Un bellunese campione italiano. E, per di più, in quella che è considerata la regina delle discipline sportive: l’atletica leggera. Enrico Riccobon trionfa nei 1500 metri indoor, ad Ancona. A 24 anni, il mezzofondista dell’Atletica Brugnera Friulintagli scrive la pagina più straordinaria della sua carriera. E ferma il cronometro su un sontuoso 3’44”97: «Sono felicissimo – ha commentato, subito dopo aver tagliato il traguardo, al canale ufficiale della Fidal -. È la prima volta che vinco un titolo italiano assoluto. E, devo essere sincero, non me l’aspettavo proprio. Ma ce l’ho fatta e sono davvero contento». Straordinaria la sua rimonta nella prova di Ancona: «Non so nemmeno io dove sia riuscito a tirare fuori le forze. È stata molto dura, anche perché non avevo ritmi così alti nelle gambe. La gara? L’ho sofferta parecchio, tanto è vero che, all’altezza dei 1300 metri, pensavo fosse finita. Poi, però, ho ripensato alle parole del mio tecnico». Ovvero, Luciano Gigliotti, l’uomo degli ori olimpici di Gelindo Bordin e Stefano Baldini: «Tre giorni prima della prova, mi ha detto: “Falla, la volata. Ovunque tu sia, provaci”. E, ai 200 metri, ci ho provato». Lo sprint di Enrico si è rivelato esaltante: «È andata bene. A conferma che il professor Gigliotti ha sempre ragione». Riccobon è riuscito a beffare al fotofinish Mohad Abdikadar (3’45”22”) che si era presentato sul rettilineo conclusivo con un discreto vantaggio, in una gara in cui è stato protagonista fino all’ultimo anche Riccardo Tamassia (Trevisatletica), poi rimasto ai piedi del podio. Podio che Enrico aveva conquistato pure lo scorso anno, sempre ad Ancona e sempre nei 1500 metri: alla sua prima stagione da Senior, era arrivato un brillante terzo posto.

Ma nel capoluogo delle Marche, sulla stessa distanza di Riccobon, un’altra atleta bellunese ha avuto il merito di firmare l’impresa. Più precisamente, un’agordina: Elisa Bortoli (Esercito), capace di conquistare una medaglia di bronzo che ha lo stesso valore dell’oro. Battuta solo dalle compagne d’allenamento e di squadra, Giulia Aprile e Joyce Mattagliano (4’20”81).

Tornando al campione italiano indoor, l’amore per l’atletica nasce quasi per caso, in terza media, in occasione dei Giochi della gioventù: è in quel contesto che Enrico capisce di avere delle qualità speciali. Anche perché matura subito, e a sorpresa, un successo di respiro nazionale. Quel risultato induce il mezzofondista ad abbandonare il calcio e a concentrarsi esclusivamente sulla corsa. Da lì, è un’escalation continua. Fino al punto più alto, ad Ancona, avvolto dal tricolore. Il recente trionfo, però, non è un punto di arrivo. Tutt’altro. Molte altre sfide attendono Enrico. E altri sogni. Come quello a cinque cerchi: con il titolo di campione italiano in tasca, impossibile non crederci.

Marco D’Incà

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