LONGARONE

stemma del comune di Longarone

  • Municipio: 60, via Roma
  • C.A.P.: 32013
  • Prefisso: 0437
  • Tel: +39 (0)437 575 811
  • Fax: +39 (0)437 771 445
  • Abitanti: 5355
  • Superficie: 122.18 km²
  • Altitudine massima: 2542 m slm
  • Altitudine minima: 400 m slm
  • Web: http://longarone.net
  • E-mail: comune@longarone.net
  • E-mail certificata: comune.longarone.bl@pecveneto.it
  • Associato alla: Unione Montana Cadore – Longaronese – Zoldo
  • Area: U.M. Cadore – Longaronese – Zoldo

Caratteristiche generali

Risalendo la Valle del Piave sull’asse di Alemagna che conduce verso il Cadore, non molto dopo Ponte nelle Alpi inizia l’ambito geografico del Comune di Longarone.
Diventato tristemente noto per l’immane tragedia del 9 ottobre 1963 quando il Monte Toc sprofondò violentemente nel lago del Vajont elevando una grandiosa onda di acqua e di fango che travolse gran parte dell’abitato del capoluogo e anche altre borgate, il centro di Longarone sorge a 474 m in prossimità della confluenza sul Piave del torrente Maè che scende dalla Val Zoldana e del torrente Vajont che sgorga poco ad oriente in territorio pordenonese.
Il paese è stato quasi completamente ricostruito nella sua sede precedente e cioè sulla destra orografica del Piave disponendosi in posizione elevata rispetto all’alveo del fiume sacro alla Patria. Il territorio comunale è contrassegnato dall’articolazione dei centri abitati oltreché nel capoluogo anche nelle frazioni principali di Fortogna e Igne.
Altre località tra le molte che interessano il Comune sono Faè, Pirago, Provagna, Roggia Soffranco, Pians, Dogna, Villanova.
La nuova chiesa di Longarone fu realizzata a cominciare dal 1975 su progetto del grande architetto Giovanni Michelucci. Autore di costruzioni entrate senza ombra di dubbio nella storia dell’architettura moderna, Michelucci realizzò il disegno del tempio longaronese unendo le ragioni che determinano la scelta di un edificio per le funzioni richieste in base ai nuovi orientamenti conciliari con quelle di una testimonianza monumentale per il grande disastro che colpì la comunità.
La chiesa, dalla sembianze moderne organizzate su più volumi disposti in maniera circolare, è sovrastata da una struttura metallica con croce che svolge la funzione di campanile. La sede prescelta per la costruzione è quella della vecchia chiesa distrutta anch’essa dalle acque del Vajont. La parrocchia intestata alla Madonna Immacolata fu fondata nel 1799.
Vi sono chiesette minori dedicate a S. Giacomo a Dogna, ai Santi Fermo e Rustico a Provagna, a S. Tomaso a Pirago e a S. Osvaldo a Roggia.
L’attuale parrocchia di Igne fu fondata nel 1936. La chiesa eretta all’inizio del secolo scorso è dedicata a S. Valentino Martire. Nella vicina Soffranco c’è una chiesetta per la venerazione di S. Pellegrino.
Fortogna ha la chiesa eretta nel 1861 e dedicata a S. Martino Vescovo. La parrocchia registra come data di fondazione quella del 1951. Qui, inoltre, c’è la cappella del cimitero dove sono sepolte le vittime del Vajont e a Faè c’è quella di S. Nicolò.
La data del 9 ottobre 1963 rimarrà scolpita per sempre nella memoria e nella coscienza dei longaronesi, degli abitanti dei paesi vicini e di tutti i bellunesi. Tanto che sia il Comune di Longarone sia quello di Castellavazzo hanno previsto nei loro rispettivi statuti una norma apposita per ricordare quel tragico e funesto giorno.
Che la diga costruita sbarrando il torrente Vajont avesse dato o fosse fonte di qualche preoccupazione è fuori di dubbio tanto che il problema era già stato sollevato e qualcuno aveva segnalato anche su organi di informazione la pericolosità dell’invaso. Ma è altrettanto vero che il fatto successo ebbe una portata enorme, forse inimmaginabile ai più, un’onda di distruzione e di morte spaventosa che cancellò abitazioni, uffici, negozi e attività produttive ma soprattutto provocò circa duemila vittime, alcune delle quali non furono mai rinvenute. Gli interventi di soccorso, avviati immediatamente nonostante l’oscurità, e l’opera di ricerca di morti e feriti durarono a lungo e registrarono una mobilitazione senza precedenti che scrisse una delle pagine più eroiche della protezione civile.
Una catastrofe immane che mise in ginocchio l’Italia e commosse il mondo intero e che, naturalmente, scatenò grandissime polemiche sulle responsabilità. La ricostruzione dei fatti durò per anni e anni nelle aule della giustizia penale. Recentemente è stato riconosciuto, nell’ambito del processo civile, un risarcimento per i danni materiali e morali patiti. La ricostruzione ha fatto di Longarone una cittadina moderna, dai palazzi ben disposti secondo il piano urbanistico approvato, e con un’area in prossimità del greto del Piave destinata a zona industriale e a zona fieristica.
Longarone Fiere costituisce il polo fieristico più importante del Veneto dopo quello di Verona e quello di Padova. Numerose sono le manifestazioni organizzate che nel corso degli anni hanno prese piede a Longarone richiamando migliaia e migliaia di visitatori e molti operatori economici.
Promotor, biennale, è il salone auto-moto-ciclo e del trasporto. Agrimont si occupa invece dell’agricoltura di montagna, di agriturismo, attività forestali, ambiente, florovivaismo e giardinaggio. Expomont riflette gli indirizzi e le esigenze nel campo delle attrezzature e dei prodotti per alberghi, ristoranti, pubblici esercizi e comunità. Expodolomiti è una mostra concernente lo sport, il tempo libero, il turismo, le attrezzature per la neve e gli impianti a fune. Arredamont propone le novità per l’arredare in montagna. MIG, la Mostra Internazionale del Gelato, ha una lunga tradizione come esposizione di prodotti ed attrezzature per il gelato artigianale.
Optimac, biennale, è una mostra di macchine, componenti e materie prime per l’occhialeria. Infine Opto, il nuovo salone della sub-fornitura e dell’occhialeria.
Negli ampi e moderni padiglioni coperti di Longarone Fiere, ai quali se ne è aggiunto recentemente un altro, dotati di parcheggi e servizi estremamente funzionali, sono circa 150.000 i visitatori annuali delle manifestazioni fieristiche. Longarone, pertanto, diventa sempre di più un centro di assoluto rilievo per gli scambi economici, per le tecnologie della montagna e inoltre rappresenta un significativo punto di incontro per tematiche culturali e di pubblico interesse.
Longarone ha una parte del suo territorio inclusa nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Dall’area longaronese vi sono dei validissimi punti di accesso in direzione del Parco, per esempio in corrispondenza della Val Desedan e della Val del Grisol. Infatti da Faè è possibile raggiungere la conca di Cajada dove insistono apprezzabili superfici a pascolo e ancora più grandi territori coperti da boschi. Cajada si trova a oriente del Gruppo montuoso della Schiara. Da Soffranco, attraverso la Val del Grisol, è possibile raggiungere in quota alcune zone di rilevante attrazione paesaggistica e naturale, in particolar modo in prossimità del Gruppo del Monte Talvéna. In località Pian de Fontana vi è il rifugio Dal Mas.

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