Emergenza Biblioteca civica. Nel capoluogo bellunese è presente anche la Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”

Biblioteca delle migrazioni "Dino Buzzati"La Biblioteca Civica del capoluogo bellunese è in emergenza per i lavori in corso nella storica sede e, allo stato attuale, gli abituali utenti si trovano senza una sala di lettura per studi e approfondimenti. A tal proposito l’Amministrazione comunale si sta organizzando per trovare una soluzione temporanea presso palazzo Bembo.
«Abbiamo letto oggi dagli organi di stampa la situazione che sta vivendo la Biblioteca civica e di come l’assessore Perale abbia comunicato che, come aule di lettura, siano disponibili quelle dell’Isbrec, della Fondazione “Angelini” e della libreria “Tarantola”», sono le parole del presidente Abm Oscar De Bona, «vorrei aggiungere che a Belluno è attiva dal 2005 anche la Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”, con la propria sala lettura aperta da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00». Una biblioteca che offre, oltre al servizio di interprestito, wifi gratuito e la possibilità di fare fotocopie in un ambiente silenzioso e consono per lo studio; una realtà posizionata a cento metri dal piazzale della Stazione FS e quindi comoda da raggiungere.
«Segnaliamo quindi al Comune», conclude De Bona, «che anche la nostra biblioteca può supportare la criticità che sta subendo la Biblioteca civica di Belluno».
Per maggiori informazioni basta visitare il sito dell’Associazione Bellunesi nel Mondo: https://www.bellunesinelmondo.it/biblioteca/orari/

L’Associazione Bellunesi nel Mondo piange la scomparsa di Antonio Martini, Presidente della Famiglia ex emigranti Comelico – Sappada

Antonio MartiniL’Associazione Bellunesi nel Mondo perde un altro valido dirigente. Nella mattinata di ieri, all’età di 84 anni, è venuto a mancare Antonio Martini, presidente della Famiglia Ex emigranti del Comelico – Sappada.

Una vita, quella di Martini, con un piede in Comelico e l’altro all’estero. La sua prima esperienza da emigrante lo porta in Germania. Rientrato per il servizio militare, dopo un ulteriore periodo in terra tedesca, assieme alla moglie parte per la Svizzera e vi rimarrà per diciotto anni; prima a Winterthur, poi a Frauenfeld. Nel 1975 rientra assieme alla famiglia in provincia di Belluno.

Nel suo paese natio, Casamazzagno, fonda il Gruppo Alpini e di seguito, su spinta dell’allora direttore Abm Patrizio De Martin, nel luglio del 2002 costituisce la Famiglia ex emigranti del Comelico-Sappada.

«Ho un caro ricordo di Antonio», sono le parole del presidente Abm Oscar De Bona, «lo conosco da molti anni e di lui ammiravo la passione per la sua terra, la serietà e la costanza».

La Famiglia ex emigranti del Comelico-Sappada è uno dei circoli dell’Associazione Bellunesi nel Mondo più distanti dalla Sede centrale in via Cavour a Belluno eppure Antonio Martini e i suoi collaboratori non sono mai mancati alle riunioni e incontri, che si susseguono nel corso dell’anno.

«Siamo vicini alla moglie Dilva e alle figlie Vilma ed Erica», conclude De Bona, «in questo momento di dolore e smarrimento».

I funerali saranno celebrati nella chiesa di Casamazzagno sabato 11 dicembre, alle ore 14.00, partendo direttamente dalla casa della famiglia Martini. Non mancheranno i gonfaloni dell’Associazione Bellunesi nel Mondo.

Didascalia: da sinistra Mario De Luca e Antonio Martini. La foto è stata scattata in occasione del 50.mo dell’Abm. I due amici non si vedevano da ben 59 anni.

300. Felice anno nuovo dall’Associazione Bellunesi nel Mondo

Con la news numero trecento l’Associazione Bellunesi nel Mondo auguri a tutti i suoi soci, amici e simpatizzanti un felice anno nuovo. Gli uffici Abm, la Biblioteca delle migrazioni e il MiM Belluno – Museo interattivo delle Migrazioni rimarranno chiusi per la giornata del 1° gennaio. Riapriranno con regolarità giovedì 2 gennaio con i consueti orari.

Radio ABM invece sarà on line come sempre: www.bellunesinelmondo.it/radio-abm.

299. Federico Bortolot. Gelatieri bellunese in Argentina

Federico BortolotArgentina: terra di promesse e di amore, così la chiamavano nei primi anni della migrazione di massa agli albori del 900.  Le prime famiglie bellunesi emigrate non andarono in Argentina come gelatieri, ma come semplici operai; dopo anni cominciarono a vendere il gelato con i carretti nelle loro città: Buenos Aires, Rosario, Cordoba e Mendoza. In principio ebbero con gli argentini  una convivenza difficile, specie i bambini  nella scuola, tra italiani invece si aiutarono a vicenda.La famiglia di Angelo Bortolot  fa parte di una saga di gelatieri oriundi di Zoppè che iniziarono la migrazione già alla fine del 1800. Angelo però arrivò in Argentina a Mar della Plata nel febbraio1948. Sbarcarono in sei, tutta la famiglia: il papà Angelo, la moglie Teresa e i figli Tino, Anna, Federico e Nello.   Tornando indietro, nel 1904 il bisnonno di Federico, Celeste, emigrò a Vienna e vendette gelato con il carretto; anche il padre Angelo giovanissimo visse a Vienna. Terminata la prima guerra mondiale (1914-1918) tornarono in Italia. In inverno vendevano i  croccanti e le mandorle e cominciarono a fabbricare i famosi “krapfen” che avevano imparato a fare  in Austria. Dopo l`esperienza austriaca andarono a Milano e poi a Fano e qui Angelo conobbe Teresa e la sposò. Quando si trasferirono a Padova  nacque il terzogenito Federico e qui finalmente ebbero un locale fisso, una vera gelateria con le prime macchine da gelato“Cattabriga”. Da Padova si trasferirono a Capua vicino a Caserta. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale cominciarono i bombardamenti e tutta la popolazione di Capua si rifugiò sulle montagne. Angelo e Teresa che era di origine italo-argentina, temendo altre guerre, pensarono che la famiglia era diventata grande e che un futuro migliore poteva chiamarsi solo Argentina. Il fratello di Teresa,  che viveva al Mar de la Plata, li chiamò e dopo 19 giorni di navigazione sbarcarono a Buenos Aires e andarono a vivere al Mar de la Plata  con lui. Federico ricorda che il padre Angelo cominciò a vendere i famosi “krapfen” ripieni di crema, marmellata o “dulce de leche”: ne vendeva quasi duemila ogni notte. Nel 1955, dopo sette anni di permanenza a Rio de la Plata, nacque la prima gelateria dei Bortolot,  chiamata in onore al grande fiume “ El Piave”. Un certo Timoteo Fain, proprietario di una gelateria  a Ramos Mejia, Ii aiutò  ad affittare un locale nel quartiere Wilde. In questa zona non c`erano gelaterie in concorrenza, Federico ricorda che non avendo frigoriferi adeguati, suo padre Angelo doveva produrre in continuo il gelato.La gelateria aveva due banchi con otto sapori e la mantecatrice Cattabriga. Il fornitore del latte passava due o tre volte al giorno a rifornirla. In inverno la gelateria si trasformava in pizzeria e caffeteria con dolci e calda cioccolata. Finalmente arrivò il giorno che Angelo disse che aveva “trovato l`America”: con l`incasso di un giorno poteva pagare l`affitto mensile.Nel ‘60 Angelo morì e i tre figli Tino, Nello e Federico continuarono l`attività del padre tenendo sempre presente un grande insegnamento lasciato dal genitore:“Un buon gelato artigiano si fa con prodotti di prima qualità, quello che usi ti ritorna e si sente nel sapore”. Oggi la famiglia Bortolot possiede undici gelaterie sparse in tutta Buenos Aires: sette portano il nome  “El Piave” e quattro “El piccolo Piave”.Un grande esempio valido per tutti i gelatieri bellunesi che vivono in Argentina.

298. L’Abm riceve i ringraziamenti da parte degli alunni delle scuole medie di Auronzo di Cadore per il libro didattico “Un mondo da scoprire. Info, appunti e ricordi sull’emigrazione”

alunni auronzo«Cari amici, abbiamo ricevuto il bellissimo libro che ci avete regalato e desideriamo ringraziarvi per il bel pensiero che avete avuto. Vi promettiamo che lo leggeremo con molta attenzione, magari in classe tutti insieme. Grazie ancora e affettuosi auguri di buon Natale!». Questo il messaggio arrivato agli Uffici dell’Associazione Bellunesi nel Mondo da parte degli studenti delle medie di Auronzo di Cadore, che prima delle festività natalizie hanno ricevuto dalle mani del direttore Marco Crepaz il libro didattico “Un mondo da scoprire. Info, appunti e ricordi sull’emigrazione”. Un volume realizzato proprio dall’Abm, con il contributo della Regione Veneto, e pensato per i ragazzi delle scuole medie. È composto di 176 pagine con quattro diverse sezioni così strutturate: “Un nonno speciale”, racconto in prima persona di un ragazzo che scopre il mondo dell’emigrazione attraverso le storie di alcuni personaggi legati alla sua famiglia, a suo nonno e ai suoi amici; “Migramondo. Avvisi ai naviganti”, una sezione didattica che approfondisce alcuni punti fondamentali dell’emigrazione: i mestieri (Seggiolai, scalpellini, zattieri, minatori, gelatieri balie, ciòde, cròmere), le fasi dall’Ottocento ai giorni nostri, i Paesi di destinazione. La sezione è arricchita da focus, statistiche, biografie e aneddoti curiosi; “Le parole chiave dell’emigrazione”, alcuni concetti chiave della tematica trattata quali: la partenza, la valigia, il viaggio, le rimesse, la nostalgia, la visione del futuro; “Migragiochi”, alcuni giochi (cruciverba, quiz, “trova le differenze”, ecc.) per valutare la comprensione del testo e per rendere il libro più divertente.Oltre ai testi, il volume è composto da una serie di illustrazioni, da una serie di fotografie presenti nell’archivio foto-storico dell’Abm, e da una serie di codici Qr che rimandano il lettore a dei contenuti multimediali riguardanti temi specifici. I testi sono di Simone Tormen, le illustrazioni di Marianna Carazzai.

297. Il Veneto, come sta? Ne parliamo con l’assessore alla sanità Manuela Lanzarin

Manuela LanzarinInvestimenti, carenza di personale medico, assistenza sanitaria agli iscritti Aire. Sono alcuni dei temi che abbiamo voluto approfondire con l’assessore competente.

La sanità veneta è un fiore all’occhiello a livello nazionale. Ci può portare alcuni esempi di questa eccellenza e l’investimento che ha messo in atto la Regione Veneto nel 2019?

Partiamo da un successo nazionale: la sanità veneta, qualche settimana fa, è stata giudicata la migliore d’Italia dal Ministero della Salute per la capacità di erogare totalmente i Livelli Essenziali di Assistenza (i LEA), che sono tutte quelle cure che ogni regione dovrebbe erogare ai propri assistiti come previsto dall’articolo 32 della Costituzione. Dico dovrebbe perché, e aggiungo purtroppo, in molte parti d’Italia non è così. È la promozione più ambita, perché un giudice terzo ci ha detto che i cittadini veneti ricevono tutte le cure a cui hanno diritto, e sono tra i pochi in Italia. Il Veneto è anche Regione benchmark nazionale per la capacità di coniugare la qualità dell’assistenza e la tenuta dei conti. Per l’ennesima volta, ad esempio,  il nostro bilancio sanitario 2018 si è chiuso in attivo, e così sarà anche nel 2019. Il tutto essendo l’unica Regione italiana a non aver imposto ai suoi cittadini nessuna addizionale Irpef, lasciando così nelle loro tasche un miliardo 270 milioni di euro l’anno. Per fortuna, esempi di eccellenza nella sanità veneta ce ne sono molti, e non si potrebbe certo citarli tutti. Segnalo l’organizzazione in Rete degli ospedali che garantisce a ogni malato di essere curato nella struttura più adatta alla sua patologia; il Sistema di emergenza-urgenza (SUEM 118), che compie più di mille interventi al giorno e che è considerato tra i più efficienti d’Europa, e per questo è studiato in diversi Paesi; il continuo adeguamento strutturale; un forte investimento in moderne tecnologie come Tac, Risonanze Magnetiche, Angiografi digitali (70 milioni l’anno, da anni).

Assistenza sanitaria e iscritti Aire? Istruzioni per l’uso. Quali sono i diritti a livello sanitario dei nostri emigranti?

Essendo un’informazione di servizio, propongo qui di seguito l’intero panorama dell’assistenza:

Cittadini italiani residenti in uno Stato appartenente all’Unione Europea, See (Islanda, Norvegia, Liechtenstein), Svizzera

Secondo quanto stabilito dai Regolamenti di sicurezza sociale CE n. 631/2004, 883/2004 e 987/2009, tali cittadini, quando rientrano temporaneamente sul territorio nazionale in qualità di turisti, possono ottenere le prestazioni sanitarie che si rendano necessarie sotto il profilo medico durante il periodo di dimora in Italia, esibendo la Tessera Europea Assicurazione Malattia rilasciata dall’Istituzione estera competente presso la quale risultano iscritti. Per beneficiare delle prestazioni sanitarie possono recarsi direttamente nei Presidi ospedalieri, pronto soccorso, servizio di medicina turistica, servizio di continuità assistenziale, medico di medicina generale, ecc… Si evidenzia che, qualora tali cittadini risultino privi di qualsiasi copertura sia pubblica che privata, sono tenuti al pagamento dell’intera tariffa delle prestazioni ottenute, previste dalla Regione.

Cittadini italiani residenti in uno Stato 

non appartenente all’Unione Europea

I cittadini italiani (nati in Italia) che trasferiscono (o hanno trasferito) la residenza in uno Stato con il quale non è in vigore alcuna convenzione con l’Italia perdono il diritto all’assistenza sanitaria a carico del S.S.N. sia in Italia che all’estero, all’atto della cancellazione dall’anagrafe comunale e dell’iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), ad eccezione dei lavoratori di diritto italiano distaccati all’estero. Tuttavia, ai sensi della normativa nazionale vigente (D.M. 01.02.1996), ai cittadini residenti all’estero con lo stato di emigrato ed ai titolari di pensione corrisposta da enti previdenziali italiani, che rientrino temporaneamente in Italia, sono riconosciute, a titolo gratuito, le prestazioni ospedaliere urgenti per un periodo massimo di 90 giorni (anche frazionabili) per ogni anno solare, qualora privi di qualsiasi copertura assicurativa, pubblica o privata, per le suddette prestazioni sanitarie. Per prestazioni ospedaliere urgenti si intendono tutte le prestazioni erogate, tramite il pronto soccorso di una struttura ospedaliera, sia in via ambulatoriale che in sede di ricovero. Nel caso di superamento del periodo dei 90 giorni, le prestazioni vengono erogate agli interessati con il conseguente addebito delle tariffe. Con il termine dell’anno solare viene a cessare il periodo di copertura a carico del S.S.N., anche se non esaurito e l’eventuale prosieguo delle cure va computato nei 90 giorni dell’anno successivo. Per esercitare detto diritto, tali cittadini al momento dell’arrivo sul territorio nazionale devono recarsi presso la sede distrettuale dell’Azienda Ulss di temporanea dimora per dichiarare la propria presenza, il periodo di soggiorno sul territorio nonché esibendo l’attestato rilasciato dal Consolato competente che certifica lo stato di emigrato. In mancanza dell’attestato del Consolato, può essere sottoscritta una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui si dichiara, oltre allo stato di emigrato, anche l’assenza di una copertura assicurativa pubblica o privata contro le malattie.

I cittadini italiani residenti all’estero che non rientrino nella suddetta fattispecie, ovvero privi dello stato di emigrato, di pensione corrisposta da enti previdenziali italiani o di altra copertura assicurativa pubblica o privata, sono tenuti al pagamento dell’intera tariffa delle prestazioni ottenute, prevista dalla Regione.

Lavoratori di diritto italiano distaccati all’estero

I lavoratori di diritto italiano distaccati all’estero (ossia lavorano per una ditta italiana) che trasferiscono la residenza nell’altro Stato hanno diritto ad ottenere l’assistenza sanitaria in forma gratuita sia all’estero, qualora in possesso dell’attestato ex art. 15 del D.P.R. 618/1980, sia in occasione di rientro temporaneo sul territorio nazionale, comprovando lo svolgimento dell’attività di lavoro all’estero.

Carenza di medici e loro fuga. Ci sono delle azioni per far rientrare i medici veneti che sono andati all’estero in questi ultimi anni, coinvolgendo anche medici nostri discendenti? È possibile creare una sinergia tra Regione Veneto e Associazionismo in emigrazione proprio in questo settore professionale?

La questione è estremamente complessa e parte da lontano, con gravi errori di programmazione nazionale che hanno portato alla specializzazione molti meno medici di quelli laureati ogni anno. In Veneto stiamo cercando di fronteggiare l’emergenza con tre azioni: l’indizione continua di concorsi riservati agli specializzati di ogni disciplina (l’ultimo, per 356 posti, si terrà a dicembre);  l’inserimento negli ospedali di giovani laureati e abilitati, ma non specializzati, previa la necessaria formazione; e la collaborazione con le Università di Padova e Verona per l’inserimento dei loro specializzandi al quarto e quinto anno. A livello nazionale ci siamo fatti promotori di una proposta articolata in 16 punti, approvata all’unanimità dalle Regioni italiane e ora all’attenzione del Governo e al centro del confronto per il nuovo Patto Nazionale per la Salute. In questo quadro, un medico laureato in Italia e poi trasferitosi altrove non avrà alcun problema a rientrare. Lo stesso vale per chi si è laureato all’estero, che il sistema sanitario nazionale accoglierebbe a braccia aperte, a condizione che la laurea e la specializzazione ottenute nel Paese straniero siano riconosciute come valide in Italia.

Sostegno alla sanità di montagna. Quali sono stati gli investimenti della Regione Veneto nel quinquennio che si concluderà nel 2020?

Su questo aspetto assistiamo purtroppo a lamentele e polemiche che non hanno motivo di esistere e che spesso sono strumentalizzazioni politiche che hanno l’unico effetto di impaurire la gente senza motivo. Sulla sanità bellunese la Regione investe come in tutte le altre realtà regionali, sia con l’acquisto di macchinari innovativi, sia con interventi di carattere strutturale che organizzativo. Senza contare che, in sede di riparto regionale del Fondo Sanitario Nazionale, Belluno (con Rovigo) gode di particolare attenzione per la sua caratteristica di area “disagiata”. Detto questo, faccio tre esempi di quanto campate in aria siano state alcune recenti polemiche: la Regione vuole chiudere il Codivilla Putti di Cortina! Falso: il Codivilla è stato rilanciato e sta per diventare una nuova punta di diamante della sanità veneta con uno sguardo anche al servizio da assicurare alle grandi manifestazioni sportive che si terranno, come i Mondiali di Sci 2021 e le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026; la Regione vuole chiudere il Punto nascita di Pieve di Cadore! Falso: la Regione ha deciso di mantenere attivi tutti i punti nascita del suo territorio, anche quelli, come Pieve, che la normativa nazionale vorrebbe chiudere perché al di sotto dei 500 parti l’anno. Si è arrivati a dire che la Regione voleva chiudere persino una struttura privata (convenzionata) per la cura dell’asma nei bambini a Misurina. Falso! La Regione è corsa in aiuto di questa eccellenza confermando 1 milione 203 mila euro di convenzione l’anno per i prossimi tre anni e facendosi parte attiva per promuovere le cure erogate presso tutte le altre Regioni d’Italia e con la rete dei Pediatri di Libera scelta. E’ di questi giorni l’annuncio del management di Misurina che la struttura non chiuderà. Solo tre esempi, mi sembra significativi, di quanto la Regione tiene in considerazione i suoi territori montani e i servizi sanitari di cui hanno bisogno.

Open chat
1
Ciao, come possiamo aiutarti?
Powered by
Design by Alfred Team | Made with ♥ in WordPress