I lavoratori frontalieri che producono in Svizzera almeno il 90% del proprio reddito familiare possono aver diritto a un rimborso delle imposte pagate alla fonte. Lo sottolinea l’Inas Cisl in un articolo che riportiamo di seguito.

«L’anno scorso c’è stato un boom di richieste e tutto lascia pensare che nei prossimi tre mesi ci sarà un’ulteriore crescita. Fino alla fine di marzo anche i lavoratori frontalieri residenti in provincia di Sondrio e occupati nel Canton Grigioni potranno presentare la domanda di correzione della tariffa per le imposte alla fonte 2019. Attraverso l’invio di un modulo e di alcuni allegati si può chiedere il rimborso di una parte di quanto trattenuto.

Nei casi più favorevoli ai dipendenti si arriva ad alcune migliaia di euro. Nelle sedi dei patronati in Valtellina e Valchiavenna e negli uffici dei Grigioni – dove i sindacati svizzeri che assistono anche i frontalieri sono presenti a Sankt Moritz (Unia) e Samaden (Syna-Cisl) – sono pervenute nelle scorse settimane numerose richieste di informazioni e documentazione.

“Questo meccanismo ha origine da una sentenza del Tribunale federale che, da una decina d’anni, prevede l’applicazione delle detrazioni se il frontaliere consegue almeno il 90% dei propri redditi in Svizzera – premette il sindacalista Ivan Cameroni dal patronato Inas-Cisl -. Anno dopo anno si è assistito all’adeguamento dei singoli Cantoni a questa novità, prevista per evitare discriminazioni nei confronti dei lavoratori stranieri. Dopo una crescita piuttosto limitata, nel 2019 a Tirano, Chiavenna e Samaden abbiamo assistito ben 400 persone nella presentazione”.

Un trend che rispecchia quello osservato nelle Camere del lavoro, senza dimenticare i servizi offerti da professionisti attivi nell’assistenza ai frontalieri. I frontalieri interessati devono presentare la documentazione. È costituita dai conteggi dettagliati dei salari e dalle certificazioni di altre spese: interessi passivi per prestiti al consumo e personali, alimenti versati al coniuge con i figli, previdenza, spese dovute a malattia, infortuni, disabilità e l’assistenza ai figli a opera di terzi e maggiori costi professionali.

“Generalmente tra le più significative ci sono quelle per i viaggi da casa al posto di lavoro – aggiunge Cameroni -. È necessario analizzare con cura le spese sostenute, perché in vari casi possono essere inserite nel conteggio soltanto quelle effettuate in Svizzera”.

I parametri utilizzati per i calcoli dall’amministrazione variano a seconda dei casi e secondo l’esperienza degli operatori del sindacato i rimborsi possono arrivare, in caso di pagamento di imposte elevate e importanti spese, ad alcune migliaia di franchi.  Ma non per tutti ci sono conteggi così favorevoli. Le variabili sono tante, come rilevano i sindacalisti, e bisogna tenere conto dell’aliquota svizzera, ben inferiore all’Irpef italiana.

Le pratiche, sottolineano dai sindacati, nelle sedi dei patronati sono effettuate gratuitamente e non è necessario aderire alle organizzazioni. Per gli iscritti, ad esempio all’Inas di Samaden, c’è la possibilità di richiedere un appuntamento in modo da evitare attese prolungate».

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