Così cercai di trovarmi un lavoro, ma senza troppa convinzione. A quei tempi, anno 1954, lo Zoldano era al culmine delle partenze per la Germania. Era stato aperto anche un ufficio di assunzioni in cui anch’io mi ero iscritto, ma era già marzo e ancora niente. Avevo deciso di tornare a Cremona, quando proprio in quei giorni mi chiesero se volevo andare a lavorare in Germania e così il 25 aprile 1955 partii per la Germania. “ Per una stagione si può provare”, ritornai dopo un’estate, un inverno e un’altra estate, e così via cosicché ora sono ormai 60 stagioni, da 23 anni sono ora 83. Cosa feci in questi sessant’anni? Misi su una gelateria, mi sposai, arrivarono due figli, due nipotine e ora due pronipoti, da questo lato si può essere più che contenti, dall’altro non è stato così soddisfacente. Dimenticavo: ora posso festeggiare anche i 55 anni di matrimonio. Colgo l’occasione di salutare parenti e amici tutti”.
Vittorio Brustolon
da Redazione ABM | Apr 4, 2016 | STORIE...
Storie vere: Adriano Saccol e Laura Ceccato. E’ un po’ la storia di tanti nostri emigranti, chiamati alle lunghe attese sui marciapiedi e nelle dogane con controlli utili ed efficaci e al difficile impatto con mondi e abitudini diverse, al sapore dolce-amaro dei brevi ritorni al paesello, alla cocciuta ricerca di una dignità da conquistare con il duro lavoro. Adriano, lentiaiese di Villapiana, classe 1938, quarto di cinque maschi, a diciannove anni era già in Svizzera. Dopo circa due anni rientra per il servizio militare, da vero italiano, per essere alpino. Finita la leva, riparte per la Francia arruolato nella grande impresa della C.M.F., Costruzione Moderna Francese, del grande uomo che fu Augusto Mione (uomo della Resistenza, emigrante, uno dei più grandi imprenditori del secolo scorso nell’edilizia in Francia, filantropo, benefattore a più riprese verso il suo paese natale di Lentiai). Lavorò nel nord centro e regione di Parigi in circa tredici cantieri, impresa con circa 2600 dipendenti. Laura, Feltrina, classe 1940, a quattordici anni era già a Torino, poi emigrò in Svizzera e quindi ancora a Torino. Adriano e Laura si conoscevano fin dal 1954 e non si sono mai persi di vista. L’8 agosto 1964 si sposano e pochi giorni dopo partono per la Francia, armati di un grosso baule e tanto entusiasmo, quella Francia che li accoglie benevolmente per ben sedici anni e dove nasce la figlia Wanda. Nel 1980 rientrano definitivamente in Italia. Adriano, dopo quarantacinque anni di lavoro, raggiunge la meritata pensione, ma l’ozio non fa per lui e perciò mette a disposizione la sua esperienza al volontariato, in primis collaborando per la realizzazione della nuova sede ANA, fiore all’occhiello del gruppo, e poi cercando di rendere piacevole l’area PEEP con campi giochi, campi bocce ed altro, per l’aggregazione del quartiere. E’ pure tra i fondatori della Famiglia ex emigranti della Sinistra Piave e tuttora nel Consiglio Direttivo. Ha ottenuto diversi riconoscimenti durante questi anni: tre dal Comune, dalla Bocciofila Lentiai “Follo”, dal Comitato PEEP e dalla Famiglia ex Emigranti Sinistra Piave. Qualche tempo fa, Laura e Adriano hanno raggiunto il traguardo dei 50 anni di matrimonio, un evento che pensavano di festeggiare in sordina con una bicchierata in famiglia. Potete immaginare invece la loro sorpresa e pure la commozione e, perché no, qualche lacrima, quando, al ritorno a casa, invitati ad un aperitivo alla Bocciofila presso il chiosco area verde PEEP , si sono trovati di fronte oltre un centinaio di persone, un suggestivo arco matrimoniale, orchestra e un rinfresco a D.O.C. Una sorpresa preparata dalla figlia in collaborazione con la Bocciofila: c’erano davvero tutti, parenti e amici del rione, coscritti e conoscenti. Tanti auguri!.
da Redazione ABM | Apr 4, 2016 | STORIE...
Ci ha scritto, dalla Francia, Vittorio Zornitta, del quale abbiamo dato notizia e recensito
due suoi libri su Lentiai (vedi BNM dello scorso dicembre a pag.16). Dopo aver ringraziato dell’attenzione posta ai suoi lavori, ci ha raccontato la sua storia di
emigrante, di cui pubblichiamo qui una parte, grati anche per le profonde e giuste
riflessioni sull’ emigrazione e sulla vita, e complimentandoci per i suoi interessi, il
suo impegno sociale e anche per la sua capacità espressiva. La sua lettera termina
con un particolare saluto all’ing. Vincenzo Barcelloni Corte “di cui ho letto il commovente
saluto d’addio”.
“Sono partito da Lentiai nel 1958, a 19 anni, con l’idea di un espatrio provvisorio
di qualche anno. Come tutti gli emigranti, ho molto sofferto della perdita subita
lasciando parenti, amici e luoghi sacri alla memoria, tanto che per molti mesi,
soprattutto alla domenica sera, stentavo a frenare le lacrime. Appena mi è stato
possibile, ho aderito alla Famiglia di Parigi e frequentato le serate ed i viaggi
organizzati dalla signora Giacomina Savi. Ho avuto la fortuna di lavorare in diversi
cantieri dove, fra i tanti immigrati, c’erano diversi italiani ed a volte qualche
lentiaiese. Tutti pieni di nostalgia, ma come è noto, “mal comune, mezzo gaudio”.
La vitalità della giovinezza ha fatto rapidamente il resto. Non solo l’essere
umano finisce per abituarsi a tutte le situazioni, ma il tempo lo aiuta a scoprire
che la natura può essere bella ovunque e che, in ogni luogo, c’è gente buona,
amichevole, pronta ad accogliere e a stringere con gli altri dei legami di fraterna
amicizia. Per essere, per quanto possibile, felici, basterebbe amare il luogo dove
il destino ci conduce a vivere e la gente con cui si vive. Anche se non è sempre
facile, è la regola che ho cercato di impormi. Per amare, bisogna conoscere. Arrivati
al momento del pensionamento con mia moglie ci siamo trasferiti nella
sua casa a Saint-Faust, ai piedi dei Pirenei ed a 40 km. da Lourdes. Malgrado la
mia naturale timidezza ho cercato di incontrare tutti gli anziani del paese e mi
sono fatto raccontare la loro vita. Sono nati due volumi intitolati “Vendanges
Tardives”, pubblicati dalla Biblioteca di Saint-Faust. Poi ho interrogato le persone
aventi una passione particolare: dalla poesia alla scultura del legno, dalla
valorizzazione della lingua locale, il “bearnese”, alla pesca della trota, dalla storia
alla commedia, ecc. Ne ho fatto un altro libro in auto edizione , “Vie e Passions”.
Ho infine interrogato diversi immigrati di origine italiana e pubblicato le loro
storie in “Epousailles d’avenir”, sempre in auto edizione. Ho partecipato ad un
pellegrinaggio in Terrasanta e ne ho scritto il resoconto per la quarantina di partecipanti
in “Voyage aux sources de la foi”. Tutte cose da poco, ma che mi hanno
permesso di vivere con un passatempo interessante, stimolato dal fascino che
provo per le storie degli altri, dal desiderio di non dimenticarle e dal non facile
confronto con la scrittura” (…).