Luca Vullo sta curando a Londra un nuovo progetto sul quale hanno puntato i riflettori i media anglo-italiani: si chiama Influx, è un documentario e parla dell’«emorragia» (come la definisce lui stesso) di un’intera generazione di italiani in Inghilterra.

Luca Vullo è un ragazzo di 35 anni. Da due vive a Londra. Nulla di strano. Come lui, sono almeno 100 mila i connazionali emigrati di recente alla ricerca di opportunità che l’Italia non offre. Ma Luca non è partito allo sbaraglio: aveva le idee chiare da subito. Nato in una delle terre più belle del mondo, la Sicilia, fin da giovane viene folgorato dal fascino del cinema. Studia al Dams di Bologna e trova proprio nella terra natale la fonte di maggiore ispirazione. «Sono fiero di essere un italiano di padre siciliano e madre calabrese – dice –. Sono due mondi culturali che pulsano dentro di me e fanno risplendere la mia anima. La Sicilia è una terra magnifica e incredibile che si fa amare e odiare nello stesso tempo, creando un legame indissolubile tra due sentimenti opposti».

A Bologna, quando inizia a esplorare il mondo dietro la cinepresa, Luca realizza il suo primo cortometraggio sulla filosofia dell’arte di arrangiarsi. Diventa un cult, con copie pirata vendute anche all’estero. Il mondo culturale comincia ad accorgersi di lui e un lungimirante assessore alla cultura di Caltanissetta gli commissiona vari documentari. Nel frattempo, fonda Ondemotive, la sua casa di produzione, con cui realizza vari progetti da autore, regista e producer. Contemporaneamente scopre una predisposizione al sociale e all’educazione. Partono così progetti nelle scuole, nelle università, nelle carceri e nelle comunità di recupero, dove realizza laboratori di cinema, cortometraggi e spot a tema sociale. Purtroppo il grande investimento, sia di tempo che di risorse finanziarie, non porta ai risultati economici sperati. Luca decide allora di tentare fortuna a Londra. Qui si accorge subito di poter dare sfogo alla sua creatività.

«Ho messo sul tavolo le mie competenze e idee e ho iniziato a promuovere alcuni progetti presso enti e istituzioni che potevano esserne interessati. E così mi sono rivolto all’Istituto Italiano di cultura, alle associazioni italiane, alla libreria italiana e ai dipartimenti italiani delle università, proponendo proiezioni e dibattiti su temi inerenti la nostra comunità». In questo contesto si fa notare per le sue lezioni sulla gestualità italo-siciliana. Incredibilmente l’interesse su questo tratto tipicamente italiano conquista anche gli inglesi, notoriamente riservati. Luca riesce a coinvolgerli, a ribaltare lo stereotipo, a far cogliere la ricchezza espressiva e culturale dietro al gesto.

Ora il giovane regista sta curando un nuovo progetto sul quale hanno puntato i riflettori i media anglo-italiani: si chiama Influx, è un documentario e parla dell’«emorragia» – come la definisce lui stesso – di un’intera generazione di italiani in Inghilterra. «L’idea – spiega Vullo – nasce dall’esigenza di raccontare l’emigrazione. Non era per me un tema nuovo, l’avevo già affrontato nel 2007 descrivendo la vita degli italiani che, dopo il patto segreto italo-belga del 1946, erano andati a lavorare nelle miniere di carbone. Da quella ricerca nacque il documentario Dallo zolfo al carbone.

Influx è un nuovo capitolo di questa lunga storia che ha segnato varie epoche del nostro Paese. In questo caso racconto un fenomeno di cui io stesso faccio parte. La prospettiva è quella dell’arrivo a Londra e non della partenza dall’Italia. Il mio è lo sguardo di un italiano di Londra che assiste a questa nuova ondata migratoria».

Di fatto tutto il progetto è «made in London by Italians», a partire dalla produzione fino alla post produzione; vi sono coinvolti molti soggetti: dalle istituzioni alle associazioni, dai ragazzi di seconda generazione ai nuovi arrivati. L’obiettivo è quello di permettere una sorta di autoanalisi collettiva e di cercare di capire cosa stia accadendo all’interno della comunità italiana e, di riflesso, al nostro Paese. È dedicato a chi pensa di partire, ma non lo ha ancora fatto, a chi lo ha già fatto di recente o tanti anni fa. È anche dedicato all’Italia che si sta facendo scappare tanti giovani e tanti talenti. Luca è uno di loro e, per il momento, non ha intenzione di tornare anche se, a differenza di molti, non si pone in modo polemico nei confronti dell’Italia, ma piuttosto affronta questo momento di grande difficoltà cercando di trovare risposte a quesiti e di sostituire speranze a delusioni. Info: www.influxlondon.com

Fonte Sagida Syed-Messaggero di sant’Antonio /Inform

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