Non fu la miseria, ma la paura della miseria. La colonia della Nuova Fagagna nel Chaco argentino (1877-1881)
di Javier Grossutti
Editore: Forum Edizioni
“Ciò che indusse buon numero di famiglie ad emigrare per l’Argentina non fu la miseria, ma la paura della miseria”. Gabriele Luigi Pecile, personalità politica del Friuli post-risorgimentale, così commentò nel 1878 la partenza degli agricoltori della sua Fagagna. Secondo i registri anagrafici tre furono i contingenti partiti dal territorio comunale tra ottobre e dicembre 1877. Raggiunsero l’Argentina e in maggioranza si insediarono nell’allora territorio del Chaco, a Resistencia. La prima motivazione della scelta migratoria fu la speranza di terra da lavorare. Gli ostacoli che clima e suolo opposero e la (non usuale) collaborazione con gli indios resero epica l’esperienza dei pionieri fagagnesi. L’identità contadina prevalse infatti nel contatto con i primi abitatori di quelle terre: nessuna boria nazionalistica, nessuna prevaricazione ma un rapporto di pacifica convivenza e di condivisione di comuni problemi.
La memoria dello specchio. Storie e immagini di migrazione di ieri e di oggi
di Davide Rosso
Editore: LAReditore
“La memoria dello specchio” è una narrazione che parte da immagini e impressioni rimaste all’autore da alcuni viaggi fatti per lavoro in Cechia, Argentina, Albania, Germania, Finlandia. Sono rappresentazioni quasi fotografiche che “dialogano” e si confrontano con storie di migrazioni di persone delle valli Chisone, Germanasca e Pellice, di piemontesi emigrati in Liguria o in Russia, di francesi di ritorno dall’Algeria e di italiani migrati in Sud Africa. Racconti veri, rappresentativi di una realtà che va oltre il particolare e che guarda al generale. “In un tempo dove il tema migratorio diventa oggetto di scontro e di strumentalizzazione, piuttosto che di riflessione, Davide Rosso – sottolinea il direttore del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana, Pierangelo Campodonico -, ha il coraggio di ribadire che la migrazione è qualcosa che accompagna sempre la vita degli uomini e delle donne. Non esiste una migrazione nobile… Chi parte, che parta per scelta o necessità, affronta un viaggio esistenziale che lo porterà a confrontarsi con genti e situazioni diverse, spesso inaspettate. Ad affrontare la diversità della lingua, della religione, delle condizioni economiche e anche quella di genere… Per tutti e per tutte, la migrazione è un viaggio esistenziale che ci porta a confrontarci con l’alterità”.
Strategie sociali, lavoro e cittadinanza degli italiani in Argentina. Il case study dell’immigrazione leonfortese in Entre Ríos (1880-1930)
di Gabriella Barbera
Editore: Aracne
La tendenza a spostarsi sul territorio ha da sempre fatto parte integrante delle abitudini di vita della specie umana. Essa diventa assai più interessante se si considera che quello verificatosi tra il XIX e il XX secolo è il più imponente movimento di popoli registratosi in tutta la storia umana e che questo si sviluppa, altresì, in concomitanza ai grandi mutamenti politici ed economici della metà dell’Ottocento. Il volume mira ad analizzare questa importante pagina della storia delle relazioni internazionali attraverso la vicenda migratoria dei leonfortesi in Argentina che l’autrice ricostruisce utilizzando fonti scritte e orali. Ne esce una storia sorprendente, nella quale le scelte istituzionali dei singoli Stati si intrecciano con le strategie individuali e collettive dei migranti.
Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni
di Gabriele Germani
Editore: Anthology Digital Publishing
Il testo nasce per approfondire la realtà di un paese latinoamericano, così lontano e così vicino all’Italia: l’Uruguay. Nonostante, in Italia questo nome non rievochi più molto, il ricordo dei nostri antichi legami è molto sentito Oltreoceano. Gli italiani furono parte integrante della nuova nazione, tanto quanto lo furono della vicina Argentina e, forse più, di quanto non lo furono nell’altro stato vicino: il Brasile. La comunità italiana portò con sé, la devozione cattolica per i santi, la nostra cucina, il nostro dialetto (ancor prima della nostra lingua) e la nostra capacità di creare attività economiche dal nulla. Gli italiani non si raccolsero in comunità chiuse, come avvenuto in altri contesti, ma si adattarono al paese, ne impararono la lingua e ne sposarono le istituzioni, diventando una colonna portante della nuova identità uruguayana a cui contribuirono in modo creativo. A tal riguardo Gabriele Germani ha selezionato alcuni aspetti per un breve discorso sulla storia, l’antropologia, la linguistica e persino la religione del paese, con la volontà non di creare un lavoro esaustivo, ma un punto di partenza per riallacciare un legame che spesso in Italia è dimenticato.
XXXI Rapporto immigrazione 2022. Costruire il futuro con i migranti
di Caritas italiana e Fondazione Migrantes
Editore: Tau
A 31 anni dalla prima pubblicazione, Caritas Italiana e Fondazione Migrantes dedicano il proprio volume di studi sull’immigrazione al tema della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2022. Vi trovano spazio indagini statistiche, qualitative e pastorali che prendono in esame il contesto internazionale ed italiano, dando risalto alle storie delle persone impegnate a “Costruire il futuro con i migranti”.
Voci d’Italia fuori dall’Italia. Giornalismo e stampa dell’emigrazione
a cura di Pantaleone Sergi e Bènèdicte Deschamps
Editore: Pellegrini
In un momento in cui, soprattutto in Italia, si moltiplicano i segnali d’allarme sulla perdita di memoria collettiva e sul progressivo venir meno dell’interesse per le ricostruzioni comme il faut del passato di cui insigni studiosi come Adriano Prosperi non esitano a deprecare la “distruzione” in atto – al di là della crisi della cultura umanistica e della storia quale disciplina accademica denunciata anche da David Armitage e Jo Guldi nel loro The History Manifesto – assieme al ruolo benefico alle volte (ma non in questa) dell’oblio, sembrano resistere ed anzi rafforzarsi, mescolandosi fra loro, parecchie forme più moderne e sempre più interattive di comunicazione. Tra esse, esposte e come appese ai fili di uno stesso processo di cambiamento tecnologico a dir poco radicale e anzi rivoluzionario, continuano ad esistere le notizie assemblate dai giornali la cui digitalizzazione rientra però nel novero di un più vistoso fenomeno di «mobilità attraverso diverse piattaforme » che Aldo Grasso ha opportunamente definito «il nuovo linguaggio della memoria» parlandone in un convegno milanese del 2019 a proposito de La storia pubblica. In questo incontro vari esperti s’interrogavano su memoria, fonti audiovisive e archivi digitali dopo che da alcuni anni altri studiosi, ad esempio quelli del cinema e della fotografia, erano intervenuti pronunciandosi sugli effetti del digital turn nella storiografia del proprio settore sino a concludere, come Gian Piero Brunetta e Carlo Alberto Zotti Minici, che d’ora in avanti nulla sarà più come prima. A occhio e croce si può essere d’accordo con loro estendendo la considerazione all’ambito della storia del giornalismo e in particolare di quella sua fattispecie rappresentata dalla stampa cosiddetta allofona degli immigrati o per gli emigranti fiorita negli ultimi due secoli all’estero prima di discutere il cui ruolo e il cui rilievo, ovviamente al centro di questo libro, occorre spendere qualche parola sui contesti nei quali, oggi come oggi, essi possono, se pure non devono, essere ripensati e affrontati.
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