271. Da Verona e dall’Olanda per visitare il MiM Belluno, Longarone e la diga del Vajont

da | 25 Nov 2019 | 0 commenti

Tempo di lettura: 2 minuti

Mim Longarone Olanda VeronaIl MiM Belluno, Museo interattivo delle Migrazioni, è davvero un museo non convenzionale. Sì, perché la visita può andare oltre le mura dello stesso. È successo a una classe di un liceo scientifico “Girolamo Fracastoro” di Verona e una del liceo omonimo presente nella città di Gouda (Olanda) che, attraverso il progetto Erasmus +, hanno avuto modo di conoscere il fenomeno migratorio veneto, con un approfondimento alla tragedia del Vajont. Martedì 19 novembre, accompagnati dai rispettivi professori, gli studenti sono stati portati alla diga dal direttore Abm Marco Crepaz e dalla “civilina”, nonché interprete, Giulia Francescon. Il racconto degli attimi dopo il 9 ottobre 1963 è stato portato dalla testimonianza diretta di Gioachino Bratti, presidente onorario dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, già sindaco di Longarone e superstite di questa immane tragedia. L’incontro si è tenuto all’interno della chiesa di Longarone. «Non parlo facilmente di quanto accaduto il 9 ottobre del 1963», sono state le parole di Bratti, «Ho un ricordo indelebile di scene strazianti, momenti terribili, ma è giusto parlare con voi, ragazzi, di quanto è successo».

Una testimonianza che ha colpito sia i ragazzi veronesi, sia quelli olandesi. E dalla quale si sono succedute numerose domande, tra le quali quelle di una ragazza che ha chiesto se, nel dopo Vajont, Bratti avesse un ricordo piacevole. Questa è stata la risposta: «Uno dei ricordi più belli di certo è stato il rientro a scuola, a sette giorni dalla tragedia, dei nostri alunni. Da insegnante questo è stato il chiaro segnale che si voleva e si doveva andare avanti».

La tragedia del Vajont colpì profondamente anche gli emigranti bellunesi e di questo vi è stato un approfondimento anche con la visita al MiM Belluno. Una visita che ha portato gli studenti a conoscere e a riscoprire quell’emigrazione veneta che portò, alla fine dell’Ottocento, oltre un milione e ottocento mila veneti all’estero in cerca di fortuna.

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