DAL CASTELLO DI DUINO (TS) PARTI’ PER SARAJEVO L’ARCIDUCA FRANZ FERDINANDO. L’ATTENTATO FU SCINTILLA E INIZIO DELLA GRANDE GUERRA

da | 19 Giu 2014

Tempo di lettura: 7 minuti

sarajevo_grande_guerra_scoppioDomenica 28 giugno 1914 giorno della festa ortodossa in onore di San Vito, a Sarajevo lo studente Gabriel Princip detto Gavrilo appostato sul ponte della Miljacka con due colpi di pistola uccise l’arciduca Franz Ferdinand ammiraglio e luogotenente dell’Imperatore nel comando delle forze armate, pretendete al trono d’Austria e Ungheria e la consorte Sophia principessa di Hohemberg contessa Chotek.

La pistola di Gabriel Princip era una delle cinque-sei appostate in punti differenti del tragitto previsto che attendevano il passaggio dell’arciduca impugnate da studenti appartenenti all’organizzazione paraterroristica serba della “Mano Nera” che provocatoriamente pubblicava un giornale dal titolo “Piemonte”.

Qualche giorno prima di recarsi a Sarajevo gli arciduchi erano stati ospiti dei principi Della Torre e Tasso al Castello di Duino.

L’arciduca Ferdinad s’era imbarcato a Trieste il giorno 24 giugno sulla nave “Viribus Unitis” per presenziare sui monti della Bosnia alle manovre del 15° e 16° Corpo d’armata e per una visita ufficiale alla città di Sarajevo.

Il cinquantenne arciduca Ferdinand dalla figura vigorosa e imponente con vistosi mustacchi e piume bianche sul cappello di generale dei cavalleria, accompagnato dalla consorte Sophia, erano arrivati alle 10 in punto, in perfetto orario alla banchina della stazione mentre si levavano le note dell’inno imperiale “Serbi Iddio…”.

Rendevano gli onori il governatore della Bosnia Potiorek, il sindaco della città Fehim Effendi e molte personalità civili, religiose e militari. Dopo alcuni minuti di sobri convenevoli si mise in moto il corteo regale composto di sei automobili dirette in municipio seguendo il tragitto sul lungofiume Appell tra due ali di folla in parte curiosa, in parte festante, in parte ostile perché la Bosnia Erzegovina dopo alcuni decenni d’occupazione asburgica era stata annessa definitivamente da alcuni anni all’impero austro ungarico.

La macchina scoperta di colore verde e nero avanzò lentamente verso il ponte Cumurja quando si sentì il colpo secco dovuto all’esplosione della bomba lanciata dallo studente diciannovenne Cabrinovic, rimbalzata su una delle gomme posteriori dell’auto lasciò sul selciato una profonda buca.

Il giovane Cabrinovic che sarà immediatamente catturato è il primo dei giovani appartenenti all’organizzazione della “Mano Nera” che hanno giurato d’uccidere il pretendente al trono Austro-Ungarico.

L’arciduca Ferdinand imperturbabile dell’attentato e nella confusione fece fermare l’auto, scese, vide il colonnello Merizzi ferito, disse poche parole e chiese che fosse trasportato immediatamente all’ospedale.

Risalito in auto domandò alla moglie Sophia se voleva ritornare alla stazione, ma lei rispose di voler rimanere al suo fianco, quindi diede disposizione per il proseguimento del corteo. In municipio il sindaco lesse il discorso di benvenuto come nulla fosse accaduto.

sarajevo_grande_guerra_scoppio1L’arciduca lo interruppe dicendo: “Bella accoglienza davvero! Io vengo in visita e voi mi accogliete con le bombe”. Terminata la breve cerimonia in un’atmosfera tesa e imbarazzante, l’arciduca chiese di raggiungere l’ospedale per visitare il colonnello Merizzi.

Fu sconsigliato di non muoversi prima che la città e il percorso siano rastrellati, ma ostinato com’è, caratteristica del suo forte e volitivo carattere, acconsente solo di seguire un tragitto differente da quello ufficiale. Per un errore dell’autista il corteo ad un certo punto del tragitto riprese il vecchio percorso.

Appena il governatore Potioresk seduto di fronte all’arciduca si accorge dell’errore alzandosi in piedi ordinò all’autista di fermarsi. Dopo alcuni momenti d’incertezza il corteo iniziò una lenta retromarcia finendo di trovarsi a due passi da Gravilo Princip che attendeva da oltre due ore il passaggio del corteo. Il primo colpo di pistola, marca Rast Gasser di fabbricazione austriaca, passando attraverso il vetro colpì la principessa Sophia, il secondo colpì l’arciduca Ferdinandal al collo recidendo di netto la vena giugulare.

Prima di spirare rivolgendosi alla moglie fece in tempo dire: “Sophia, non morire, devi badare ai bambini”. La macchina in gran velocità si diresse verso il palazzo del governatore, ma sulla scalinata furono estratti i corpi già inerti.

L’arciduca e la principessa furono adagiati a fianco a fianco nel salone turco del palazzo dove un frate francescano impartì sulle fronti l’olio santo. Subito dopo l’attentato Gravilo Princip fu catturato dalla polizia e sottratto a stento dal linciaggio della folla e dei soldati.

Al processo dichiarerà d’aver agito per alti ideali scopi nazionalistici e rivoluzionari. Non avendo compiuto ancora vent’anni sfuggirà alla pena capitale. Morirà di tubercolosi nel 1918 nella prigione fortezza di Theresienstadt.

A suo ricordo nel punto in cui sparò e uccise il pretendente al trono d’Austria e sua moglie, i nazionalisti serbi scavarono nel cemento le impronte dei suoi piedi.

Il compito di riportare a Trieste le salme portate per ferrovia fino a Metkovic venne affidato alla nave ammiraglia “Viribus Unitis” della marina asburgica, accompagnata da tutto il resto della flotta nella attesa al largo delle foci della Neretva.

La potente nave ammiraglia “Viribus Unitis” voluta da Massimiliano, fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe, principe del Castello di Miramar, venne varata a Trieste nel 1911.

Era la stessa nave che lo aveva condotto in Mexico nella disperata avventura d’oltre oceano e la stessa che lo riportò in Europa dopo la fucilazione. Comandante la nave era l’ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff, futuro vincitore della battaglia di Lipsia.

L’ottantenne imperatore Francesco Giuseppe venne informato dell’attentato dal conte Paar, lo stesso che nel 1889 fu incaricato d’annunciargli il misterioso suicidio avvenuto a Mayerling del figlio primogenito Rodolfo e dell’amica Maria Vetsera.

L’imperatore sostenne: “Terribile, una potenza più grande ha stabilito un ordine di cose che io, ahimè non ho saputo conservare”, forse pensando al matrimonio dell’ostinato Ferdinand che volle sposare Sophia semplice dama di corte anche quando informato che i figli sarebbero stati esclusi dalla successione al trono.

L’attentato mortale di Sarajevo fu la scintilla dello scoppio della guerra fra l’Austria e la Serbia che diede inizio al nefasto e sanguinoso Primo conflitto mondiale.

La grande nave ammiraglia “Viribus Unitis” con il vessillo a mezz’asta rosso-bianco-rosso dell’Austria con a bordo le salme dell’arciduca Ferdinand e della principessa Sophia, attraccò nel tardo pomeriggio del 1° luglio 1914 al porto di Trieste.

Il giorno dopo fu organizzato un solenne corteo che attraversò le strade di Borgo Teresiano nel centro storico tra due ali di folla ammutolita. I feretri dell’arciduca Ferdinand e della moglie Sophia posti sul vagone scuro della Ferrovia Transalpina con le insegne degli Asburgo listate a lutto, salì lungo la Sava, passò Tarvisio, infine arrivò a Vienna.

Il 23 luglio 1914 il governo dell’impero austro ungarico inviò l’ultimatum alla Serbia. Il 28 luglio si aprirono le ostilità contro la Serbia, è l’inizio della Prima Guerra Mondiale.

Gli Alleati che univano gli eserciti d’Austria e Ungheria, Germania e Turchia, si scontrarono con l’esercito dell’Intesa formato dagli eserciti di Serbia, Russia, Belgio, Inghilterra, Francia e Giappone. Nel mese di settembre l’esercito francese ottenne un’importante vittoria sull’esercito tedesco nella battaglia di Marna.

Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò in guerra a fianco degli eserciti dell’Intesa. Nel febbraio del 1916 sul fronte occidentale la battaglia di Verdun provocò 700 mila morti.

Il 6 aprile 1917 gli Stati Uniti d’America entrano nel conflitto in seguito alla guerra sottomarina della Germania iniziata nel 1916 con l’affondamento del piroscafo Lusitania.

Il 24 ottobre 1917 il Regio esercito italiano fu sconfitto a Caporetto. Il 7 novembre 1917 scoppiò la Rivoluzione d’ottobre in Russia. Il 28 ottobre 1918 a Vittorio Veneto il Regio esercito italiano colse la vittoria sull’esercito austro ungarico. Il 3 novembre 1918 l’Austria-Ungheria firmò l’armistizio con l’Italia. L’11 novembre 1918 la Germania firmò la resa segnando la fine delle ostilità belliche.

Il 18 gennaio 1919 a Versailles iniziò la conferenza di pace.

Renato Zanolli
(da Percorsi di Guerra sul fronte delle Dolomiti. Ed. De Bastiani. Vittorio Veneto-TV)

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