261. Emigranti di ieri. La storia della famiglia Tabacchi

Una storia di vita e di emigrazione, bella e dolorosa nello stesso tempo, è quella che ci racconta un ex emigrante, socio della Famiglia emigranti del Cadore: Angelo Tabacchi, classe 1940 di Sottocastello. «Quelle della mia vita – racconta per introdurre la sua storia – sono piccole e grandi traversie che segnano per sempre la quotidianità di una famiglia. Finiti gli studi all’Istituto Tecnico di Pieve di Cadore, mi trovai subito faccia a faccia con il lavoro vero in un cantiere quando emigrai nel Cantone Vallese, a Mattmark, dove rimasi dal 1957 al 1959. Su consiglio della mia famiglia, secondo la quale quel lavoro non era adatto a me, rientrai in Italia e iniziai a lavorare nel settore elettrico con la ditta Vascellari di Calalzo. Devo dire che il consiglio fu giusto, perché il nuovo lavoro mi piacque subito, anche grazie alle mansioni che mi vennero assegnate. Nel 1963 lavoravo a Longarone a un compito importante, che riuscii a completare appena venti giorni prima della frana del Monte Toc che travolse il paese. Mi andò bene, visto che lo sto raccontando, contrariamente a molti miei colleghi che furono travolti dalla piena. Per me fu ugualmente un brutto colpo. Due anni dopo, nel 1965, mi sposai con Giorgina Boccingher. Una bella giornata, in parte rovinata dalla notizia della tragedia di Mattmark, che si portò via molti miei paesani e amici. Un anno di vita tranquilla, attendendo la nascita del primo figlio, Matteo, venuto al mondo nel novembre 1966, proprio in concomitanza con la grave alluvione che stravolse il Cadore e il Bellunese. Un avvenimento duro e tragico per chi lavorava nel settore elettrico. Seguirono anni di vita tranquilla, rallegrati nell’aprile del 1976 dalla nascita del secondo figlio, Nevio. Una vita normale, con tante gioie in famiglia e in attesa di festeggiare le nozze d’oro, che ricorrevano nel settembre del 2015. Furono anni felici, nei quali la nostra famiglia visse facendo anche terminare la scuola ai due figli. Purtroppo, all’inizio di quell’anno mia moglie venne colpita da un tumore che si aggravò velocemente, tanto che a malapena riuscì a sopravvivere alla festa e morì il 31 dicembre. Fu un dolore immenso, l’amavo molto. Si era dimostrata veramente una madre di famiglia come avevo desiderato. Un dolore reso ancora più forte dal fatto che solo due mesi prima, il 28 ottobre, era morto anche mio fratello Giovanni. Ora vivo nella casa di famiglia a Sottocastello, sempre vicino ai miei figli Matteo e Nevio, che mi stanno dando tante soddisfazioni.

Bellunoradici.net. Questa è la storia di Matteo Bortolin

Bellunoradici.net è il socialnetwork dell’Associazione Bellunesi nel Mondo. Sta per raggiungere i 1000 iscritti, bellunesi residenti al di fuori della provincia di Belluno (Italia o estero) dalla prima alla quinta generazioni. Tra questi anche Matteo Bortolin, originario di Santa Giustina. Questa la sua storia.

Mi chiamo Matteo Bortolin, ho 38 anni, e le mie origini sono 100% bellunesi. Sono nato a Feltre e ho vissuto a Santa Giustina fino a all’età di trent’anni. Mi definisco un feltrino e sono orgoglioso di essere bellunese.

Per venticinque anni ho militato nella Plavis… che bei ricordi!

Per quanto riguarda il mio percordo formativo, dopo il diploma all’ITIS a Feltre, mi sono laureato all’Università degli Studi di Padova in Ingegneria informatica (laurea triennale) e, presso l’Università degli Studi di Reggio Emilia, in Marketing e Comunicazione (seconda laurea). Da sette anni vivo a Barcellona e prima ho vissuto un anno in Australia a Melbourne

Cosa ti ha spinto a emigrare? 

Lavoravo alla Clivet, una gran bella realtá feltrina, occupavo una bella posizione nell’ufficio marketing, tutto andava bene, però ero alla ricerca di qualcosa di più, avevo bisogno di stimoli nuovi, poi ero stanco del sistema italiano dove avanzi solo per conoscenze e la meritocrazia non esiste… vedevo gente stufa, senza futuro, non volevo arrivare nelle stesse condizioni. La crisi del 2009 anche ha fatto la sua parte, infatti ero preoccupato che se in Italia le cose non fossero andate bene avrei dovuto andare all’estero per cercare un lavoro e con l’inglese che avevo non avrei avuto molte chance. Per questo decisi di trasferirmi in Australia, che realmente mi ha cambiato la vita ed é iniziato questo bellissimo viaggio…

E perché hai scelto Barcellona?

Arrivai a Barcellona per una “chica” catalana, la mia attuale fidanzata. L’avevo conosciuta poco prima di partire per l’Australia ed era stato colpo di fulmine, quindi la prima cosa che ho fatto al ritorno dal continente australe è stato quello di prendere il primo volo in direzione Barcellona. Avevo invitato mia madre e mia zia per trascorrere il weekend e, con la scusa, presentai Alex alla mia famiglia; poi la domenica dissi a mia madre che io avevo fatto solo il biglietto di andata e che per il momento  rimanevo nella cittá Condal… quasi sviene dalla notizia… Da qui poi è partita la mia carriera, mi hanno chiamata in Seat (marca del gruppo Volkswagen, equivalente alla nostra Fiat per dimensioni e importanza), dove lavoravo in un progetto internzazionale di web marketing e web analytics; viaggiavo per tutta Europa ed ero in contatto con tutti i top player del mondo digital (google, facebook, youtube, yahoo, adobe, oracle, etc.). Da lì mi hanno chiamato per gestire il team di web marketing in Vueling, la compagnia aerea low cost che fa parte, con Iberia e British, di uno dei gruppi piú grandi al mondo dell’aviazione (IAG). Anche questa fu una esperienza stupenda, dove ho imparato moltissimo. Ho trascorso due anni stupendi, gestendo grandi progetti a livello internazionale e trasversali nel gruppo. Un giorno un head hunter mi chiamò e mi disse che mi voleva proporre per una posizione in Desigual (la terza azienda fashion più potente di Spagna) come global traffic acquisition manager. Non me lo sono fatto ripetere due volte e accettai la proposta, perché era proprio quello che volevo: fare un’esperienza nel settore della moda, ultima tappa prima di poter lanciare la mia azienda.

Appunto. Di cosa si occupa la tua azienda?

The Shearline  ambisce ad essere il primo marchio di denim made in Barcellona. Realmente non ce ne sono: mi piacerebbe creare qualcosa come la Diesel a Bassano.

L’azienda l’ho fondata con Alex, la mia fidanzata. Lei è stilista di moda e lavora in Mango (la seconda azienda di moda spagnola dietro solo a Zara). E’ responsabile della collezione denim di uno dei marchi del gruppo.

La nostra filosofia si basa nel creare capi senza tempo che durano per sempre, grazie a una qualità superiore; frutto dell’esperienza tessile locale e di una produzione sostenibile.

La prima collezione del marchio presenta una giacca in jeans oversize con l’interno in eco montone colorato. Abbiamo iniziato con questo capo perché ci potesse dare la possibilità di essere notati, visto che attualmente non c’è nessuna marca al mondo che fa un prodotto simile al nostro. Siamo riusciti a creare qualcosa di unico! Crediamo fermamente che l’esperienza tessile locale, e con il jeans in particolare, sia un elemento chiave per produrre capi che facciano innamorare. Vogliamo produrre denim di qualità e renderlo disponibile in tutto il mondo attraverso la vendita online dal nostro sito theshearline.com. Un canale attraverso cui le persone abbiano accesso a capi di qualità.  In un mondo di moda globalizzata, ci sono sempre più persone che cercano di differenziarsi, valutando anche quello che c’è dietro il prodotto che acquistano. Il ritmo che la moda ha raggiunto sta diventando insostenibile e il settore ne risente perché il consumatore è saturo. The Shearline ha l’obiettivo di creare collezioni capsula, con un numero limitato di capi, che trasmettano un senso di esclusività. The Shearline significa la linea del cambio, un significato che rispecchia molto la nostra identità: nel nostro piccolo vogliamo lanciare un messaggio per cambiare il sistema attuale della moda fast fashion, con il fine di creare un mondo migliore per noi e per le generazioni future, in quanto il sistema produttivo attuale non è sostenibile.

Vedi un tuo rientro a Belluno?

Magari! Sarebbe un sogno. Mi piacerebbe un giorno avere la possibilità di poter trascorrere una parte dell’anno a casa, dove c’è la mia famiglia e i miei piu grandi amici (le cose che attualmente mi mancano di piu!). Nel mio piano, se tutte le cose andranno bene, credo che non sia una cosa impossibile… vediamo; però ora rimane nel cassetto dei desideri. Mi piacerebbe tornare e contribuire  condividendo quello che ho imparato in questi anni girando il mondo e lavorando per grandi aziende multinazionali, per aiutare la nostra bellissima provincia a crescere soprattutto dal punto di vista turistico. Non ci rendiamo conto del potenziale delle nostre vallate, ogni volta che torno a casa mi soffermo cinque minuti in silenzio a guardare il Pizzocco ed ogni volta è come se fosse la prima volta… concludo sempre con un «Wooow… ma questo è il paradiso!»

Che cosa non funziona in Italia rispetto alla Spagna?

 

Dal punto di vista culturale sono due realtà molto similari. Io non ho avuto nessun problema ad ambientarmi: si mangia benissimo e il clima è stupendo. La politica più o meno funziona come da noi; probabilmente hanno mangiato meno che in Italia… La differenza sostanziale per me è che qui la gente crede in un futuro migliore; ha uno spirito più ottimista. Ogni volta che torno a casa sento sempre tutti che si lamentano, che le cose così non vanno e vedo gente sfiduciata, delusa e questo è molto triste perché potremmo essere il Paese più prospero e ricco al mondo. Non ci manca niente, invece ci facciamo male con le nostre stesse mani. Spero che un giorno questo cambi e che finalmente le cose cambino per il bene della gente!

Le tante storie di Giacomo Alpagotti

Al mattino mi venne detto che mi sarei dovuto recare a Tebidaba per la manutenzione di routine. Assieme a me ci sarebbe stato Christopher, il futuro caporeparto nigeriano, che mi venne affiancato per fare esperienza.

Io e Christopher ci conoscevamo da tanto tempo e tra noi c’era stima reciproca. Io lo apprezzavo per la sua umiltà e disponibilità, e lui ricambiava per le stesse ragioni. Inoltre, sapeva che in qualsiasi circostanza poteva contare sulle mie capacità.

Il viaggio da Brass a Tebidaba, quando tutto andava bene, durava circa quattro ore.Partimmo il giorno dopo verso le otto del mattino. Attraversammo un largo braccio del fiume Niger, uno dei tanti del suo delta e, giunti alla sponda opposta, ci inserimmo in uno dei piccoli canali. L’influenza della marea si faceva sentire, la navigazione lungo questi canali non era mai monotona. Finalmente arrivammo alla flow station di Tebidaba. Ormai era mezzogiorno passato e pensavamo che il cuoco ci avesse preparato il pranzo. Purtroppo, però, come succedeva spesso, era rimasto senza viveri. Conoscendo la situazione, avevamo portato la scorta per alcuni giorni. Sistemate le nostre cose negli alloggi, ci recammo all’impianto per farci un’idea di quanto lavoro ci sarebbe spettato. Ritornando verso la mensa Christopher mi fermò e mi disse: «Vedi quella donna con il contenitore dell’acqua che sta salendo sulla canoa? Mi sembra di conoscerla, assomiglia a una ragazza scomparsa dal mio villaggio due o tre anni fa. Probabile che mi sbagli e che semplicemente sia una che le assomiglia fortemente. Al villaggio i familiari la piangono come se fosse morta». Della cosa non parlammo più fino al mattino seguente, quando la donna venne ad attingere acqua al nostro rubinetto. Appena vide Christopher, con discrezione gli fece cenno di avvicinarsi. Gli disse chi era, e aggiunse che aveva paura, perché l’uomo con cui viveva era molto sospettoso. Se l’avesse vista parlare con qualcuno del campo l’avrebbe fatta fuori.

In fretta riempì la tanica dell’acqua e ritornò alla sua capanna. Nelle poche parole scambiate con Christopher, gli disse che era stata rapita e venduta, e lo pregò di aiutarla a scappare. Christopher venne da me e mi chiese consiglio su come farla fuggire. Riflettemmo un po’, poi decidemmo che sarebbe stato opportuno aspettare il giorno seguente. Nel frattempo, mettemmo al corrente della situazione il capitano responsabile dei trasporti, che saputo della situazione ci assicurò che avrebbe mandato quanto prima un Sea Truck per l’emergenza.

Ci raccomandammo con il comandante del motoscafo di non fermarsi in nessun posto fino al Brass terminal, là ci sarebbe stato il capitano ad attendere la passeggera.

Il motoscafo partì subito. Il più era fatto, ma rimanemmo in ansia ad aspettare la chiamata del capitano. Finalmente verso le due del pomeriggio ci chiamò, dicendoci che la donna era arrivata sana e salva. Il giorno seguente, a metà pomeriggio arrivò alla capanna il rapitore. Lo vedemmo cercare affannosamente la donna, non trovandola, caricò le sue cose sulla canoa, incendiò la capanna e partì sul delta del Niger.

Dissi a Christopher: «Tutto è bene quel che finisce bene».

03. Storie della community di Bellunoradici.net: Mattia Dal Borgo

Mattia Dal Borgo, nato nel 1990 a Belluno, è cresciuto a Quers in Alpago. Ha frequentato l’istituto tecnico industriale “G. Segato” a Belluno, con specializzazione meccanica. Dopo la maturità, nel 2009 si iscrive alla Facoltà di Ingegneria Meccanica all’Università degli Studi di Udine, sia per la Laurea Triennale (conseguita a luglio 2012) che per la Laurea Magistrale (conseguita a luglio 2014).Dopo la laurea si concede due mesi di tempo per scegliere al meglio il suo futuro, sebbene le proposte di lavoro iniziassero già a “fioccare”. Alla fine sceglie la migliore: ingegnere meccanico alla Deca Design di Deni De Cesero, a Belluno. Inizia a lavorare in Deca a fine settembre 2014. La Deca Design è uno studio tecnico di progettazione meccanica, specializzato in servizi di ingegneria per l’industria petrolifera e del gas (Oil & Gas); inoltre, progetta gru, sistemi di sollevamento, impianti automatici e macchine speciali operanti in tutto il mondo. In Deca Design ha l’opportunità di crescere e di imparare molto, grazie ad una collaborazione tra colleghi eccellenti e a un datore di lavoro che crea costantemente le migliori condizioni affinché i propri dipendenti possano esprimersi al meglio. L’anno seguente gli arriva una proposta insolita. Gli chiedono di concorrere per una prestigiosa borsa di studio europea per il dottorato di ricerca all’estero. Senza alcuna aspettativa fa domanda e viene assunto dall’Institute of Sound and Vibration Research (ISVR) della University of Southampton, nel sud Inghilterra. Dispiaciuto di lasciare la Deca Design, l’Alpago e Belluno, nel settembre 2015 parte per questa nuova avventura. Il suo progetto di ricerca è interamente finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Marie Sklodowska-Curie Actions che ha come scopo primario la formazione delle persone. Oltre alla pura ricerca, quindi, questo programma permette di acquisire una esperienza all’estero e di integrare la propria formazione con competenze o discipline che sono utili per la propria prospettiva di carriera. All’interno di questo programma è inserito il progetto ANTARES, di cui Mattia fa parte assieme ad altri 13 ricercatori dislocati in altre università ed aziende europee tra Olanda, Belgio, Germania, Spagna e Italia. Il suo lavoro consiste nella ricerca di soluzioni innovative per la riduzione delle vibrazioni in strutture meccaniche e civili. Una tecnologia che cha preso il nome di smart structures, ovvero: strutture intelligenti. Le applicazioni sono molte: dagli aeroplani agli elicotteri, alle strutture spaziali, alle imbarcazioni navali, ma anche ponti, stadi, grattacieli e abitazioni civili. Quali sono le difficoltà del territorio bellunese?Nella comunicazione. E’ un problema da noi che colpisce tutti i settori. La realtà del mondo in cui viviamo è questa: se vuoi vivere, devi respirare; se vuoi lavorare, devi parlare inglese (almeno). Non deve essere visto come un ostacolo, ma come un’opportunità di crescita. Imparare una nuova lingua non significa dire le cose in modo diverso, significa imparare a pensare in modo diverso. Per questo bisogna responsabilizzare di più le persone, ma bisogna anche offrire loro migliori strumenti e risorse.

Un suggerimento per potenziare la provincia di Belluno

Aprendo le porte a chi ha idee e volontà di investire sul territorio, magari ampliando l’offerta turistica, oppure dando vita a nuove attività. Ciò creerebbe più occupazione, anche giovanile. E’ importante sostenere le persone che dedicano il proprio tempo a servizio del territorio. Ci vogliono delle regole semplici e trasparenti (senza sorprese) per chi vuole investire.

Un giorno tornerai a Belluno?

Non posso giurartelo, ma ho tutta l’intenzione di farlo. Lì c’è la mia gioia, lì ci sono i miei amici, lì ci sono le mie montagne e lì sono le mie radici. Sono fiero di essere bellunese. Voglio che questa esperienza all’estero mi aiuti a crescere, a migliorare, per poi tornare a Belluno offrendo tutto ciò che ho imparato.

Cosa ti aspetti dall’Associazione Bellunesi nel Mondo?

Mi aspetto che mi tenga sempre informato sulle continue eccellenze, conquiste e iniziative del popolo bellunese. Mi faccia sentire appartenente ad una comunità che condivide tradizioni, valori e cultura ineguagliabili. E che non mi faccia mai sentire dimenticato.

Un messaggio ai politici

Credete nel Bellunese, portate investimenti a Belluno. Non ho mai visto nessuno che abbia gli stessi valori e che lavori con così tanta passione come i nostri conterranei. Siate ottimisti, propositivi, critici, ma costruttivi. La nostra gente non ha bisogno di politici che trasmettono sentimenti di vittimismo e di costanti lamentele, non portano a nulla. La gente ha bisogno di politici che si impegnano, che si danno da fare e propongono nuove idee

…. e uno ai giovani bellunesi 

Vorrei ripetere una frase di Madre Teresa di Calcutta “La vita è una sfida, affrontala”. Ognuno di noi ha una passione, un sogno, un desiderio. Bisogna rincorrerlo, bisogna provarci mettendoci tutta la volontà senza mai perdere la fiducia in noi stessi. Provate, sperimentate e createvi voi stessi il percorso di crescita che vi porterà al vostro obiettivo. Non c’è nessuno che lo farà per voi, ma non c’è nemmeno nessuno che vi possa negare di farlo.

 

232. Storie della community di Bellunoradici.net: Cristina Stievano

La community del socialnetwork www.bellunoradici.net sta per raggiungere i 1000 iscritti. Uno di questi è Cristina Stievano. Pubblichiamo la sua storia.

Mi chiamo Cristina Stievano, orgogliosa bellunese, vivo a Seattle (Stati Uniti) da due anni. Ho 30 anni e da otto vivo all’estero (con un breve intramezzo in Italia). Dopo essermi diplomata al Liceo Scientifico “G. Galiliei”, ho lasciato Belluno alla volta di Udine, dove mi sono laureata in Economia, e poi di Padova, dove ho frequentato Economia ed Amministrazione delle Imprese. In quegli anni è cresciuta la mia passione per l’estero attraverso amicizie con studenti stranieri, che mi ha portato a frequentare un corso di inglese avanzato ed applicare per tutti i programmi esteri dell’università. Grazie all’Università di Economia di Padova ho partecipato ad un programma di scambio incentrato su Management e Imprenditorialità alla Michigan-Dearnborn University (USA), ed ho studiato un anno alla Copenhagen Business School, in Danimarca, dove ho concluso la mia laurea magistrale e trovato il mio primo lavoro come Project Manager in Maersk, azienda leader nello Shipping. Incuriosita da un’opportunità di lavoro nel mio paese, mi sono poi trasferita a Milano, dove ho lavorato come Project Manager nel team di e-commerce di Vodafone. Non è passato molto tempo prima che ripartissi per l’estero, assunta da Amazon tra Scozia e Lussemburgo, dove ho conosciuto il mio compagno cagliaritano, con il quale ho intrapreso l’avventura americana nel 2015 qui a Seattle. Dopo aver lanciato il supporto per il nuovo servizio di food delivery di Amazon, Amazon Restaurants, sono attualmente Manager di un team globale responsabile di iniziative di Change Management per milioni di aziende e privati che vendono su Amazon.

Cosa ti manca di Belluno?

Senza dubbio la mia famiglia e i ricordi di un’infanzia spensierata e bellissima. Belluno e i bellunesi mi hanno dato tanto: una solida istruzione, un’infanzia sicura tra bei paesaggi e persone affettuose, insegnato concretezza, tenacia e il valore di lavorare sodo per raggiungere i propri obbiettivi. Ah, mi manca anche la polenta (ne cucino una versione americana regolarmente qui a Seattle per gli amici).

Un giorno tornerai?

Mai dire mai! Innanzitutto, ci tengo moltissimo a tornare a Belluno ogni volta che posso, anche solo per qualche giorno, di passaggio da un viaggio di lavoro in quella parte del mondo. Scherzavo recentemente sul fatto che da pensionata mi immagino a gestire un Bed and Breakfast… magari sulle rive del Piave!

Cosa ti piacerebbe cambiare di Belluno?

Mi piacerebbe vedere la città e i suoi abitanti diventare più aperti al nuovo e al diverso, meno “scettici”. Recentemente ho letto di casi di successo nella provincia di Belluno nell’inserimento sul mercato del lavoro di immigrati, che mi ha resa molto orgogliosa. Belluno ha tanto da offrire e mi piace pensare che persone provenienti da altri Paesi possano trovare a Belluno la stessa ospitalità e opportunità che ho trovato io all’estero.

Un suggerimento per i giovani? 

Penso che la vita ti dia tanto quanto tu ci metta, e che le persone facciano la differenza. Coltivate le vostre passioni e ambizioni e non mollate nei momenti duri, per me sono stati quelli di maggiore crescita. Consiglio ai giovani in cerca della prossima avventura di vita o lavorativa di affidarsi a chi “ci è già passato” per consigli e prospettive. In questo ambito, iniziative come l’Associazione Bellunesi nel Mondo e Bellunoradici.net sono preziosissime nel costruire reti di mentor e sponsor e condividere esperienze. Una delle cose più preziose che porto con me sono le relazioni che ho costruito con persone provenienti da ogni parte del mondo, che mi hanno arricchita profondamente.

224. Bellunoradici.net. La storia di Mara Slongo scritta da Gianluigi Bazzocco

Tempo fa scrissi alcune riflessioni sulle attitudini, competenze ed abilità dei nostri emigranti e sulla loro intelligenza, capacità e fantasia di sapersi esprimere, conquistando posti di grandissima responsabilità ed eccellenza pur rimanendo di grande umiltà nell’esercitare il ruolo da essi conquistato. Desidero quindi, con questo articolo/intervista, fare riferimento ad una vera e propria V.I.P. Una signora che non ha mai cercato la ribalta e che rispecchia nel modo migliore il pensiero espresso sopra. Ecco perciò l’ intervista che la Signora Mara Slongo ha avuto la bontà di concedermi per il nostro mensile e della quale pubblicherò solo la parte iniziale.

Nasce a Fonzaso nel  1954. Rimane con la nonna, e sarà poi condotta in Svizzera dove già c’erano i genitori emigrati nel ’52. Qui cresce e studia fino al diploma. La vita non Le è stata facile in un cantone  come Glarus, dove si parla un dialetto stretto incomprensibile anche ai tedeschi. Fin dall’asilo capisce che sarà dura perché deve diventare da subito poliglotta. Italiano a casa, tedesco a scuola e naturalmente dialetto. Già alle medie affronta le altre due lingue: Francese e Inglese. Non è certo tipo da perdersi d’animo e dunque supera anche questi scogli. I primi segnali di indipendenza arrivano quando  per permettersi l’acquisto di stoffe che poi confezionerà in abiti da sola, durante le vacanze va a lavorare. Piccoli lavori ma già formativi. Non perde un anno di scuola e a 19 anni si diploma  Perito aziendale con indirizzo ragionieristico e linguistico. Tedesco e Italiano non hanno per lei segreti mentre c’è una piccola zoppia in Francese ed Inglese. Come fare? Andare ad ovest dove le parlano ambedue. Contatta una cugina della mamma che è felice di ospitarla e piomba in Canada dove scopre che anche italiano e tedesco sono parimenti parlate. Rimane un anno e mezzo, di giorno lavora e di sera frequenta il College. La sua parlata era diventata fluida e decide di tornare in Svizzera dopo una soddisfacente, questa volta, vacanza.

Appena rientrata in Svizzera dove trova lavoro? – In funzione dell’esperienza maturata vengo assunta nel ramo commerciale di un’azienda produttrice di strumenti di alta precisione con sede a Zurigo -.

Come arriva invece a Torino? – Dopo appena due anni, siamo a fine ’76, sento dentro di me il forte desiderio di tornare in Italia, la mia terra di origine: presento un curriculum alla Costan di Limana e l’esito è positivo. Il mio primo incarico è però fuori sede, infatti devo trasferirmi per due mesi a Torino per dare assistenza ad un trasferimento di un’unità produttiva dal Piemonte al Veneto, ma proprio a Torino conosco colui che diverrà poi mio marito, rimango quindi nella città Sabauda -.

Qual è stata la strada per entrare in FIAT? Conoscenze? – La più semplice, la più scontata: faccio un’inserzione sul più diffuso quotidiano locale, l’Ufficio Personale Fiat mi contatta nella stessa giornata proponendomi un colloquio immediato, trascuro le altre offerte e vado a presentarmi. Il colloquio è lungo e molto selettivo quasi quanto un esame ma lo supero. Rimango in Fiat per 38 anni -.

All’inizio ha avuto difficoltà con le colleghe/i?  – Non è stato facile, nessuno credeva che a 23 anni e senza raccomandazioni potessi occupare la segreteria di un Amministratore Delegato. Forse erano in possesso di un Italiano più forbito del mio ma di certo erano carenti nell’Inglese, Francese e Tedesco che per me non avevano segreti, da qui un pizzico di gelosia che sfogavano parlando tra loro sovente in dialetto piemontese, ma imparai anche quello -.

La sua scalata verso le alte cariche è sempre stata costante? – Come detto il mio primo incarico fu quello di Segretaria Assistente di Direzione che ho sempre ricoperto anche in altri settori dell’azienda. Era complicato in quegli anni gestire i personaggi che ricoprivano incarichi prestigiosi: non esistevano i cellulari e poter comunicare con chi, per ragioni di lavoro, viaggia molto era piuttosto difficile. Ricordo che talvolta facevo fermare dagli addetti le auto di servizio ai caselli autostradali onde poter conferire telefonicamente. Il mio percorso ha visto nell’80 e nell’83  le nascite delle mie due figlie, e nonostante le brevi gravidanze, gli scioperi selvaggi di quel periodo, la marcia dei 40.000 non si è mai interrotto e nel 98 la svolta: mi viene proposta la Segreteria della Presidenza -.

Mara, mi pare di capire che Lei abbia stabilito un record unico: lavorare con tre Presidenti. Sbaglio? – No non sbaglia, in Fiat non era mai successo -.

Da chi vuole incominciare?  – Inizio nel ’98 con l’Avvocato Paolo Fresco appena arrivato dagli Stati Uniti con un assistente che parlava solo in Inglese. Per un manager di primissimo piano e di altissimo carisma già numero 2 della General Electric Americana c’era la necessità di una segretaria assistente multilingue che conoscesse a fondo la realtà aziendale e che sapesse districarsi tra i suoi meandri e fui scelta. Ricordo un uso pressoché continuo del telefono mentre l’altro orecchio era perennemente in ascolto di comunicazioni e discorsi “live”, insomma era necessario sdoppiarsi. Gli successe il Dottor Umberto Agnelli che purtroppo scomparse dopo poco più di un anno. Era un persona davvero squisita ed elegante, molto riservata e amante delle tradizioni, con un altissimo senso del dovere e preparatissimo attore del mondo finanziario. Il terzo presidente chiamato a dare continuità all’Azienda fu l’avvocato Luca Cordero di Montezemolo, appena eletto alla Presidenza di Confindustria e da anni presidente della Ferrari. Le tre cariche contemporanee di certo non furono una passeggiata ma Montezemolo riuscì a gestirle contemporaneamente in modo eccellente. In quel periodo di iperattività frenetica spesso succedeva che la tensione salisse alle stelle, ma il Presidente sapeva sempre ricondurre tutto alla normalità con il suo fare garbato e gentile che talvolta si trasformava in una rosa appoggiata sulla scrivania -.

C’è un ulteriore evoluzione nella sua carriera? – Si negli ultimi tre anni della mia permanenza in Fiat, in funzione di tutte le esperienze acquisite sul campo insieme all’ex assistente del Dottor Umberto sono chiamata alla gestione della Segreteria Generale. Significa essere di supporto alle due segreterie ai vertici dell’Azienda: quella della Presidenza dell’Ingegner John Elkann, di cui ricordo i primi passi di laureando sotto la guida dell’Avvocato Fresco e quella dell’Amministratore Delegato Dottor Sergio Marchionne, Presidente della Ferrari, l’uomo che ha saputo ribaltare il destino di Fiat in FCA, ovvero trasformarla in una realtà ItaloAmericana di risonanza mondiale. Da allora i C.d.A e le riunioni istituzionali e societarie di FCA si svolgono presso le varie sedi produttive sparse in tutto il mondo e di conseguenza ad ogni convocazione dovevo essere pronta a trasferirmi per qualche giorno nelle sedi designate. Tutto ciò a conferma della nuova caratura internazionale della FCA -.

Ricorda qualche aneddoto che in qualche modo la riguardi anche se marginalmente? – Non al momento – Ma dopo un mezzo sorriso racconta: – Negli anni 90, senza alcun preavviso fui convocata in una mega riunione nella sede storica di Corso Marconi a Torino con i maggiori capitani d’Industria d’Europa, tra questi Monsieur Giscard D’Estaing. Presidente era l’Avvocato Gianni Agnelli e il compito della riunione era redigere lo Statuto dell’Associazione per l’Unione Monetaria Europea. Mi sentivo a disagio per il mio abbigliamento poco formale e per la presenza di personaggi che davvero rappresentavano il Gotha dell’Industria e della Finanza Europea. L’inizio della riunione era atteso da parte del Presidente in carica che, appena entrato nel salone mi dedicò uno sguardo veloce ed un altrettanto sintetico saluto in perfetto Francese: “Bonjour madame”. Ecco quella fu la molla che mi diede coraggio e sicurezza, capii che il carisma di certi personaggi era una dote dai poteri inspiegabili che aveva la possibilità di trasmettere sensazioni a distanza. Questo potere è stato in parte trasferito al nipote John che amava profondamente il nonno e che ne sta raccogliendo l’eredità -..

Le hanno mai chiesto pareri? – Qualche volta ma ho sempre evitato di formularne. Nell’ambito Fiat la riservatezza è sempre stata considerata una cortese abitudine di uso comune.

Ha mai fatto pesare ad alcuno la sua posizione? – Mai. Non mi era necessario -.

I giornali rispecchiano o hanno rispecchiato fedelmente sia l’uomo sia il manager? – No. Per niente -.

Intelligenza, modestia, senso di responsabilità, discrezione le sente sue doti? Si! Senza falsa modestia -.

Lei dimostra grande dirittura morale e forza interiore, chi gliel’ha trasmessa? – Soprattutto l’esempio e i consigli di mio padre -.

Il quale ha guidato a lungo Famiglie ex Emigranti. – Si,. Per 25 anni a Glarus in Svizzera e poi per circa 20 anni da Limana, quella della Sinistra Piave

Nel 2014 è stata insignita dal Presidente della Repubblica della Stella al Merito del Lavoro. Crede di dover ringraziare qualcuno per i suoi successi? Si in primis la mia caparbietà e la mia straordinaria famiglia, poi i miei suoceri, persone splendide che mi hanno dato la possibilità di poter gestire i miei orari di lavoro sempre lunghissimi ed impegnativi, i miei genitori che anche se fisicamente lontani erano sempre presenti nel cuore. Ma non dimenticherò mai la mia nonna materna che nei primissimi anni della mia vita è stata contemporaneamente mamma e nonna prima di raggiungere i miei nel Canton Glarus in Svizzera -.

In conclusione un’esortazione ai giovani. – Siate sempre umili e vogliosi di imparare ma allo stesso tempo determinati nel raggiungere gli obiettivi importanti -.

Grazie signora Mara per l’ opportunità , disponibilità e il garbo accordatimi.

Attraverso questa lunga intervista si evidenzia non tanto  lo sbandieramento delle  proprie capacità, certamente apprezzate e riconosciute, ma come con l’umiltà, il rispetto verso il ruolo che si ricopre, la discrezione e la consapevolezza di essere vicini a persone non comuni, si possa assurgere a livelli importantissimi. Rimanere per lunghi anni vicino a tali personalità il cui valore internazionale è assoluto, deve per forza rispecchiare doti elevate. Sia tutto questo di ulteriore sprone ai nostri giovani che cercano di emergere in un contesto che, forse, non dà sempre loro le possibilità sperate. Conquistate il vostro futuro.

Da sinistra Gianluigi Bazzocco e Mara Slogo

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