L’Abm piange la scomparsa di Mario Sechi, icona dei gelatieri artigianali bellunesi e socio fondatore della Famiglia Bellunese del Nord Reno Westfalia

L’Associazione Bellunesi nel Mondo esprime profondo cordoglio per la perdita di Mario Sechi, venuto a mancare questa notte all’età di 90 anni. Sechi, insignito del Premio “Bellunesi nel Mondo” nel 2002, è stato una figura di riferimento per la comunità dei gelatieri artigianali e un punto di riferimento per i tanti emigrati bellunesi in Germania. Fondatore della Famiglia Bellunese del Nord Reno-Westfalia, Mario Sechi ha sempre rappresentato con orgoglio i valori e le tradizioni della sua terra d’origine.

Nonostante le difficoltà legate alla salute, nel 2023 Sechi aveva collaborato alla stesura del libro commemorativo dedicato ai 40 anni della Famiglia Bellunese del Nord Reno-Westfalia, dimostrando ancora una volta il suo impegno e il suo amore per l’Associazione e per la comunità bellunese. Un gesto che testimonia la sua passione e dedizione, che hanno continuato a ispirare fino all’ultimo.

Il ricordo del presidente Oscar De Bona

«Nonostante fossi preparato da giorni a questa dolorosa notizia, faccio ancora fatica ad accettare la scomparsa del caro amico Mario Sechi – afferma Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo –. Ho tantissimi ricordi ed episodi di oltre 40 anni vissuti insieme a questo meraviglioso bellunese: generoso, cordiale, sensibile e un vero amico. Ricordo i viaggi con lui, durante i quali andavamo a incontrare i gelatieri bellunesi in diverse cittadine tedesche. Le sue visite natalizie, quando mi portava il miele della Foresta Nera. I suoi racconti, che sembravano barzellette, ma che narravano storie di vita vera. Mario era sempre disponibile per qualsiasi iniziativa, animato da un profondo amore per l’arte artigianale del gelato e per la nostra Associazione. Con la sua scomparsa, perdiamo una colonna portante della comunità dei gelatieri bellunesi. Mario è stato amato e rispettato da tutti e il suo ricordo rimarrà vivo in ognuno di noi. Grazie per tutto ciò che hai fatto e buon viaggio, caro amico».

Un emigrante orgoglioso delle sue radici

Nato a Belluno nel 1934, Mario Sechi emigrò giovanissimo in Germania, dove iniziò la sua carriera come gelatiere a soli 19 anni. La sua dedizione e il suo talento lo portarono a distinguersi non solo come professionista, ma anche come punto di riferimento per i connazionali emigrati. Fu tra i fondatori della “Famiglia Bellunese del Nord Reno-Westfalia”, un’associazione nata per mantenere vivi i legami con la terra d’origine e per offrire supporto e vicinanza ai tanti emigranti bellunesi in Germania.

Le testimonianze dei presidenti onorari e degli amici

Gioachino Bratti, presidente onorario dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, ricorda Mario Sechi come «una persona che ha fatto della disponibilità verso gli altri uno stile di vita. Era l’anima della Famiglia Nord Reno-Westfalia, infaticabile organizzatore delle sue attività. Orgoglioso della sua appartenenza, incarnava i valori dell’emigrazione bellunese, quella dei gelatieri, e ne era fiero. Una persona semplice e buona, ma allo stesso tempo ricca di generosità e aperta all’amicizia. Ci mancherà profondamente».

Anche Maurizio Paniz, presidente onorario dell’Associazione, ha voluto esprimere il suo dolore: «Un uomo sempre disponibile, un altruista apprezzato da tutti coloro che lo conoscevano. Un vero ambasciatore dell’Italia in Germania, dove ha onorato la nostra nazione e la comunità bellunese con il suo operato e il suo spirito di servizio».

Riccardo Simonetti, attuale presidente della Famiglia Bellunese del Nord Reno-Westfalia, sottolinea l’importanza della figura di Sechi: «Anche se ero preparato, la notizia è stata comunque un colpo. Mario era un simbolo della nostra Famiglia in Germania, non solo un amico, ma un consigliere e un interprete unico dell’orgoglio di essere bellunese. Ci mancava già da qualche anno e ora sentiamo ancora di più il vuoto della sua assenza».

Infine, Vio Aduo, presidente onorario della stessa Famiglia, ha voluto omaggiare Sechi con queste parole: «Perdiamo un amico e un uomo che ha dato tanto alla nostra associazione, sin dalla sua fondazione nel lontano 1983 a Leverkusen. Mario è stato un esempio di valori umani e sociali per le nuove generazioni. Buon viaggio verso l’eternità, caro Mario».

L’ultimo saluto

I funerali di Mario Sechi saranno celebrati martedì 8 ottobre, alle ore 15.00, nella chiesa di Saragnano, Belluno. Un momento di raccoglimento e ricordo per rendere omaggio a un uomo che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’emigrazione bellunese e nella vita di tante persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.

Un’eredità che va oltre l’emigrazione

La storia di Mario Sechi non è solo quella di un emigrante di successo, ma quella di un uomo che, pur vivendo lontano dalla sua terra, ha mantenuto intatti i legami con le sue radici, trasmettendo valori di impegno, solidarietà e appartenenza. La sua eredità continuerà a vivere nelle attività della Famiglia Bellunese del Nord Reno-Westfalia e nei cuori di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo.

Incontro del direttivo della Famiglia Bellunese NRW con l’allora Ministro dell’Interno tedesco Manfred Kanther, a Bad Honnef (Bonn). Al centro Mario Sechi.

Ripartono le visite al MiM Belluno – Museo interattivo delle Migrazioni. Primo gruppo in visita la classe Alberghiero del Calvi Dolomieu

Le porte del MiM Belluno – Museo interattivo delle Migrazioni – si sono riaperte per il nuovo anno scolastico 2024/2025, accogliendo il primo gruppo di studenti in visita. A inaugurare la stagione sono stati i ragazzi della classe I dell’Istituto Alberghiero Calvi Dolomieu di Longarone, che hanno avuto l’opportunità di immergersi in un’esperienza unica alla scoperta della storia migratoria bellunese, veneta e italiana.

Ad accogliere gli studenti è stata la guida Giulia Francescon, che li ha accompagnati in un viaggio attraverso oltre un secolo di emigrazione. Grazie a video, immagini e dati storici, i ragazzi hanno potuto rivivere le vicende di migliaia di famiglie che hanno lasciato il territorio per cercare un futuro migliore in terre lontane. Ma la visita non si è limitata a raccontare il passato: il percorso museale si è arricchito con le testimonianze di chi, al contrario, ha scelto di stabilirsi nel Bellunese, offrendo un punto di vista contemporaneo sul tema dell’immigrazione.

Il MiM Belluno, gestito dall’Associazione Bellunesi nel Mondo, si distingue per la sua capacità di coniugare storia e attualità, rendendo la visita interattiva e coinvolgente per tutte le età. Oltre alle visite guidate, infatti, il museo propone numerosi laboratori didattici, pensati per studenti di ogni ordine e grado, dalle scuole primarie alle superiori. Questi laboratori, che spaziano dalle attività tradizionali a quelle più innovative e multimediali, consentono ai partecipanti di approfondire i temi legati alle migrazioni attraverso giochi, simulazioni e attività pratiche, favorendo una comprensione più profonda e consapevole del fenomeno.

Il MiM Belluno si conferma così non solo un luogo di memoria e di narrazione, ma anche un punto di riferimento per il territorio, capace di promuovere la riflessione e il dialogo su temi sempre attuali come le migrazioni e l’integrazione. Un impegno che l’Associazione Bellunesi nel Mondo porta avanti con passione e professionalità, cercando di avvicinare le nuove generazioni alla comprensione di un fenomeno che ha segnato profondamente la storia del Bellunese e continua a influenzarne il presente.

Per maggiori informazioni e per prenotare una visita guidata o un laboratorio didattico, è possibile contattare il museo via email all’indirizzo info@mimbelluno.it o telefonare al numero 0437 941160.

Salce si prepara alla settima edizione di “A spasso par al Loc”. Claudio Roni protagonista a “Una voce delle Dolomiti”

La piccola, ma vivace frazione di Salce è pronta a ospitare, il prossimo 19 ottobre, la settima edizione della manifestazione “A spasso par al Loc”, una suggestiva passeggiata notturna pensata per far scoprire le curiosità e le iniziative della comunità locale e delle zone limitrofe. Claudio Roni, collaboratore del comitato di gestione della Scuola Materna di Salce, ha presentato l’evento durante un’intervista curata da Giulia Francescon, che andrà in onda via streaming domani, sabato 5 ottobre, alle ore 11.30 e 18.00 (ora locale italiana) su Radio ABM (www.bellunesinelmondo.it/radio-abm) all’interno della rubrica “Una voce delle Dolomiti”.

L’iniziativa, ormai consolidata nel calendario degli eventi locali, offrirà ai partecipanti l’opportunità di vivere una serata all’insegna della storia, della musica e dei racconti, il tutto arricchito da un momento conviviale con un piatto caldo in compagnia. Un’occasione unica per scoprire da vicino il territorio e le sue tradizioni, esplorando angoli poco noti della frazione e condividendo momenti di socialità in un’atmosfera accogliente e familiare.

La manifestazione, nata con l’obiettivo di valorizzare la frazione di Salce e di favorire la partecipazione attiva degli abitanti, è cresciuta anno dopo anno, coinvolgendo sempre più persone e diventando un appuntamento atteso non solo dai residenti, ma anche dai visitatori provenienti dalle zone vicine. Il percorso della passeggiata sarà illuminato dalle fiaccole, creando un’atmosfera magica e rendendo l’esperienza ancora più suggestiva.

“A spasso par al Loc” si conferma così un evento che unisce cultura, tradizione e socialità, offrendo a tutti i partecipanti un’occasione per riscoprire il piacere di stare insieme, esplorando il passato e il presente di Salce attraverso le parole e le storie dei suoi abitanti. Una serata che promette di essere ricca di emozioni e di sorprese, capace di regalare momenti indimenticabili a chiunque decida di prendervi parte.

In arrivo il numero di ottobre 2024 della rivista “Bellunesi nel mondo”. Uno sguardo sull’emigrazione, le nuove sfide dei bellunesi all’estero e il dibattito sulla cittadinanza

Copertina del numero di ottobre 2024 della rivista "Bellunesi nel mondo"

Il numero di ottobre della rivista “Bellunesi nel mondo” si apre con un’analisi approfondita delle dinamiche che continuano a caratterizzare il fenomeno migratorio, evidenziando come l’emigrazione bellunese sia evoluta nel tempo e affrontando le nuove sfide delle comunità all’estero. Il tema centrale è il cambiamento della figura dell’emigrante: da coloro che partivano con la classica “valigia di cartone” a fine Ottocento a una nuova generazione di giovani professionisti e imprenditori globali, gli expats di oggi.

La rivista dedica ampio spazio a un tema di stringente attualità: il dibattito sul riconoscimento della cittadinanza italiana. L’approfondimento esplora il contesto normativo attuale, basato sulla legge n. 91 del 1992, che applica lo ius sanguinis, cioè il diritto di cittadinanza per discendenza. Si evidenziano le difficoltà incontrate da coloro che, pur essendo nati o cresciuti in Italia, non riescono a ottenere la cittadinanza fino al compimento del diciottesimo anno, dopo aver dimostrato di aver risieduto continuativamente nel Paese.

A confronto con l’Italia, il numero offre una panoramica delle normative di altri Paesi europei ed extraeuropei, mettendo in risalto le disparità. In Portogallo, la cittadinanza può essere ottenuta dopo solo due anni di residenza per i figli di genitori stranieri nati nel Paese, mentre in Francia vige il doppio ius soli, che consente di ottenere la cittadinanza se almeno uno dei genitori è nato sul territorio francese. In Germania, con la recente riforma del 2023, il requisito di residenza è stato ridotto a cinque anni, un periodo simile a quello previsto da Paesi come la Svezia e i Paesi Bassi.

La situazione diventa ancora più evidente quando si guarda al di fuori dell’Europa. Negli Stati Uniti e in Brasile, vige il principio dello ius soli puro, che concede la cittadinanza automatica a chiunque nasca sul territorio nazionale. Anche in Canada e in Australia il sistema è più flessibile rispetto a quello italiano: bastano tre anni di residenza continuativa per ottenere la cittadinanza, considerata non come una concessione ma come un diritto acquisito.

Questo confronto mette in luce quanto la normativa italiana appaia rigida e lontana dalle esigenze di una popolazione giovanile che si sente già italiana, ma che non è riconosciuta come tale. Il dibattito politico rimane acceso, con posizioni divergenti tra chi ritiene che la cittadinanza debba essere un riconoscimento del percorso di integrazione e chi, invece, auspica un cambiamento che riconosca i diritti fondamentali a chi vive e contribuisce attivamente alla comunità.

La rivista si concentra poi sulle problematiche attuali della comunità veneta emigrata, come la riduzione del sostegno regionale alle associazioni di veneti nel mondo e le conseguenze sulle attività di promozione culturale. A tal proposito il presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, Oscar De Bona, approfondisce le preoccupazioni legate alla scarsità di fondi per il MiM Belluno – Museo interattivo delle Migraazioni e per le iniziative rivolte ai giovani e ai discendenti veneti, vere potenzialità anche per lo sviluppo del “Sistema Italia”.

Ampio spazio viene riservato alla riflessione sulla condizione delle pensioni dei bellunesi, con un focus sulle disparità di genere. Le pensioni delle donne, soprattutto nelle aree rurali, risultano spesso ben al di sotto della soglia dei 1.000 euro mensili, creando situazioni di forte difficoltà per molte anziane. Il numero offre dati aggiornati e testimonianze di chi si trova a dover affrontare la vita con pensioni minime.

Non mancano poi articoli culturali, come quello sugli alberi monumentali della provincia di Belluno, definiti “testimoni silenziosi” di una storia naturale e umana che si intreccia con quella delle Dolomiti. Il servizio presenta alcuni degli alberi più antichi e maestosi del territorio, raccontandone le vicende e il loro ruolo nella cultura locale.

Infine, la rivista presenta la rubrica dedicata ai “Bellunesi di cui si parla”, con storie di successo di emigrati e dei loro discendenti che hanno raggiunto traguardi importanti in vari settori, mantenendo sempre un forte legame con le proprie radici bellunesi. Un esempio è quello di Arthur Gasparetto de Oliveira, giovane talento cresciuto tra Italia e Danimarca, che ha saputo combinare passione per le lingue e ambizioni nel campo medico, dimostrando come le nuove generazioni di bellunesi all’estero siano pronte a scrivere nuove pagine della storia migratoria.

Questo numero di “Bellunesi nel mondo” si propone come un vero e proprio viaggio nella memoria e nel presente, offrendo ai lettori una panoramica completa delle vicende e delle aspirazioni di chi ha lasciato la terra natale, senza mai dimenticarla.

Radio ABM. “Le voci dello sport” nell’olimpo del basket: Dino Meneghin è il prossimo ospite della trasmissione

Decima puntata per “Le voci dello sport”. Dato il valore simbolico del numero dieci, era giusto invitare ai microfoni di Radio Abm una figura di rilievo. E chi meglio di una leggenda della pallacanestro come Dino Meneghin?
“SuperDino” – così era soprannominato quando dominava i parquet dei palazzetti di tutta Europa – nasce proprio in provincia di Belluno, più precisamente ad Alano di Piave, 74 anni fa, da una famiglia originaria di Domegge. Nel Bellunese trascorre i primi otto anni della sua vita, dei quali – seppur lontani – ricorda con piacere molte cose. Su tutte, la libertà e la spensieratezza che accompagnavano i bambini a quei tempi, con le prime capanne costruite in riva al Piave, gli infiniti pomeriggi in cui una semplice bottiglietta bastava per divertirsi, il profumo del pane appena sfornato sotto casa… Tutte sensazioni che non hanno mai abbandonato Meneghin nell’arco della sua vita e della sua carriera. Carriera iniziata a Varese nel 1963, quando, per puro caso, gioca un torneo studentesco e impressiona l’allenatore delle giovanili della Ignis Varese, il quale lo convince, senza troppa fatica, ad abbracciare la palla a spicchi. Il resto? Be’, il resto è storia. Dodici scudetti, sette Coppe dei Campioni, tre Coppe Intercontinentali, sei Coppe Italia, due Coppe delle Coppe e una Coppa Korac con i club. Un argento olimpico, un oro e due bronzi continentali con la Nazionale. Un palmares da fare invidia a chiunque.
Diversi i temi che affronteremo nell’intervista: dalla carriera ricca di successi al confronto con il basket attuale, passando per gli episodi che hanno contribuito a rendere il nostro ospite un’icona della pallacanestro mondiale, come il famoso Draft NBA del 1970 e la sfida familiare con il figlio Andrea.
Un incontro unico, per motivi di tempo diviso in due parti: la prima uscirà venerdì 4 ottobre alle 14:45, mentre la seconda lunedì 7 ottobre, sempre alle 14:45.
Entrambe le puntate con Dino Meneghin potranno essere seguite su Radio Abm e in streaming su YouTube (canale “Bellunesi nel Mondo”) e sulle pagine Facebook di Bellunesi nel Mondo e di Radio ABM. Gli episodi saranno poi disponibili in formato podcast su Spreaker.

Un ritorno a un paese che non c’era più: il dramma degli emigranti nel disastro del Vajont raccontato in una mostra immersiva al MiM Belluno

9 ottobre 1963. Mostra immersiva

Il 9 ottobre 1963 è una data che ha segnato profondamente la storia della provincia di Belluno e del Friuli Venezia Giulia. Una notte tragica, durante la quale un’immensa frana cadde nel bacino artificiale del Vajont, provocando un’onda distruttiva che cancellò intere comunità, causando oltre 1.900 vittime e lasciando un vuoto incolmabile nelle famiglie e nei territori colpiti. Ma l’onda devastante non ha travolto solo chi era presente. Anche chi viveva lontano, gli emigranti, ne fu colpito in modo altrettanto violento.

Il giorno dopo la tragedia iniziarono ad arrivare i primi emigranti, richiamati dalla drammatica notizia. «Quale strazio vederli sedere sulle valigie e guardarsi intorno smarriti, non erano neanche capaci di piangere. Poi giravano qua e là cercando il posto dove poteva essere stata la loro casa». Questa testimonianza, raccolta nel libro “L’abbraccio e la parola” di Viviana Capraro, descrive la disperazione di chi tornava nel luogo che avevano lasciato per cercare fortuna altrove, solo per trovarlo completamente distrutto.

Quegli uomini e quelle donne, che erano partiti con il desiderio di un futuro migliore, avevano lasciato il proprio paese con la speranza di un arrivederci. Ma per loro, quel 9 ottobre di sessantuno anni fa, l’addio si trasformò in un colpo doloroso e inaspettato. Le immagini dei luoghi, delle case e delle persone care che avevano conservato gelosamente nei loro ricordi si scontrarono con una realtà di rovine e desolazione. Un paese che non c’era più, un pezzo di vita spezzato irrimediabilmente.

Per rendere omaggio a queste storie e per mantenere viva la memoria di quella notte, l’Associazione Bellunesi nel Mondo ha realizzato la mostra immersiva “9 ottobre 1963. Il risveglio degli emigranti”, visitabile presso il MiM Belluno – Museo interattivo delle Migrazioni  (via Cavour 3, Belluno), sede dell’Associazione. L’esposizione, che si avvale del sostegno della Regione del Veneto e della collaborazione con il Comune di Longarone, l’Associazione Vajont – “Il futuro della Memoria” e il Comitato Sopravvissuti del Vajont, mira a raccontare il disastro attraverso la prospettiva degli emigranti, spesso trascurata nelle narrazioni di quella tragedia.

La mostra si sviluppa in un percorso virtuale articolato in sei capitoli che portano il visitatore ad approfondire il dramma del Vajont attraverso immagini, filmati e testimonianze di chi visse quei momenti. Il primo capitolo, “9 ottobre 1963”, offre un’introduzione per comprendere il contesto e le conseguenze del disastro. “Quella sera…” raccoglie il racconto degli attimi immediatamente successivi all’ondata da parte di chi era presente a Longarone e Soverzene. “L’eco dell’onda arriva all’estero” è dedicato a come la notizia giunse agli emigranti e ai loro dolorosi ritorni in una terra irriconoscibile. “Un mondo che finisce” racconta le storie delle comunità scomparse, non solo fisicamente, ma anche spiritualmente. “La rinascita” esplora il processo di ricostruzione e la tenacia di chi, anche dall’estero, contribuì alla rinascita dei paesi distrutti, mentre l’ultimo capitolo, “La memoria”, propone riflessioni su un lutto ancora aperto, a distanza di sessant’anni, che continua a segnare la storia e l’identità del territorio.

L’esposizione si può visitare da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00. Per maggiori informazioni: info@mimbelluno.it o contattare il numero 0437 941160.

Sessantuno anni dopo, il disastro del Vajont resta una ferita aperta. La memoria, mantenuta viva anche grazie a iniziative come questa, è il filo che lega le generazioni e che impedisce che quel dolore venga dimenticato. La mostra al MiM Belluno non è solo un tributo alle vittime, ma anche un monito per ricordare l’impatto che eventi come il Vajont hanno avuto sulla vita degli emigranti, colpiti nel cuore pur trovandosi lontani fisicamente, ma vicini con l’anima ai propri cari e alle proprie radici.

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