Alcune delle pagine più nere della storia dell’emigrazione bellunese in Belgio (Marcinelle: 262 morti, 136 dei quali italiani, uno bellunese, Dino Della Vecchia, 31 anni, di Sedico; Seraing: 25 morti, due bellunesi. Membach: otto morti, quattro dei quali di Sedico) sono al centro di uno spettacolo teatrale che verrà presentato sabato 16 novembre alle 20:30 nel polo culturale di Sedico (le ex scuole elementari) nell’ambito del ciclo “Misteri”, organizzato dall’Unpli, l’Unione delle pro loco venete.
Stavolta la rassegna ha per tema la Terra. E chi meglio dei minatori conosce i segreti più nascosti della terra?
Lo spettacolo ha per titolo “I neri fantasmi di Marcinelle” ed è ispirato al libro omonimo di Egidio Pasuch pubblicato in questi mesi da Bellunesi nel mondo Edizioni (si è già resa necessaria una prima ristampa, dato il successo incontrato in particolare nelle serate di presentazione che si stanno tenendo un po’ ovunque in provincia).
Ad allestire lo spettacolo è il gruppo teatrale sedicense Teatrobis.
Lo spettacolo si propone di far conoscere la drammatica epopea di migliaia di bellunesi che, nel secondo dopoguerra, emigrarono in Belgio per lavorare appunto nelle miniere di carbone.
Teatrobis, con questa iniziativa, intraprende una strada nuova, quella del teatro civile. In precedenza, infatti, il gruppo si era cimentato solo con spettacoli più leggeri (una commedia, “Assassinio in casa Wilson”, e uno spettacolo di rievocazione, condotta tra comicità e nostalgia, degli anni Sessanta/Settanta, “Noi che…”).
«Le tenebre – spigano gli organizzatori – sono al centro dello spettacolo. I minatori vivono, e muoiono, nelle tenebre delle viscere della terra, scavando il carbone per riscattarsi dalla miseria e dalla fame. Ma albergano tenebre anche nel cuore degli uomini che li comandano e che, per avidità, impongono a quei minatori ritmi e condizioni di lavoro disumane».
Lo spettacolo, però, è incentrato attorno ad alcune storie vere, ricostruite con documenti originali, che trattano di emigrazione, di sacrificio, di stragi.
Nel secondo dopoguerra, il Belgio fu il primo paese a riaprire le frontiere dell’emigrazione agli italiani, data l’esigenza di sostituire i lavoratori locali (che non accettavano più quelle condizioni di lavoro disumane) e i prigionieri di guerra nel fondo delle miniere di carbone, fondamentale e richiestissimo per sostenere la ricostruzione postbellica.
«Marcinelle – ricordano sempre gli organizzatori – non fu l’unica orrenda tragedia che si compì in quello che venne di volta in volta chiamato, significativamente, il Paese Nero o la patria di Caino (a causa della xenofobia di cui molti italiani furono vittime). Marcinelle segnò però la storia del Belgio, ma anche del lavoro in miniera e dell’emigrazione verso quel Paese. Le miniere, in Belgio, vennero chiuse via via. Ma le ferite di quei drammi non furono mai rimarginate».








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