193. “Aiutiamo il Pianeta”. Quarta puntata alla scoperta del GAS Limana

Quarto appuntamento con “Aiutiamo il Pianeta”, la rubrica di Radio Abm ideata e condotta da Ylber Bytyçi e Olsi Oshafi.
Nella prossima puntata Ylber e Olsi intervistano i membri del Gruppo d’acquisto Solidale Limana.
Aiutiamo il pianeta va in onda mercoledì 3 luglio alle 12.00 e in replica alle 18.40 e 24.00 (ora italiana).
Radio Abm si può ascoltare dal seguente link: www.bellunesinelmondo.it/radio-abm o scaricando l’app RADIO ABM sul proprio smartphone o tablet.

192. A Londra con Silvia Lozza, per “Due chiacchiere” su una città lontana dall’immaginario italiano

Il lavoro, la frenesia cittadina e la necessità di una grande capacità di adattamento. Sono le basi per convivere con Londra. Nella seconda puntata di “Due chiacchiere col mondo”, spazio all’esperienza di Silvia Lozza, giovane bellunese trasferitasi nella capitale britannica. Silvia spiegherà come deve muoversi chi vuole vivere in questa città senza limitarsi alla semplice sopravvivenza. Nel corso dell’intervista, condotta da Diego Montresor e Lorenzo De Menech, verranno messi in luce alcuni aspetti che rendono la metropoli del Regno Unito complessa e per certi versi estranea al mondo italiano. Come dice Silvia stessa, «Non è una città per tutti».
Appuntamento su Radio Abm giovedì 4 luglio alle 12.00, 18.40 e 24.00 (ora italiana).
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191. Su Radio Abm: “Valmorel sotto le stelle”. Appuntamento il 5 luglio a Dentro la Notizia

Alla scoperta di “Valmorel sotto le stelle” con Paolo Tormen. Sarà lui il prossimo ospite di Manuela Gaio a Dentro la Notizia. Nella puntata di venerdì 5 luglio, in onda su Radio Abm alle 00.15, 6.10, 13.15 e 21.15 (ora italiana), si parlerà della manifestazione limanese che partirà il 6 luglio con l’inaugurazione della mostra “Alchimie: acqua aria terra fuoco” e con lo spettacolo “Salviamo la nostra terra”. La continuazione il weekend successivo, tra sabato 13 e domenica 14 luglio.
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190. L’Abm piange la scomparsa dell’artista Bruno De Pellegrin

L’Abm si unisce al lutto dei familiari per la scomparsa dell’artista zoldano Bruno De Pellegrin, mancato a soli 56 anni dopo aver lottato contro un male incurabile. De Pellegrin è deceduto all’ospedale San Martino di Belluno, assistito dal fratello Pompeo e dalla mamma. L’ultimo saluto lo scorso sabato presso la Pieve di San Floriano. Allievo del maestro Vico Calabrò, dal quale apprese l’arte dell’affresco, De Pellegrin praticò con maestria anche l’arte dell’intaglio e dell’intarsio, portando la propria abilità al servizio delle scuole con numerosi laboratori didattici.
Fu vicino all’Associazione Bellunesi nel Mondo, tanto da creare in occasione di un incontro della famiglia Emigranti ed ex Emigranti Zoldani una scultura raffigurante la storia dell’associazione e dell’emigrazione, opera ora collocata nel centro di Forno di Val di Zoldo.

189. Dal Centro studi sulle migrazioni “Aletheia”: «Italiani brava gente? Discriminazione dell’immigrato italiano in Argentina tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo»

Italiani brava gente? Non sempre. La Costituzione Argentina emanata nel 1853 non fa differenza: qualsiasi immigrato europeo può entrare nel Paese purché lavori e contribuisca allo sviluppo economico e sociale. Eppure, il governo argentino ha ben in testa i suoi progetti. Tedeschi, francesi e svizzeri sono i prescelti: portano capitale e sono grandi lavoratori. Italiani e spagnoli, ovvero i latini, sono – secondo lo stereotipo del periodo – indolenti e ostili al lavoro. Nonostante ciò, quando l’immigrazione diventa spontanea e non più controllata, gli italiani arrivano in massa. Per quanto molti abbiano avuto fortuna in Argentina, altri fallirono miseramente i loro progetti di vita, finendo con l’alimentare le idee discriminatorie. Se prima era il privilegiato, ora l’immigrato – quello povero – comincia ad essere considerato un individuo corrotto moralmente, che impedisce il miglioramento della società ed è quindi una minaccia per lo sviluppo della nazione. I ruoli si invertono e la sua figura da civilizzata passa a barbara. In un saggio che tratta la discriminazione dello straniero in Argentina nella letteratura, Laura Oliva Gerstner afferma: «El problema de la otredad tomaba nuevas formas y direcciones, pero su ámbito de enunciación continuaba siendo lo mismo». Ovvero: le categorie per definire l’inferiorità dell’altro rimangono le stesse, solo cambia la vittima. Questo odio verso determinati individui (in questo caso gli immigrati), infatti, non è una novità e può essere considerato come la continuazione del razzismo verso l’indio. Verso la fine del XIX secolo, una larga fetta della popolazione argentina inizia a desiderare il ritorno alla natura, alla tradizione del gaucho, elementi che precedentemente avevano rappresentato la barbarie rispetto alla città portatrice di cultura. Se prima, infatti, la città corrispondeva all’idea di civiltà, ora rappresenta il caos, lo scenario maggiormente indicato per fomentare l’odio contro lo straniero. In questo quadro, gli immigrati latini sono generalmente i più controllati perché considerati biologicamente inferiori. Gli italiani sono un gruppo poco definito. Da un lato si inseriscono nella società e la influenzano con la loro lingua, la loro cultura, le loro tradizioni. Dall’altro, si isolano fra loro, creando una propria comunità, con teatri, giornali, banche. Alcuni fanno veramente fortuna, ma per coloro che falliscono, un metodo per cercare di sopravvivere è ricorrere all’illegalità. Sono soprattutto italiani e spagnoli a essere accusati di violenza e a soffrire maggiormente il razzismo. Eugenia Scarzanella descrive la situazione dell’italiano immigrato in “Italiani malagente: immigrazione, criminalità, razzismo in Argentina, 1890-1940”. Si passa dalla simpatia verso lo straniero, giudicato più laborioso e più colto rispetto ai nativi, alla diffidenza nei suoi confronti perché avido, materialista e portatore di idee pericolose. Da notare che tanti italiani appartengono al movimento anarchico e molti vengono cacciati dalla penisola in quanto considerati pericolosi. I nostri connazionali sono accusati soprattutto di avarizia e ignoranza. In più, l’opinione generale è che la “razza latina” abbia un’alta predisposizione all’omicidio. Una parte degli immigrati è composta dai poveri, dalle prostitute, dai mendicanti e dai vagabondi. Parassiti della società, non adatti a impegnarsi in un lavoro reale. C’è chi per racimolare un po’ di soldi ruba o diventa vittima del gioco. La loro inferiorità sociale e intellettuale sarebbe dimostrata dai tratti fisici, dall’uso del linguaggio come il lunfardo, simbolo di sottosviluppo perché idioma primitivo e incomprensibile. Inoltre, sembra che spagnoli e italiani siano i più presenti nei manicomi. Pure le madri italiane vengono accusate. Loro, che dovrebbero essere il pilastro della famiglia e dei valori, trascurano i loro bambini perché “distratte” dal lavoro. I padri, invece, sono soggetti al vizio dell’alcool. Di conseguenza, i bambini non possono che crescere per le strade, sviluppando un’indole aggressiva, o addirittura criminale. Molto spesso, poi, vengono sfruttati per lavorare. È frequente trovare dei bambini vagabondi che dormono lungo le vie. E sono soprattutto italiani. Anche vivere in un luogo sporco e povero corrompe la psiche e aumenta la criminalità. Un esempio è il conventillo, casa composta da tante stanze zeppe di immigrati. Il sovraffollamento produce scarsa igiene e, di conseguenza, malattie fisiche e mentali. Come detto, gli italiani tendono a restare con i propri connazionali o solo con altri immigrati europei; in questo modo, però, non hanno la possibilità di inserirsi nella società e diventare argentini. Curioso come al giorno d’oggi l’opinione sia cambiata un’altra volta, tornando a esprimere un giudizio positivo.

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