EMIGRANTI A PASSO ROMANO.
OPERAI DELL’ALTO VENETO E FRIULI NELLA GERMANIA HITLERIANA
a cura di Marco Fincardi
Sommacampagna, VR: Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea della Marca Trevigiana: Cierre edizioni, 2002
Il trasferimento in massa di manodopera dell’alleato fascista italiano all’agricoltura e soprattutto all’industria bellica tedesche, dal 1938, è il primo grande esperimento di completa pianificazione dall’alto di migrazioni di manodopera in Europa. Resta un fenomeno da indagare e capire quell’operazione pensata e gestita da ingegneri ed economisti di Hitler, in collaborazione col subalterno apparato fascista. Solo dieci anni dopo la guerra, verrà ripreso (e continua tutt’ora) dai pianificatori di nuovi progetti di grande sviluppo industriale e urbanistico.
Fino al 1945 tocca in modo significativo le province settentrionali del Veneto e il Friuli: terre da cui tradizionalmente emigra manovalanza oltralpe. È un percorso stagionale molto più frequente e incisivo, per gli equilibri regionali, di quanto lo fossero i viaggi dei disoccupati veneto-friulani oltre oceano. Verona e Treviso fanno poi da centri di smistamento nazionale per i convogli di operai inviati oltre Brennero e Tarvisio. La semi-schiavizzazione di decine di migliaia di loro, dopo il 1943, e il loro coinvolgimento forzato nel destino di una colossale macchina produttiva per il dominio militare, è qui raccontata con toni drammatici da testimoni veneti e friulani, tornati fortunosamente da quella tragica esperienza.
Lo trovi presso la Biblioteca dell’emigrazione “Dino Buzzati”, anche attraverso il sistema di interprestito.
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