Veneti nel mondo, da Belluno la proposta: più risorse per trasformare le radici in futuro

da | 7 Nov 2026 | 0 commenti

Tempo di lettura: 4 minuti

Dal 5 al 7 novembre Belluno è stata la capitale dei veneti nel mondo. Il capoluogo dolomitico ha ospitato la Consulta dei Veneti nel Mondo e il Meeting dei giovani veneti e oriundi veneti residenti all’estero, con il sostegno della Regione del Veneto. I lavori si sono svolti nella sala “Luciani” della Camera di Commercio Belluno-Treviso e nella sala del MEV, il Museo dell’Emigrazione Veneta.

I lavori si sono aperti giovedì 5 novembre con l’assessore regionale Marco Zecchinato. Nel suo intervento l’assessore ha richiamato il ruolo centrale delle nuove generazioni nella promozione delle eccellenze venete a livello globale. Ha inoltre auspicato che la Consulta diventi una sede di elaborazione e proposta, capace di orientare le scelte strategiche della Regione.

Nella mattinata di sabato 7 novembre, nella sede della Camera di Commercio in piazza Santo Stefano, sono stati presentati i documenti finali dei consultori e dei giovani del Meeting. Erano presenti la dirigente dell’Unità organizzativa Attività culturali e spettacolo della Regione del Veneto, Arianna Bernardi, e, per l’Associazione Bellunesi nel Mondo, il presidente Oscar De Bona, la vicepresidente vicaria Patrizia Burigo e la consultrice Gioia Sacchet, che nella Consulta ha sostituito la stessa Burigo.

Nel suo intervento Bernardi ha ringraziato i partecipanti e analizzato i documenti, che saranno presentati all’assessore Zecchinato. Il problema di fondo è la scarsità delle risorse: dalla Consulta e dal Meeting emerge un chiaro grido di allarme, perché senza risorse economiche l’intero settore è destinato a morire. Con gli stanziamenti attuali, hanno avvertito anche i giovani, molte associazioni rischiano di ridimensionare i progetti e, in alcuni casi, di chiudere.

Le proposte emerse dai lavori guardano però al futuro. I consultori hanno chiesto di rafforzare il sostegno alle associazioni, di rendere più rapidi i bandi e di investire sul ricambio generazionale, con corsi di italiano, scambi universitari e iniziative nelle scuole. I giovani hanno chiesto di mantenere il Meeting in presenza, in contemporanea con la Consulta, e di dedicare ai veneti nel mondo una giornata fissa, con eventi diffusi nei Paesi in cui le comunità sono presenti.

Un momento significativo è stata la visita dei consultori al MEV, unica realtà museale del Veneto dedicata all’emigrazione. Nel corso dei lavori Gioia Sacchet ne ha ripercorso la nascita, resa possibile da un PNRR, e ha ricordato che il museo è pensato come uno spazio interattivo in continua evoluzione, aperto alle donazioni di materiali provenienti da tutte le realtà rappresentate in Consulta. Nei prossimi anni, ha sottolineato, serviranno nuove risorse per aggiornarlo e per sviluppare percorsi multimediali e ricerche sul tema dell’emigrazione.

La Consulta ha inoltre eletto all’unanimità vicepresidente Bruno Ghiotto, della Federazione veneta dello Stato di San Paolo.

I giovani del Meeting, nel loro documento finale, hanno ringraziato la Regione del Veneto per l’opportunità di ritrovarsi in presenza a Belluno e l’Associazione Bellunesi nel Mondo per la collaborazione e l’ospitalità.

Uno sguardo nuovo sulle comunità venete all’estero

Da Belluno arriva anche un invito a cambiare prospettiva. Troppo spesso le comunità venete all’estero vengono considerate una pagina del passato, il ricordo di chi partì con una valigia di cartone e un mestiere da inventare. Sono invece una realtà viva e presente: milioni di persone che in Brasile, Argentina, Uruguay, Canada, Sudafrica e Australia custodiscono una lingua, una cultura e un modo di stare al mondo che portano il nome del Veneto.

In un tempo segnato da economie interconnesse e da identità spesso incerte, questa rete è una risorsa concreta. È un ponte per le imprese e per il turismo, uno spazio di scambio per studenti e ricercatori, un canale di relazioni che nessuna campagna promozionale potrebbe costruire da sola. E sono proprio i giovani discendenti, tornati a Belluno per ritrovarsi e proporre, a dimostrare che il legame con la terra d’origine non si esaurisce con le generazioni, ma può rinnovarsi.

Investire in queste comunità non significa guardare indietro, ma dare un futuro a un patrimonio di relazioni e competenze che il Veneto ha già e che il mondo di oggi rende più prezioso che mai.

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