Il matrimonio tradizionale ha avuto una sua evoluzione nel corso di un secolo di storia e ovviamente anche il territorio bellunese ne è stato protagonista. Di tutto questo si è parlato venerdì 26 gennaio, presso l’Istituto professionale “Brustolon” di Belluno, in occasione della presentazione del libro “Al dì de le noze. Abiti, oggetti, arredi, consuetudini e rituali del matrimonio tradizionale” a cura di Attilia Troian. Il libro è un catalogo fotografico con numerose testimonianze materiali legate al giorno delle nozze: bomboniere, liste di dote, certificati, messali, foto ricordo degli sposi e del loro tradizionale viaggio di nozze. La parte fondamentale dell’opera, poi, è quella riservata all’abito nuziale e al lavoro della sarta. E proprio di questo abito si è incentrato l’incontro che ha avuto la partecipazione delle studentesse del corso di moda e sartoria. Un vestito, quello da sposa, che negli anni ’50 non era bianco, ma bensì grigio, rosso o addirittura nero. Il bianco è arrivato con il benessere e le prime bellunesi a vestirsi di bianco furono proprio quelle donne emigranti che, all’estero, ebbero la possibilità di comprarselo.
La presentazione del libro è stata unita dalla proiezione di un documentario realizzato da Doriano Dalla Piazza: un filmato che aveva come protagonisti diversi abitanti del comune di Sospirolo; chi come sposa o sposo, chi come sarta o ristoratore. Racconti ed esperienze di vita di straordinario valore. Uno specchio di come è cambiato il territorio bellunese, e l’intera Italia, nell’arco di mezzo secolo.
Basti pensare che una volta ci si sposava anche alle 5 del mattino, perché poi si doveva lavorare in campagna; o che la luna di miele aveva una durata di mezza giornata e le mete più ambite erano Venezia, Treviso o il lago di Misurina.
Nella giornata del 26 gennaio è stato dato spazio al design, alla moda e al ruolo della sarta. Presenti il presidente del Comitato di gestione della Biblioteca “Dino Buzzati”, Gioachino Bratti, e il presidente ABM Oscar De Bona. Quest’ultimo ha sottolineato come: «Sia importante imparare un mestiere per costruire il futuro professionale». «Quello della sarta – ha concluso De Bona – è un lavoro che sta tornando in voga e poi è molto creativo e permette di lavorare in modo autonomo».
Nota dolente della presentazione del libro, rimarcato dalla stessa autrice Attilia Troian, è il rischio della chiusura del settore moda e sartoria dell’Istituto “Brustolon”. «Queste alunne sono le ultime a frequentare il corso – l’amarezza della Troian – e se il prossimo anno le iscrizioni saranno scarse si chiuderà la sezione».
Tale scelta sarebbe un danno grave per la formazione degli studenti bellunesi interessati a formarsi nel settore della moda, «Perché – come concluso dalla Troian – molte studentesse, terminati i 5 anni delle superiori, si iscrivono all’università per proseguire con una formazione sempre più creativa».







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