Il giorno in cui se ne è andato Giancarlo era, forse, fuori del calendario. Un giorno dimenticato, se nessuno si è accorto di lui; un giorno di fame e di freddo, al vedere come è stato ritrovato, dopo tanti giorni. Non era una persona insignificante Giancarlo, tutt’altro: aveva una mente acuta e uno sguardo a suo modo penetrante sul mondo, sulle persone e sulle cose. Ma nessuno si è accorto di lui, mentre lasciava questa vita in solitudine, in un contesto di grave degrado, alle porte della nostra città di Belluno. Zigmunt Bauman, il grande sociologo scomparso centenario qualche tempo fa, parlava di un sistema, il nostro, che finisce per creare vite di scarto: sono le vite di coloro che non stanno al passo di una società che si identifica con il mercato. Papa Francesco ha più volte usato la stessa espressione per definire le persone vittime dell’ingiustizia e dell’indifferenza. Nessuna persona dovrebbe mai diventare uno scarto: tanto alto è il disegno concepito dal Creatore per ogni essere umano e tanto nobile il destino al quale ciascuno è chiamato!

Solitudine e marginalità sono due facce della stessa medaglia: chi è solo finisce per essere marginale anche se non lo ha scelto. L’assenza o la labilità delle relazioni, infatti, espone all’insicurezza e spinge a rinchiudersi in una apparente autosufficienza, che il più delle volte è subita, più che cercata. E d’altra parte chi è ai margini è per definizione escluso dal tessuto sociale e finisce talvolta per accettare la solitudine come una sorta di meccanismo di difesa, come l’espressione di un giudizio di condanna nei confronti del mondo, ritenuto ostile o indifferente.

Sono tante le forme della solitudine e della marginalità! Ma, se vogliamo conservare l’essenza della nostra umanità, non possiamo consentire che siano considerate normali o accettabili. Chi è solo non trova alcun appiglio nel momento del bisogno: in condizioni di particolare fragilità o debolezza, può cadere senza far rumore, come le foglie al soffiare del vento. Contrastare la marginalità è possibile, ma è necessario combattere l’indifferenza, riscoprire il legame di fraternità che ci accomuna, riconoscere nel volto dell’altro l’appello ad un comune destino.

Francesco D’Alfonso diacono   

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