Anche gli emigranti bellunesi hanno voluto essere vicini alle loro terre colpite dalla tempesta di fine ottobre chiamata “Vaia”. Seppur fisicamente lontani, con cuore e mente hanno compreso il momento di difficoltà. E non sono rimasti a guardare: dalla Svizzera, Francia, Lussemburgo, Brasile, Stati Uniti, Croazia, Austria, Germania e da varie parti d’Italia sono giunte numerose donazioni al conto corrente aperto dall’Associazione Bellunesi nel Mondo per aiutare i territori colpiti lo scorso anno dal maltempo. E così, dai circoli sparsi per il pianeta (le Famiglie Bellunesi), dai singoli soci e simpatizzanti e da diverse realtà associative anche in giro per il Veneto e per la Penisola, 159 soggetti diversi  hanno voluto dar manforte ai comuni che si sono improvvisamente trovati a far fronte a un’emergenza senza precedenti. In totale sono stati raccolti 40.600 euro, distribuiti ieri in un evento nella sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, in via Cavour 3 a Belluno, a 22 amministrazioni. «Sono quelle che hanno risposto al nostro appello – le parole del presidente dei Bellunesi nel Mondo Oscar De Bona -. Quando a novembre 2018 siamo partiti con la raccolta fondi abbiamo inviato una lettera a tutte le amministrazioni chiedendo che ci indicassero le loro esigenze e ora possiamo portare a termine questa opera resa possibile grazie ai nostri soci. Vorrei menzionare in particolare la nostra Famiglia del Lussemburgo, dalla quale è arrivato il primissimo versamento dall’estero di 3500 euro, e le famiglie in Croazia e Brasile, che ci hanno fatto pervenire complessivamente oltre 1200 euro, una cifra non indifferente considerata la situazione economica che stanno attraversando questi due Paesi. Senza dimenticare i circoli in Svizzera, storici punti di riferimento». Destinati dunque 3000 euro ai comuni di Canale d’Agordo, San Tomaso, Alleghe, Rocca Pietore e Livinallongo; 2000 a Gosaldo, Rivamonte, Val di Zoldo, San Pietro di Cadore, San Nicolò di Comelico e Feltre; 1500 a Vallada, Cibiana e Cencenighe; 1000 a Sospirolo, Alpago, Agordo, Auronzo, San Vito, Pieve di Cadore, Selva e Lorenzago.«Al di là dell’aspetto materiale – il commento della vicepresidente Abm Patrizia Burigo – questa raccolta rappresenta un forte esempio dell’attaccamento delle nostre comunità al contesto di partenza. Non appena hanno saputo di quanto era successo in tanti si sono messi in contatto con i nostri uffici per sapere qual era la situazione, segnale del fatto che hanno sempre il pensiero rivolto alle loro radici».

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