299. Federico Bortolot. Gelatieri bellunese in Argentina

da | 31 Dic 2019 | 0 commenti

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Federico BortolotArgentina: terra di promesse e di amore, così la chiamavano nei primi anni della migrazione di massa agli albori del 900.  Le prime famiglie bellunesi emigrate non andarono in Argentina come gelatieri, ma come semplici operai; dopo anni cominciarono a vendere il gelato con i carretti nelle loro città: Buenos Aires, Rosario, Cordoba e Mendoza. In principio ebbero con gli argentini  una convivenza difficile, specie i bambini  nella scuola, tra italiani invece si aiutarono a vicenda.La famiglia di Angelo Bortolot  fa parte di una saga di gelatieri oriundi di Zoppè che iniziarono la migrazione già alla fine del 1800. Angelo però arrivò in Argentina a Mar della Plata nel febbraio1948. Sbarcarono in sei, tutta la famiglia: il papà Angelo, la moglie Teresa e i figli Tino, Anna, Federico e Nello.   Tornando indietro, nel 1904 il bisnonno di Federico, Celeste, emigrò a Vienna e vendette gelato con il carretto; anche il padre Angelo giovanissimo visse a Vienna. Terminata la prima guerra mondiale (1914-1918) tornarono in Italia. In inverno vendevano i  croccanti e le mandorle e cominciarono a fabbricare i famosi “krapfen” che avevano imparato a fare  in Austria. Dopo l`esperienza austriaca andarono a Milano e poi a Fano e qui Angelo conobbe Teresa e la sposò. Quando si trasferirono a Padova  nacque il terzogenito Federico e qui finalmente ebbero un locale fisso, una vera gelateria con le prime macchine da gelato“Cattabriga”. Da Padova si trasferirono a Capua vicino a Caserta. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale cominciarono i bombardamenti e tutta la popolazione di Capua si rifugiò sulle montagne. Angelo e Teresa che era di origine italo-argentina, temendo altre guerre, pensarono che la famiglia era diventata grande e che un futuro migliore poteva chiamarsi solo Argentina. Il fratello di Teresa,  che viveva al Mar de la Plata, li chiamò e dopo 19 giorni di navigazione sbarcarono a Buenos Aires e andarono a vivere al Mar de la Plata  con lui. Federico ricorda che il padre Angelo cominciò a vendere i famosi “krapfen” ripieni di crema, marmellata o “dulce de leche”: ne vendeva quasi duemila ogni notte. Nel 1955, dopo sette anni di permanenza a Rio de la Plata, nacque la prima gelateria dei Bortolot,  chiamata in onore al grande fiume “ El Piave”. Un certo Timoteo Fain, proprietario di una gelateria  a Ramos Mejia, Ii aiutò  ad affittare un locale nel quartiere Wilde. In questa zona non c`erano gelaterie in concorrenza, Federico ricorda che non avendo frigoriferi adeguati, suo padre Angelo doveva produrre in continuo il gelato.La gelateria aveva due banchi con otto sapori e la mantecatrice Cattabriga. Il fornitore del latte passava due o tre volte al giorno a rifornirla. In inverno la gelateria si trasformava in pizzeria e caffeteria con dolci e calda cioccolata. Finalmente arrivò il giorno che Angelo disse che aveva “trovato l`America”: con l`incasso di un giorno poteva pagare l`affitto mensile.Nel ‘60 Angelo morì e i tre figli Tino, Nello e Federico continuarono l`attività del padre tenendo sempre presente un grande insegnamento lasciato dal genitore:“Un buon gelato artigiano si fa con prodotti di prima qualità, quello che usi ti ritorna e si sente nel sapore”. Oggi la famiglia Bortolot possiede undici gelaterie sparse in tutta Buenos Aires: sette portano il nome  “El Piave” e quattro “El piccolo Piave”.Un grande esempio valido per tutti i gelatieri bellunesi che vivono in Argentina.

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