Cittadini oltre confine. Storia, opinioni e rappresentanza degli italiani all’estero
a cura di Simone Battiston, Stefano Luconi e Marco Valbruzzi
Editore: Il Mulino
Sono oltre sei milioni e mezzo i cittadini italiani che oggi vivono all’estero. Sebbene siano in costante aumento e costituiscano più del 10% della popolazione che risiede invece in Italia, gli italiani nel mondo sono un’entità poco conosciuta, soprattutto nella dimensione politica, dal momento che orientamento elettorale, aspettative, problemi e manifestazioni della rappresentanza nelle forme istituzionali sono stati finora largamente trascurati dagli studi. Traendo spunto dalla recente riduzione del numero dei parlamentari, compresi quelli della circoscrizione estero, questo volume si propone di far luce sulla variegata realtà della presenza italiana al di fuori dei confini nazionali. In particolare, i contributi qui raccolti offrono, per la prima volta, un’analisi complessiva – in chiave storica, giuridica, sociologica e politologica – delle trasformazioni avvenute negli ultimi decenni nel voto e nella rappresentanza politica degli italiani all’estero, soffermandosi anche sulle sue carenze e sulle opportunità di miglioramento. Il volume offre, infine, i risultati di un’indagine, promossa dai curatori, che ha fatto emergere caratteristiche sociodemografiche inedite degli italiani all’estero, la loro posizione su diversi temi di stringente attualità, nonché l’orientamento politico e le intenzioni di voto.
Dall’Italia agli Stati Uniti, dalla Calabria a Chicago, questo libro rievoca non solo le vicende familiari e personali dell’autore, dagli anni Quaranta agli anni Sessanta del secolo scorso, ma anche le vicende di un’intera collettività che, mossa dalla necessità e dal desiderio di emancipazione, percorre le vie del mondo.
Lontano dagli occhi. Storia di politiche migratorie e persone alla deriva tra Italia e Libia
di Matteo De Bellis
Editore: People
Donne, uomini e bambini hanno attraversato il Mediterraneo centrale a bordo di barche sovraccariche per oltre vent’anni, per fuggire da guerre, persecuzioni o miseria, e inseguire il sogno di una vita migliore. Le tragedie che li hanno colpiti – i naufragi, le morti nel deserto, le torture nei centri di detenzione libici – non ci sono ignote. Ma alle inchieste, ha fatto da contraltare una politica istintiva, tutta imperniata sulla logica dell’“emergenza”. Questo libro racconta l’evoluzione delle politiche migratorie italiane nel Mediterraneo: dai respingimenti del governo Berlusconi al lancio dell’operazione Mare Nostrum fino all’esternalizzazione della frontiera in Libia, al centro della strategia Minniti e tutt’ora in piedi, tra la retorica sensazionalistica dei “porti chiusi” di Salvini e il mite immobilismo del secondo governo Conte. Ma non solo. De Bellis riporta anche la sua esperienza, e soprattutto quella delle persone incontrate nel corso degli anni. Per poi proporre una riflessione sulla necessità di una visione politica più matura, che guardi alla mobilità come fenomeno fisiologico e rimetta l’essere umano al centro dell’azione pubblica.
Stranieri nemici. Nazionalismo e politiche di sicurezza in Italia durante la Prima guerra mondiale
di Daniela Luigia Caglioti
Editore: Viella
La Prima guerra mondiale fu il primo conflitto durante il quale governi ed eserciti si trovarono ad affrontare, su una scala non comparabile per dimensione e latitudine con quanto era avvenuto nelle precedenti guerre interstatali, il problema degli stranieri nemici, persone che si trovarono nel posto sbagliato al momento sbagliato. I governi dei paesi belligeranti cercarono di neutralizzare chiunque avesse, o fosse sospettato di avere, legami con uno stato nemico. Anche l’Italia, come dimostrano le pagine di questo volume, diede il suo contributo alla caccia allo straniero nemico adottando misure che colpirono tre sfere: quella dei diritti civili, quella della libertà personale e quella dei diritti di proprietà. L’attacco a queste tre sfere condotto in nome della sicurezza si risolse in un attacco al sistema liberale che dalla guerra uscì a pezzi.
Viene qui messa in luce l’emigrazione italiana del passato e quella attuale, analizzando le differenze e ponendo i riflettori sul legame tra italiani all’estero e italiani in patria. Il progresso economico, la maturazione culturale del Paese, l’esplosione dei media, la facilità dei viaggi, in definitiva la globalizzazione, hanno cambiato tutto. In un clima radicalmente diverso rispetto al Dopoguerra, l’emigrazione italiana è mutata: oggi più che di emigrati bisogna parlare di “expat”, come “portatori del soft power culturale italiano” all’estero, in virtù di skill e know how elevati. Figure diametralmente opposte agli italiani che emigravano negli anni ’50 o ’60, incarnati dal goffo e semplice Pasquale Amitrano, l’emigrato “tipo” raccontato da Carlo Verdone nel 1981 nel suo celeberrimo “Bianco Rosso e Verdone”.
Harlem, Italia. Covello e Marcantonio, due visionari nel ghetto dei migranti
di Renato Cantore
Editore: Rubbettino
Accolti con sospetto, sfruttati e sottopagati, stipati in case malsane e fatiscenti, cacciati finanche dalla loro chiesa, gli italiani arrivati a fine Ottocento a East Harlem, in gran parte dalle regioni povere del sud, diventarono in pochi decenni la più grande comunità straniera di New York. Una comunità forte, dignitosa, gelosa della propria identità ma aperta al confronto con altri popoli e altre culture, guidata da leader illuminati e visionari. Contrariamente a tanti italiani di successo, Leonard Covello, educatore e sociologo, e Vito Marcantonio, avvocato e uomo politico, pur avendone la possibilità, decisero di non lasciare mai il ghetto dei migranti, di condividerne la vita e le speranze. Il loro “sogno americano” non era quello di salvarsi da soli, ma di crescere insieme alla comunità, guidandola verso importanti conquiste: il riconoscimento della lingua italiana, la scuola di comunità, alloggi dignitosi, i diritti di cittadinanza, una rete di protezione sociale, condizioni migliori di vita e di lavoro. Un’amicizia per tutta la vita, due destini indissolubilmente legati a quello del popolo di Harlem, dove i “lazzaroni indesiderabili” provarono, e riuscirono, a diventare buoni cittadini americani senza rinnegare la propria identità.
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