Cos’ha rappresentato per la società bellunese l’emigrazione verso il Belgio? In che periodo storico è cominciata davvero? Che natura e proporzioni ha assunto nel corso degli anni?
Queste e molte altre domande trovano esaustive risposte nel libro di Egidio Pasuch “I neri fantasmi di Marcinelle”, che verrà presentato venerdì 4 ottobre 2024 alle 20:30 presso la sala del Municipio di Fonzaso (Piazza I Novembre, 14).
Ponendo uno sguardo attento e riflessivo, l’autore ripercorre attraverso i molteplici racconti, le storie e le numerose esperienze individuali (spesso anche tragiche) un secolo di emigrazione verso quello che in passato era stato definito il “Paese Nero” e la “Terra di Caino”.
Una triste e drammatica pagina di emigrazione che ha coinvolto alcune migliaia di nostri concittadini, rappresentata dalla tragedia di Marcinelle (8 agosto 1956) che causò la morte di 262 minatori, di cui 136 italiani, tra i quali si ricorda ancora oggi il nome di Dino Della Vecchia, originario di Sedico.
Secondo quanto ricostruisce lo stesso Pasuch, la stampa locale inizialmente sostenne positivamente questa migrazione, dato che aveva come destinazione una realtà cattolica.
Di fronte alle prime vittime e alla comparsa di nuove opportunità migratorie, l’entusiasmo si raffreddò. Così come la corsa dei bellunesi verso il Belgio.
Una meticolosa indagine che, attraverso storie toccanti e significative, ricostruisce un capitolo cruciale della storia sociale del Bellunese.
Evento a ingresso libero. Clicca QUI per visualizzare la locandina.
L’Associazione Bellunesi nel Mondo ha avviato una nuova iniziativa per sostenere la Biblioteca delle Migrazioni “Dino Buzzati”, un luogo prezioso che conserva storie di emigranti e testimonianze di chi ha lasciato la propria terra in cerca di un futuro migliore. Con la campagna “Adotta un libro”, l’Associazione invita la comunità a contribuire con donazioni per l’acquisto di nuovi libri, ampliando così la collezione e rendendo queste storie sempre più accessibili.
Ogni libro acquistato attraverso le donazioni non è solo un volume in più sugli scaffali, ma rappresenta un pezzo di storia che viene custodito e valorizzato. «Questi testi non solo raccontano esperienze, ma sostengono anche la cultura e il ricordo delle migrazioni, un tema che tocca tutti noi», afferma Oscar De Bona, presidente dell’Associazione.
La campagna offre la possibilità di effettuare donazioni di importo fisso o libero, con la comodità di poter donare tramite carta di credito o bonifico bancario direttamente dalla pagina www.bellunesinelmondo.it/adotta-un-libro. Per i residenti in Italia, ogni donazione è detraibile dalle tasse, trasformando così un atto di generosità in un vantaggio fiscale. Inoltre, i fondi raccolti saranno utilizzati per acquistare libri a nome dei donatori, ai quali sarà apposta un’etichetta con la dicitura: “Questo libro è stato adottato da NOME e COGNOME”.
Adottare un libro significa anche lasciare un segno tangibile del proprio impegno per la memoria e la cultura delle migrazioni. Ogni volume diventa un simbolo del legame con le storie di chi ha contribuito a costruire il mondo in cui viviamo. «Con questa iniziativa, vogliamo garantire che queste storie non vengano dimenticate e che il nostro patrimonio culturale continui a crescere», aggiunge De Bona.
De Bona ha anche invitato la comunità a unirsi all’iniziativa: «Invito tutti a unirsi a noi nell’adottare un libro per la Biblioteca delle Migrazioni ‘Dino Buzzati’. Questa Biblioteca rappresenta non solo un punto di riferimento per la nostra comunità, ma anche una risorsa fondamentale per studenti e ricercatori che provengono da tutta Italia e persino dall’estero. Ogni donazione contribuirà a mantenere vive le storie di chi ha migrato, offrendo strumenti preziosi per la comprensione di un fenomeno che ci tocca tutti. Adottare un libro è un gesto che va oltre il semplice sostegno: è un modo per valorizzare la memoria e la cultura delle migrazioni, creando un legame duraturo tra le generazioni. Insieme possiamo garantire che queste storie continuino a essere raccontate e ascoltate.»
Sostenere la Biblioteca delle Migrazioni “Dino Buzzati” non è solo un modo per arricchire la collezione, ma anche un investimento in una risorsa fondamentale per studenti, ricercatori e appassionati di storia. Ogni libro diventa un tassello importante per comprendere meglio il fenomeno migratorio.
Con questa campagna, l’Associazione Bellunesi nel Mondo invita tutti a unirsi a questo importante impegno. Ogni contributo, grande o piccolo, può fare la differenza. Non lasciamo che queste storie vengano dimenticate; insieme possiamo fare la differenza, un libro alla volta.
I nonni di Paola De Menech, Silvio De Menech e Onorina Gilberti, sono figure centrali nella storia della sua famiglia. Silvio, nato a Rotterdam ma originario di Pirago, e Onorina, di Longarone, si conobbero nel 1949 e, dopo solo due mesi di frequentazione, decisero di emigrare in Argentina. Prima di partire, però, si sposarono.
Una volta giunti in Argentina, Silvio lavorò come meccanico e autista di camion. Dalla loro unione nacquero tre figli: Francisco, Delia e Olga (quest’ultima purtroppo morì appena nata). Francisco, il padre di Paola, sposò Aida e dalla loro unione nacquero tre figlie: Paola, Valeria e Silvina.
Paola ha visitato l’Italia due volte, e sin dal primo viaggio ha capito di sentirsi profondamente italiana, grazie alle tradizioni e alla cultura bellunese tramandate dai nonni. Medico di professione, sta valutando l’idea di trasferirsi nel Bellunese per portare la sua esperienza e il suo lavoro a Belluno. Si definisce bellunese e italiana nel cuore. Anche le sue sorelle, Valeria e Silvina, sono dottoresse.
Paola, accompagnata da suo cugino Adriano Zoldan, presidente della Famiglia Emigranti ed ex emigranti del Longaronese, è la protagonista della nuova puntata di “Qui ABM”, la rubrica di Radio ABM che vuole dare spazio ai protagonista dell’emigrazione bellunese. La puntata andrà in onda via streaming (www.bellunesinelmondo.it/radio-abm) mercoledì 18 settembre alle ore 5:00 e 15:30 (ora locale italiana).
Paola De Menech rappresenta una nuova generazione di italiani all’estero che, pur essendo nati lontano dalla madrepatria, mantengono un legame indissolubile con le loro origini e guardano al futuro con la volontà di contribuire al benessere della propria terra d’origine.
Mantenere vivi i legami con le comunità di discendenti bellunesi presenti all’estero è fondamentale per preservare l’identità culturale e rafforzare il senso di appartenenza a una storia comune. Queste comunità, nate dall’emigrazione di tanti bellunesi in cerca di nuove opportunità, rappresentano oggi un patrimonio di memorie, tradizioni e valori condivisi. Coltivare tali rapporti non solo permette di mantenere vive le radici e tramandarle alle nuove generazioni, ma favorisce anche lo scambio di esperienze e la costruzione di relazioni internazionali basate su legami familiari e culturali profondi.
Oggi, domenica 15 settembre, nella sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo (Abm) in via Cavour 3 a Belluno, si è tenuta la visita di una delegazione di discendenti bellunesi provenienti da Kutina, Croazia, guidata da Marieta Di Gallo, presidente della Famiglia Bellunese di Kutina.
Ad accoglierli sono stati la vicepresidente Patrizia Burigo, insieme alle consigliere Irene Savaris, Luciana Tavi, Gioia Sacchet, al presidente della Provincia di Belluno e sindaco di Longarone, Roberto Padrin, e alla consigliera del Comune di Longarone delegata ai gemellaggi, Piera Del Vesco. Per l’Associazione Bellunesi nel Mondo era presente anche la segretaria Giulia Francescon.
Nel corso dell’incontro, Patrizia Burigo ha parlato del lavoro dell’Abm e dell’importanza degli incontri con le famiglie di discendenti bellunesi nel mondo. Roberto Padrin ha poi aggiunto alcune riflessioni sulla rilevanza dei gemellaggi tra comunità italiane e quelle all’estero, sottolineando l’importanza di mantenere vivi questi legami.
Marieta Di Gallo, oltre a fare da interprete, ha introdotto il gruppo croato e ha ricordato l’ultima visita a Belluno, avvenuta cinque anni fa. Ha spiegato come, dopo una pausa dovuta al Covid-19, le attività della Famiglia Bellunese di Kutina siano riprese già da due anni, sottolineando l’importanza di questi scambi culturali.
Irene Savaris ha raccontato con entusiasmo la sua esperienza durante l’incontro in Croazia con la Famiglia Bellunese di Kutina, definendolo un momento speciale per l’ospitalità ricevuta e per il rafforzamento dei legami tra le comunità. Anche Gioia Sacchet ha espresso il desiderio di visitare nuovamente la Famiglia di Kutina, raccontando dei suoi incontri con le Famiglie bellunesi in Sud America e dell’importanza di mantenere vivi i rapporti con i discendenti bellunesi all’estero, con i quali si condividono forti radici comuni.
Luciana Tavi ha ricordato il suo ultimo viaggio a Kutina, descrivendolo come un’esperienza straordinaria, e ha affermato che, se ci sarà un’altra opportunità, parteciperà sicuramente.
Piera Del Vesco ha espresso la sua gratitudine per l’incarico ricevuto e ha raccontato come, sin da giovane, abbia partecipato agli incontri con le comunità di bellunesi all’estero, dove si è sempre sentita a casa. Ha ribadito l’importanza di preservare la memoria delle proprie radici e di organizzare sempre più eventi per consolidare questi legami internazionali.
L’incontro si è concluso con una foto di gruppo, che ha immortalato i partecipanti in un momento di amicizia e condivisione.
Una notizia di grande rilevanza arriva in questi giorni: Stefano Moret, ingegnere di Mel, comune di Borgo Valbelluna, ha vinto il prestigioso ERC Starting Grant, uno dei riconoscimenti più ambiti e difficili da ottenere nell’ambito della ricerca. Moret, attualmente ricercatore e docente presso l’ETH di Zurigo, è uno dei tre ricercatori italiani che hanno ottenuto questo importante finanziamento da 1,5 milioni di euro, assegnato dal Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) con il Politecnico di Milano come istituzione ospitante.
L’ERC Starting Grant è un fondo europeo che sostiene ricercatori emergenti di grande talento, con l’obiettivo di incentivare l’eccellenza e la creatività nella ricerca di base o di frontiera. Il riconoscimento è rivolto a coloro che hanno ottenuto il titolo di dottorato da almeno due e non più di sette anni. Tra i tre progetti premiati c’è UNITES, il progetto di Moret, che si concentra sulle sfide legate alla transizione energetica.
«Sono molto contento e soddisfatto di questo riconoscimento,» ha dichiarato Moret. «L’ERC sosterrà il mio progetto nei prossimi cinque anni e mi aprirà nuove opportunità, anche per una futura carriera accademica in Italia. Questo è un passo decisivo nel mio percorso professionale e un grande stimolo per portare la mia ricerca a un livello superiore.»
Moret si è laureato con lode in Ingegneria Gestionale nel 2009 e in Ingegneria Meccanica nel 2012 presso l’Università di Padova. Nel 2017 ha conseguito un dottorato di ricerca in Sistemi Energetici presso il Politecnico Federale di Losanna (EPFL), Svizzera. I suoi interessi scientifici includono la modellazione di sistemi energetici, l’ottimizzazione stocastica e robusta, e lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale. Tra le sue esperienze professionali si annovera anche una prestigiosa fellowship presso l’Imperial College London, dove ha lavorato dal 2019 al 2022.
Oltre a una carriera accademica in rapida ascesa, Moret ha co-fondato la startup italiana J4ENERGY, impegnata nella transizione energetica industriale, che nel 2023 ha raccolto oltre un milione di euro di investimenti. Con oltre 30 articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali, Moret è oggi uno dei giovani ricercatori più promettenti nel settore energetico.
Il progetto UNITES: un approccio innovativo alla transizione energetica
Il progetto di Moret, UNITES (Uncertainty-INformed Energy Systems), ha l’obiettivo di affrontare le sfide della transizione energetica con un approccio completamente innovativo. A differenza dei metodi attuali, che tentano di prevedere il futuro basandosi su previsioni incerte e spesso inesatte, UNITES intende integrare sistematicamente l’incertezza all’interno dei modelli energetico-climatici.
«Il mio obiettivo è sviluppare politiche energetiche più affidabili e resilienti di fronte alle incertezze future», spiega Moret. Il progetto si propone di definire modelli matematici in grado di considerare diversi tipi di incertezza nella pianificazione energetica, utilizzando dati specifici per quantificarle e metodi di intelligenza artificiale per ridurre la complessità dei modelli, rendendo i risultati facilmente accessibili ai decisori politici e industriali.
In termini concreti, UNITES mira a contribuire a una transizione energetica più sicura e rapida, sia per le aziende industriali che per il settore pubblico. Il progetto si propone di migliorare la resilienza delle politiche energetiche di fronte a variabili imprevedibili come la domanda futura di energia, i prezzi dei combustibili e gli scenari climatici.
Con questo progetto, Stefano Moret si conferma uno dei protagonisti della ricerca europea nel settore energetico, aprendo la strada a soluzioni innovative per affrontare una delle più grandi sfide globali del nostro tempo: la transizione verso un futuro energetico sostenibile.
A congratularsi con Moret è anche Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, che ha commentato: «Complimenti davvero a Stefano Moret per questo importante traguardo, ulteriore dimostrazione di quanto dobbiamo essere orgogliosi dei nostri giovani bellunesi che tanto onore portano al nostro territorio dolomitico all’estero. Gli auguro grandi soddisfazioni invitandolo a registrarsi al nostro social network dedicato ai talenti bellunesi, www.bellunoradici.net.»
Rino De Coi sarà il protagonista della nuova puntata di “Qui ABM”, la rubrica settimanale di Radio ABM – la webradio dell’Associazione Bellunesi nel Mondo – che racconta le storie dei protagonisti dell’emigrazione bellunese.
Nato a Canacede, frazione di San Tomaso Agordino, Rino, come molti della sua generazione, ha dovuto lasciare la sua terra d’origine per cercare migliori opportunità all’estero. La sua destinazione è stata la Germania, dove ha iniziato a lavorare come dipendente in una gelateria, per poi affermarsi nel settore della ristorazione. La sua carriera è stata rapida e promettente. Rientrato per un periodo in Italia, Rino ha incontrato Marzia Vallada, con cui si è sposato, e dalla loro unione è nato un figlio.
Come per molti genitori emigranti, anche per Rino e Marzia è arrivato il momento di porsi una domanda cruciale: «Rimaniamo all’estero o torniamo in Italia per il bene di nostro figlio?». La coppia ha deciso di rientrare in Italia, stabilendosi in provincia di Bologna, dove Rino ha dovuto reinventarsi e ripartire da zero nel mondo del lavoro.
Nonostante le sfide, l’amore di Rino per Canacede è rimasto immutato: «È il posto più bello del mondo», afferma con orgoglio.
L’intervista completa andrà in onda domenica 15 settembre alle ore 5.00 e alle 15.30 (ora locale italiana) in streaming su Radio ABM (www.bellunesinelmondo.it/radio-abm). Un’occasione per ascoltare la storia di un uomo che, come tanti emigranti bellunesi, ha affrontato sacrifici e scelte difficili, senza mai dimenticare le proprie radici.
Nella foto, da sinistra, il nostro presodente Oscar De Bona, la moglie di Rino, Marzia Vallada e Rino.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.