Presentato oggi a Roma il Rapporto Italiani nel mondo 2014 della Fondazione Migrantes

da | 8 Ott 2014

migrazioni_frontiereCrescono i connazionali che decidono di lasciare l’Italia, 94.000 persone nel 2013 (15 mila espatri in più rispetto al 2012) che vanno ad aggiungersi alla collettività di oltre 4 milioni e mezzo di italiani residenti all’estero. Un flusso che supera gli ingressi di lavoratori immigrati in Italia e che viene analizzato, insieme alla presenza già consolidata, nel IX Rapporto Italiani nel Mondo 2014, analisi curata dalla Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei, e presentata questa mattina a Roma presso l’Auditorium “V. Bachelet” della Domus Mariae.

La crisi rivela ancora una volta le debolezze della struttura economica del nostro Paese, che non riesce a valorizzare a pieno i talenti formati in patria, ad aprire loro prospettive più solide e, a lungo andare, non esercita più la capacità di attrazione che alimentava fino a pochi anni fa l’immigrazione di lavoratori anche poco specializzati. Cambia il fenomeno migratorio insieme alla trasformazioni del nostro Paese e del contesto globale, e proprio a comprendere questa complessità è orientato il Rapporto, come segnala il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Francesco Montenegro, ricordando ancora una volta il naufragio avvenuto un anno fa a Lampedusa, con le oltre 360 vittime. Una sorte, quella migratoria, che può toccare a ciascun individuo, come ci insegna la nostra stessa storia nazionale e che richiede un impegno di tutti a tutelare la dignità delle persone, a partire – afferma mons. Montenegro – dagli operatori sociali cui il Rapporto si rivolge, “per un salto di qualità che dalla riflessione sul fenomeno coinvolga la pratica”, a partire dal discorso pubblico sulla questione. Il presidente della Migrantes evidenzia poi come nuovi compiti si affianchino nella pastorale diretta ai migranti: i flussi di immigrati chiamano all’accoglienza così come le problematiche dei connazionali che decidono oggi di partire, decisione che incide pesantemente anche sulla vita delle collettività rimaste. Mons. Montenegro rileva infatti come nell’arcidiocesi di sua competenza, Agrigento, vi siano numerosi comuni, anche piccolissimi, in cui la percentuale degli iscritti all’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire) raggiunge e a volte supera il 100% della popolazione presente.

Sollecita un cambiamento del modo in cui si guarda abitualmente all’emigrazione italiana all’estero, anche grazie ai dati che emergono nel Rapporto, il sottosegretario agli Esteri con delega agli italiani nel mondo Mario Giro, che ribadisce la storia di successo di quest’ultima. “L’Italia ha una collettività residente all’estero che rappresenta oggi la seconda diaspora al mondo, dopo quella cinese: dai 60 agli 80 milioni di italo-discendenti, che sono e si sentono italiani anche quando non parlano più la nostra lingua – afferma. “Si tratta di una presenza diffusa che abbiamo solo noi e che non è il frutto né ha determinato le tensioni proprie di una politica di potenza esercitata da altri Paesi – prosegue il sottosegretario, che auspica “una nuova sensibilità” su questa realtà, sensibilità che potrebbe colmare l’assenza di una politica reale sulle nostre collettività, assenza che invece è il portato di una visione di stampo “nostalgico” e di una sorta di “rimozione di massa da parte del popolo italiano di questa vicenda migratoria”. “L’emigrazione italiana all’estero rappresenta un esempio di successo, dai rivolti economici e non solo, uno sforzo per la propria realizzazione personale riuscito, un modello di integrazione raggiunto senza che si perdesse la propria identità – afferma Giro, cui non sfuggono “i volti del popolo dolente delle miniere di Marcinelle”, “ferite non sanate” che tuttavia non hanno intaccato il senso di identità italiana di milioni di connazionali o italo-discendenti. A testimonianza di ciò, “la grande voglia di Italia che c’è nel mondo, ricordata dallo stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi qualche giorno fa – prosegue Giro, che vi associa il successo della nostra lingua, la quarta più studiata in tutto il mondo. Si tratta insomma di “una storia che merita una rivalutazione, che è e deve essere sempre più fonte di ispirazione anche per la politica”, in un “confronto tra pari”. Il sottosegretario si sofferma poi sulla nuova emigrazione, che ha caratteristiche nuove per la facilità con cui oggi si realizzano gli spostamenti e si mantengono i contatti con le proprie origini. “Vi sono i ricercatori, che per la natura stessa della loro professione sono più inclini a svolgere attività all’estero, e non solo. Non si tratta però di cervelli in fuga, la fuga è quella dei rifugiati o dei richiedenti asilo che si imbarcano per Lampedusa – tiene a precisare il sottosegretario, che ribadisce come oggi la “generazione Erasmus” si connoti anche per una maggior naturalezza degli spostamenti. “Lo scandalo non è quindi che i nostri giovani vanno all’estero, ma piuttosto la nostra scarsa capacità di essere attrattivi – afferma Giro, che racconta le numerose sfaccettature dell’emigrazione incontrata nel corso della sua esperienza di governo e sottolinea “tratti comuni” tra nuova e vecchia emigrazione e l’importanza che mantiene l’associazionismo al suo interno, pur mutando ruolo e caratteristiche di pari passo con il cambiamento dei tempi e dei flussi. Il sottosegretario ricorda infine l’importanza di un rinnovo del sistema di rappresentanza degli italiani all’estero, a partire dalle imminenti elezioni dei Comites, e la necessità di mettere a frutto l’importante richiesta di lingua italiana nel mondo, questione su cui saranno chiamati a riflettere gli Stati generali della Lingua italiana in programma a Firenze il 21 e 22 ottobre. “Lo Stato deve mantenere quanto più possibile il sistema che già abbiamo e non farsi condizionare da un certo vittimismo oggi diffuso. La nostra stessa storia ci ha spinto a guardare fuori dai nostri confini nazionali e questa oggi rappresenta un’opportunità su cui dobbiamo lavorare – conclude.

Di seguito è stato presentato il video dedicato al Rapporto curato dal direttore di Tv2000, Paolo Ruffini, che si è soffermato sui principali dati emersi dall’analisi, in particolare sulla mobilità quale caratteristica degli scienziati, sul ruolo di promozione della nostra cultura svolto dai connazionali all’estero, sugli aspetti per un certo verso “sorprendenti” restituiti dai dati, richiamati anche nell’intervento della curatrice del volume, Delfina Licata. Se guardiamo agli iscritti all’Aire, essi sono al 1° gennaio 2014 4.482.115, 141 mila in più rispetto al 2013 (+3,1%), 2.3mila iscritti per espatrio e 1.7mila per nascita. Risiedono principalmente in Argentina (oltre 700 mila), Germania (oltre 600 mila), Svizzera (oltre 500 mila), Francia (oltre 300 mila), Brasile (332 mila), Belgio (257 mila), Usa (230 mila), Regno Unito (223 mila). La regione di origine prevalente è la Sicilia (15%), seguita da Campania (10%), Lazio, Calabria e Lombardia (circa 8%). Ma se guardiamo ai nuovi flussi, si registrano destinazioni europee in particolare (Regno Unito in testa – +71% dal 2012 al 2013 – seguito da Germania, Svizzera, Francia, Argentina, Brasile, Usa, Spagna e Belgio) e una prevalente provenienza dalla regioni del Nord (Lombardia, +22 mila, Veneto, +15 mila, Piemonte, +12 mila) e poi Sicilia (+11 mila). I 94 mila espatri si sono diretti in circa 186 Paesi diversi e sono in leggera prevalenza maschi (56%) e non sposati (60%); la classe di età più rappresentata è quella dai 18 ai 34 anni (36%). Oltre a flussi e presenze – segnala Licata – il Rapporto contiene approfondimenti legati alla prospettiva storica, a caratteristiche dell’emigrazione contemporanea e ad eventi (in particolare l’Expo 2015, con una serie di riflessioni su come l’emigrazione ha contribuito all’esportazione del modello alimentare mediterraneo, e sulla storia della Giornata delle Migrazioni, iniziativa della Chiesa cattolica che compie 100 anni). Presenti anche focus su tematiche particolari come un’analisi della condizione degli emigrati italiani di prima generazione in Sud Australia e segnalata tra le novità dell’edizione di quest’anno, anche la versione e-book del Rapporto.

Prende spunto dai dati relativi agli espatri degli ultimi anni Mario Morcellini, direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università Sapienza di Roma, per rilevare il cambiamento di un fenomeno sociale come quello dell’emigrazione italiana, fenomeno che la narrazione condotta dai media in particolare non restituisce nei suoi caratteri reali, viziata dal pessimismo e dal prevalere degli aspetti di cronaca nera. Su alcuni dati demografici si sofferma invece Saverio Gazzelloni, direttore Istat per le statistiche socio-demografiche ed ambientali, in particolare sul numero di espatri e di flussi di immigrati in Italia che tende in questi ultimi anni, con l’aumento dei primi e la diminuzione dei secondi, ad incrociarsi. Rileva inoltre le negatività del tasso di crescita della popolazione italiana, al netto degli immigrati, e la crescita della percentuale di laureati sul totale degli espatri registrati negli ultimi anni, “scelta riconducibile – afferma – alla dimensione qualitativa del lavoro”. La scelta di mettersi alla prova in nuovi contesti non sarebbe comunque da scoraggiare, ma sarebbe necessario fare qualcosa per permettere poi a chi vuole rientrare di poterlo fare evitando penalizzazioni.

Parla delle strategie per l’internazionalizzazione e per il mantenimento dei rapporti con i corregionali all’estero Giovanna Genchi, dirigente del Servizio internazionalizzazione della Regione Puglia. Richiamata da un lato l’attività di “politica della cultura e della memoria” che coinvolge i pugliesi all’estero nella valorizzazione dei territori di origine con la digitalizzazione e la messa in rete delle storie legate all’emigrazione, che ha segnato in particolare piccoli borghi rurali del territorio regionale, e dall’altro l’attività di promozione economica e dell’internazionalizzazione di aziende messa in atto con il coinvolgimento delle associazioni dei corregionali all’estero e dei giovani italo-discendenti quali “facilitatori” dell’ingresso nei mercati dei rispettivi Paesi di residenza.

Nelle sue conclusioni il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego, ha richiamato l’importanza degli approfondimenti svolti per promuovere la cultura dell’accoglienza, approfondimenti che mirano a far conoscere più diffusamente cosa è stata l’emigrazione italiana. Ha ricordato poi l’impegno della Chiesa a fianco del migrante, testimoniato anche con l’istituzione della Giornata del Migrante e del Rifugiato, e la figura di don Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona che molto si impegnò sulla tematica e di cui ricorre il centesimo anniversario della morte. “L’emigrazione italiana ci ha insegnato a guardare il mondo in modo diverso e anche l’ecumenismo – ha affermato mons. Perego, che rileva come sia importante conoscere “le singole storie che fanno la storia”, per arricchire il nostro punto di vista e acquisire una sensibilità più ampia, affrontare gli argomenti con “la parole giuste”, impegno cui concorre il Rapporto e ripensare il sistema della rappresentanza, riflessione associata al prossimo rinnovo dei Comites. Per il direttore generale della Migrantes va riservata una giusta attenzione alla società civile, in questo contesto e anche nell’ambito della normativa riguardante la cooperazione allo sviluppo, che teme invece troppo orientata agli aspetti economicistici.

Fonte Viviana Pansa-Inform

Meteo Dolomiti

link esterno al Centro Valanghe di Arabba: immagine che illustra le previsioni meteorologiche per la giornata di domani.

A cura del Servizio Meteorologico Regionale
Centro Valanghe di Arabba

Iscriviti alla Newsletter

Ricette Dolomitiche

Ricette Dolomitiche
Share This
Open chat
1
Ciao, come possiamo aiutarti?
Design by Alfred Team | Made with ♥ in WordPress