27. L’Associazione Bellunese nel Mondo celebra la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”

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8 agosto. Giornata del sacrificio del lavoro italiano all'estero.

“8 agosto. Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”. Questa giornata cade ogni anno il giorno 8 di agosto, anniversario della tragedia di Marcinelle. L’8 agosto 1956 nella miniera del “Bois du Cazier”, in Belgio un incendio causò la morte di 262 minatori, di cui 136 italiani. La miniera di Marcinelle è diventata un simbolo e un santuario della memoria per tutti gli emigranti italiani che hanno perso la vita sul lavoro, spesso un lavoro duro, faticoso e pericoloso.

La giornata onora la memoria degli emigranti italiani di ogni paese e regione che, alla ricerca di un futuro migliore per sé e per la propria famiglia, hanno affrontato grandi sacrifici e difficoltà.

E a tal proposito l’Associazione Bellunesi nel Mondo celebrerà questa giornata domenica 8 agosto alle ore 11.00 a Belluno, davanti al monumento dell’emigrante in via Cavour 3.
Questo il programma. Saluto del sindaco di Belluno, Jacopo Massaro; saluto del presidente Abm, Oscar De Bona; saluto dell’assessore della Regione veneto ai Flussi migratori, Cristiano Corazzari; intervento di alcuni ex minatori; benedizione del cero.

«Faremo ascoltare inoltre – le parole del presidente Abm Oscar De Bona – il video saluto del sindaco di Charleroi, Paul Magnette. Non dobbiamo infatti dimenticare che a

Marcinelle perse la vita anche un bellunese, il sedicense Dino Della Vecchia».
Oltre alle autorità saranno presenti anche le Famiglie Ex emigranti con il proprio gagliardetto.

La commemorazione si svolgerà all’aperto, nel pieno rispetto delle normative anti Covid-19. Inoltre verrà garantita la diretta sul canale YouTube e la pagina Facebook dell’Associazione Bellunesi nel mondo in modo da permettere a chiunque di partecipare a questa importante giornata dedicata all’emigrazione italiana.

Lino Rota. La memoria di Marcinelle

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Si dice che la storia sia maestra di vita, ma molte volte, purtroppo, la storia ha la memoria corta. O meglio, gli uomini che la fanno, hanno la memoria corta. Nel corso degli anni, dei secoli, sono state innumerevoli le stragi che hanno colpito l’umanità: a volte sono state provocate dalle guerre, altre volte da calamità naturali o dall’incuria dell’uomo.

Nella maggior parte dei casi questi eventi si ricordano negli anniversari, con interventi politici che talvolta sono semplicemente appuntamenti di routine in un mondo dominato dalla velocità e dall’interesse. Si tiene un breve discorso davanti ai monumenti che riportano sfilze di nomi e di date, si appoggia una corona di fiori e poi via al prossimo impegno. 

Ma chi non dimentica sono i familiari delle infinite vittime, per i quali il tempo si è congelato nel dolore per la perdita di un figlio, di un padre, un marito, un fratello. E poi ci sono coloro che quella particolare strage l’hanno vissuta, o perché hanno avuto la fortuna di essere stati graziati, oppure per aver partecipato ai soccorsi, al recupero di chi è rimasto ferito o peggio ha perso la vita. 

Questa mia riflessione è nata nel mese di aprile di due anni fa, quando gli Amici della Sezione Alpini di Vigonza Padova mi hanno invitato a partecipare al compleanno di un ex minatore che già conoscevo, ma solo telefonicamente, perché mi aveva dato una mano per raccogliere i dati per il mio libro Carne da miniera dedicato ai minatori morti in incidenti nelle miniere belghe. 

La persona straordinaria alla quale voglio dedicare quest’articolo si chiama Lino Rota e il 3 aprile di quest’anno ha compiuto ben 92 anni. Abita a Nembro con la moglie Mariuccia, una donna dolcissima, il suo braccio destro di tutta la vita. 

Ma perché voglio parlarvi di lui e cos’ha di straordinario Lino? Beh, per me tutta la sua vita è straordinaria, ma l’apice lo ha raggiunto quando nel 1956, esattamente l’8 agosto, è stato chiamato come soccorritore alla miniera Bois du Cazier a Marcinelle, in Belgio, nel tragico teatro della terza più grande strage che ha coinvolto i nostri avi, dove hanno trovato la morte ben 262 uomini, dei quali 136 italiani. 

Tutti noi abbiamo sentito parlare, letto o visto film di questa immane tragedia che ha reso martiri tutti questi uomini (il più giovane aveva 14 anni) condannati a una morte orrenda tra fiamme e fumo da un patto scellerato tra i due Stati, Italia e Belgio. Ma una cosa è sentirne parlare o leggerne, un’altra è viverla. 

Lino, il minatore italiano entrato nel ’48 nel bacino carbonifero di Charleroi, il soccorritore, il porion poi, dal sorriso limpido, oggi ha occhi saggi e sereni, ma questi suoi occhi hanno visto l’orrore puro, la disperazione di tante, troppe donne, ha visto piangere troppi orfani, ha respirato l’odore della morte, ha rischiato la vita per cercare qualcuno vivo nell’inferno. 

Lino da giovane nel bacino di Charleroi

Lino è stato davanti a me, a raccontarmi il buio dei pozzi, mentre i tanti che hanno vissuto quegli infiniti giorni di fuoco e fumo come sconosciuti eroi non ci sono più. È uno degli ultimi preziosi testimoni e merita di essere ringraziato ancor oggi, oltre che essere ascoltato, soprattutto dalle nuove generazioni. Inoltre, dovrebbe essere onorato come si onorano gli eroi veri: perché lui, dopo aver visto l’inimmaginabile a Marcinelle, non ha mollato tutto, ma ha continuato a lavorare in miniera, non un mese o un anno, ma fino al ’74, quando è tornato in Italia.

Ma dal suo cuore i ricordi del carbone, delle gallerie, dei vagoncini, delle lampade, non mai è riuscito a cacciarli e così, pezzo su pezzo, con il supporto della sua Mariuccia, a Nembro ha costruito il “suo” museo, riassunto completo di una vita sì di sacrificio dentro e sopra una miniera, ma soprattutto di coraggio, di dignità, di amore. Il museo, allestito in una cavità della roccia e denominato dal Comune di Nembro “Piazzetta dell’Emigrante”, è stato ricostruito come l’entrata di una miniera di fronte alla quale poteva trovarsi un emigrato italiano.

Nel corso di tutti questi anni è stato fortemente arricchito di testimonianze preziose e dal grande valore storico (attrezzi, materiali, documenti e foto), grazie all’impegno della famiglia Rota nel recuperare oggetti direttamente in Belgio. Tutti gli elementi che compongono il museo sono stati catalogati come “Collezione Lino Rota.

Lino davanti al museo creato da lui e Mariuccia

Un riassunto visivo, che merita di essere visitato con lo stesso spirito con il quale si visita una chiesa: rispetto e riflessione. 

Io quel 3 aprile, al pranzo, ho visto un momento Lino commuoversi e vedendo quelle lacrime solcare il suo viso, per un attimo ho rivisto mio padre, anche lui minatore, e così impulsivamente l’ho stretto a me immaginando di stringere lui. Per immaginare di ringraziarlo dopo tanti anni che è lontano da me. 

Ecco, questi sono i veri eroi: Lino, mio padre, mio zio e tutte le migliaia di minatori di tutto il mondo. E anche se le istituzioni non sempre se ne ricordano, siamo noi figli di questi uomini, spesso abbandonati dalle loro patrie, che ci hanno lasciato morendo sotto terra comi i topi, o soffocati negli ospedali, nell’indifferenza dei grandi politici, che li ammiriamo e li ringraziamo. 

Per questo io dico: grazie Lino per quello che sei stato e per quello che sei, grazie Mariuccia per il tuo amore e l’aiuto che gli dai, e grazie a voi amici Alpini di Vigonza per avermi voluto insieme a condividere il compleanno di un Uomo Vero che non dimenticherò. 

Walter Basso

Mariuccia e Lino

64° anniversario di Marcinelle e Giornata del sacrificio del lavoro degli italiani all’estero

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La commemorazione del 64° anniversario di Marcinelle e della “Giornata del sacrifico dei lavoro degli italiani all’estero” organizzata dall’Associazione Bellunesi nel Mondo davanti alla propria sede in via Cavour 3 a Belluno. Si ringrazia Doriano Dalla Piazza per le riprese.

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Il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del 64° anniversario della tragedia di Marcinelle

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Sergio Mattarella

Pubblichiamo il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 64° anniversario della tragedia di Marcinelle, sabato 8 agosto 2020:

«Nel giorno che sessantaquattro anni fa a Marcinelle vide scomparire 262 minatori, tra cui 136 italiani, facciamo memoria del sacrificio sul lavoro di tanti nostri connazionali emigrati.
La giornata a loro dedicata acquista un altissimo valore: innumerevoli cittadini italiani – in circostanze spesso eccezionalmente complesse e rischiose – hanno dato prova di abnegazione e di impegno nell’adempimento dei propri compiti professionali, in Patria e all’estero.
Se avvertiamo con particolare intensità il ricordo di quanto accadde al Bois du Cazier è anche perché negli ultimi mesi l’emergenza sanitaria ci ha rafforzato la comprensione delle espressioni “sacrificio” e “sicurezza sul lavoro”.
La ricerca di un futuro migliore è il messaggio che la tragedia di Marcinelle incarna.
Una ricerca che non può prescindere dalla piena realizzazione del diritto al lavoro in ogni sua sfaccettatura: dalle possibilità di studio e di formazione alle pari opportunità; dalla salvaguardia della salute all’accesso ad ammortizzatori sociali sempre più efficaci, al livello nazionale ed europeo.
Rinnovo dunque la più sentita vicinanza della Repubblica ai familiari di quanti hanno perso la vita sul luogo di lavoro. Accanto ai minatori scomparsi 64 anni orsono, mi si consenta di dedicare un pensiero particolare ai moltissimi operatori sanitari deceduti negli ultimi mesi mentre prestavano cure mediche e assistenza ai contagiati dal Covid-19.
Oggi, come allora, il sacrificio di questi lavoratori merita il profondo rispetto dell’Italia intera».

64° anniversario di Marcinelle. Il messaggio del Ministro degli esteri Luigi Di Maio

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Luigi Di Maio

“Solo le società che garantiscono il diritto al lavoro e la sicurezza del reddito possono progredire. Perché ci sia vero progresso, il lavoro e i lavoratori devono ricevere le giuste tutele. E questo vale anche per tutti i connazionali che nel corso della nostra storia hanno lasciato l’Italia per emigrare all’estero in cerca di realizzazione. I loro diritti e la loro tutela acquistano ancora più valore, in considerazione delle tante difficoltà che hanno dovuto sostenere”.

Marcinelle

Così il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio in occasione del 64º anniversario del disastro di Marcinelle, che si è commemorato sabato 8 agosto, giorno in cui nel 1956 morirono nella miniera del Bois du Cazier 262 persone, tra cui 136 italiani. Nel messaggio indirizzato ai connazionali e diffuso dalla rete diplomatico-consolare, il ministro ricorda che “dal 2001 l’Italia commemora con la “Giornata del Sacrificio del Lavoro italiano nel Mondo” tutti i lavoratori italiani scomparsi mentre svolgevano la loro professione. Quest’anno, a causa della pandemia da COVID-19, onoriamo il ricordo della tragedia di Marcinelle in una condizione di distanza fisica, ma di grande vicinanza e solidarietà”.

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