273. Le dirette di Radio ABM. Sabato 7 dicembre verrà trasmesso in tutto il mondo da Trichiana “Le stalle raccontano. Filò, teatro e storie di un tempo”

Sabato 7 dicembre, con inizio alle 20.30 (ora locale italiana) nella stalla alla fontana di Carfagnoi, frazione di Trichiana – Comune di Borgo Valbelluna-,  la compagnia teatrale dei “Fuori di Quinta” proporrà uno spettacolo intitolato “A zercar fortuna”, che attraverso la  webradio dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, Radio ABM – voce delle Dolomiti, verrà trasmesso in tutto il mondo; basterà collegarsi al sito www.bellunesinelmondo.it/radio-abm, o scaricare l’app di Radio ABM dal proprio smartphone/tablet.

Inserito nel contesto “Le stalle raccontano, filò, teatro e storie di un tempo” gli artisti interpreteranno un viaggio nei tanti viaggi che hanno caratterizzato gli emigranti veneti, e non, negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, in particolare i primi anni Cinquanta, con destinazione l’Europa centrale: Belgio, Francia, Svizzera, Germania. Attraverso la lettura di alcuni documenti, testimonianze e lettere dell’epoca, e la realizzazione in scena, attraverso la recitazione, di alcuni momenti della quotidianità dell’emigrante, dalla partenza all’arrivo in terra straniera, alle prime difficoltà fino alle situazioni lavorative e ricreative.

Il gruppo Fuori di Quinta dipinge con realismo e attenzione gli scenari dell’emigrazione italiana, valorizzando soprattutto lo stato emotivo, la dignità e la solidarietà presenti nell’animo degli emigranti in terra straniera. L’approccio con la lingua diversa, la nostalgia di casa, i dubbi della partenza e i dubbi all’arrivo, le donne e gli uomini, il lavoro in miniera, il circolo per far festa la domenica. Un album di vecchie foto che prendono vita e si raccontano, un album sfogliato pagina per pagina, che alla fine ci porta alla realtà odierna, in cui l’emigrazione sembra ormai lontana, ma non è mai stata così presente.

Lo spettacolo, patrocinato dal comune di Borgo Valbelluna, sarà organizzato dalla Proloco di Trichiana in collaborazione con il comitato frazionale di Carfagnoi. E proprio da questa occasione è nata la nuova collaborazione con Radio ABM – voce delle Dolomiti.

272. La Famiglia ex emigranti di Fonzaso in festa

Tutto è pronto per la tradizionale festa di fine anno della Famiglia Ex emigranti di Fonzaso. L’appuntamento è in programma domenica 8 dicembre e prevede alle ore 10.00 la Santa Messa nella chiesa arcipretale in ricordo di quanti sono mancati in terra straniera. Seguirà il pranzo al ristorante la Fenadora. Saranno come sempre presenti le Famiglie consorelle con i propri gagliardetti. Dalla Casa madre parteciperà il vice presidente Rino Budel.

L’Associazione Bellunesi nel Mondo piange la scomparsa dell’arcivescovo emerito Pietro Brollo

Pietro BrolloSi è spento all’età di 86 anni l’arcivescovo emerito Pietro Brollo. Una figura importante per il territorio bellunese, perché dal 1996 al 2000 è stato vescovo della Diocesi di Belluno – Feltre. E proprio nel suo mandato pastorale non sono mancate le sue visite alle comunità di bellunesi residenti all’estero, oltre ai suoi messaggi sempre presenti sulla rivista “Bellunesi nel mondo”.

«Sono davvero addolorato per la scomparsa di mons. Brollo», sono le parole del presidente Abm Oscar De Bona, «Con lui ho avuto un rapporto bellissimo. Assieme a lui e all’Associazione Bellunesi nel Mondo, quando ero presidente della Provincia di Belluno, ho fatto diverse missioni all’estero; come la consegna, in Brasile, del gagliardetto alla Famiglia Bellunese Joao Itaperù. Ricordo di quell’esperienza che cantammo insieme, davanti a centinaia di persone, “La bela polenta”. Ma poi ancora l’incontro in Germania con i gelatieri, in Belgio con i “nostri” minatori e, infine, in Sudafrica con tutte le comunità venete».

Nato a Tolmezzo il 1º dicembre 1933, monsignor Brollo ha frequentato il ginnasio dai Salesiani e nel 1949 è entrato nel seminario arcivescovile di Udine, dove ha completato il liceo classico. Nel 1953 si è trasferito a Roma per proseguire gli studi, conseguendo la laurea in teologia presso la Pontificia Università Lateranense. Il 17 marzo 1957 è stato ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Udine Giuseppe Zaffonato. È stato viceassistente diocesano della FUCI e cappellano festivo di Passons e di Rizzi. Rettore del seminario arcivescovile di Udine dal 1972 al 1976 e successivamente arciprete di Ampezzo, il 22 luglio 1981 viene nominato arciprete di Gemona del Friuli. Nominato vescovo ausiliare di Udine, titolare di Zuglio, il 21 ottobre 1985, il 4 gennaio 1986 ha ricevuto l’ordinazione episcopale nel Duomo di Gemona dalle mani dell’arcivescovo Alfredo Battisti, co-consacranti i vescovi Domenico Pecile ed Emilio Pizzoni. Il 2 gennaio 1996 è stato nominato vescovo di Belluno-Feltre da papa Giovanni Paolo II. Il 28 ottobre 2000 è stato promosso arcivescovo metropolita di Udine, iniziando il ministero episcopale il 7 gennaio 2001. È stato membro della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana. Il 20 agosto 2009, in accoglimento alla sua rinuncia all’ufficio pastorale per raggiunti limiti d’età, e a seguito della nomina del suo successore, è stato nominato amministratore apostolico di Udine. Il 18 ottobre 2009 ha assunto il titolo di arcivescovo emerito di Udine.

«Di certo mons. Brollo è sempre stato attaccato alla terra bellunese e alle sue comunità all’estero», conclude De Bona, «anche quando, nel 2000, si concluse il suo mandato nella Diocesi di Belluno-Feltre».

Pubblichiamo di seguito il pensiero di mons. Pietro Brollo, pubblicato nel numero di maggio 1998 della rivista “Bellunesi nel mondo”, dedicato al progetto del compianto ing. Vincenzo Barcelloni Corte e che prevedeva l’accoglienza nelle famiglie rotariane di 90 giovani di origine Triveneta:

«In questo momento sono Vescovo di Belluno e Feltre, ma la mia storia viene dal Friuli e precisamente dalla Carnia, che ha conosciuto l’emigrazione da sempre. Un poeta carnico ha scritto una poesia il cui titolo, tradotto in italiano, dice: “Liberi di dover partire “. Questa è stata l’origine dell’emigrazione, una scelta obbligata, una drammatica emarginazione vissuta dalla nostra gente con tanta fatica e con tante lacrime. I nostri fratelli se ne sono andati per il mondo lasciando i campanili che avevano ritmato la loro vita ed hanno spesso trovato vicini i sacerdoti che, quando non c’erano provvidenze e previdenze, hanno costituito, con le missioni, quelli che sono i patronati di oggi.Posso dare alcune testimonianze delle visite che ho avuto la possibilità e la opportunità di compiere sia inEuropa che nelle due Americhe presso le comunità dei nostri emigranti.Ho avuto l’impressione di una certa tristezza per la difficoltà e la crisi dei giovani.Ricordo però una frase, dettami in Argentina: “chi arriva sente la nostalgia di un tempo e del paese che ha lasciato e cerca di rivivere i ricordi, ma la generazione seguente è invece impegnata a inserirsi nel nuovo ambiente e quindi quasi dimentica e sembra andarsene.Ma poi la terza e la quarta generazione cominciano a domandarsi: ma da dove vengo? “C’è quindi una grande speranza : ciò che apparentemente sembrava svanire viene invece recuperato attraverso l’esigenza di riconquistare le proprie radici.C’è un detto: “Oggi la società ha corso tanto che ha lasciato indietro l’anima”Nella mia vita ho avuto l’opportunità di accostare tante persone, ne è nato un dialogo a livello personale non solo sulle cose o sugli affari ma anche su qualcosa che è più profondo, ho sentito questo legame con le radici che non è solo quello di patria e di cultura, ma anche spirituale.Qualche anno fa in Canada in un grande incontro di emigranti dopo la S. Messa mi è stato detto: questo è il’. momento più alto dei nostri convegni. C’è una grande nostalgia di una vita globale, non parziale, si ricercano le radici dello spirito. I valori, senza un attaccapanni, cadono per terra. Questo attaccapanni è la trascendenza ,è questo Dio che hanno respirato con le prime parole e con i primi segni ricevuti nella casa materna. La cultura completa comprende anche questo aspetto di Fede. Cerchiamo di essere accanto ai giovani. Facciamo in modo che ritornando, con questa bella iniziativa del Rotary, possano incontrare le radici tutte intere della loro civiltà, che è anche la nostra e che comprende le radici dello spirito. Anche se distanti dal punto di vista geografico, si sentiranno così una realtà sola, una società sola, una civiltà sola, latina e cristiana».

Studiare paga. Pubblicato il nuovo report della Regione Veneto “Statistiche flash”

statistiche flashSi studia per accrescere la propria cultura, per approfondire i propri interessi. Ma soprattutto si studia per avere un buon lavoro, per avere più opportunità di entrare e restare nel mercato. Da certi punti di vista, l’istruzione può essere considerata come un investimento: costa fatica, impegno e risorse, ma una volta concluso il percorso, produce i risultati sperati. A conferma di ciò, i dati Istat sulle forze lavoro dicono proprio questo: studiare paga. Nel 2018 in Veneto il tasso di occupazione di una persona con al più la licenza media è del 33%: questo è la base da cui partire. Aggiungendo un gradino nel percorso scolastico, i balzi in avanti si fanno importanti: per chi ottiene la licenza media, si tocca il 52,5% e per chi prosegue fino al diploma il 73,8%. Infine, per quelli che fanno uno sforzo ulteriore affrontando un percorso universitario e raggiungendo una laurea, il tasso di occupazione supera l’83%. I dati parlano chiaro!
Se volessimo poi portare ulteriori prove per la nostra tesi, il tasso di disoccupazione della popolazione veneta nel 2018 è pari al 6,4%, un valore di per sé positivo rispetto al totale italiano che supera il 10%. Si tratta, comunque, di un valore medio e come tutti i valori medi c’è chi sta peggio e chi sta meglio. Nel nostro caso, chi sta meglio sono proprio i laureati per i quali il tasso di disoccupazione supera di poco il 4%. I diplomati registrano un valore simile a quello medio, 6,2%, mentre le persone con al massimo la licenza media rappresentano il gruppo di quelli “che stanno peggio”: il tasso raggiunge l’8,4%, valore più che doppio rispetto ai laureati.

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Gosaldo, avviato il cantiere della frana di Mori

La Provincia di Belluno ha avviato nei giorni scorsi i lavori di messa in sicurezza di un abitato, in località Mori (Gosaldo), su cui insiste una frana. La situazione di dissesto si era generata all’indomani della tempesta Vaia, ma è stata pesantemente aggravata dalle ultime piogge autunnali. Il pendio dissestato, infatti, presenta un terreno che tende a trattenere molto l’acqua; di conseguenza, il movimento franoso si è rimesso in moto soprattutto con gli eventi meteo di novembre e ha costretto la Provincia ad attendere qualche giorno prima di far partire gli interventi, per consentire un minimo assestamento.
La prima operazione è consistita nella pulizia e nel taglio piante attorno alla zona del dissesto (molti alberi erano stati abbattuti ancora dal maltempo dell’ottobre 2018). Subito dopo è stata effettuata la riprofilatura del versante e la realizzazione di una strada provvisoria di accesso al cantiere. In questi giorni gli operai dell’impresa incaricata stanno mondando i cosiddetti “laser”, strutture di ancoraggio dotate di tiranti. A questa operazione seguirà il rafforzamento corticale con reti e l’idrosemina che ridisegnerà il pendio.
«La tecnica di consolidamento mediante laser in acciaio è innovativa, perché strutturalmente calcolabile, di facile e veloce utilizzo e non richiede manutenzioni successive» spiega il dirigente del settore Difesa del Suolo, Pierantonio Zanchetta. L’operazione ha un costo complessivo vicino ai 200.000 euro.
«Grazie alla struttura della Difesa del Suolo siamo riusciti a intervenire anche in questa situazione di dissesto – commenta il consigliere provinciale delegato, Massimo Bortoluzzi -. Capiamo perfettamente le condizioni di chi è costretto a convivere con le frane, ed è proprio per questo che la Provincia si adopera sempre per effettuare con prontezza ed efficacia questo genere di interventi. Nessun territorio viene dimenticato, neanche quelli più periferici. È il nostro obiettivo, anche nell’ottica del contrasto allo spopolamento della montagna».

Il saluto di Adriana Cogode, nuovo Prefetto della provincia di Belluno

Adriana CogodeRiportiamo di seguito il saluto istituzionale della dott.ssa Adriana Cogode, nuovo Prefetto della provincia di Belluno:

In occasione del mio insediamento per assumere l’incarico di Prefetto della provincia di Belluno desidero rivolgere un caloroso e cordiale saluto alle Autorità civili, militari e religiose, alla Magistratura,  agli Amministratori comunali e provinciali, agli appartenenti alle Forze dell’Ordine e del Soccorso, alle rappresentanze politiche, allo Organizzazioni sindacali e di categoria, ai rappresentanti del mondo della scuola e della cultura, alle Associazioni di volontariato, agli Organi di informazione, alla Cittadinanza tutta. 

Sono sinceramente onorata e lieta di essere stata designata a svolgere il delicato ruolo di Prefetto in una realtà territoriale e culturale come quella bellunese, connotata da un altissimo senso civico, da una forte vocazione produttiva, operosa e tenace, dedita alla crescita ed allo sviluppo ed al contempo incline a valorizzare le sorprendenti ricchezze naturalistiche, impreziosite dalla sapienza e dall’orgoglio propri di una comunità montana.

Una comunità che tenacemente è abituata a convivere con le criticità tipiche di un difficile contesto orografico e con le grandi emergenze, come la devastante tempesta che si è tragicamente abbattuta lo scorso anno nel Triveneto.

Con orgoglio, sono consapevole di dover responsabilmente svolgere la mia missione istituzionale  tenendo conto di un territorio caratterizzato da scenari complessi e variegati, impegnandomi a  contribuire alla preservazione dei suoi  valori fondanti ed a corrispondere, attraverso la funzione prefettizia, alle aspettative della comunità e delle istituzioni.   

Le sfide che attendono questa provincia nei prossimi anni sono molteplici: dai grandi appuntamenti internazionali, ai tanti temi legati al vivere in montagna, definita dal Presidente della Repubblica, in occasione della sua recente visita nel bellunese, “grande questione nazionale”, e senza dimenticare le problematiche correlate alla gestione delle emergenze,  specialmente di tipo  idrogeologico e la necessità di assicurare il massimo supporto alle piccole e numerose comunità che animano i luoghi anche più alti della montagna.

Mi accingo quindi alla guida della Prefettura di Belluno, con l’impegno di svolgere il mio ruolo, nel quale credo fermamente,  con spirito di servizio e grande  passione civile, nell’ottica della massima collaborazione con tutte le componenti istituzionali e gli enti locali, validamente supportata anche dalle Forze dell’ordine, e nell’intento di perseguire  una missione unitaria che possa coniugare crescita, sicurezza, legalità  e coesione sociale, valori tutti imprescindibili e strettamente interconnessi tra loro.

 Sono altresì consapevole che per ottenere buoni risultati nella funzione di Prefetto, ed assicurare l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa, è fondamentale fare sistema con il territorio, ed è assolutamente necessario ricercare nel contesto delle relazioni  istituzionali,  con le quali ogni giorno ci si confronta , un analogo “sentire”, una comunione di intenti per il bene superiore dei cittadini, attraverso il dialogo, l’ascolto e una costruttiva intesa.

Con questi auspici, ed un particolare pensiero per i giovani cui va dedicato il nostro impegno quale investimento per il loro futuro,  rinnovo i miei più cordiali saluti, nella certezza di poter contare sulla sinergia e sulla piena collaborazione di tutti, con il comune obiettivo di fare squadra nell’interesse dei cittadini e dello Stato”.

Adriana Cogode

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