ALPINISTI SUL MONTE CIVETTA

da | 5 Ago 2013

Tempo di lettura: 6 minuti

monte_civettaE’ quasi sicuro. A raggiungere per primo sul Civetta pare proprio sia stato Simone De Silvestro detto Piovanel, nato in una notte di maggio del 1833 a Pecol di Zoldo Alto, da Lucia Cadorin e Antonio De Silvestro, salito più sulla vetta con altri cacciatori della montagna per inseguire e cacciare camosci. Nella primavera del 1867 arrivò in Val Zoldana il britannico Francis Fox Tuckett, accompagnato dalle guide svizzere con il fermo proposito di conquistare il Civetta. Avendo saputo che alcuni cacciatori locali l’avevano già conquistata, il Turckett avvicinò il Piovanel e lo convinse a guidarlo fin lassù.

La relazione dell’avvenuta conquista fu pubblicata dalla rivista Alpine Journal nel numero di maggio 1868: Salita al monte Civetta (10.438 piedi inglesi) a Est di Alleghe nella valle del Cordevole, e fra quest’ultima e la Val di Zoldo. Il 30 maggio con i miei amici Signori F.E. Blackstore, E. Howard e J.S. Hare e le nostre guide Melchior e Jakob Anderegger, arrivammo a Pecol, villaggio più alto nel ramo settentrionale della Valle di Zoldo, di qui dopo aver accompagnato quei signori sulla via verso Caprile, fino alla sommità dal passo Coldai, raggiunsi di nuovo gli Anderegg, i quali avevano impiegato saggiamente il tempo della mia assenza per esplorare la Civetta e per imparare a conoscere i sentieri che attraversavano i boschi delle pendici più basse.

La comitiva partita alle 1,30 del mattino arrivò in vetta alle 7. L’arrivo in vetta fu così descritta da Francis Fox Tuckett: () Ci trovammo a guardar giù da quella superba muraglia rocciosa unica nella sua assoluta verticalità verso Alleghe e il suo Lago, e verso le lontane cime dell’Adamello, Presanella, Ortler, Oetzthal, e i gruppi dei Tauri cui molte vette erano facilmente identificabili. Raramente ho goduto di una vista così bella e splendida il cui fascino era accresciuto da un’infinita varietà di nuvole disegnate verso il basso, mentre in alto il cielo era limpidissimo.

Nel 1877, giusto dieci anni dopo l’ascensione di Turckett, il medico viennese Paul Grhomann, pioniere dell’alpinismo nelle Dolomitici, cui va il merito d’aver trasformato boscaioli, pastori e cacciatori in abili guide alpine, dando così inizio alla storia alpina di queste valli, pubblicò sulla rivista Wanderumggen in der Dolomiten l’ascensione sul Civetta scrivendo: Perché ivi non si trova albergo (a Pecol di Zoldo Alto n.d.r.) venni affidato all’ospitalità di un paesano. Pernottai nella casa del Piovanel, il padre del giovane cacciatore Simone De Silvestro, Piovanel un simpatico uomo silenzioso che aveva guidato il Signor Turkett sulla Civetta e che avrebbe guidato anche me. () Ci arrampicammo girando uno spigolo e salimmo sopra una parete bassa, ma quasi in verticale. Simone assicurò che questa era la via più breve. Allorché si è raggiunta la forcella verso la Val della Gava, anche la principale difficoltà è superata. La cima è a destra sopra di noi e la si raggiunge di qui in una buona mezz’ora. Avevamo impiegato cinque ore e quarantacinque minuti circa, da Pecol fin quassù. Trovai le tracce di Turckett sotto forma di un biglietto con il nome F.F. Turckett; Frencay W e Melchior e Jacob Adregg di Meyringen come guide, 31 maggio 1867.

Nel 1909 e nel 1910 sul gruppo del Civetta vi furono le prime ascensioni che venticinque anni più tardi diventarono famosissime e leggendarie per gli spigoli le pareti a strapiombo: Torre Venezia fu scalata il 16 luglio 1909 dai veneziani N. Cozzi, A. Carniel, A. Zanutti e T. Cepèich. Torre Trieste fu conquistata il 16 luglio 1910 da N. Cozzi e A. Zanutti.

Il 18 luglio 1910 fu conquista Cima Una da Guido e Max Mayer con le guide Angelo Dibona e Luigi Rizzi. Il 30 luglio 1910 prima scalata diretta della parete Nord-Ovest del Piccolo Civetta compiuta in dieci ore d’arrampicata, autori Gabriel Haupt e Karl Lompel, fu chiamata La via dei tedeschi.

Per decenni l’audace via non venne più ripetuta. Nel 1929 dalla cordata dei cortinesi Bepi Degregorio (alpinista, scrittore e maestro di posta), Federico Terschak (guida alpina e maestro di sci) e i fratelli guide alpine Angelo e Giuseppe Dimai, che però dovettero bivaccare una notte in parete, confermando l’importante impresa dei tedeschi nel 1910.

Il 7 agosto 1925 Emil Solleder e Gusytav Letenbauer aprirono la prima grande via di sesto grado sulle Dolomiti e sulle Alpi. La cordata Dibona-Rizzi-Mayer introdusse novità rivoluzionarie nella pratica dell’alpinismo impiegando per la prima volta chiodi, dando inizio alle arrampicate limite riservate dei virtuosi della roccia.

Dal 10 al 12 settembre 1951 G. Livanos e R. Gabriel aprirono una nuova via sulla parete Nord-Ovest della Cima Su Alto, zona del Civetta.

Nel marzo del 1978 quattro alpinisti polacchi: Krzysztif Pankiewicz ingegnere chimico di 28 anni di Lodz, Marek Serwa ingegnere meccanico di 28 anni di Czestochowa, Zbigniew Waxh laureato in economia e commercio di anni 32 di Katowice e a Aleksander Warm ingegnere chimico di anni 28 di Lodz, conquistarono la vetta del Civetta salendo per la via Comici-Benedetti sulla parete Nord-Ovest. L’impresa fu ritenuta storica e fra le più importanti e spettacolare nella storia dell’alpinismo invernale

Il quartetto attaccò la Parete delle pareti senza la grancassa pubblicitaria abituale a molti alpinisti in casi analoghi la mattina del 4 marzo, bivaccarono la prima notte alla sommità dello zoccolo della parete stessa. Il secondo bivacco fu stato fissato un centinaio di metri più in alto, là dove la parete forma una serie di colatoi e diedri. I quattro alpinisti bivaccarono in parete per altre notti sfidando le tempeste di neve e il permanente pericolo di essere spazzati a valle dalla caduta di piccole ma continue slavine. Il termometro segnò in quel periodo punte di –15°C.

Un settimo bivacco fu stabilito prima dell’inizio dei traversi. L’ottavo all’inizio della gola della via Phillip-Flamm, il mono bivacco quasi alla sommità della parete Solleder. La cordata al decimo giorno proseguì seguendo la variante della via Cassin-Dell’Oro, che prevede direttamente la salita sulla sommità della Civetta senza passare per la Solleder.

Infine, l’ultima e più tormentata notte di bivacco a soli cinquanta metri dalla vetta. A mezzogiorno di mercoledì 14 marzo la salita si concluse. Gli alpinisti polacchi non rimasero in vetta a crogiolarsi della vittoria. Scesi quasi subito al rifugio Torriani, da qui proseguirono per raggiungere la base della Civetta seguendo la via normale, superandola con due corde doppie sfuggendo ad una ciclopica valanga che li ha sfiorò di qualche metro. Alle 20 raggiunsero l’osteria del Santuario di Pecol in Alta Val di Zoldo dove furono festegiatissimi.

La conquista invernale della Civetta seguendo la via Comici-Benedetti con i tradizionali mezzi alpinistici, senza l’impiego di corde fisse, pose l’impresa tra le più ardite e spettacolari di tutti i tempi nella catena delle Dolomiti.

Gli alpinisti polacchi il giorno successivo raggiunsero Alleghe dove la popolazione, alpinisti e appassionati che li avevano seguiti per tutto il periodo della leggendaria impresa compiuta all’insegna del 6° e 7° grado, li accolsero con grande entusiasmo.

Renato Zanolli

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