«Vogliamo aprire gli asili nido». Questo l’appello dei Sindaci bellunesi alla Regione Veneto

da | 31 Mag 2020 | 0 commenti

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I sindaci bellunesi lanciano un appello alla Regione Veneto affinché provveda alla riapertura degli asili nido: l’ordinanza regionale n. 50 dello scorso 23 maggio – che al punto A, lettera d) riporta: “dal 1° giugno 2020 è ammessa la ripresa della seguente attività nel rispetto delle corrispondenti schede dell’allegato 1: servizi per l’infanzia e adolescenza 0-17 anni” (attività organizzate da soggetti pubblici e privati per la socialità e il gioco a carattere diurno per bambini e adolescenti) -, ha indotto in errore numerose famiglie, illudendole che i servizi nido fossero stati riaperti e spingendole a rivolgersi ai Sindaci per sollecitarli.

«Sono arrivate in questi giorni ai Comuni le “Linee di indirizzo per la riapertura dei servizi per infanzia e adolescenza 0-17 anni”, elaborate dalla Direzione Prevenzione della Regione del Veneto, recepite con l’ordinanza n.55 di venerdì che però non riapre ancora gli asili nido, generando ancora più confusione. – spiega il Presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 1 Dolomiti, Jacopo Massaro, che ha affrontato il tema insieme al collega di Feltre e Vicepresidente Paolo Perenzin – La lettera di accompagnamento, a firma dell’Assessore regionale Manuela Lanzarin, precisa che “anche se le Linee di indirizzo includono già le indicazioni relative anche alla fascia 0-3 anni, allo stato attuale è possibile attivare solamente i servizi rivolti ai bambini con età superiore ai 3 anni. I servizi per la prima infanzia verranno attivati a partire da una data che sarà successivamente indicata, anche a seguito delle interlocuzioni in corso con le Strutture nazionali di riferimento”. È chiaro quindi che i Comuni e tutti i soggetti, pubblici o privati che siano, che erogano il servizio educativo rivolto ai bambini da 0 a 3 anni non potranno riavviare le attività a partire da lunedì 1 giugno».

Da qui la richiesta di Massaro e Perenzin: «La Regione riapra questi servizi: è comodo rivendicare autonomia nelle scelte, ma evitare di esercitarla quando si richiede l’assunzione di responsabilità. Capiamo che la Regione preferirebbe poter attendere alcune indicazioni nazionali sugli aspetti operativi per togliersi delle responsabilità, ma ricordiamoci che è la Regione che fissa gli standard per l’erogazione di questi servizi. Invitiamo quindi la Regione a prendere in mano al più presto la questione degli asili nido. Non lo chiediamo solo noi, ma lo chiedono le famiglie, che dall’inizio di questa emergenza non solo avrebbero avuto bisogno di un sostegno nella gestione familiare, ma hanno giustamente sottolineato l’enorme valore educativo che questi servizi producono nei confronti dei bambini della fascia 0-3; lo chiedono i gestori dei servizi, ormai fermi da tre mesi, che vedono sempre più difficoltà a garantire la ripresa del servizio e i posti di lavoro; lo chiedono anche i comuni, che spesso si trovano anche a dover pagare un servizio pur senza poterlo erogare alle famiglie».

C’è poi la questione risorse: «Sicuramente vi sarà la necessità di incrementare gli educatori, il personale di supporto e probabilmente anche  gli spazi dedicati, comportando un’impennata nelle spese. – continuano i primi cittadini – Prendiamo atto che il Governo ha già stanziato 150 milioni di euro per questa emergenza, che non sono tantissimi, ma almeno sono un inizio; ora attendiamo segnali fattivi anche da parte della Regione. Ne abbiamo davvero bisogno».

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A cura del Servizio Meteorologico Regionale
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