Rimesse. Un “tesoretto” di 7,7 miliardi

da | 15 Giu 2022 | 0 commenti

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Continua la crescita delle rimesse inviate ai Paesi di origine dagli immigrati residenti in Italia.
In costante aumento dal 2017, lo scorso anno la cifra ha toccato quota 7,7 miliardi, avvicinandosi al record del 2011, quando l’ammontare si attestò sugli 8 miliardi. A fornire i numeri del fenomeno, basandosi sui dati della Banca d’Italia a fine 2021, è la Fondazione Leone Moressa, istituto di ricerca creato e sostenuto dalla CGIA di Mestre.
A livello globale, sottolinea la Fondazione, le rimesse sono aumentate dopo l’emergenza Covid. Solo il secondo trimestre del 2020 ha visto un calo, mentre la ripresa economica del 2021 ha determinato un aumento complessivo del +7,3% rispetto all’anno prima.
Sul fronte nazionale, nel 2021 l’Italia ha registrato un +12,2% di rimesse rispetto al 2020 e un +46,3% nel confronto con il 2016. In aumento anche l’incidenza sul PIL (0,44%).
«Le rimesse – commentano i ricercatori della Fondazione Moressa – rappresentano la prima forma di sostegno degli immigrati allo sviluppo dei Paesi d’origine. Anche nell’anno della pandemia, nonostante il calo dell’occupazione, gli immigrati hanno continuato a sostenere le famiglie in patria. I flussi sono addirittura aumentati, parallelamente alla riduzione delle possibilità di movimento».

Paesi asiatici in testa
Per quanto riguarda le nazioni in cui le somme vengono mandate, in testa nel 2021 ci sono i Paesi asiatici. Con 873 milioni di euro (l’11,3% del totale), guida la classifica il Bangladesh, seguito da Pakistan (597 milioni) e Filippine (591 milioni). In flessione, invece, i flussi verso l’Est Europa, in particolare Romania (-8,5%, ma comunque quarta in graduatoria con 564 milioni), Ucraina (-8,0%) e Moldavia (-7,3%). Probabilmente perché, ipotizza lo studio della Fondazione, «la riapertura delle frontiere ha fatto ripartire i viaggi su strada degli immigrati, che spesso portano con sé regali o denaro per la famiglia», mentre durante il lockdown l’unica opzione era l’invio.

Veneto quarto
Localizzando invece l’input del flusso, i tre principali territori italiani da cui le risorse hanno origine sono Lombardia (1,75 miliardi, il 22,7% del totale), Lazio (1,13 miliardi, 14,6% del totale) ed Emila-Romagna (790,6 milioni, 10,2%). Appena dietro, il Veneto, quarto con 635,6 milioni (8,2%). All’interno della regione, la provincia di Belluno è quella che contribuisce meno: solo per l’1,7%, con un valore di rimesse di 10,8 milioni. La rimanente quota veneta arriva per il 24,2% dalla provincia di Verona (154 milioni), per il 19,9% dalla provincia di Venezia (126,6 milioni), per il 18,2% da Vicenza (115,3 milioni), per il 17,7% da Padova (112,7 milioni), per il 15,2% da Treviso (96,5 milioni) e per il 3,1% (19,7 milioni) da Rovigo.

Frammentazione
Ponendo a confronto la distribuzione delle rimesse nel 2021 con la distribuzione del 2011 emerge come nel corso di un decennio sia intervenuto un profondo cambiamento.
«Nel 2011 – precisa la Fondazione – c’era una minore frammentazione», visto che il 70% dell’ammontare si concentrava in soli 7 Paesi, mentre nei dati dello scorso anno i primi 7 Paesi di destinazione ricevono poco più del 50% della somma complessiva, e nessun Paese da solo supera il 12%.

125 euro al mese
Un ulteriore dato messo in luce dallo studio è quello che si rileva dal rapporto tra rimesse e popolazione residente nei Paesi a cui le somme sono destinate. Un calcolo che evidenzia come ciascuno dei 5,2 milioni di immigrati residenti in Italia abbia inviato, mediamente, 125 euro al mese in patria. I valori più elevati li fanno registrare i cittadini del Bangladesh (media di 460 euro pro-capite). Secondi quelli del Senegal, con 370 euro al mese ciascuno. Molto attive anche le comunità di India, Filippine e Pakistan, che mediamente inviano più di 200 euro al mese pro-capite.
S.T.

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A cura del Servizio Meteorologico Regionale
Centro Valanghe di Arabba

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