Domenica 15 dicembre, alle 15.30 (ora locale italiana), andrà in onda una nuova puntata della rubrica “Qui ABM”, la trasmissione di Radio ABM che racconta storie, testimonianze e fatti legati alla realtà bellunese e alle sue comunità nel mondo. L’intervista, realizzata da Giulia Francescon, sarà disponibile in streaming sul sito ufficiale dell’Associazione Bellunesi nel Mondo: www.bellunesinelmondo.it/radio-abm.
Protagonista di questa puntata è Bettina Sabbatini Scholl, artista nata in Lussemburgo da una famiglia di origini italiane, in particolare bellunesi, di Sospirolo. Insieme a Maria Luisa Caldognetto e Maria De Col, Bettina racconta la storia di una corrispondenza epistolare che affonda le radici nella Prima Guerra Mondiale, tra il 1917 e il 1919. Le lettere, scambiate tra la prozia di Bettina, Elide Colle di Meano, e Guido Ramirez, ufficiale dell’esercito italiano, raccontano non solo i drammi della guerra ma anche le esperienze di emigrazione.
Elide Colle, emigrata in Lussemburgo, e Guido Ramirez, proveniente da Napoli, si scambiarono una serie di lettere durante gli anni più drammatici del conflitto, creando una testimonianza preziosa e unica di una storia d’amore e di vita segnata da eventi storici che segnarono profondamente l’Europa. Le lettere offrono uno spunto interessante per riflettere sulle difficoltà e le speranze delle persone in tempi di guerra e di emigrazione, temi che restano attuali anche oggi.
Questa intervista non solo esplora la vicenda personale di Elide e Guido, ma si collega anche alle più ampie dinamiche dell’emigrazione italiana in Europa, con uno sguardo particolare alla provincia di Belluno, la sua storia e le sue tradizioni. Non mancheranno spunti di riflessione sulle connessioni tra il passato e il presente delle comunità italiane all’estero.
Non perdete l’occasione di ascoltare questa straordinaria storia di emigrazione, guerra e corrispondenza, domenica 15 dicembre alle 15.30, su Radio ABM.
Un’importante collezione di lettere, fotografie e documenti risalenti alla Prima Guerra Mondiale è stata donata da Bettina Scholl-Sabbatini all’Associazione Bellunesi nel Mondo. Questo materiale, che racconta una storia d’amore e di famiglia tra il fronte di guerra e l’Italia del primo dopoguerra, sarà conservato, digitalizzato e valorizzato come preziosa testimonianza storica.
La cerimonia di consegna
La consegna ufficiale si è svolta mercoledì 11 dicembre nella sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, alla presenza della vicepresidente Patrizia Burigo e dei consiglieri Sergio Cugnach e Giuseppe Carrera. Patrizia Burigo ha dichiarato: «Ringrazio Bettina per avere pensato a noi per la conservazione di questo importante materiale storico, che sarà digitalizzato e pubblicato nel nostro archivio online “Centrostudialetheia.it”.»
Il lavoro di digitalizzazione sarà curato dal consigliere Giuseppe Carrera. Alla cerimonia erano presenti anche la storica Maria Luisa Caldognetto, che ha contribuito alla redazione della scheda descrittiva del materiale, e Maria De Col, cugina di Bettina Scholl-Sabbatini.
Un epistolario tra amore e conflitto
Il cuore della donazione è costituito da una serie di lettere, una cartolina e due fotografie inviate tra il 1917 e il 1919. La corrispondenza è principalmente tra l’ufficiale italiano Guido Ramirez, originario di Torre Annunziata (Napoli), e Elide Colle, giovane di Meano – Santa Giustina (Belluno). Le missive svelano una relazione sentimentale nata mentre Guido, impegnato con il suo battaglione nella costruzione di infrastrutture militari a Meano, venne accolto nella famiglia Colle, di cui un fratello di Elide era suo commilitone.
Le lettere riflettono il tumulto della relazione, resa ancor più drammatica dalla disfatta di Caporetto e dalla conseguente separazione dei due. Guido, trasferito e ricoverato a Torino e poi a Milano, vide il suo rapporto con Elide deteriorarsi fino alla rottura definitiva, avvenuta nel primo dopoguerra mentre era ancora in servizio a Bressanone.
Un viaggio nel tempo e nella migrazione
Questo epistolario rappresenta non solo una finestra sulla vita quotidiana e le emozioni durante la Grande Guerra, ma anche sulle vicende migratorie italiane. Il legame con il Lussemburgo emerge attraverso Bettina Scholl-Sabbatini, nata ad Esch-sur-Alzette nel 1942, che ha ritrovato il materiale in un vecchio mobile appartenuto a sua madre, Agnese Brancaleone. Quest’ultima era emigrata in Lussemburgo dopo il matrimonio con Aurelio Sabbatini, discendente di una famiglia umbra.
La donazione unisce quindi la microstoria personale di Guido ed Elide con la più ampia storia dell’emigrazione italiana, offrendo una narrazione ricca di sfumature storiche, culturali e sociali.
Una preziosa eredità per il futuro
Bettina Scholl-Sabbatini, vedova di Marco Scholl e nipote di Antonio Colle (padre di Elide e titolare di un’impresa di laterizi a Meano), ha deciso di affidare il materiale all’Associazione Bellunesi nel Mondo per garantirne la conservazione e la fruizione pubblica. La documentazione, che include anche lettere di familiari di Guido indirizzate a Elide e alla sua famiglia, sarà digitalizzata per facilitarne la consultazione e promuovere ulteriori ricerche.
Un patrimonio da valorizzare
Questa donazione arricchisce l’archivio storico dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, sottolineando ancora una volta il valore delle testimonianze personali nel costruire una memoria collettiva. Il legame tra il Veneto, l’Italia e il Lussemburgo emerge in modo vivido, dimostrando come la storia possa intrecciarsi con le migrazioni, l’amore e le sfide della guerra.
Per ulteriori dettagli sulla famiglia Sabbatini e sulla loro storia migratoria, si rimanda al libro Centenario. Gli Italiani in Lussemburgo 1892-1992 di Benito Gallo, che dedica alcune pagine alla famiglia in questione.
Davanti, da sinistra, Maria Luisa Caldognetto, Patrizia Burigo, Maria De Col, Bettina Scholl-Sabbatini. Dietro, da sinistra, Sergio Cugnach e Giuseppe Carrera
Il numero di dicembre 2024 di Bellunesi nel mondo accompagna i lettori in un viaggio tra celebrazioni, riflessioni e storie che uniscono tradizione e modernità. La rivista, punto di riferimento per la comunità bellunese nel mondo, si apre con il racconto della 24ª edizione del prestigioso premio “Ai Bellunesi che onorano la provincia in Italia e nel mondo”. La cerimonia, tenutasi a Seren del Grappa, ha reso omaggio a figure straordinarie: Ferdinando Samaria, pioniere nel campo dell’intelligenza artificiale e della finanza digitale; Paola De Martin, ricercatrice impegnata nell’intersezione tra arte e società; e Michele Rech, noto come ZeroCalcare, il cui legame con le radici bellunesi risuona nelle sue opere. Un premio speciale ha ricordato anche Claudio Colmanet, violinista e direttore d’orchestra scomparso un anno fa, la cui memoria è stata celebrata con affetto.
Oltre alle celebrazioni, la rivista dedica ampio spazio al Rapporto Italiani nel Mondo 2024, che getta luce sui nuovi volti della mobilità italiana. Le migrazioni odierne, descritte come “plurime”, riflettono un’Italia in movimento tra partenze, ritorni e opportunità all’estero. Numeri, analisi e testimonianze svelano un fenomeno che non coinvolge solo i giovani, ma anche le generazioni più anziane, attratte da una vita migliore fuori dai confini nazionali.
La Festa dell’Emigrante, anch’essa ospitata a Seren del Grappa, è stata un momento di profonda connessione tra passato e presente, con la partecipazione di una delegazione brasiliana che ha sottolineato l’importanza di mantenere vivi i legami tra le comunità bellunesi di tutto il mondo. L’evento, arricchito da spettacoli folcloristici e un conviviale pranzo comunitario, ha celebrato le radici culturali di una terra che continua a ispirare.
Non mancano le storie di attualità, come quella dell’alluvione che ha colpito Valencia, raccontata da una bellunese residente in Spagna. L’esperienza diretta della calamità e le difficoltà nel recupero testimoniano la resilienza di chi vive lontano da casa. A queste vicende si affianca la campagna dei Carabinieri per combattere le truffe agli anziani nel Bellunese, un’iniziativa che sottolinea l’importanza di tutelare i più vulnerabili.
L’editoriale del direttore Dino Bridda e il messaggio del presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, Oscar De Bona, sono un invito a riscoprire l’orgoglio delle radici e a lavorare per un futuro condiviso. Tra auguri natalizi e appelli al rinnovo delle adesioni all’associazione, emerge un messaggio chiaro: uniti, i bellunesi nel mondo possono continuare a costruire ponti tra passato e futuro.
Il numero di dicembre offre così un ricco mosaico di storie, emozioni e riflessioni, tutte legate dal filo comune dell’identità bellunese. Per chiunque desideri sentirsi più vicino alla propria terra, anche a chilometri di distanza, Bellunesi nel mondo è un appuntamento imperdibile.
Un momento di condivisione, memoria e tradizione si è svolto domenica 8 dicembre a Fonzaso, in occasione della festa pre-natalizia organizzata dalla Famiglia Ex Emigranti. L’evento, che ha visto la partecipazione delle Famiglie Ex Emigranti del Feltrino, di Arina e di Arsiè, ha rappresentato un’importante occasione per rafforzare i legami comunitari e ricordare le radici dell’emigrazione bellunese.
La giornata è iniziata con la celebrazione della Santa Messa, seguita dal tradizionale pranzo conviviale presso la Fenadora, luogo simbolo di aggregazione per la comunità.
Tra gli ospiti dell’incontro, anche Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo (Abm), che ha portato i suoi saluti e un messaggio di riconoscenza. Nel suo intervento, De Bona ha ringraziato le Famiglie Ex Emigranti per l’impegno profuso nel corso dell’anno nel preservare e tramandare la storia e i valori dell’emigrazione bellunese. Ha inoltre augurato a tutti i presenti buone feste natalizie, sottolineando l’importanza di momenti come questo per mantenere vivo il senso di appartenenza e di comunità.
La presenza delle Famiglie di Fonzaso, Arina, Arsiè e del Feltrino ha confermato il ruolo centrale delle Famiglie Abm nella salvaguardia del patrimonio storico e culturale legato all’emigrazione. La festa pre-natalizia non è solo un momento conviviale, ma anche un’opportunità per riflettere sull’identità e le esperienze che hanno plasmato il territorio e i suoi abitanti.
Un appuntamento che, anno dopo anno, rinnova il legame tra passato e presente, custodendo i ricordi e alimentando lo spirito di condivisione tra le generazioni.
Venerdì 29 novembre 2024, nella suggestiva cornice della Sala Conferenze dell’Area Megalitica di Corso Saint-Martin-de-Corléans, si è tenuto il convegno internazionale “Le migrazioni nelle Alpi”. L’evento ha rappresentato un’importante occasione per riflettere sulle sfide dello spopolamento delle aree montane e sulla necessità di preservare il patrimonio culturale delle Alpi, coinvolgendo esperti, istituzioni e associazioni provenienti da tutta la regione alpina.
Tra gli interventi, Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo (ABM) e dell’UNAIE – Unione Nazionale Associazioni Immigrati ed Emigrati, ha sottolineato l’importanza di una prospettiva condivisa tra le regioni alpine. Ha dichiarato: «La geografia di questo convegno ci ha spinto a parlare di una geografia non in verticale, da sud a nord, ma orizzontale, da est a ovest. Una linea orizzontale che accomuna una vasta area di montagna che si trova ad affrontare le stesse problematiche di spopolamento, di storia di emigrazione e anche di immigrazione. Sono convinto che lavorando tutti assieme possiamo portare un beneficio a tutto il comprensorio alpino dando voce e azione ai nostri emigranti e discendenti».
Un ricco programma di interventi
Il convegno, articolato in una sessione mattutina e una pomeridiana, ha offerto una panoramica dettagliata sulle dinamiche migratorie alpine e sulle prospettive future per le comunità montane. Dopo i saluti istituzionali di Marlène Domaine, sindaco di Saint-Nicolas, e Luciano Caveri, Assessore agli Affari europei, Innovazione, PNRR e Politiche nazionali per la montagna, si sono susseguiti interventi di alto livello.
Jean-Pierre Martin Perolino, presidente del Comité Fédéral des Sociétés d’Emigrés Valdôtains (COFESEV), ha illustrato il fenomeno dell’emigrazione valdostana nel mondo, mentre Laurent Rigaud, presidente dei Savoyards du Monde, ha analizzato la carenza di manodopera nelle montagne e l’emigrazione savoiarda. A seguire, Maurizio Tomasi, direttore della rivista Trentini nel Mondo, ha affrontato i temi dell’emigrazione trentina, e Luigi Papais, consigliere dell’Ente Friuli nel Mondo, ha discusso le sfide generazionali per le comunità friulane.
Nel pomeriggio, i lavori si sono concentrati su temi legati alla sostenibilità delle montagne. Andrea Membretti, sociologo delle Università di Pavia e Torino, ha esplorato il fenomeno delle “migrazioni verticali”, e Davide Rosso, storico e giornalista, ha approfondito la mobilità della popolazione valdese tra le Alpi, l’Europa e le Americhe. Geremia Gomboso, presidente dell’Istituto Ladin Furlan Pre Checo Placerean, ha evidenziato il ruolo cruciale della pianificazione urbanistica nel contrastare lo spopolamento montano.
Conclusioni e sfide per il futuro
Michela Ceccarelli, docente e membro del Comitato scientifico della Fondation E. Chanoux, ha concluso il convegno sottolineando una problematica urgente per la Valle d’Aosta: nel giro di 15 anni, la regione avrà bisogno di circa 10mila lavoratori. «Bisogna agire subito e assieme», ha dichiarato, evidenziando la necessità di una strategia condivisa per attrarre risorse umane.
Anche il presidente della Regione Valle d’Aosta, Renzo Testolin, ha preso la parola, ribadendo l’importanza di sostenere le realtà associative impegnate nel fenomeno migratorio, sia storico sia contemporaneo. «Queste associazioni possono davvero portare un risultato fondamentale per lo sviluppo e, per certi aspetti, per la sopravvivenza delle nostre terre di montagna», ha sottolineato.
Grazie alla partecipazione di esperti e rappresentanti delle comunità alpine, il convegno si è confermato un momento di alto valore, volto a individuare soluzioni concrete per lo sviluppo economico e sociale delle aree montane. Oscar De Bona e le realtà che rappresenta hanno dimostrato come il dialogo e la collaborazione tra regioni possano essere strumenti fondamentali per il futuro delle Alpi.
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