A Pieve di Zoldo all’interno della chiesa di San Floriano protettore dal fuoco e dagli incendi sulla parete a sinistra si trova il famoso Altare delle Anime, commissionato dai deputati regolieri il 25 giugno 1685 allo scultore quando aveva 23 anni.
L’altare assai noto agli studiosi per lo stile barocco e dagli artisti per la monumentale opera, è caratterizzato dalle due figure d’impressionante rigore anatomico poste ai lati della centrale tela e dagli altrettanti scheletri che recano scritte riguardanti la precarietà dell’esistenza umana.
Ogni scheletro è incoronato da un angioletto nell’intento di visualizzare la morte che tiene la tiara papale e la corona di re sinonimo del suo dominio che non risparmia nessuno degli umani, nemmeno Cristo nella sua figura umana qui raffigurato fa le braccia commoventi della Madonna Addolorata affiancata dai due angeli dolenti.
Il monumentale altare è caratterizzato dalla fitta sequenza di testine di angioletti e tibie incrociate, pellicani che si squarciano il petto metafora del sacrificio redentore di Cristo.
Lo splendore della costruzione dell’altare e la magistrale opera compiuta nei minimi dettagli nell’esecuzione e la partecipata espressività delle immagini scolpite lasciano l’osservatore profondamente coinvolto e ammirato.
La pala dell’altare è stata dipinta attorno all’anno1687 dal bellunese Agostino Ridolfi, zio di Andrea Brustolon, vuol esaltare l’alto patronato concesso dalla Vergine Misericordiosa alle Anime del Purgatorio. La tela è in armonia con l’insieme dell’altare.
Il villaggio di Mareson di Zoldo Alto nel 1887 era formato da 37 case, molte di legno, poche in muratura e vi abitavano 257 valligiani. Molti zoldani nella stagione estiva raggiungevano le grandi città in Italia e all’estero gestori di rinomate gelaterie e pasticcerie.
Nella chiesetta di San Valentino (1492) costruita per merito dei Regolieri di Mareson, ricevuto l’assenso del parroco della pieve di San Floriano e l’approvazione del vescovo di Belluno Pietro Barozzi, all’interno è conservato uno straordinario altar maggiore nel presbiterio con il soffitto a vele affrescate, realizzato da Andrea Brustolon (1662-1732) ritenuto scultore e intagliatore protagonista del barocco veneziano.
E’ questa un’opera di grande impegno dello scultore bellunese costruito con alzata tripartita e due nicchie laterali che ospitano le statue dei santi Antonio abate e Francesco d’Assisi. In alto, posto sul piedistallo della cimasa è stata posta la statua di Cristo risorto attorniato da quattro angeli festanti. L’altare è straordinaria cornice della pala raffigurante la Madonna con Bambino e i santi Nicolò e Valentino dipinta nel 1732 dal veneziano Girolamo Brusaferro.
Brustolon costruì nel 1699 per questa chiesa anche l’altare a sinistra nella Cappella della Santa Croce, dove in alto troneggia il gruppo statuario della Deposizione di Cristo ai lati i santi Giovanni Battista e la Maddalena, che racchiude la pregevole pala raffigurante Maria Addolorata tra i santi Gregorio papa e Luigi Gonzaga dipinta da anonimo ma valente artista. Questo altare è simile al magnifico Altare delle anime realizzato nel 1687 per la chiesa arcipretale di San Floriano a Pieve di Zoldo.
Andrea Brustolon fine scultore e intagliatore nato a Belluno nel 1660, figlio d’arte, appreso giovanissimo i primi insegnamenti di scultura nella bottega del padre Jacopo scultore in legno, si trasferì a Venezia nella bottega d’arte dello scultore genovese Filippo Parodi autore per la chiesa dei Tolentini del monumento al patriarca Morosini.
Tra il 1678 e il 1780 Brustolon si trasferì a Roma dove ebbe modo di lavorare nella bottega di Gian Lorenzo Bernini a contatto diretto con la scuola della scultura classica. Ritornato a Venezia si dedicò alla scultura di legno collegata all’arte del mobile realizzando per la sagrestia della chiesa dei Frari il baldacchino e la cornice per il reliquiario. Per la famiglia Venier, lo scultore realizzò statue, gruppi allegorici per portavasi e trofei Per Villa Pisani di Strà costruì dodici seggioloni con le allegorie dei mesi, ora trasferite al palazzo del Quirinale a Roma. Andrea Brustolon ritornato a Belluno nel 1719-20 eseguì molti lavori per le famiglie patrizie locali e molte opere sacre per le chiese bellunesi. In alcune occasioni al lavoro nella bottega d’arte di Brustolon si aggiunse lo scultore bellunese Giovanni Auregne (nipote), figlio di Andrea, cognato di Jacopo il padre di Andrea Brustolon. In Zoldo si trovano altri importanti lavori dello scultore bellunese.
Renato Zanolli







0 commenti