Un viaggio lungo un secolo e mezzo, dalle prime partenze di fine Ottocento ai giorni nostri. È questa la storia raccontata in “Andemo in Mèrica”, di Francesco Jori (Biblioteca dell’Immagine, 2025). Un libro che ripercorre l’epopea dell’emigrazione veneta e friulana verso il Nuovo Mondo, dove oltre cinque milioni di persone trovarono una nuova vita a prezzo di sacrifici enormi.
Il volume restituisce al lettore un quadro vivo e coinvolgente: la miseria che spinse migliaia di famiglie a partire, le promesse ingannevoli degli agenti di emigrazione, i viaggi drammatici attraverso l’Atlantico, le condizioni durissime nei Paesi di arrivo. Ma anche la forza e l’ingegno degli emigrati, capaci di contribuire in modo decisivo allo sviluppo delle nuove terre senza dimenticare le proprie radici.
Lingua, tradizioni, feste popolari e quel “taliàn” che ancora oggi risuona nelle comunità nate oltreoceano testimoniano come, anche a migliaia di chilometri di distanza, sia rimasto vivo il legame con la terra d’origine, tanto da creare una “piccola Italia di là del mare”. Non è un caso se San Paolo, in Brasile, è la città con il maggior numero di italiani al mondo.
“Andemo in Mèrica” verrà presentato a Belluno, con la partecipazione dell’autore, sabato 20 settembre. Appuntamento alle 16.00 nella sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo (in via Cavour 3). Ingresso libero.
Un’occasione per riscoprire una pagina fondamentale della nostra storia e riflettere sul valore attuale di quella straordinaria esperienza di migrazione.
C’è una storia che continua a parlarci, anche dopo decenni. Una storia di fatica, speranza, partenze e ritorni mancati. È la storia dei nostri emigranti, dei minatori partiti dal Bellunese verso il Belgio nel dopoguerra, con il cuore pieno di sogni e le mani pronte al lavoro più duro.
Sabato 2 agosto 2025, alle 17.00, questa storia rivivrà tra le montagne di casa nostra, al Centro Minerario Valle Imperina di Rivamonte Agordino, in occasione della presentazione del libro “I neri fantasmi di Marcinelle” di Egidio Pasuch.
Un titolo che riporta alla mente la tragedia dell’8 agosto 1956, quando nella miniera di carbone del Bois du Cazier, in Belgio, morirono 262 lavoratori, di cui 136 italiani.
Il libro, pubblicato da Bellunesi nel mondo Edizioni, è una voce potente che ci guida attraverso le vite di chi ha lasciato tutto per inseguire un futuro migliore. Una voce che restituisce dignità e luce ai “fantasmi” delle gallerie minerarie.
Durante l’evento, organizzato dal Comune di Rivamonte Agordino, dall’Associazione Bellunesi nel Mondo e dalla Famiglia Ex Emigranti dell’Agordino, sarà possibile incontrare l’autore, dialogare con lui e lasciarsi toccare da storie vere, profonde, che appartengono a tutti noi.
Il Centro Minerario della Valle Imperina, simbolo della nostra storia industriale, sarà il palcoscenico perfetto per questa serata di memoria e riflessione.
L’ingresso è libero. Un’occasione preziosa per ricordare da dove veniamo. E per dire, ancora una volta: non dimentichiamo.
Sabato 19 luglio, alle 18:00, presso la Sala Consigliare di Fusine di Val di Zoldo (Piazza Giovanni Angelini 1), si terrà un evento di particolare rilievo per la memoria storica del territorio: la presentazione del libro I neri Fantasmi di Marcinelle di Egidio Pasuch, dedicato alla storia (e alle storie) dell’emigrazione bellunese in Belgio.
Organizzato dalla Biblioteca Civica “Pellegrini” di Fusine, in collaborazione con la Famiglia Ex Emigranti Zoldani e l’Associazione Bellunesi nel Mondo, l’incontro gode anche del patrocinio del Comune di Val di Zoldo.
L’evento sarà l’occasione per approfondire una pagina importante, e spesso dolorosa, della storia dell’emigrazione italiana, con particolare riferimento alla vita dei minatori italiani che lavorarono nei bacini carboniferi del Belgio.
Il libro di Egidio Pasuch raccoglie testimonianze, documenti e riflessioni che danno voce ai tanti emigranti bellunesi che vissero sulla propria pelle il duro lavoro nelle miniere, tra sacrifici, speranze e drammi. Tra questi ultimi, Marcinelle, dove nel 1956 persero la vita 262 minatori, di cui 136 italiani, simbolo di un’emigrazione di fatica e dolore, ma anche di dignità e coraggio.
La presentazione sarà arricchita dalla presenza dell’autore, che dialogherà con il pubblico e condividerà il percorso di ricerca che ha portato alla realizzazione dell’opera.
Un appuntamento da non perdere, aperto a tutta la cittadinanza, per ricordare, riflettere e rendere omaggio ai nostri emigranti.
Tra il 1885 e il 1925 sbarcarono negli Stati Uniti oltre 20.000 emigranti bellunesi; molto spesso il fenomeno assunse un carattere “distrettuale” a seconda della loro provenienza.
Dal Feltrino partirono per raggiungere soprattutto le miniere della Pennsylvania, dell’Iowa e del West Virginia. Molti del Cadore e dello Zoldano si fermarono sulla costa orientale, nel New Jersey e nel Connecticut in particolare.
Gli agordini preferirono inizialmente le miniere di Calumet, in Michigan, per poi spostarsi a Bingham Canyon, nello Utah, dove la presenza fu massiccia.
In questo lavoro John Riva esamina il fenomeno migratorio di Voltago e Digomàn, con una approfondita ricerca geologica sulle zone minerarie interessate, sugli spostamenti dei voltaghesi e sulla vita e le discendenze di coloro che si sono fermati in America.
Nella seconda parte del volume, dopo aver illustrato le carriere militari di alcuni emigranti e di loro discendenti, vengono pubblicate parti del diario di Costante Riva, padre di John, emigrante negli Stati Uniti per quarantacinque anni.
In occasione della Giornata internazionale della donna, l’Associazione Bellunesi nel Mondo, con la Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”, propone la presentazione del libro “Gli angeli dei musi neri. Dedicato alle donne dei minatori italiani in Belgio”, di Walter Basso (Scantabauchi, 2024). Appuntamento alle 15:30 di sabato 8 marzo a Belluno, in via Cavour 3 (sede Abm).
Il libro intreccia tre narrazioni. La prima parte è dedicata alla discriminazione di genere, con un focus sulle ingiustizie vissute dalle donne italiane fino agli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento.
Nella seconda parte, l’opera si immerge nel dramma delle donne che, nel secondo dopoguerra, seguirono i loro mariti nelle miniere del Belgio o rimasero a casa, affrontando la miseria, il razzismo e la perdita delle loro radici.
Tra sacrifici, malattie e morti, queste donne lottarono per sopravvivere in un mondo ostile, senza alcun riconoscimento da parte delle istituzioni.
La terza parte raccoglie testimonianze toccanti, con interviste che raccontano vite vere, fatte di dolore ma anche di resilienza e integrazione.
Un lavoro che denuncia anni di storia dimenticata, invitando a riflettere su una pagina oscura e spesso ignorata.
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