Alla Biblioteca del Senato la mostra fotografica “Mattmark. Tragedia nella Montagna”

da | 13 Feb 2015

mattmarkÈ stata inaugurata ieri pomeriggio alla Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” la mostra fotografica “Mattmark. Tragedia della montagna”, iniziativa che apre la serie di eventi dedicati ai 50 anni dal crollo che si abbatté sul cantiere allestito per la costruzione della diga svizzera provocando la morte di 88 persone, 56 delle quali italiane. Era il 30 agosto 1965: ai piedi del ghiacciaio dell’Allalin sorgeva il cantiere che venne travolto da una gigantesca valanga di ghiaccio, insieme ai lavoratori presenti, molti di loro italiani, emigrati per sfuggire alla povertà e cercare di dare un futuro migliore alle loro famiglie. La mostra, allestita dal Comitato istituito ad hoc per le celebrazioni dei 50 anni trascorsi dal fatto, propone immagini del cantiere prima e dopo la valanga, momenti di vita e lavoro e alcuni scatti dei funerali delle vittime, i cui corpi vennero recuperati con molta fatica, l’ultimo trascorsi 4 mesi dall’incidente.

Ad aprire l’evento il presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, Claudio Micheloni, che ha letto un messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per l’occasione. “Mattmark è una della pagine più drammatiche e dolorose della storia dell’emigrazione italiana – ha scritto Mattarella, richiamando il contributo allo sviluppo delle società di accoglienza dato dai milioni di connazionali emigrati all’estero, talvolta anche a sacrificio della loro stessa vita. Presenti in sala anche alcuni parenti delle vittime, in particolare una famiglia originaria di San Giovanni in Fiore, in provincia di Cosenza, luogo di origine di 8 dei lavoratori che morirono a Mattmark – 7 sotto la valanga. Ma gli emigranti provenivano da tutta Italia: da Belluno – Comune che pochi giorni fa ha intitolato una piazza alle vittime – a Trapani, da Chieti a Messina, da Avellino a Gorizia, tutta la Penisola fu coinvolta in quella che venne descritta allora come una sfida della natura nei confronti dell’uomo. Che fosse in realtà il contrario non fu neppure il processo a certificarlo, vista l’assoluzione di tutti gli imputati nei due gradi di giudizio.

A ricordare il contributo degli italiani all’estero allo sviluppo dei Paesi di destinazione e alla stessa Penisola è stata Valentina Paris, componente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati. “Un contributo – ha rilevato – che è stato spesso dimenticato, frapponendo una distanza che ha tante volte impedito la ricostruzione di un’identità collettiva”. “Tragedia come quelle di Mattmark rappresentano invece un tassello importate proprio per riallacciare il filo della memoria senza il quale la costruzione di un’identità nazionale non è possibile – ha proseguito Paris, insistendo sulla necessità che tale memoria divenga patrimonio condiviso in vista della costruzione di un modello di sviluppo più sostenibile. Micheloni ha segnalato come sia “nostro dovere ricordare anche pagine dolorose della nostra storia, come la discriminazione, la xenofobia, l’emigrazione forzata di tanti connazionali”, segnalando però come tutte le iniziative di commemorazione legate al 50° anniversario di Mattmark siano in realtà finanziate dalla Svizzera, “noi – dice – abbiamo solo messo a disposizione questa sala per l’occasione e un po’ del nostro tempo”. Il presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero rileva anche come sia progressivamente venuta meno l’attenzione da parte dell’esecutivo per le politiche degli italiani all’estero, di pari passo con la rimozione di episodi dolorosi della storia dell’emigrazione italiana, mentre in Belgio, con Marcinelle, così come in Svizzera, con Mattmark, cambiò l’atteggiamento dell’opinione pubblica e della politica, che divennero più consapevoli delle sfide e della complessità dell’integrazione di collettività straniere nei rispettivi territori nazionali. Cita, a questo proposito, il respingimento da parte del popolo svizzero delle iniziative Schwarzenbach basate su un presunto esubero di stranieri nella Confederazione (siamo nei primi anni Settanta), sino ad arrivare ad oggi, alla scelta significativa di includere l’italianità all’interno del patrimonio immateriale del Canton Vallese segnalato all’Unesco per la sua salvaguardia. Per Micheloni tuttavia, “non basta ricordare, ma dobbiamo onorare le vittime di queste tragedie” e, per fare ciò, “analizzare come oggi noi ci comportiamo con l’immigrazione”. Sollecita quindi una riflessione su quanto avviene e si ripete sulle nostre coste – richiamato in ultimo l’ennesimo naufragio avvenuto a largo di Lampedusa – e sulla responsabilità della politica rispetto a ciò.

“Un Paese che non coltiva la propria memoria fa torto anche a se stesso – afferma il presidente della Commissione Affari Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, ribadendo l’importanza di essere consapevoli delle proprie radici. “Gli italiani fanno parte della storia costitutiva della Svizzera, senza il loro contributo – rileva – la Svizzera oggi sarebbe senz’altro diversa”. Ricorda anche come alla Camera dei Deputati nei giorni immediatamente successivi alla tragedia si ebbe già ben chiaro che “componenti di imprevidenza” avevano contribuito al drammatico epilogo e si stigmatizzò il prevalere delle ragioni economiche sulla tutela dei lavoratori e della vita umana. Una considerazione confermata dal fatto – ricordato da Sandro Cattacin, docente all’Università di Ginevra impegnato nello studio della tragedia – che il lavoro per la diga non fu sospeso, come avveniva abitualmente, nei mesi estivi, perché si volevano accelerare i tempi di completamento. Alla luce della storia dell’emigrazione italiana e in particolare delle sfide poste dall’immigrazione nelle molte società di accoglienza, Casini sottolinea poi come il tema di oggi sia l’integrazione e si dichiara favorevole all’apertura del nostro Paese nei confronti dello ius soli.

“Mattmark è parte integrante della nostra storia nazionale e non solo della storia dell’emigrazione italiana – afferma il presidente del Comites del Vallese, Domenico Mesiano, curatore della mostra e presidente del Comitato ad hoc per il ricordo dell’anniversario. Richiama inoltre i diversi aspetti connessi al ricordo della tragedia: quello economico-sociale, legato alla considerazione di ciò che significò l’emigrazione anche per il contributo in termini di rimesse che diede alla ricchezza nazionale; quello legislativo-sociale, con i progressi sul versante della tutela dei lavoratori innescati da episodi come Mattmark o Marcinelle; quello culturale-didattico, che consente di analizzare il grado di integrazione raggiunto dalla collettività italiana nel Vallese. Sono aspetti che spendibili anche per una riflessione sul presente, sull’atteggiamento e sulle norme che valgono per l’immigrazione in Italia e non solo. Mesiano ricorda anche la ripresa dei flussi migratori in uscita dall’Italia in questi ultimi anni, “in condizioni anche peggiori di quelle che oggi ricordiamo e che sono il frutto anche della scarsa attenzione che abbiamo riservato e riserviamo alla nostra storia”. Illustra le attività dedicate a questo anniversario Stéphane Marti, responsabile esecutivo del progetto Mattmark 2015 e curatore del catalogo della mostra, che parla di un “memoriale capace di raccontare la verità sulla vicenda, perché l’oblio è come una seconda morte per le vittime”. “La diga di Mattmark è un ponte tra Italia e Svizzera, rappresenta ciò che è diventata la Confederazione attraverso il lavoro degli italiani – aggiunge Marti, segnalando come siano in programma per questo anniversario, oltre a questa mostra, che verrà presentata anche in altri luoghi e associata ad eventi e manifestazioni, un film ed un libro. Libro che sarà frutto di una ricerca scientifica brevemente illustrata da Sandro Cattacin, responsabile della ricerca storico-sociale su Mattmark, che segnala la necessità di ricostruire passo dopo passo la verità su quanto avvenuto, ricostruzione che sino ad oggi non era ancora stata tentata. Segnala le difficoltà incontrate nell’approntare e proporre un progetto su un periodo duro e complesso della storia italiana e svizzera, una “malafavola”, ossia una favola con un finale di sola amarezza, e, dal punto di vista della ricerca sociologica, un “fatto sociale totale”, ossia un simbolo denso di significati estremamente utili per comprendere la società attuale. Un tassello per la verità e la “riparazione morale” dovuta alle vittime e ai loro familiari, ancora attesa nonostante gli esiti processuali.

Fonte Viviana Pansa – Inform

Da sinistra Mesiano, Casini, Micheloni e Paris

Da sinistra Mesiano, Casini, Micheloni e Paris

Agenda ABM

Meteo Dolomiti

link esterno al Centro Valanghe di Arabba: immagine che illustra le previsioni meteorologiche per la giornata di domani.

A cura del Servizio Meteorologico Regionale
Centro Valanghe di Arabba

Iscriviti alla Newsletter

Ricette Dolomitiche

Ricette Dolomitiche
Share This
Open chat
1
Ciao, come possiamo aiutarti?
Design by DiviMania | Made with ♥ in WordPress