brexitROMA – Nel giorno dell’uscita del Regno Unito dalla Ue, il responsabile del Dipartimento Estero dell’Inas, Gianluca Lodetti, fa un’analisi di quello che è accaduto, delle cause e delle prospettive future. “La Gran Bretagna – dice -, al termine di una campagna elettorale aspra e, per certi versi tragica, sceglie di uscire dall’Unione europea, cogliendo di sorpresa le cancellerie di mezzo mondo, ritornando ad un modello statuale farcito di orgoglio nazionale e voglia di autodeterminazione. Si tratta, a nostro avviso, di un gravissimo errore che riporta indietro le lancette della storia e il cui peso potrà essere valutato solo nel corso dei prossimi anni”.
Per quanto riguarda le ricadute della Brexit sui lavoratori italiani in Uk, Lodetti – anche membro del Comitato di presidenza del CGIE – sottolinea che “quanto avvenuto avrà certamente ripercussioni per i lavoratori migranti e, quindi, anche per le centinaia di migliaia di italiani che hanno scelto il Paese d’oltremanica come seconda patria o come luogo di transito per un periodo della propria vita: la possibile introduzione del sistema dei visti, dei termini restrittivi di permanenza sul territorio, delle riduzioni di tutela nell’assistenza sanitaria, così come di molte altre novità, inciderà inevitabilmente su queste persone”. “D’altro canto – prosegue Lodetti – è proprio a partire dalla difficoltà a gestire i problemi migratori in un contesto di crisi economica e sociale che in Gran Bretagna ha preso piede l’idea del referendum, in maniera assolutamente strumentale, come se tali complessità fossero da addebitare ai migranti.
In queste ore ci si continua a chiedere che cosa succederà. Nel campo della sicurezza sociale, non saranno messi in discussione principi come quello della totalizzazione, in materia previdenziale, dei periodi lavorativi svolti in UK e negli altri paesi dell’Unione Europea. Ma il welfare britannico per i migranti potrebbe essere molto limitato. Nel contempo è necessario essere molto cauti sul futuro, vista la sensibilità dell’argomento. Non vanno alimentati allarmismi. Bisognerà infatti attendere molto tempo perché si concretizzi il processo di rescissione: trattati e norme europee rimarranno in vigore almeno per altri due anni ma forse per molto di più. Entro questo termine si dovranno ridiscutere, in tutti i campi, le condizioni delle nuove relazioni tra Ue e Gran Bretagna”.
Per il responsabile dell’Inas all’estero, però, ora è fondamentale analizzare i motivi della Brexit: “Al di là degli effetti nel prossimo futuro – sottolinea – sarà necessario focalizzare l’attenzione sulle cause che hanno portato parte dell’Europa a perseguire ipotesi di uscita dall’Unione: il grave distacco esistente tra cittadini e istituzioni europee, che fa il paio con la crisi degli attuali sistemi di rappresentanza a livello nazionale; la visione, non lontana dal vero, in molti casi, di un’Europa più vicina agli interessi dei poteri forti, ai centri finanziari e alle multinazionali che non a quelli dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati; l’immagine distorta ma, in parte, reale di un’Europa fatta anche di un sistema burocratico e soprattutto politico teso più ad auto-sostenersi che non a favorire lo sviluppo delle società; la mancanza di un progetto vero di integrazione europea da portare avanti per il progresso delle comunità locali, tenendo lontani i nazionalismi, a favore della pace, della solidarietà e soprattutto della riduzione delle diseguaglianze dentro e fuori dall’Europa.
Si rifletta sul fatto che è stata la generazione dei disillusi ultra sessantenni a scegliere l’uscita dalla Ue. I giovani hanno invece dimostrato una voglia di Europa da cui è necessario ripartire. La scelta di un Paese non può portare all’affossamento di una visione. È solo ripartendo da quei giovani e dalle radici della vittoria della Brexit che troveremo le risorse per un rilancio di quella che agli anziani appare come un’utopia non realizzata, ma alle nuove generazioni deve poter apparire come un sogno da perseguire perché realizzabile”, conclude Lodetti.

Fonte Inform

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