176. CELEBRATO IL 50.MO ANNIVERSARIO DELLA TRAGEDIA DI MATTMARK. IL 30 AGOSTO NEL VALLESE ERA RAPPRESENTATA L’INTERA ITALIA. DA BELLUNO QUASI 200 PERSONE

da | 1 Set 2015

Tempo di lettura: 12 minuti

IMG_7377Mattmark è una tragedia del lavoro in emigrazione poco conosciuta. Il 30 agosto 1965, in Svizzera nel Canton Vallese, morirono 88 persone – delle quali 56 italiane e 17 provenienti dalla provincia di Belluno – a causa di un’enorme valanga fatta di ghiaccio e sassi che si staccò dal ghiacciaio dell’Allalin e andò a finire proprio sopra le baracche degli operai intenti a costruire una diga in terra battuta. Il recupero delle salme fu assai difficile per le impressionanti dimensioni dei blocchi di ghiaccio. Basti pensare che l’ultimo corpo fu recuperato a distanza di due anni.

Il processo, sia di primo che di secondo grado, assolse tutti gli imputati e in modo scandaloso fu chiesto ai parenti delle vittime di pagare la metà delle spese processuali.

Un’amara storia dell’emigrazione italiana, ma dalla quale si costituì nel 1966 l’Associazione Bellunesi nel Mondo allora denominata Associazione Emigranti Bellunesi.

Era doveroso per l’ABM essere presente a questo anniversario, ma era d’obbligo anche trasmettere alle future generazioni cosa è stato Mattmark e come è cambiato il lavoro in Svizzera dopo questa tragedia. Ecco quindi che nell’arco del 2015 l’Associazione Bellunesi nel Mondo ha raccolto, a cura di Simone Tormen, una sessantina di testimonianze di superstiti e parenti delle vittime in provincia di Belluno e in diverse parti d’Italia; ha curato un convegno sulla sicurezza, una serie di concerti; ha collaborato alla realizzazione di due docufilm da parte delle TV svizzere RSI e RSF oltre a una serie di programmi radiofonici; ha promosso in Italia la mostra fotografica “Mattmark. Tragedia nella montagna” realizzata dall’Associazione Italo-Vallese e dal Comitato ad hoc per il 50° e infine ha organizzato 28 al 30 agosto 2015 il viaggio, da molti definito pellegrinaggio, proprio a Mattmark per la commemorazione ufficiale.

IL VIAGGIO
Un viaggio intenso, intimo e toccante. Dalla provincia di Belluno venerdì 28 agosto sono partiti due pullman con centoquaranta persone. Il primo da Puos d’Alpago con il Coro Monte Dolada e il secondo dal comune capoluogo.

In entrambi i gruppi erano presenti numerosi superstiti e parenti delle vittime oltre ai sindaci Ciotti di Pieve di Cadore, Soccal di Pieve d’Alpago, Dazzi di Puos d’Alpago, i vice sindaci De Toffol di Sedico, Cian di Domegge di Cadore e l’assessore Busatta di Belluno.

Per l’ABM erano presenti i due vice Burigo e Budel, il presidente onorario Bratti, l’intero esecutivo, diversi consiglieri del Direttivo e le Famiglie del Feltrino, Piave, Monte Pizzocco, Fonzaso, Cadore e Alpago. Gradita la presenza anche di Bruno Moretto, presidente della Veneziani nel Mondo.

E’ mancata invece l’assenza del vescovo monsignor Giuseppe Andrich, che per problemi di salute ha dovuto rinunciare al viaggio. Da parte della diocesi era presente monsignor Umberto Antoniol.

Nelle oltre sette ore di corriera non sono mancati gli interventi delle autorità e di alcuni superstiti creando così un’atmosfera intima fatta anche di amicizia.

IL CONCERTO A SION
Il coro Monte Dolada ha tenuto un concerto a Sion nella giornata di venerdì 28 agosto. L’evento è stato organizzato dall’ABM e dalla Famiglia Emilia Romagna del Vallese presieduta dalla bellunese Franca Giannini. Il concerto, tenutosi nella Chapelle de Châteauneuf, ha emozionato il pubblico composto da svizzeri e da diversi emigranti italiani. Il maestro Lavina ha diretto magistralmente il Coro che ha proposto canti dedicati all’emigrazione e alle amate montagne, non dimenticando l’inno italiano e svizzero.

SABATO 29 AGOSTO. UN CONVEGNO E UNA SERATA D’ONORE
“Sicurezza e prevenzione sui cantieri: quali politiche oggi contro i rischi d’infortunio sul lavoro?” era il titolo della tavola rotonda organizzata nella mattinata di sabato 29 agosto a Briga presso la Grünwald-Saal.

Un convegno di estrema attualità iniziato proprio dai fatti di cronaca riguardanti la tragedia di Mattmark. «Questa tragedia ha cambiato il lavoro in Svizzera dal punto di vista di sicurezza – ha sottolineato Dario Mordasini, responsabile del settore sicurezza del Sindacato UNIA, originario di Sospirolo (BL) – e in questi cinquant’anni di strada ne è stata fatta, ma ancora se ne deve fare dato che purtroppo accadono ancora ai giorni nostri incidenti mortali sul posto di lavoro». La tavola rotonda, moderata dal giornalista Pius Rieder del “Walliser Bote” e con traduzione simultanea, ha coinvolto diversi rappresentanti non solo del sindacato, ma anche dell’impresa come Egon Grünwald, membro del Comitato dell’AVE Impresa di costruzione U. Imboden, Stéphane Bettex Capo del settore genio civile e costruzione alla divisione sicurezza sul lavoro della SUVA a Losanna e Willy Bregy Direttore SUVA Valais.

Numerosi gli interventi del pubblico, anche da parte della comitiva bellunese. Il vice presidente ABM Budel ha portato la propria esperienza professionale ultra decennale nei cantieri, seguito poi dal vice sindaco di Domegge di Cadore Cian, dall’ing. Vaccari e dal sindaco di Pieve di Cadore Ciotti che ha concluso evidenziando come «In Italia il primo cittadino è il principale responsabile della sicurezza nei lavori effettuati nel proprio Comune e per me è un dovere garantire la sicurezza ai lavoratori».

Nel tardo pomeriggio ha avuto inizio, presso il centro della Missione di Nater, la serata d’onore per il 50° di Mattmark con la presenza di oltre trecento persone. A portare i saluti di benvenuto Gennaro Praticò, vice presidente del Comitato ad hoc “Mattmark 2015”.

Il Coro Monte Dolada, dopo l’inno italiano, ha commosso il pubblico intonando diversi canti delle regioni italiane in cui ci furono delle vittime di questa tragedia. Affianco alle voci del coro era presente la Musikgesellschaft di Vispe che, con i propri strumenti musicali, ha portato nella sala note imponenti come quelle dell’inno svizzero.

Durante la cena si sono succeduti diversi interventi delle autorità presenti. Il presidente ABM Oscar Bona ha evidenziato come «Se adesso Mattmark è un luogo tranquillo frequentato da turisti che arrivano a contemplare il ghiacciaio oppure a passeggiare sulle sponde del lago cinquant’anni fa tutto era diverso. L’ambiente e lo stato d’animo. L’anima era a pezzi per la morte di queste persone. In provincia di Belluno, che ebbe 17 vittime, si riaprì la ferita, mai completamente rimarginata, del Vajont». Sempre De Bona ha ricordato come «Il progresso dell’Italia, per diversi decenni, è stato fatto grazie alle rimesse di chi lavorava all’estero e a questo progresso hanno contribuito anche i 56 italiani morti a Mattmark». Gli hanno fato eco Andrea Bertozzi, Console Generale d’Italia a Ginevra, Esther Waeber-Kalbematten, vice presidente del Consiglio di Stato del Vallese, Kurt Regotz, segretario centrale del sindacato Syna, Vania Alleva, presidente del Sindacato Unia e Nicolas Voide, presidente del Gran Consiglio del Vallese.

Domenico Mesiano, presidente dell’Associazione Italo Vallese, ha ringraziato sia lo Stato Italiano sia quello Svizzero per il supporto dato non solo morale, ma anche economico, per l’organizzazione di questo 50.mo anniversario. «Ulteriore dimostrazione di come sia presente un rapporto di amicizia e di fratellanza tra i due Paesi e in particolare modo la reciproca riconoscenza di quanto fatto dai nostri emigranti in terra elvetica».

«La storia di Mattmark – ha concluso Mesiano – non deve essere circoscritta nella giornata del 30 agosto, ma deve essere portatta nelle scuole e nelle comunità del Vallese e non solo affinché il sacrificio fatto da queste 88 vittime non vada nell’oblio». A tal proposito l’Associazione Italo-Vallese nel 2015 ha tenuto diverse lezioni storiche su Mattmark nelle scuole locali.

Presenti alla serata d’onore anche i senatori Piccoli e Micheloni raggiunti poi dal Sottosegretario Bressa.

DOMENICA 30 AGOSTO. UNA RICHIESTA: “LE SCUSE UFFICIALI DA PARTE DELLO STATO SVIZZERO E ITALIANO AI PARENTI DELLE VITTIME DI MATTMARK”
Ormai del ghiacciaio dell’Allalin si intravede solo una minima traccia eppure quella parete incute ancora paura e timore. In quel luogo 50 anni fa morirono 88 persone, sepolte vive da oltre 600mila metri cubi di ghiaccio e roccia.

Domenica 30 agosto, in quel luogo, con la presenza di un forte vento freddo, erano presenti quasi mille persone. Tutte accomunate dalla stessa storia. Chi superstite, chi parente delle vittime, chi storico, chi giornalista o politico. La tragedia di Mattmark ha scosso il mondo del lavoro. E questo è avvenuto non in una famosa città, o in un luogo frequentato, ma a duemila e cento metri di altezza, nella Valle di Saas. L’ambiente è quello severo delle grandi montagne, aride, fatte di rocce disgregate, quasi macerie, dove spuntano pochi fiori colorati. Un ambiente al limite della sopravvivenza, ma pacifico, dove tutto sembra apparente immobile. In questo scenario, prima e dopo la tragedia, vi hanno lavorato centinaia di operai per 12, 13 ore al giorno. Con turni di giorno e di notte,  lavorando con temperature che a volte raggiungevano i – 30 gradi. Questi erano gli “uomini di Mattmark” e per loro è stato commemorato il 50.mo della tragedia.

Delle 140 persone arrivate da Belluno si sono aggiunte le Famiglie ABM di Bienn, Zurigo, Winterthur, Basilea, Lugano e del Trentino. Durante la mattinata sono giunti anche i Sindaci Deon di Sedico con l’Assessore Pat, De Bon di Sospirolo e il presidente della Magnifica del Cadore Bortolot.

La Santa Messa – in lingua francese, italiana e tedesca – è stata celebrata dal Vescovo di Sion Jean Marie Lovey con la partecipazione dei bellunesi monsignor Umberto Antoniol e  don Cesare Larese – partito quest’ultimo da Sedico con un gruppo di amici in bicicletta – padre Costante e due sacerdoti locali. La celebrazione è stata accompagnata musicalmente dal Coro Monte Dolada unita dalla lettura di una toccante poesia scritta e letta dal vice presidente ABM Budel.

Sono seguiti gli interventi delle autorità. «Perché gli appuntamenti e le commemorazioni di oggi non sono dei fatti che durano il tempo di una mattina, ma sono dei punti fermi nella storia e nella vita delle persone e delle Istituzioni». Questo il commento del Sottosegretario Bressa in rappresentanza del Governo italiano che non ha mancato di ricordare che anche la sua famiglia ha vissuto l’emigrazione in Svizzera. Gli ha fatto eco il sindaco del Comune di Pieve d’Alpago e presidente del Bim Piave, Umberto Soccal: «Io credo che quando il desiderio del denaro e il profitto ad ogni costo superano i limiti della natura poi succedono queste cose». E‘ seguito l’intervento del senatore eletto all’estero Micheloni che ha evidenziato come, a distanza di cinquant’anni da quel 30 agosto 1965, sia doveroso che lo Stato Svizzero e quello Italiano chiedano ufficialmente scusa ai parenti delle vittime di Mattmark. A tal proposito il presidente ABM Oscar De Bona ha annunciato che scriverà una lettera al Presidente della Repubblica italiana Mattarella affinché queste scuse possano essere ufficializzate. Lo stesso Capo dello Stato italiano ha mandato un personale saluto per la commemorazione di Mattmark letto da Cosimo Risi, Ambasciatore d’Italia a Berna.

Jacques Melly, Presidente del Consiglio di Stato del Cantone Vallese, ha ammesso che in questa tragedia ci sono state delle colpe e ha voluto ringraziare la comunità italiana presente nel Vallese, che attualmente conta circa ventimila italiani, per quanto hanno fatto e continuano a fare per il benessere e il progresso della Svizzera.

E’ seguito il corteo con i gonfaoloni delle Associazioni in emigrazione – tra queste erano presenti anche la Trentini nel Mondo e la Pordenonesi nel Mondo appartenenti all’Unaie – degli Alpini e di diverse realtà locali che hanno raggiunto il piano in cui è stata scoperta una targa ricordo per questo 50.mo. Commovente il canto “Signora delle cime” intonato dal coro Monte Dolada mentre il vescovo di Sion Lovey, il Presidente del Consiglio di Stato del Cantone Vallese Melly e il Sottosegretario Bressa pregavano inginocchiati davanti alla croce rivolta alla parete dove cinquant’anni fa una valanga assassina travolse 88 persone.

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foto di gruppo con autorità bellunesi a conclusione della commemorazione.

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Da sinistra il presidente del Vallese, il vescovo di Sion e il Sottosegretario Bressa davanti alla lapide in ricordo di Mattmark.

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Il sottosegretario Bressa.

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Il senatore Piccoli, il presidente ABM De Bona e il suo Vice Burigo.

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Un momento dello scoprimento della targa.

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La parete da dove si staccò il ghiacciaio.

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La targa benedetta per il 50.mo.

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Un momento del corteo.

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L’intervento di Bressa.

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L’intervento di Micheloni

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L’intervento di Soccal.

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La lettura della poesia da parte di Budel.

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Un momento della Santa Messa con il Vescovo di Sion.

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Parte del pubblico presente.

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L’esibizione del coro Monte Dolada.

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Il luogo della tragedia.

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un momento del viaggio.

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L’esibizione del Coro Monte Dolada durante la serata d’onore.

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L’intervento di De Bona.

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