“Emigrati per amore verso il figlio ammalato: Giovanni Pinazza e la moglie Vittorina Baldovin , di Domegge di Cadore, si sono trasferiti a Sydney, in Australia, verso la fine degli anni ’50 insieme al loro bambino, Renzo, di appena due anni.
Il piccolo Renzo soffriva fin dai primi giorni di vita di una dolorosissima forma di infezione cutanea che formava delle croste sull’intero corpicino. Dovevamo tenerlo completamente fasciato e, di notte, con le braccia immobilizzate per evitare che nel sonno non si provocasse grattandosi delle lacerazioni. Non sapevamo a che santo votarci; tutte le cure sino ad allora si erano rivelate impotenti. Un anziano primario di Belluno, il prof. Dardani, ci disse una frase che ci colpì profondamente: se voi emigraste in Australia, il bambino potrebbe guarire non appena passato l’Equatore. Aggiunse che aveva saputo che altri bambini con la stessa malattia erano guariti.
Io, che pure a Domegge avevo un buon lavoro, decisi allora di trasferirmi con la famiglia all’altro capo del mondo. Ottenuto il visto d’ingresso in Australia, ci siamo imbarcati sulla “Roma” della flotta Lauro; all’imbarco “dovetti fare le capriole” per convincere il comandante della nave che Renzo non aveva una malattia infettiva come dimostravano i numerosi certificati medici. Finalmente la partenza, con il cognato Lucio Baldovin, per un viaggio durato 36 giorni , dove gli altri passeggeri giravano al largo e dove vivevamo quasi reclusi nella nostra piccola cabina.
Eravamo in navigazione sul Mar Rosso dopo 19 giorni di sofferenza per il bambino, quando un mattino Renzo si svegliò sorridendo, mostrando un volto e una testolina rosee e senza tutte quelle incrostazioni che erano cosparse sul lettino. Lo abbiamo sfasciato e ci siamo accorti che quella “crosta lattea” si staccava dal corpo senza aver lasciato cicatrice alcuna, ma restituendoci il nostro bambino più vispo e sano che mai.
In pochi giorni il piccolo Renzo è diventato un bambino uguale a tutti gli altri. Oggi è padre felice di due figli, vive in Australia, manager di una catena di negozi di pezzi di ricambio per auto. Io, al mio arrivo in Australia, trovai subito lavoro in una fabbrica di occhiali di un oriundo ungherese, nella quale, con il passare degli anni, divenni capo fabbrica”.
Giovanni Pinazza







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