189. Dal Centro studi sulle migrazioni “Aletheia”: «Italiani brava gente? Discriminazione dell’immigrato italiano in Argentina tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo»

da | 2 Lug 2019 | 0 commenti

Tempo di lettura: 4 minuti

Italiani brava gente? Non sempre. La Costituzione Argentina emanata nel 1853 non fa differenza: qualsiasi immigrato europeo può entrare nel Paese purché lavori e contribuisca allo sviluppo economico e sociale. Eppure, il governo argentino ha ben in testa i suoi progetti. Tedeschi, francesi e svizzeri sono i prescelti: portano capitale e sono grandi lavoratori. Italiani e spagnoli, ovvero i latini, sono – secondo lo stereotipo del periodo – indolenti e ostili al lavoro. Nonostante ciò, quando l’immigrazione diventa spontanea e non più controllata, gli italiani arrivano in massa. Per quanto molti abbiano avuto fortuna in Argentina, altri fallirono miseramente i loro progetti di vita, finendo con l’alimentare le idee discriminatorie. Se prima era il privilegiato, ora l’immigrato – quello povero – comincia ad essere considerato un individuo corrotto moralmente, che impedisce il miglioramento della società ed è quindi una minaccia per lo sviluppo della nazione. I ruoli si invertono e la sua figura da civilizzata passa a barbara. In un saggio che tratta la discriminazione dello straniero in Argentina nella letteratura, Laura Oliva Gerstner afferma: «El problema de la otredad tomaba nuevas formas y direcciones, pero su ámbito de enunciación continuaba siendo lo mismo». Ovvero: le categorie per definire l’inferiorità dell’altro rimangono le stesse, solo cambia la vittima. Questo odio verso determinati individui (in questo caso gli immigrati), infatti, non è una novità e può essere considerato come la continuazione del razzismo verso l’indio. Verso la fine del XIX secolo, una larga fetta della popolazione argentina inizia a desiderare il ritorno alla natura, alla tradizione del gaucho, elementi che precedentemente avevano rappresentato la barbarie rispetto alla città portatrice di cultura. Se prima, infatti, la città corrispondeva all’idea di civiltà, ora rappresenta il caos, lo scenario maggiormente indicato per fomentare l’odio contro lo straniero. In questo quadro, gli immigrati latini sono generalmente i più controllati perché considerati biologicamente inferiori. Gli italiani sono un gruppo poco definito. Da un lato si inseriscono nella società e la influenzano con la loro lingua, la loro cultura, le loro tradizioni. Dall’altro, si isolano fra loro, creando una propria comunità, con teatri, giornali, banche. Alcuni fanno veramente fortuna, ma per coloro che falliscono, un metodo per cercare di sopravvivere è ricorrere all’illegalità. Sono soprattutto italiani e spagnoli a essere accusati di violenza e a soffrire maggiormente il razzismo. Eugenia Scarzanella descrive la situazione dell’italiano immigrato in “Italiani malagente: immigrazione, criminalità, razzismo in Argentina, 1890-1940”. Si passa dalla simpatia verso lo straniero, giudicato più laborioso e più colto rispetto ai nativi, alla diffidenza nei suoi confronti perché avido, materialista e portatore di idee pericolose. Da notare che tanti italiani appartengono al movimento anarchico e molti vengono cacciati dalla penisola in quanto considerati pericolosi. I nostri connazionali sono accusati soprattutto di avarizia e ignoranza. In più, l’opinione generale è che la “razza latina” abbia un’alta predisposizione all’omicidio. Una parte degli immigrati è composta dai poveri, dalle prostitute, dai mendicanti e dai vagabondi. Parassiti della società, non adatti a impegnarsi in un lavoro reale. C’è chi per racimolare un po’ di soldi ruba o diventa vittima del gioco. La loro inferiorità sociale e intellettuale sarebbe dimostrata dai tratti fisici, dall’uso del linguaggio come il lunfardo, simbolo di sottosviluppo perché idioma primitivo e incomprensibile. Inoltre, sembra che spagnoli e italiani siano i più presenti nei manicomi. Pure le madri italiane vengono accusate. Loro, che dovrebbero essere il pilastro della famiglia e dei valori, trascurano i loro bambini perché “distratte” dal lavoro. I padri, invece, sono soggetti al vizio dell’alcool. Di conseguenza, i bambini non possono che crescere per le strade, sviluppando un’indole aggressiva, o addirittura criminale. Molto spesso, poi, vengono sfruttati per lavorare. È frequente trovare dei bambini vagabondi che dormono lungo le vie. E sono soprattutto italiani. Anche vivere in un luogo sporco e povero corrompe la psiche e aumenta la criminalità. Un esempio è il conventillo, casa composta da tante stanze zeppe di immigrati. Il sovraffollamento produce scarsa igiene e, di conseguenza, malattie fisiche e mentali. Come detto, gli italiani tendono a restare con i propri connazionali o solo con altri immigrati europei; in questo modo, però, non hanno la possibilità di inserirsi nella società e diventare argentini. Curioso come al giorno d’oggi l’opinione sia cambiata un’altra volta, tornando a esprimere un giudizio positivo.

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