Luigi Renon è nato a Renon, frazione di Gosaldo. A 18 anni emigra in Belgio, con un contratto di minatore, in Vallonia, vicino a Charleroi, nella città di La Rouvière. Il lavoro si svolge in gallerie, alla profondità di 650 e 800 m. La discesa fino alla galleria, il raggiungimento del punto di scavo e il ritorno in superficie, richiedono circa due ore.
L’illuminazione nelle gallerie è fatta con lampade a batteria. In ogni gruppo c’era però anche una lampada a olio. Se la fiamma era incerta voleva dire che l’ossigeno scarseggiava. La fiamma che si spegneva indicava la presenza di grisou. Le vene di minerale, di solito, erano alte oltre due metri, per cui lo scavo era relativamente agevole, le persone potevano lavorare in piedi. Qualche volta però i filoni erano più bassi, ma l’estrazione doveva avanzare egualmente. “Dove passa la lampada (50 cm) deve passare anche il minatore”, era la regola da seguire.
Lavorare in miniera comportava sempre dei rischi, tra cui il crollo della galleria. E’ successo anche a Luigi. Uno scricchiolio prolungato fa capire che l’equilibrio statico della galleria si era rotto. Il crollo avviene quasi subito dopo, verso l’uscita. Il materiale caduto ha tranciato i cavi telefonici, ma fortunatamente non i tubi dell’aerazione. Sono isolati. Vittorio, il capo gruppo, il più esperto, requisisce tutte le borracce e le lampade. L’acqua e la luce sono beni di vitale importanza per tutti e per questo vanno razionati.
All’esterno, dal silenzio prolungato, intuiscono che nella galleria è successo qualcosa di grave e vengono organizzate le squadre di soccorso. Intanto il tempo trascorre, lento, nell’attesa e nella speranza. Viene accesa una lampada alla volta. L’acqua viene distribuita a sorsi. Basta poca luce e poca acqua per un gruppo fermo, sotto terra, che sta aspettando la salvezza. Dopo un tempo interminabile sulle tubazioni dell’aria si sentono dei colpi. Un linguaggio convenzionale fatto di battiti e di silenzi, fa capire che la squadra è giunta dall’altra parte del crollo. Basta rimuovere il materiale e la via verso la salvezza sarà aperta, basta solo aspettare. Man mano che il tempo passa, il suono dello scavo si fa sempre più vicino, ma nessuno si può illudere, bisogna solo aspettare e basta. Finalmente appare il primo soccorritore, l’incubo è finito. La paura è durata 17 ore. La massa crollata era lunga 40 metri. è andata bene. Ai minatori salvati vengono riconosciuti otto giorni di riposo retribuito, prima di scendere ancora a 650 – 800 metri sotto terra.
Luigi lavora in miniera fino all’8 agosto 1956. A Marcinelle assiste al trasporto di una vittima. Resta così scosso, che decide di smettere con la vita di minatore.
Agostino Sacchet







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