«L’Associazione Bellunesi nel Mondo non dimentica i suoi emigranti – le parole del presidente Abm Oscar De Bona – e in particolar modo coloro che sono periti all’estero a causa di incidenti sul lavoro, lontani dalla propria famiglia» Era l’8 agosto del 1956, quando un incendio scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbon fossile del Bois du Cazier (Marcinelle – Belgio) provocò un disastro che segnò per sempre la storia dell’emigrazione italiana. 262 vittime, provenienti da 12 diversi paesi,136 italiani. La tragedia, con il suo dolore, permise tuttavia di far luce sulle deplorevoli condizioni di lavoro nelle miniere, contribuendo finalmente all’introduzione delle maschere antigas. Per il 67° anniversario di questa immane tragedia e per la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” l’Associazione Bellunesi nel Mondo organizza per martedì 8 agosto una semplice commemorazione davanti al monumento dell’emigrante presso la sede Abm in via Cavour 3 a Belluno. Questo il programma: ritrovo alle ore 18.00; saluto del presidente ABM Oscar De Bona e delle Autorità presenti; accensione di un cero al monumento dell’emigrante. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
Iniziativa dell’Ambasciata d’Italia a Bruxelles. La missione diplomatica ha lanciato il progetto “Belgio chiama Italia”, dedicato alla commemorazione del sessantaseiesimo anniversario della tragedia mineraria di Marcinelle.
Si tratta, spiega l’Ambasciata, «di un progetto di partenariato tra scuole italiane e scuole belghe finalizzato a rafforzare anche attraverso una nuova chiave “contemporanea” l’importanza della tradizionale commemorazione, che tanto significa per gli italiani del Belgio».
Il progetto pilota ha preso avvio lo scorso 8 agosto e ha visto l’adesione di alcuni studenti e docenti del Liceo Ginnasio Francesco Vivona di Roma e dell’Ateneo reale di Sippelberg di Molenbeek, che hanno avuto modo di partecipare per la prima volta alla commemorazione della tragedia.
«Belgio chiama Italia – sottolinea ancora la rappresentanza – si pone il fine, da un lato, di avvicinare le nuove generazioni alle radici di una tragedia che ha fortemente marcato le vicende ed il percorso dell’emigrazione italiana all’estero, alla storia ed i progressi delle condizioni di lavoro e, più in generale, al dovere della memoria, dall’altro di contribuire a rafforzare Marcinelle quale luogo simbolico che possa, attraverso un continuo insegnamento della storia e della sua evoluzione aiutare a spiegare ai giovani il concetto di cittadinanza in senso nazionale ed europeo».
Il progetto è aperto alla partecipazione delle scuole secondarie italiane e belghe e ha ricevuto il sostegno della Federazione Wallonie-Bruxelles.
Per informazioni p adesioni, è possibile contattare l’Ufficio Scolastico dell’Ambasciata.
Seicento bambini orfani. Seicento donne vedove. È il 1971 e siamo in provincia di Belluno. Una provincia di emigranti e allora, una delle persone che diede battaglia affinché orfani e vedove avessero il giusto sostegno fu l’allora parlamentare, nonché sindaco di Ponte nelle Alpi. Giovanni Bortot. E proprio la figura di Bortot è stata ricordata in occasione del 66° anniversario della tragedia di Marcinelle e della 21.ma Giornata del sacrificio del lavoro degli italiani all’estero, che l’Associazione Bellunesi nel Mondo ha ricordato lunedì 8 agosto davanti alla propria sede, in via Cavour a Belluno, in cui è presente il monumento degli emigranti scolpito da Franco Fiabane. Un monumento che rappresenta anche la tragedia di Marcinelle. Era l’8 agosto del 1956, quando un incendio scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbon fossile del Bois du Cazier (Marcinelle – Belgio) provocò un disastro che segnò per sempre la storia dell’emigrazione italiana. 262 vittime, provenienti da 12 diversi paesi,136 italiani, tra questi il bellunese Dino Della Vecchia. La tragedia, con il suo dolore, permise tuttavia di far luce sulle deplorevoli condizioni di lavoro nelle miniere, contribuendo finalmente all’introduzione delle maschere antigas. «Ringrazio le autorità presenti, le Famiglie Ex emigranti e la figlia di Giovanni Bortot – le parole del presidente Abm Oscar De Bona – siamo qui per ricordare e per non dimenticare. Questo il ruolo dell’Associazione Bellunesi nel Mondo. Dobbiamo parlare sempre di più della nostre emigrazione, portando alla luce anche le molteplici tragedie sul lavoro che hanno coinvolto, in terra di emigrazione, centinaia di bellunesi». Un’emigrazione di certo cambiata, come sottolineato dal consigliere del Comune di Belluno, Roberto Ferro: «Adesso si parla molto di fuga di cervelli, non più di valigie di cartone. Di certo è doveroso supportare anche quanti decidono di emigrare e cercare di farli rientrare in modo che queste eccellenze portino sviluppo nel nostro territorio». Ma si è anche parlato di sicurezza sul lavoro e di come, anche ai giorni nostri, si continui a morire. A portare il proprio saluto il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, e il Ministro bellunese Federico D’Incà. L’onorevole Roger De Menech, pontalpino, è intervenuto proprio raccontando quanto fatto da Giovanni Bortot in veste di onorevole: «Da subito ha cercato di supportare il territorio Bellunese, a quell’epoca in difficoltà economica e attanagliato dall’emigrazione forzata. Emigrazione, in particolare quella nelle miniere e nelle gallerie, che mieteva vittime a causa della silicosi. E fu proprio Bortot che, nel 1972, firmò una legge che permise di avere un’assicurazione per chi operava in zone potenzialmente pericolose per questa malattia». A ricordare Bortot anche il presidente onorario Abm, nonché già sindaco del Comune di Longarone, Gioachino Bratti: «Con Bortot la collaborazione è sempre stata assoluta. Ho due ricordi vividi di lui. Il primo ci porta al giorno dopo del disastro del Vajont: Giovanni con gli stivali sporchi di fango, fu uno dei primi che andò a prestare soccorso e lo trovai nel centro di emergenza per chiedere ulteriore supporto; il secondo invece è negli anni in cui fui Sindaco di Longarone. Un giorno venne nel mio ufficio perché doveva parlarmi, ma precisò che avrebbe aspettato il suo turno lasciando quindi prima le persone che avevano preso appuntamento con me. Un’ulteriore dimostrazione della sua umanità, correttezza e rispetto per il prossimo». Alla figlia l’Abm ha voluto consegnare una pergamena come segno di riconoscenza. La cerimonia si è conclusa con la benedizione del cero da parte del diacono Francesco D’Alfonso.
L’intervento dell’on. De MenechLa consegna della targa alla figlia di Giovanni Bortot.L’intervento del Ministro D’IncàLa benedizione del cero da parte del diacono D’Alfonso.
Era l’8 agosto del 1956, quando un incendio scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbon fossile del Bois du Cazier (Marcinelle – Belgio) provocò un disastro che segnò per sempre la storia dell’emigrazione italiana. 262 vittime, provenienti da 12 diversi paesi,136 italiani. La tragedia, con il suo dolore, permise tuttavia di far luce sulle deplorevoli condizioni di lavoro nelle miniere, contribuendo finalmente all’introduzione delle maschere antigas. Per il 66.mo anniversario di questa immane tragedia e per la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” l’Associazione Bellunesi nel Mondo organizza una semplice commemorazione davanti al monumento dell’emigrante presso la sede ABM in via Cavour 3 a Belluno. Verrà inoltre consegnata una pergamena ai famigliari di Giovanni Bortot, parlamentare e sindaco di Ponte nelle Alpi. «Fu infatti uno degli autori, nel 1972, alla modifica della legge sulla silicosi – le parole del presidente Abm Oscar De Bona – e per far meglio comprendere le problematiche mediche relative a questa malattia convocò a Roma, per un’audizione in Parlamento, il dottor Valentino Dal Fabbro». Questo il programma: ritrovo alle ore 18.00 in via Cavour, 3 sede ABM; saluto del presidente ABM Oscar De Bona e delle Autorità presenti; consegna di una pergamena ai famigliari di Giovanni Bortot; accensione di un cero al monumento dell’emigrante. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
Numero di matricola 709. Caschetto allacciato. Lampada sempre accesa legata alla cintura. Questa è la storia di Urbano Ciacci, ultimo minatore di Marcinelle (Belgio). La miniera tristemente conosciuta per la tragedia che avvenne l’8 agosto del 1956 e in cui persero la vita 262 persone. È lui il protagonista di questo video che il MiM Belluno – Museo interattivo delle Migrazioni – ha trasmesso in anteprima mondiale sabato 8 agosto 2020 alle ore 8.10 (l’ora in cui avvenne la tragedia). La testimonianza di Urbano Ciacci è stata raccolta nel 2019 attraverso un progetto presentato dall’Associazione Bellunesi nel Mondo alla Fondazione Cariverona. Un percorso che si arricchisce con un video a 360°, che si trova all’interno del MiM Belluno, e che permette al visitatore di vivere l’esperienza diretta di un giorno in miniera.
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