Talora mi viene chiesto le cose che mi vengono in mente quando penso al Vajont.
Prima di tutto, sicuramente, quella notte: il rombo dell’onda, il bianco spumeggiare della cascata d’acqua che irrompeva nella valle, i lampi dei cavi elettrici strappati, le goccioline d’acqua polverizzata sul viso. E poi, dall’alto dove abitavo, giù a Longarone, nel buio più tardi debolmente rischiarato dal sorgere della luna: la distesa di pietrame, di acqua, di macerie di ogni tipo, e, purtroppo, di miseri resti umani.
Poi, le Vittime: parenti, amici, conoscenti, una rete di rapporti e di amicizie. Compagni di vita, colleghi di lavoro, ragazzi, una volta bambini cui avevo fatto per vari anni catechismo, o protagonisti insieme di avventure nei grest estivi.
E quindi, e non manca mai, il vecchio bellissimo paese, con i suoi luoghi: la Chiesa, la piazza, la sinuosa via Roma con i suoi palazzi, i suoi caratteristici negozi con i negozianti, veri e propri personaggi. Indimenticabili! Via Roma: luogo di incontro e di vita! E piazza Jacopo Tasso, luogo dei miei primi giochi, luogo del mercato, con il fiero cipiglio di Jacopo Tasso, immortalato nel bronzo. E tanto altro ancora…
I soccorsi: le decine, centinaia di alpini, vigili del fuoco, componenti di ogni arma, volontari, scout: un’onda di generosità e di abnegazione che si riversò come un balsamo sulla comunità, e, unita ad una fede che man mano il tempo irrobustiva e alla solidarietà universale, fece sperare da subito nella rinascita. Questa conobbe tempi lunghi e sofferti, ma infine, grazie anche al coraggio e alla determinazione dei superstiti e all’aiuto delle Istituzioni, ebbe successo.
Come successo ebbe il cammino della giustizia, cui fummo partecipi, che individuò responsabilità e colpe.
Memoria, solidarietà, partecipazione che, anche dopo sessant’anni, non sono venute mai meno. Chi, allora ragazzo o giovane, ebbe conoscenza del Vajont, oggi viene a Longarone per rinnovare una condivisione ferma e reale. Ma così anche le nuove generazioni. Al cimitero delle Vittime di Fortogna o nella Chiesa monumentale di Longarone, davanti alla statua della Madonna che reca le ferite del disastro, si succedono testimonianze, raccolte proprio in questo 60° in una pubblicazione di forte intensità ed emozione. Continua così un toccante abbraccio di pietà per le Vittime e di affetto per la comunità superstite.
Che questo 60° nelle numerose manifestazioni che promuove e propone, tra le quali è presente anche la nostra associazione, sia occasione di porre ancora una volta al centro il ricordo e l’omaggio alle Vittime e il richiamo a quei valori che ho ricordato.
G.B.







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