A Cencenighe la tradizionale Giornata dei Soci della Famiglia Ex Emigranti dell’Agordino. Appuntamento domenica 19 ottobre.
L’incontro rappresenta un importante momento di condivisione, memoria e comunità per tutti coloro che hanno vissuto l’esperienza dell’emigrazione, nonché per i loro familiari e amici.
Il programma della giornata si articolerà come segue:
ore 10.30 – Santa Messa nella chiesa parrocchiale di Cencenighe Agordino, accompagnata dalla Schola Cantorum di La Valle;
ore 11.15 – Omaggio al monumento agli emigranti dell’Agordino in piazza Giovan Battista Pellegrini, 1 (Nof Filò);
ore 11.45 – Presso la sala consiliare del Comune di Cencenighe, incontro con il giornalista Egidio Pasuch, che presenterà il suo nuovo libro “Silicosi. L’olocausto dimenticato della montagna veneta”. Seguirà un rinfresco conviviale.
Ore 13.00 – Pranzo con musica dal vivo della cantante Daniela Trentin, presso il ristorante Monte Civetta di Listolade.
Per partecipare al pranzo è richiesta la prenotazione al numero: 339 2114469.
L’evento si propone di mantenere vivi i legami con le radici, valorizzando le storie personali e collettive di chi ha vissuto l’esperienza migratoria, rafforzando l’identità culturale della comunità agordina nel mondo.
Sabato 18 ottobre, a Libano di Sedico (Palazzo ex De Bertoldi), verrà presentato il libro “Silicosi. L’olocausto dimenticato della montagna veneta” (Bellunesi nel mondo edizioni, 2025), scritto da Egidio Pasuch, che sarà presente all’incontro per dialogare con il pubblico e raccontare la genesi della sua opera. L’appuntamento si terrà alle ore 17.00.
L’evento è promosso in collaborazione con il Comune di Sedico, il Circolo Ricreativo e Culturale “San Giorgio” e la Piccola Biblioteca Libera di Libano, con il sostegno dell’Associazione Bellunesi nel Mondo.
Il volume di Pasuch affronta con rigore e sensibilità una delle pagine più drammatiche e meno conosciute della storia del Bellunese e della montagna veneta: quella della silicosi, la malattia che, tra gli anni Sessanta e Settanta, ha tolto la vita a migliaia di lavoratori.
Un dramma di proporzioni immense — “un Vajont ogni dieci anni”, come veniva detto allora — che trasformò intere comunità in “villaggi di vedove”.
La silicosi, definita “la più micidiale malattia professionale dell’era moderna”, rappresentò per tanti minatori, cavatori e galleristi una sentenza ineluttabile, il triste epilogo di anni di duro lavoro e sacrificio, vissuti nella speranza di garantire un futuro migliore alle proprie famiglie.
Con questa nuova pubblicazione, Egidio Pasuch riaccende la luce su una strage silenziosa e spesso dimenticata, figlia dell’emigrazione e del lavoro nelle miniere e nelle gallerie.
“Silicosi. L’olocausto dimenticato della montagna veneta” si presenta come un atto di memoria collettiva, un faro acceso sul buio dell’oblio — e sul buio della miniera — per restituire dignità e voce a chi non l’ha avuta.
L’ingresso è libero e aperto a tutta la cittadinanza.
Clicca QUI per visualizzare la locandina dell’evento.
Questa sera a Lentiai la presentazione del libro “Silicosi. L’olocausto dimenticato della montagna veneta” (Bellunesi nel mondo Edizioni 2025), di Egidio Pasuch, con la partecipazione dell’autore. L’evento è organizzato in collaborazione tra Comune di Borgo Valbelluna, SOMS Lentiai, Auser Lentiai e Famiglia Ex Emigranti della Sinistra Piave.
Il libro
Un Vajont ogni dieci anni. La tragedia che con le sue 1.910 vite ha segnato per sempre il Bellunese fu, tra gli anni Sessanta e Settanta, il paragone per descrivere la mortalità da silicosi in provincia di Belluno. Un dramma di portata così tremenda che per le vallate dolomitiche venne coniata l’agghiacciante espressione di «villaggi di vedove», tante erano le vittime di questa malattia professionale, «la più micidiale dell’era moderna». Una sentenza. Triste “premio” dopo anni di duro lavoro in miniera, nelle cave, nelle gallerie, che consumava, toglieva il respiro, in una lenta, lucida e precoce agonia. Una strage silenziosa, figlia dell’emigrazione. Strage della quale, conclusa l’epoca in cui si partiva consapevoli dell’epilogo ma disposti al sacrificio pur di garantire un futuro migliore alla propria famiglia, si è persa la memoria, perlomeno quella collettiva. Questo libro, come un faro puntato sul buio dell’oblio, che è anche il buio della miniera, offre un percorso grazie al quale ricordare quell’olocausto dimenticato.
L’autore
Laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Padova, per quarant’anni Egidio Pasuch ha insegnato Italiano e Storia nelle scuole superiori dell’Agordino e del Bellunese. Da oltre quarant’anni collabora come giornalista con il quotidiano Il Gazzettino e con il settimanale L’Amico del Popolo. In passato, ha collaborato con l’emittente televisiva TeleBelluno. È autore del libro “I neri fantasmi di Marcinelle. Storia (e storie) dell’emigrazione bellunese in Belgio” (Bellunesi nel mondo Edizioni, 2024).
Clicca QUI per visualizzare la locandina dell’evento.
A Sedico, nell’ambito della 46ª Mostra Mercato di Villa Patt, verrà presentato il volume “Silicosi. L’olocausto dimenticato della montagna veneta” (Bellunesi nel mondo Edizioni, 2025), scritto dal giornalista e ricercatore Egidio Pasuch. Appuntamento domenica 28 settembre alle 14.00.
Il libro affronta con rigore e sensibilità una delle pagine più drammatiche e dolorose della storia del Bellunese: la tragedia della silicosi.
Negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso il numero delle vittime di questa malattia professionale fu tale da essere paragonato a un “Vajont ogni dieci anni”. Un problema che segnò profondamente intere comunità. Non a caso, nacque l’espressione agghiacciante di “villaggi di vedove” per descrivere i paesi delle vallate dolomitiche falcidiati da lutti prematuri.
Una lenta e lucida agonia che colpiva uomini i quali, pur consapevoli dei rischi, accettavano lavori pesanti e logoranti per assicurare un futuro dignitoso alle loro famiglie.
Il lavoro di Pasuch si propone come un faro puntato sull’oblio di quella strage silenziosa, riportando alla memoria collettiva un olocausto dimenticato, troppo spesso rimosso dalla coscienza pubblica.
Attraverso testimonianze, dati e ricostruzioni storiche, l’opera invita a non dimenticare il sacrificio di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, affinché quella pagina di dolore non venga relegata ai margini della storia.
Un libro per ripercorrere una triste pagina della stagione in cui miniere, cave e gallerie hanno segnato la vita di intere comunità del Bellunese. Un lavoro di ricerca storica per fare memoria della «più micidiale malattia professionale dell’era moderna».
Il 13 settembre, a Rivamonte Agordino, verrà presentato il libro “Silicosi. L’olocausto dimenticato della montagna veneta” (Bellunesi nel mondo Edizioni 2025), firmato dal giornalista e ricercatore Egidio Pasuch. All’evento parteciperanno lo stesso autore insieme a due voci autorevoli: Antonio Di Franco, segretario generale della Fillea CGIL, e Gian Marcello D’Ambros, già responsabile dell’unità di pneumologia dell’ospedale di Belluno.
Non si tratterà solo della presentazione di un libro, ma di un momento di riflessione collettiva su una tragedia che ha colpito in profondità le vallate dolomitiche. La silicosi, definita «la più micidiale malattia professionale dell’era moderna», negli anni Sessanta e Settanta spegneva vite con un ritmo impressionante: era un «Vajont ogni dieci anni» – come alcuni la descrissero – che lasciò dietro di sé i cosiddetti «villaggi di vedove» nel territorio bellunese.
L’incontro sarà reso possibile grazie al contributo di un ampio partenariato: Comune di Rivamonte, Unione Montana Agordina, Comune di La Valle, Comune di Agordo, Famiglia Ex emigranti dell’Agordino, Centro Minerario Valle Imperina, Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Associazione Periti Industriali Minerari di Agordo e Anmil Belluno.
Con questo volume, Pasuch accenderà un faro sul buio dell’oblio, restituendo voce e dignità a chi ha pagato con la vita il prezzo del lavoro. La sua sarà una narrazione che non vuole solo ricordare, ma soprattutto trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza di un sacrificio che ha segnato il destino del territorio e delle famiglie venete.
Appuntamento alle 17:00 di sabato 13 settembre al Centro Minerario in via Miniere 3 a Rivamonte. Ingresso libero.
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