L’ULTIMA VALIGIA.
GLI EMIGRANTI NELLA TRAGEDIA DEL VAJONT
a cura di Arrigo Galli e Marino Bez
Pieve d’Alpago, stampa 2003
«Era una sera serena con cielo stellato e l’atmosfera pura come può essere nelle nostre vallate in una bella giornata di ottobre.
Gli sportivi potevano trascorrere qualche ora alla televisione per vivere i momenti della partita di Coppa dei Campioni.
Nulla quindi faceva presagire qualcosa di così mostruoso o un qualche pericolo.
Ma alle ore ventidue e trentanove del 9 ottobre 1963, il monte Toc scaricò il materiale instabile del suo versante (300 milioni di metri cubi circa) nel lago artificiale sottostante. L’ondata che si formò tracimò al di sopra della diga, sprofondò nella Valle del Vajont, demolì con un vento da uragano Vajont, Rivalta, Longarone e Pirago, si allargò nella Valle del Piave a Nord e a Sud portando morte ovunque: a Codissago, la Punta (Malcolm), Villanova e Faè Basso altri morti si aggiunsero a quelli già numerosi dei paesi sopraccitati. Un’altra ondata si propagò verso Erto, si arrampicò sulle sponde sinistra e destra del lago seminando la morte a Moliesa, Frasen, I Molini, Le Spesse, San Martino e numerose località sul fianco del monte Toc.
Scomparvero 1910 persone: famiglie intere sradicate, paesi cancellati dalla carta geografica.
Tra di loro decine e decine di persone che nel passato avevano conosciuto la dura strada dell’emigrazione, che le aveva portate in ogni parte del mondo.
Rientrate in Patria, pensavano ad un futuro di meritato riposo e di serenità accanto ai loro Cari. Li attendeva invece l’onda rabbiosa del Vajont.
Questa pubblicazione li ricorda: i loro nomi, i loro volti sono riportati in queste pagine, dalle quali sembrano parlarci per richiamarci anche loro all’enormità e all’assurdità di quella tragedia.» (p.9)
Lo trovi presso la Biblioteca dell’emigrazione “Dino Buzzati”, anche attraverso il sistema di interprestito.
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