LA VALLE DEL MIS, LE MASIERE AL MAS DI DINO BUZZATI

da | 10 Feb 2014

Tempo di lettura: 4 minuti

valle_misAd ovest del monastero di Vedana, in località Rosse Alte, le Masiere offrono al viaggiatore un’immagine spettacolare e allo stesso tempo inquietante simile ad un mare in burrasca con onde formate da cumuli di pietra.

L’inconsueto affascinante paesaggio è probabile che si formò il 7 gennaio 1114 a causa del terremoto che colpì questo territorio coprendo i borghi di Cordova e Carnia, sommergendoli con il disordinato ammasso formando le Masiere di Vedana.

Per alcuni geologi le Mede o Masiere altro non sarebbero che anfratti d’era mesozoica appartenenti ai monti Peròn e Vedana, per altri i grandi massi sono i resti morenici che nella notte dei tempi formavano il ghiacciaio del Cordevole.

La vegetazione ha contribuito a rendere il paesaggio maggiormente affascinante e l’ambiente estremamente interessante dal punto di vista botanico e morfologico. Già nell’800 lo studioso Lucio Mazzuoli scrisse: Le rovine di Vedana altro non sono che una serie di depositi morenici abbandonati durante il suo regresso dal ghiacciaio della valle Agordina e protetti dall’azione erosiva delle acque dai massi provenienti dallo scoscendimento di una parte del Monte Peròn.

Il giornalista, scrittore e pittore bellunese Dino Buzzati parlando con amici sostenne: Bisogna che mi decida finalmente a scrivere qualcosa sulla terra dove son nato. Alcuni mesi dopo nel racconto La mia Belluno scrisse di un luogo misterioso e spettacolare: A due passi si può dire dalla città gaia e serena come Belluno ci sono dei posti eccezionalmente misteriosi. Guardate verso il Mas, dove sbocca la valle d’Agordo. Vedete quella barriera dirupata, a forme strane, dove il verde dell’erba e dei cespugli si insinua nelle forre, nelle cenge, e perfino sulle creste? E’ il gruppo dei Feruc, forse i monti d’Italia più selvatici e meno conosciuti.

Esistono, in quel rupestre labirinto, vaghe tracce di antichi che si inerpicano per rapidissimi pendii e che la vegetazione ha quasi completamente cancellati. Qualche dissennato cacciatore, ogni tanto, e quei contrafforti più bassi, qualche contadino in cerca di legna. Solo due esplorazioni sono state fatte da: Arturo Andreoletti prima dell’altra guerra, e da Ettore Castiglioni.

Esistono lassù bellissime pareti e picchi ancora vergini. Ma chi ha la voglia? Solo per arrivare alla base occorrono lunghe ore di massacrante fatica su per greppi precipitosi, lottando contro la rapidità, i cespugli, le erbacce. Cosicché passano degli anni che nessuno ci mette piede. E Feruc sono l’estremo. Ma intorno, lungo tutto lo schieramento di prealpi, molti altri angoli riposti conservano intatti e selvaggi gli incanti della prima natura. E anche se nessuno ci pensa, di lassù traboccano, sulla valle del Piave, le favole degli spiriti e dei maghi.

Esistono da noi valli che non ho mai visto da nessun’altra parte. Identiche ai paesaggi di certe vecchie stampe del romanticismo che a vederle si pensava: ma è tutto falso, posti come questo non ne esistono. Invece esistono: con la stessa solitudine, gli stessi inverosimili dirupi mezzo nascosti da alberi e cespugli pencolanti sull’abisso e le cascate di acqua, e sul sentiero un viandante piuttosto misterioso.

Meno splendide certo delle trionfali alte valli dolomitiche recinte di candide rocce. Però più enigmatiche, intime, segrete. La valle del Mis, per esempio, con le sue vallette laterali che si addentrano in un intrico di monti selvaggi e senza gloria, dove sì e no passa un pazzo ogni trecento anni, non allegre, se volete, alquanto arcigne forse, e cupe. Eppure commoventi per le storie che raccontano, per l’aria d’altri secoli, per la solitudine paragonabile a quella dei deserti.

Renato Zanolli

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