Addizionali IRPEF, scatta la protesta per i pensionati AIRE: «Le tasse finiscono a Roma, ma le radici sono qui»

Oscar De Bona, presidente UNAIE

Parte ufficialmente dall’Associazione Bellunesi nel Mondo (ABM) una mobilitazione nazionale per correggere un’anomalia fiscale che sta penalizzando i pensionati residenti all’estero e i loro Comuni d’origine. Al centro della questione c’è un automatismo burocratico dell’INPS che sposta d’ufficio il domicilio fiscale dei cittadini iscritti all’AIRE presso la città di Roma, sede legale dell’ente erogatore, sottraendo preziose risorse ai territori locali.

L’anomalia tecnica: la “beffa” del domicilio romano

Il meccanismo, basato su una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 2007, prevede che per i non residenti il reddito da pensione si consideri prodotto nel luogo in cui ha sede l’ente che lo eroga. Di conseguenza, le addizionali regionali e comunali vengono incamerate dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma, anziché dai Comuni di provenienza degli emigrati.

Non si tratta di una questione che riguarda solo la montagna: il problema colpisce potenzialmente tutti i Comuni italiani, sebbene l’impatto sia decisamente più pesante per quei territori che hanno vissuto una forte storia di emigrazione e che oggi vedono svanire una quota di gettito fiscale collegata ai propri concittadini nel mondo.

Un fronte istituzionale compatto

L’ABM ha attivato una rete di contatti che coinvolge ogni livello amministrativo. L’associazione ha coinvolto i Sindaci della provincia di Belluno, il Presidente della Provincia e il Presidente di ANCI Veneto. Fondamentale anche il coinvolgimento della Regione Veneto, informata attraverso l’Assessore ai flussi migratori Marco Zecchinato.

Sul fronte politico nazionale, la segnalazione è stata portata all’attenzione dei parlamentari bellunesi Luca De Carlo e Marco Osnato, oltre che dei rappresentanti eletti all’estero. Proprio uno di questi, l’On. Toni Ricciardi, ha depositato oggi stesso un’interrogazione in Commissione Finanze per chiedere al Governo di sanare questa iniquità.

Le parole di Oscar De Bona

Il presidente dell’ABM, Oscar De Bona (nella foto), ha espresso soddisfazione per la rapidità della risposta istituzionale:

«Voglio ringraziare l’Onorevole Toni Ricciardi per aver portato immediatamente il caso in Parlamento con un’interrogazione mirata. Questa iniziativa è partita con forza dall’Associazione Bellunesi nel Mondo perché crediamo che il legame con la propria terra debba essere tutelato anche sotto il profilo fiscale. Sono fiducioso che l’azione comune tra la Regione Veneto, i nostri parlamentari e le associazioni porterà a una modifica legislativa. Chiediamo che il domicilio fiscale torni a coincidere con il Comune di iscrizione AIRE: è una questione di dignità per i territori e di rispetto per i nostri emigrati»

L’obiettivo della riforma

La proposta avanzata è netta: modificare la norma attuale affinché il domicilio fiscale dei pensionati AIRE coincida con il Comune italiano di iscrizione anagrafica o di ultima residenza. Una misura che permetterebbe di restituire ai territori — spesso piccoli comuni montani o aree interne — le risorse necessarie per garantire i servizi ai cittadini.

Riparazione storica a Zurigo: una via dedicata ad Alfredo Zardini, vittima dell’odio xenofobo del 1971

A cinquantacinque anni da una delle pagine più dolorose della storia dell’emigrazione italiana in Svizzera, la città di Zurigo compie un significativo atto di riparazione storica e memoria collettiva. Sabato 2 maggio 2026, la capitale economica elvetica intitolerà ufficialmente una via alla memoria di Alfredo Zardini, il lavoratore bellunese originario di Cortina d’Ampezzo che perse la vita nel 1971 a causa di un’aggressione a sfondo xenofobo.

La cerimonia di intitolazione avverrà in un luogo dal forte valore simbolico: quella che fino ad ora è stata la Brauerstrasse, teatro del tragico pestaggio, diventerà la Zardini-Strasse. Questo cambio odonomastico rappresenta il riconoscimento formale di una violenza lungamente rimasta una ferita aperta per la comunità italiana e, in particolare, per quella bellunese.

Il contesto storico e la tragedia del 1971

Alfredo Zardini, nato nel 1931 a Cortina d’Ampezzo, era emigrato in Svizzera da poco tempo, mosso dalla necessità di garantire un futuro alla moglie e al figlio di soli cinque anni. La mattina del 20 marzo 1971, mentre si recava a un appuntamento di lavoro, Zardini si fermò in un bar della Brauerstrasse. Lì ebbe un diverbio con un uomo noto come sostenitore di James Schwarzenbach, il politico svizzero di estrema destra che l’anno precedente aveva promosso il referendum contro l’“inforestierimento” (il Überfremdung), mirato all’espulsione di migliaia di immigrati, la maggior parte dei quali italiani.

Il clima politico di quegli anni era pesantemente segnato da tensioni e pregiudizi anti-italiani. L’aggressione fu di una violenza inaudita: Zardini venne picchiato selvaggiamente e lasciato agonizzante sul marciapiede. Morì durante il trasporto in ospedale a causa di un’emorragia interna. Lo shock per il delitto fu aggravato da una sentenza giudiziaria che molti considerarono irriguardosa nei confronti della vittima: l’assassino fu condannato a soli diciotto mesi di reclusione, con la motivazione di “eccesso di legittima difesa”.

Il commento del Presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo

Sulla rilevanza di questa intitolazione è intervenuto Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo (ABM):

«L’intitolazione di una via a Zurigo nel nome di Alfredo Zardini non è solo un atto di memoria, ma un monito potente per il presente. Ricordiamo un uomo onesto, un lavoratore di Cortina che cercava dignità e che invece trovò la morte a causa del pregiudizio e dell’intolleranza. In quegli anni, cartelli con scritto ‘Vietato l’ingresso agli italiani’ non erano purtroppo un’eccezione. Oggi, vedere il nome di un nostro conterraneo su una targa stradale nel cuore di Zurigo significa che quella città e quella nazione hanno saputo guardare in faccia il proprio passato e trasformare una cicatrice in un simbolo di fratellanza. Come Associazione, siamo profondamente grati alle autorità zurighesi per questo riconoscimento che onora Zardini e, con lui, tutti i bellunesi che hanno sofferto il dramma dell’emigrazione».

Una memoria condivisa per il futuro

Il passaggio da Brauerstrasse a Zardini-Strasse segna simbolicamente il superamento di un’epoca di profonde divisioni. La cerimonia di sabato, che vedrà la partecipazione delle autorità locali e dei rappresentanti della Famiglia Bellunese di Zurigo, sarà un momento di riflessione collettiva per unire le comunità nel ricordo di un uomo la cui unica “colpa” fu quella di essere un immigrato in cerca di un’opportunità di lavoro.

Il richiamo della terra bellunese: la famiglia Isotton riabbraccia le proprie origini

Un legame lungo oltre un secolo si è rinnovato mercoledì 22 aprile presso la sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, dove la storia dell’emigrazione ha ripreso vita attraverso l’incontro tra i rami italiano e sudamericano della famiglia Isotton. Ad accompagnare la delegazione è stato il socio ABM Danilo Isotton, padre della celebre soprano Chiara Isotton, che ha presentato con orgoglio i propri parenti giunti dallo Stato di Espírito Santo, nel sud-est del Brasile.

Il gruppo, composto da Olivio Izoton, dalla figlia Ana Daniela Izoton de Sadobsky e dal genero Esteban Sadovsky, è stato ricevuto dal direttore dell’ABM Marco Crepaz e dal consigliere Giuseppe Carrera. L’incontro ha celebrato una discendenza che affonda le radici nel 1881, anno in cui l’antenato capostipite lasciò il territorio di Mel per cercare fortuna oltreoceano, in un’epoca segnata dalle grandi partenze verso il continente americano.

Dopo la foto di rito e la formale adesione all’Associazione in veste di nuovi soci, i protagonisti di questa giornata sono stati ospiti della rubrica settimanale “Qui ABM” su Radio ABM. Durante l’intervista, Olivio Isotton ha condiviso la profonda commozione nel tornare a Belluno, ricordando il suo primo viaggio alla scoperta della terra degli avi avvenuto nel 1994. Il racconto ha messo in luce come i contatti tra le due sponde dell’oceano, interrottisi durante il Novecento, siano stati ripristinati con determinazione negli anni Ottanta grazie a ricerche genealogiche che hanno svelato una comunità di migliaia di discendenti oggi residenti in Brasile.

La conversazione radiofonica ha offerto uno spaccato significativo sul senso di appartenenza che ancora oggi anima i bellunesi all’estero, testimoniato anche dal riconoscimento della cittadinanza italiana ottenuto da molti membri della famiglia. Oltre ai ricordi legati alla memoria storica e ai sacrifici dei primi migranti, l’incontro ha guardato con ottimismo alle prospettive future, sottolineando l’importanza del turismo delle radici come ponte culturale e sociale tra il Bellunese e le comunità internazionali. La visita si è conclusa con l’auspicio di continuare a trasmettere questo patrimonio di memorie alle nuove generazioni, affinché il legame con la terra d’origine rimanga un valore condiviso e duraturo.

Buona Pasqua

Care socie e cari soci, amici carissimi della nostra grande famiglia bellunese,

in questi giorni in cui la natura si risveglia e l’aria si fa più mite, il mio pensiero vola oltre le vette delle nostre Dolomiti per raggiungere ognuno di voi, ovunque vi troviate nel mondo. Vi scrivo con l’emozione di chi sa che, nonostante le miglia di distanza, batte in noi un unico cuore, alimentato dalle stesse radici e da una storia comune che non smette mai di emozionarci.

La Pasqua, per noi, è il simbolo di una rinascita che quest’anno avvertiamo con una forza straordinaria. Il 2026 segna il cammino verso i nostri sessant’anni di vita associativa, un traguardo che appartiene a ogni emigrante, a ogni discendente e a ogni volontario che ha tenuto acceso il fuoco dell’appartenenza. Stiamo per dare vita al nuovo Museo dell’Emigrazione Veneta: non solo un edificio, ma un santuario della memoria dove ogni vostro sacrificio e ogni vostro successo troveranno finalmente dimora e voce.

Siete voi la nostra forza. Siete voi che, con il vostro lavoro e la vostra dignità, avete onorato il nome di Belluno in ogni angolo del pianeta. In questi giorni di festa, il mio desiderio più grande è che possiate sentire l’abbraccio caldo della vostra terra d’origine, quel profumo di casa che nessun oceano potrà mai cancellare.

A chi vive questo momento con un pizzico di nostalgia, a chi sta costruendo il proprio futuro lontano e a chi custodisce con orgoglio le nostre tradizioni nelle proprie case, giunga il mio augurio più sincero. Che questi giorni portino serenità, gioia e la consapevolezza che non sarete mai soli, finché ci sarà un bellunese pronto a tendere la mano a un altro bellunese.

Buona Pasqua di pace e di rinascita a tutti voi, con tutto il mio affetto.

Oscar De Bona

Presidente Associazione Bellunesi nel Mondo

Da Vancouver a Belluno: Stefano Dal Farra in visita all’Associazione Bellunesi nel Mondo

Ieri, martedì 31 marzo 2026, la sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo (Abm) ha ospitato Stefano Dal Farra, socio e figura di riferimento per la comunità italiana in Canada. Residente a Vancouver da sette anni, Dal Farra ha consolidato il proprio profilo professionale attraverso una significativa esperienza presso la Camera di Commercio Italiana locale, approdando recentemente al servizio del Consolato Generale d’Italia nella metropoli canadese.

La visita ha rappresentato un momento di confronto istituzionale e operativo. Ad accoglierlo erano presenti il direttore dell’Associazione, Marco Crepaz, insieme a Simone Tormen e Giulia Francescon. Nonostante la distanza geografica e il percorso di carriera all’estero, Dal Farra mantiene un legame costante con il territorio d’origine, elemento che si riflette nella sua partecipazione attiva alla vita associativa dell’Abm.

L’incontro non è stato soltanto una visita di cortesia, ma il preludio a una collaborazione strutturata. Durante il colloquio sono stati delineati i primi punti di un programma di iniziative e progetti previsti per il 2027. L’obiettivo è quello di rafforzare il ponte tra la provincia di Belluno e la realtà della Columbia Britannica, sfruttando le competenze diplomatiche e commerciali maturate dal socio bellunese oltreoceano.

L’Associazione e Dal Farra hanno confermato la piena disponibilità a lavorare congiuntamente per trasformare queste idee in opportunità concrete per la rete dei bellunesi all’estero.

Nella foto, da sinistra, Marco Crepaz, Giulia Francescon, Stefano Dal Farra e Simone Tormen

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