Giornata intensa ed emozionante questa mattina nella sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, che ha avuto l’onore di accogliere due famiglie provenienti dal Brasile, legate alle terre bellunesi da profondi vincoli di sangue e memoria.
Il primo incontro ha visto protagonisti Mauro Brancher e Fatima Straeher Brancher, discendenti feltrini che vivono a Pinhalzinho (nella foto sopra), un angolo di Brasile che ha accolto numerosi emigrati bellunesi. Il loro cognome, tipicamente bellunese, è il simbolo di una storia familiare che affonda le sue radici nelle valli dolomitiche, una storia di emigrazione e resilienza. Ad accoglierli è stato il presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, Oscar De Bona, che ha colto l’occasione per invitarli a entrare a far parte della grande famiglia Abm, affinché possano continuare a mantenere vivo il legame con la terra di origine.
Subito dopo è stata la volta della famiglia Porta-Pellegrini (nella foto sopra), composta da papà Joao, mamma Tania e la figlia Fernanda, che arrivano da Nova Prata e sono soci della Famiglia Bellunese “Serra Gaucha”. Durante la loro visita, il presidente Oscar De Bona, insieme al consigliere Giuseppe Carrera, li ha accolti calorosamente e accompagnati in un tour del MiM Belluno, il museo interattivo delle migrazioni, per raccontare la storia dell’emigrazione bellunese e le sue testimonianze. A rendere ancora più speciale il loro passaggio a Belluno è stata la partecipazione a un’intervista esclusiva per Radio ABM, dove hanno condiviso le loro esperienze e il profondo legame con le radici italiane.
Questi incontri rappresentano più di semplici visite: sono testimonianze di come le comunità bellunesi all’estero non abbiano mai spezzato il filo che le unisce alla propria terra, dimostrando che la storia e le tradizioni possono attraversare oceani e generazioni. A 60 anni dalla tragedia di Mattmark e in un periodo in cui il tema dell’emigrazione ritorna al centro del dibattito, questi momenti sono un richiamo a non dimenticare le esperienze e i sacrifici dei nostri antenati.
Domenica 29 settembre, alle ore 15.30 (ora locale italiana), nella rubrica settimanale “Qui ABM” trasmessa da Radio ABM, la webradio dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, saranno ospiti Joao Porta, Tania Maria Pellegrini Porta e Fernando Porta. I tre vivono a Nova Prata, una cittadina nello stato del Rio Grande do Sul, in Brasile, e fanno parte della Famiglia Bellunese “Serra Gaucha”.
Il legame della famiglia Porta-Pellegrini con il Bellunese è forte e radicato, nonostante la vita trascorsa in Brasile. Le loro origini risalgono proprio a questa terra veneta e, per la prima volta, Joao, Tania e Fernando hanno l’occasione di visitare il luogo da cui partirono i loro avi. Durante l’intervista, racconteranno le emozioni di questo viaggio alle radici, tra riscoperta e connessione con il passato.
“Qui ABM” offre uno spazio importante per condividere storie come quella dei Porta, che mantengono vivo il legame con l’Italia nonostante la distanza. La visita nel Bellunese diventa per loro un ritorno simbolico alle origini, un’esperienza che rafforza il senso di appartenenza e il desiderio di conoscere meglio la propria storia.
L’esperienza della famiglia Porta-Pellegrini dimostra come l’emigrazione non spezzi mai del tutto il legame con la terra d’origine. Anzi, attraverso la memoria e la riscoperta, le nuove generazioni continuano a mantenere vivo questo filo, rendendolo ancora più forte.
Aria settembrina, fresco la sera e fresco la mattina. Un detto non valido per le nostre prossime ospiti a “Le voci dello sport”, che il freddo del ghiaccio lo percepiscono tutto il giorno.
Le protagoniste saranno infatti Stefania Constantini, Marta Lo Deserto e Giulia Zardini Lacedelli, tre giovani ragazze di Cortina che hanno in comune un’unica grande passione: il curling.
In collegamento dal Canada, dove sono impegnate in un torneo internazionale, ci racconteranno tutti i segreti e le esperienze di uno sport che per noi bellunesi rappresenta un’eccellenza a tutti gli effetti.
Viaggi internazionali e amicizie che durano una vita sono solo due degli aspetti che il curling offre e che le ragazze confermano essere punto chiave per la crescita di un giocatore.
Come già accaduto in altri episodi, ci sarà spazio per parlare di Olimpiadi, con uno sguardo non solo rivolto al futuro, ma anche al passato, vista la strepitosa medaglia d’oro ottenuta da Stefania a Pechino nel 2022. L’augurio che tutti noi ci facciamo è che nel 2026 le tre ospiti possano lottare assieme per una medaglia davanti al loro pubblico.
L’Italia, con la sua lunga storia di emigrazione, si trova oggi di fronte a un fenomeno di ritorno, almeno in senso burocratico, con decine di migliaia di discendenti di emigrati italiani che richiedono la cittadinanza. Questo ha portato a un dibattito acceso sulla questione dello ius sanguinis, il diritto di cittadinanza basato sulla discendenza. A prendere posizione con fermezza è stato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che in un’intervista rilasciata al Corriere del Veneto ha messo in luce le problematiche legate a un meccanismo che, se non regolamentato, rischia di appesantire il sistema amministrativo e distorcere il senso di appartenenza all’Italia.
Zaia, sempre in questa intervista, ha sottolineato come molti dei richiedenti, discendenti da emigrati veneti partiti alla fine dell’Ottocento o nel secondo dopoguerra, spesso non abbiano alcun legame con l’Italia se non quello genealogico, non parlando la lingua né conoscendo le leggi o la cultura del Paese. «Non possiamo accettare che il nostro sistema amministrativo venga paralizzato da richieste di persone che non hanno alcun interesse reale per l’Italia, se non quello di ottenere un passaporto», ha dichiarato Zaia, auspicando l’introduzione di “requisiti minimi”, come la conoscenza della lingua italiana e della storia del Paese, per garantire che la cittadinanza venga concessa solo a chi dimostri un vero legame con la nazione.
In questo contesto si inserisce il commento di Oscar De Bona, presidente dell’UNAIE (Unione Nazionale Associazioni Immigrati e Emigrati) e dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, che ha espresso il suo sostegno alle parole del governatore Zaia. «Apprezzo profondamente la riflessione del presidente della Regione Veneto in merito alle modifiche della legge sullo ius sanguinis» ha dichiarato De Bona «modifiche che io stesso avevo proposto due anni fa al sottosegretario con delega agli Italiani nel mondo Della Vedova e nel 2023 al sottosegretario, sempre con la stessa delega, Silli, oltre ad averne condiviso la necessità con l’ANCI Nazionale e Veneto. Mi auguro che, anche grazie all’intervento di Zaia, si possa concretizzare quanto proposto».
De Bona ha sottolineato come sia fondamentale sostenere le rivendicazioni degli oriundi di origine italiana, ma al contempo è necessario distinguere tra coloro che hanno un vero interesse a mantenere un legame con la terra dei loro avi e chi vede la cittadinanza solo come un’opportunità per ottenere diritti senza sentirsi parte della comunità italiana. «Dobbiamo evitare che la cittadinanza italiana venga vista come un documento da ottenere per avere vantaggi, siano essi legati alla possibilità di viaggiare o all’accesso ai servizi sociali e sanitari», ha affermato.
Secondo De Bona, l’introduzione di criteri come la conoscenza della lingua italiana e una vera comprensione della storia e della cultura del Paese sono passi necessari per preservare il valore della cittadinanza italiana. «La nostra cittadinanza non può essere un diritto automatico, va meritata e sentita. I requisiti come la conoscenza della lingua e della storia sono già richiesta da Paesi come la Germania e l’Austria, non vedo perché non possa seguire questi esempi», ha aggiunto. Il dibattito, che si inserisce anche in un più ampio discorso sulla riforma della cittadinanza in Italia, vede contrapporsi da una parte la tutela dei diritti degli emigrati e dei loro discendenti, dall’altra l’esigenza di garantire che chi ottiene il passaporto italiano abbia una reale connessione con il Paese e i suoi valori. La riflessione di Luca Zaia e il sostegno di Oscar De Bona potrebbero essere un primo passo verso una riforma che renda il processo di acquisizione della cittadinanza più equo e al tempo stesso più rigoroso.
Nell’ambito del PNRR e delle iniziative legate al “Turismo delle radici”, l’associazione Radici Venete APS si pone come punto di riferimento per chi desidera riscoprire le proprie origini e mantenere vivo il legame con la terra d’origine. A parlarci di questo progetto è Silvia Calligaro, vice presidente dell’associazione, nonché sindaca di Vigo di Cadore. Durante un’intervista trasmessa su Radio ABM, la webradio dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, Calligaro ha illustrato le azioni promosse da Italea Veneto, il programma locale dedicato proprio a questo settore, e ha offerto una panoramica sull’evento in programma il 13 ottobre a Vigo di Cadore, interamente dedicato al tema.
Il Turismo delle radici e il progetto Italea Veneto
Italea Veneto è uno dei progetti regionali che rientra nell’iniziativa del PNRR “Turismo delle radici”, un programma nato per incentivare il ritorno dei discendenti degli emigrati italiani nei luoghi di origine. Calligaro ha spiegato come l’obiettivo principale sia non solo quello di promuovere il turismo, ma anche di valorizzare il territorio, creare connessioni intergenerazionali e riscoprire le tradizioni locali. “Attraverso il turismo delle radici, vogliamo far conoscere le storie di chi ha lasciato queste terre per cercare fortuna all’estero, ma anche accogliere coloro che desiderano tornare e riscoprire le loro origini”, ha affermato Calligaro.
L’evento del 13 ottobre a Vigo di Cadore
L’evento clou del programma Italea Veneto avrà luogo a Vigo di Cadore il prossimo 13 ottobre. “Sarà una giornata dedicata alla celebrazione del legame tra le comunità locali e i cadorini sparsi per il mondo”, ha spiegato la sindaca. Tra le attività previste ci saranno incontri culturali, visite guidate, degustazioni di prodotti tipici locali e momenti di riflessione sulle storie di emigrazione che hanno caratterizzato la vita di molti abitanti della zona.
“Il nostro obiettivo è anche quello di sensibilizzare le nuove generazioni alla consapevolezza delle proprie radici, affinché possano riconoscere e valorizzare l’importanza di appartenenza a una comunità con una storia così ricca e complessa”, ha aggiunto Calligaro. L’evento coinvolgerà, inoltre, rappresentanti delle comunità bellunesi residenti all’estero, che parteciperanno attivamente attraverso collegamenti virtuali e messaggi video.
Vita in montagna e comunità all’estero: le riflessioni di Silvia Calligaro
Durante l’intervista, Calligaro ha offerto anche una riflessione più ampia sul vivere in montagna, sottolineando le sfide e le opportunità di chi sceglie di rimanere legato a territori apparentemente isolati ma ricchi di risorse culturali e ambientali. “Vivere in montagna non è sempre facile, ma chi ci vive conosce il valore del silenzio, della natura e del rispetto delle tradizioni. Il turismo delle radici può rappresentare una grande opportunità di rilancio per queste zone”, ha dichiarato.
L’intervista ha poi toccato il tema delle comunità bellunesi all’estero, di cui Calligaro ha evidenziato la grande capacità di mantenere un forte legame con la terra d’origine, nonostante la distanza. “Il nostro obiettivo è far sentire i cadorini nel mondo sempre vicini a casa, creando opportunità di incontro e scambio culturale”, ha detto, rivolgendo anche un caloroso saluto a tutti i bellunesi che vivono all’estero.
Un saluto ai cadorini nel mondo
Prima di concludere l’intervista, Calligaro ha voluto lanciare un messaggio di affetto e vicinanza ai tanti emigrati della sua comunità: “Ai cadorini nel mondo, voglio dire che qui a casa vi aspettiamo sempre a braccia aperte. Il legame con la nostra terra non si spezza mai, e ogni volta che tornate arricchite queste montagne con le vostre esperienze”.
L’intervista con Silvia Calligaro ha così messo in luce l’importanza del “Turismo delle radici”, una risorsa preziosa per mantenere vivi i legami tra chi è partito e la terra che li ha visti nascere, unendo passato e futuro in un abbraccio ideale.
Come in tutto ciò che concerne il nostro mondo, l’organizzazione gioca forse il ruolo più importante tra tutti. E nello sport spesso non ci si rende conto delle difficoltà che ci sono nel gestire un ambiente così ampio e complesso.
Per questo abbiamo invitato nei nostri studi Simone Soccal, delegato provinciale del CONI di Belluno, la figura certamente più indicata per porre sotto la lente d’ingrandimento l’operato di un ente tanto centrale, quanto poco noto.
Dopo una breve panoramica sul CONI in generale, ci focalizzeremo totalmente sul nostro territorio, analizzando i risultati ottenuti nell’ultimo anno e mezzo e porgendo lo sguardo verso un futuro dal sapore di “successo”.
Futuro che sarà naturalmente con vista sulle Olimpiadi, ma non solo. Soccal ci presenterà anche varie iniziative ed eventi che il CONI sta attuando per rendere più efficiente il tessuto sportivo bellunese.
Uno su tutti, il “Festival per lo Sport”, un appuntamento organizzato da CONI e Regione Veneto per sabato 21 settembre a Feltre, in cui protagoniste assolute saranno le federazioni e le società sportive locali, le quali si metteranno in mostra e si faranno conoscere a tutti coloro che lo vorranno.
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